Archivio mensile:marzo 2014

Convegno a Benevento: “Adozione, il diritto del bambino a una famiglia” – 11 apr 2014

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Convegno Auditorium – Museo del Sannio

 Adozione: il diritto del bambino a una famiglia

Venerdì 11 aprile ore 16,00

Benevento – Piazza Santa Sofia

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Programma:

Saluto del Presidente del Consiglio dell’Ordine
degli Avvocati di Benevento
Avv. Alberto Mazzeo

Introduzione:
dr. Sergio Fattore
Presidente Associazione Famiglie Adottive “La Casa di Giuseppe”

Relatori:
Avv. Maria Carla Pietrantonio
Il percorso adottivo tra diritto e prassi

dr.ssa Mariarosaria Zoino
Ufficio Centro Adozioni ASL Benevento
Formazione e sostegno della coppia

dr. Gennaro Petruzziello
Presidente Associazione IN.FI.E.RI
Accoglienza e problematiche familiari

dr. Gustavo Sergio
Presidente del Tribunale dei Minori di Napoli
Dall’idoneità alla sentenza di adozione: l’iter adottivo

Coordinatrice dei lavori
Avv. Luisa Ventorino
Presidente Camera Minorile di Benevento

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Per informazioni: casadigiuseppe2012@libero.it

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Comunicazione LaMaloca: “Scuola e Famiglia per una migliore accoglienza dei minori adottati” – Parma apr 2014

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Il Centro Adozioni La Maloca e la Provincia di Parma

Seminario Pubblico gratuito
 “SCUOLA E FAMIGLIA INSIEME PER UNA MIGLIORE ACCOGLIENZA DEI MINORI ADOTTATI DA ALTRI PAESI”

Sabato 12 Aprile 2014 – 09.15

Parma – Seminario Saveriani in viale San Martino 8
Relatrice Joyce Manieri psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice presso Istituto degli Innocenti

Testimonianza di insegnanti e famiglie adottive con dibattito finale.

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Per organizzarci al meglio siete pregati di comunicarci la vs partecipazione ad:  info@lamaloca.it
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Per informazioni
Segreteria Centro
Adozioni La Maloca
tel. 0521 944855
mail: info@lamaloca.it
http://www.lamaloca.it
http://www.sociale.parma.it

Cile. Film: “No – I giorni dell’arcobaleno” di Pablo Larraìn (Cile 2012)

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Per completare la nostra indagine sul Cile non poteva mancare questo film fresco e giovane.

“Chile l’alegrìa ya viene” è il tormentone studiato da un giovane pubblicitario, Renè Saavedra, per vincere il referendum del 1988, indetto da Augusto Pinochet, su pressione internazionale, come test sulla sua presidenza dopo 15 anni di dittatura.

E’ un film ottimista dove un gruppo di giovani si mette insieme e cerca di smuovere un paese stanco e triste. Ne esce un’immagine del Cile gioiosa con la popolazione che alla fine ritrova il suo carattere fiero e forte. I documenti televisivi della propagande per il SI e per il NO sono autentici. Sono inventati, invece, i personaggi del film anche se le dinamiche potrebbero avvicinarsi al vero. Colpiscono le immagini di normalità della vita di tutti i giorni della gente comune sotto l’ombra cupa dell’esercito, anche solo per incutere paura.

Al di là dell’indimenticabile vicenda cilena e della dura denuncia contro la dittatura e la sua violenza, il film lascia spazio ad altre chiavi interpretative: rapporto tra politica e media, tra arte e compromesso, tra tv e cinema. Noi preferiamo l’interpretazione dell’”energia del fare” che calza con il nostro tempo italiano: si può sempre riprendere in mano la nostra vita, trasformare il negativo in positivo, in qualsiasi momento. Non a caso il film è stato proiettato all’interno della rassegna “Cinema e Lavoro” su proposta dal Coordinamento Giovani del sindacato.

