Ira e rabbia. L’esperto: “Dire parolacce allevia il dolore”

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Quando ci troviamo faccia a faccia con i nostri figli, non interpretiamola sempre male. Fa parte dell’evoluzione della specie….;)

Da poco gli scienziati stanno studiando il rapporto tra parolacce e pensieri e stanno scoprendo che dire le parolacce allevia il dolore fisico, attira l’attenzione di chi ci ascolta quando parliamo e potrebbe aver favorito l’evoluzione del linguaggio.

Le parolacce si annidano in regioni che rimangono illese da malattie neurodegenerative o da lesioni cerebrali che possono riguardare la corteccia cerebrale dove risiede la nostra facoltà di elaborare enunciati complessi. Si tratta dell’amigdale e dei gangli che in molte specie sono la sede delle risposte automatiche allo stress. Sembra, infatti, che il nostro linguaggio più volgare sia collegato ai nostri impulsi primitivi.

Da uno studio sul parlare in pubblico è emerso che se gli altri non ti ascoltano basta mettere all’interno del discorso un’oscenità e già catturi la loro attenzione. Dire parolacce diventa allora come dire “ehi stammi a sentire”. Le parolacce però hanno anche il significato di “prendere a schiaffi” qualcuno, è quasi come un atto fisico. Si è osservato allora che diciamo parolacce quando proviamo dolore fisico. Non è un caso che le partorienti si abbandonino al turpiloquio. I soggetti che imprecano abitualmente, però, rendono meno efficace la capacità di abbassare il dolore. Si è inoltre osservato che dire oscenità nella lingua madre suscita reazioni fisiche più marcate rispetto a quelle dette in seconda lingua. La studiosa che ha condotto la ricerca ritiene che il potere delle parolacce provenga da associazioni creatasi nella madre lingua quando eravamo piccoli.

Per quanto riguarda il ruolo del turpiloquio nell’evoluzione della lingua, Darwin aveva ipotizzato che i primi esseri umani si esprimessero con vocalizzi per comunicare ostilità e libidine. Due studiosi hanno anche avanzato l’ipotesi che erano possibili gare d’insulti, simili ai duelli vocali di altri primati in cui i maschi si scambiano grida assordanti per conquistare la posizione dominante nel branco. Solo in un secondo momento la selezione potrebbe averci spinto ad un’evoluzione linguistica.

(fonte: sintesi di un articolo pubblicato su Internazionale: “Parolacce salutari” – 21 feb 2014)

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