Il film si è aggiudicato parecchi riconoscimenti ed è il terzo di una trilogia dello stesso regista dopo “Post Mortem” (ambientato nel 1973) e “Tony Manero” (ambientato nel 1978) entrambi collegati ad un discorso politico sul Cile.

 Adatto a chi crede nel cambiamento e nella forza delle parole per avvicinare le persone.

Cile. Per le coppie: “Procedure adottive ad oggi”

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Circa un mese  fa è apparso questo articolo su El Mercurio, uno dei quotidiani più venduti in Cile (vedi: http://impresa.elmercurio.com//Pages/NewsDetail.aspx?PaginaId=5&bodyid=3&dt=2014-feb-18) dove si evidenziava la tendenza delle coppie cilene ad aprirsi alle adozioni dei bambini superiori ai 4 anni. Nel 2013, su un totale di 217 bambini di quest’età dati in adozione, 114 sono rimasti in Cile e 103 sono stati adottati all’estero mentre gli anni precedenti le adozioni estere in questa fascia d’età risultavano più numerose. Il motivo sarebbero i tempi: mentre per un neonato i tempi di attesa per le coppie cilene possono raggiungere anche i 5 anni, per un bambino superiore ai 4 anni basterebbe un anno e mezzo. Secondo l’articolo starebbero anche variando la legge, guardando con maggior favore ai single.

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Secondo le tabelle CAI, nel 2013 sono arrivati 71 bambini dal Cile. Questo paese da in adozione quasi esclusivamente bambini di età superiore ai cinque anni a meno che non si tratti di più fratellini e di bambini con bisogni speciali..

Adottando questa politica, il SeNaMe, ente statale equivalente della nostra CAI, consapevole della maggiore difficoltà di inserire in famiglia un bambino grande, ha studiato una guida al fine di fornire consigli pratici per garantire l’esito positivo delle adozioni.

Proponiamo alle neo coppie questo vademecum sull’inserimento dei bambini grandi: “Adottare in Cile, un lungo cammino per diventare famiglia” – SeNaMe aprile 2010.

Tra i temi trattatti:

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Aspetti dell’abbinamento

Aspetti pratici del post adozione

-Le paure ed i timori dei futuri genitori

-Le paure ed i timori dei futuri figli(e)

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Comportamento dei bambini adottati in Cile

1. Bambini con appetito vorace

2. Bambini che non vogliono uscire in strada

3. Bambini regressivi

4. Bambini che si avvicinano solo a uno dei genitori

5. Bambini che evitano il contatto fisico

6. Bambini che fanno le bizze

7. Bambini che nascondono il cibo

8. Bambini che mettono a prova i limiti

9. Bambini con difficoltà nell’attaccamento

10. Bambini che non vogliono andarsene dall’istituto o

chiedono di tornarci

11. Bambini che cercano di compiacere sempre l’adulto

12. Bambini che temono un nuovo abbandono

13. Bambini che mentono

14. Bambini che ricordano la loro vita passata

15. Bambini iperattivi

16. Bambini perfezionisti

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Altre considerazioni importanti

Routine, routine, routine

Evita la parola abbandono

Rivelazione: un compito necessario

La depressione post adottiva

Affrontare la depressione post adottiva dei genitori adottivi

Adottare un fratello

Gelosie e rivalità tra fratelli

E’ l’età o è l’adozione?

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Per scaricare il vademecum vedi http://8ealtro.it/files/6-ADOZIONE-BAMBINE-E-APRILE.pdf

Si veda anche http://www.commissioneadozioni.it/it/per-una-famiglia-adottiva/paesi/america/cile.aspx

Cile. Blog: “Un modo diverso per rispondere alle mille domande sul Cile”

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Questa è un immagine di Valparaìso, una città in fermento da quando nel 2003 è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Da allora i cileni hanno capito che la loro città era piena di fascino e la stanno trasformando in un centro di attrazione per i turisti. Il museo delle belle arti ha riaperto nel settembre del 2012 dopo una chiusura di 15 anni. E’ ospitato in una villa dei primi del novecento e ha più di duecento dipinti di artisti cileni ed europei. Nel 2012 i turisti sono raddoppiati rispetto al 2010.

Consigli di viaggio, cultura, folklore e poi foto, libri e cibi da assaggiare se si vuole scoprire il gusto profondo e autentico del Cile. Questo è il blog di Perla Simeone che vive da qualche anno a Santiago e vuole condividere le sue esperienze. Lo fa con entusiasmo accompagnata da un cileno di origine che l’aiuta a sviscerare anche alcuni aspetti burocratici.

http://vivereincile.wordpress.com/

Comunicazione Veneto Adozioni: “Esperienze di figli adulti” – VR – apr 2014

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Progetto Territoriale Veneto Adozioni

Venerdì 11 Aprile 2014 ore 20.15

“COSA RESTA DELL’ADOZIONE QUANDO SI DIVENTA ADULTI: FIGLI ADOTTIVI SI RACCONTANO”
Relatori: “GAA – Gruppo Adottivi Adulti CIAI”

Sala Convegni del Distretto 3, ULSS20 Via del Capitel 22, Verona
Gli incontri sono gratuiti

Cile. Inchiesta CIPER 2013: “La condizione degli istituti per minori”

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Facendo questo resoconto sugli istituti per minori in Cile abbiamo compreso come il tema “minori” sia un argomento tabù un po’ dappertutto. Non è facile avere notizie sugli istituti o sulle case famiglie, neppure qui in Italia. Solo qualche mese fa è stato pubblicato un resoconto sul numero dei bambini istituzionalizzati in Italia (http://www.vita.it/welfare/adozioni-affido/index.html) ma non sappiamo che cosa succede “dentro” e di cosa abbiano bisogno. Perchè anche gli istituti per minori rientrano in quel sociale che, con la scusa della crisi, è stato penalizzato in termini di fondi e non crediamo che se la passi così bene! Le riflessioni e i dubbi sugli istituti cileni possano essere validi anche per altre realtà. Ricordiamoci che i bambini non hanno voce perché non votano, in tutto il mondo.

 

Hogar significa focolare. Dà l’idea di un posto caldo e affettuoso dove ci si può rilassare perché protetti. Purtroppo le intenzioni non vanno di pari passo con la realtà. Gli istituti per i minori cileni sono sotto l’attenzione dei mass media da quando di è cercato di insabbiare alcune tristi verità. Ci si riferisce all’inchiesta del CIPER-Centro de Investigaciòn Periodìstica che ha messo al corrente l’opinione pubblica dell’immobilismo degli organi competenti in fatto di tutela dei minori.

Secondo un’indagine condotta nel 2012 dal Poder Judicial e l’Unicef il 7,8% di minori dai 7-12 anni e il 4,1% degli adolescenti dai 13-18 anni verrebbe molestato all’interno degli istituti. In prevalenza si tratterebbe di molestie da parte di ragazzini anch’essi ospiti e più grandi d’età e solo in pochi casi sarebbero coinvolti adulti. Ciò non giustifica il tentativo di occultare tali informazioni e la passività degli organi interessati. Nessuno, infatti, avrebbe fatto svolgere ulteriori indagini e trovato delle soluzioni, lasciando inalterato lo stato delle cose. Un elemento da segnalare è che le Autorità sarebbero state al corrente di alcune gravi situazioni già nel 2011, attraverso un’indagine condotta dallo stesso SENAME su un campione di istituti più ristretto.

Di fronte a queste imperdonabili inadempienze ci si chiede se sia nell’interesse del minore essere tolto alla sua famiglia perché incapace di vigilare su di lui se poi le stesse strutture pubbliche non garantiscono rimedi migliori del danno. Sembra che metà degli istituti siano a rischio, quattro dei quali sono stati chiusi dal Sename in epoca recente a seguito dell’indagine.Il problema che investe gli istituti cileni non riguarda solo i maltrattamenti e abusi, ma anche la poca professionalità e preparazione degli operatori a contatto con i bambini/ragazzo, gli estenuanti turni di lavoro, il numero elevato di minori da seguire e il basso stipendio.

Allontanare un bambino dalla violenza familiare comporta altre forme di violenza (ad esempio la lontananza dalla madre anche se poco accudente) e ci vogliono anni per ricostruire l’autostima, sempre che si lavori su questo fronte e ci sia la possibilità di reinserire il minore nella famiglia di origine o introdurlo in una nuova famiglia. Troppo spesso la famiglia di origine non è seguita dai servizi sociali e l’iter burocratico per l’adozione è lento tanto che una buona parte dei bambini si ritrovano già adolescenti alla dichiarazione di adottabilità, complicando la ricerca di una famiglia adatta a loro.

Anche l’affidamento sembra poco sviluppato in Cile e andrebbe supportato tramite l’attivazione di una banca dati di famiglie selezionate ad ospitare ragazzi grandi e un incentivo mensile base per la formazione scolastica del ragazzo. Per quanto riguarda poi la tesi che in istituto ci andrebbero i figli di famiglie povere ci sembra purtroppo vicina alla realtà in quanto alla povertà materiale spesso si associa la povertà culturale con inevitabili ricadute sui minori (inhabilidad parental).

Infine, tra le varie considerazioni, ci si chiede se dietro alla non volontà di applicare norme già esistenti (per es.l’obbligo di rimuovere il bambino dalla situazione di rischio entro le 24 ore dalla segnalazione e l’applicazione dei diritti dei minori) non ci siano degli interessi economici che prolunghino la permanenza dei bambini in istituto (ogni anno vengono dati in adozione 600 bambini circa su un totale di 15.000 bambini istituzionalizzati). Inoltre non esiste una mappatura dei bambini con il numero di anni trascorsi in istituto in modo da accelerare le pratiche di chi aspetta da troppo tempo.

Sono domande  che qualsiasi paese civile dovrebbe farsi. In ogni paese il bambino dovrebbe essere al primo posto, venire prima di tutto. Il suo diritto ad una famiglia va interpretato come il diritto di vivere in un posto sicuro dove possa essere dotato degli strumenti per diventare un adulto autonomo.

(sintesi di articoli CIPER dal 31/01/2012 al 19/08/2013)

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Sull’argomento abusi si veda anche un altro articolo pubblicato a suo tempo su questo blog: “Quando l’orco è nel recinto” – riflessioni di  papà Enrico (http://ilpostadozione.org/2013/02/08/adozione-etica-papa-enrico-1-quando-lorco-e-nel-recinto/)

Cile. Intervista ad Ethel – III parte: “Cosa dire o non dire ai figli sui genitori di nascita”

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D. Se tu fossi una mamma adottiva, conoscendo a fondo la realtà delle donne cilene, cosa diresti ad un bambino di 10-12 anni che ti chiede informazioni della mamma biologica? E ad un adolescente?

R. In Cile i bambini dati in adozione internazionale hanno più di 5 anni per cui sanno bene di essere stati adottati. Come ho detto prima, sono stati preparati e hanno elaborato la loro storia personale.  Non resta che dire la verità. Alcuni ricordi ritorneranno, ma anche se il piccolo non li ha, mantiene una memoria interiore lontana. Ci sono molti bambini che desiderano  ricominciare e cancellano la loro storia in Cile (hanno ragione, chi vorrebbe ricordare un periodo tanto duro e doloroso?). Altri idealizzano la famiglia biologica. L’importante è mantenere un’immagine accettabile dei loro genitori o familiari di origine, spiegando le cose come stanno, a seconda dell’età del minore. Inizialmente si dovrebbe spiegare che la mamma non aveva i mezzi per tenerlo (economici, psicologici, sociali…). Spiegare che anche la storia della mamma è stata segnata da un abbandono  e che per questo non è stata capace di amare, che non ha avuto l’appoggio di nessuno, che quando questo aiuto le è stato offerto era troppo tardi per farle capire, che non aveva abbastanza autostima per superare questa mancanza.

Qualsiasi sai il motivo dell’abbandono è necessario spiegarlo, con parole semplici, usando le informazioni che vengono fornite dagli operatori. I bambini non perdoneranno mai una bugia, anche se detta con buone intenzioni, i genitori pagheranno caro se nasconderanno la verità o cercheranno di occultare informazioni. Dosando parole e fatti si deve raccontare la vera storia, se è dolorosa si deve accompagnare il bambino nell’accettare la sofferenza. La presenza costante e certa e l’amore incondizionato dei genitori è fondamentale. Alle coppie che accompagno dico che si deve fare chiarezza tra papà e mamma di origine e papà e mamma, spiegandolo ai figli . In questo modo i bambini possono capire molto meglio lo stato di genitori adottivi. 

D. Quali sono, secondo te, le cose importanti che dovrebbe sapere una coppia che sta adottando un bambino cileno per creare un rapporto migliore con il figlio?

R. Per prima cosa devono trattarlo come figlio, senza pensare alle sofferenze che ha patito in precedenza. “Poverino” – è fatale per iniziare una relazione padre e figlio, non finirò mai di ripeterlo. Il minore adottato necessita di genitori che lo accettano per quello che è e questo va espresso attraverso gesti di amore fisici e verbali (contatto fisico, abbracci, baci, parole affettuose..) e attraverso la fermezza nell’impartire norme e regole proprie di ogni famiglia. Devono essere genitori che si assumono il ruolo di genitori sul serio, che si sentono genitori, che ascoltano il loro cuore per trovare la determinazione per relazionarsi con il figlio. Che si sentano sicuri nel loro ruolo, che non abbiano paura di sbagliare (tutti i genitori sbagliano), che ricordino la loro vita, la loro crescita , la relazione con i loro genitori. Ciò li aiuterà a interpretare le decisioni che presero i loro genitori così potranno migliorarle. Inoltre devono giocare molto con i figli e per farlo dovranno recuperare il bambino che è dentro di loro, ridere molto con i loro bambini, ogni tanto uscire dal ruolo serio di adulto per riappropriarsi del ruolo di genitori dopo il gioco (se nel gioco i bambini si manifestano aggressivi, correggerli subito). Animare e  sostenere i figli rafforzandoli nella sicurezza e nel controllo della loro forza , pensiero e azione. E’ importante che il figlio si senta amato. I genitori devono essere uniti  con criteri comuni in fatto di educazione e formazione. La divisione provoca grandi danni: se il papà è permissivo e la mamma più severa ciò permette al bambino di manipolare la relazione. I genitori devono formare un’alleanza in modo da far introiettare questo sentimento nei bambini in modo naturale. I bambini diventeranno come i loro genitori! Se non sono indirizzati verso un fine comune, la relazione con il figlio sarà molto difficile. Penso che quando un minore non trova stabilità sono gli adulti che si devono interrogare, chiedersi dove stanno sbagliando. Un figlio che sin dall’inizio sa che un no è un no, che sa interpretare lo sguardo di mamma e papà, potrà controllare meglio il suo impeto. Sapere che mamma e papà sono più forti di lui significa che sono in grado di proteggerlo, difenderlo e amarlo. Quando i genitori mostrano stabilità  e non si alterano né si spaventano di fronte alle prove, i minori capiscono che qualsiasi cosa facciano non avranno quello che vogliono. In breve, amore e fermezza.

D. Sei in contatto con ragazzi cileni adottati in Italia? Cosa ti raccontano?

R. La maggior parte sta bene, hanno imparato a vivere e superare la loro storia. Mi rallegra molto quando su facebook parlano dei loro genitori con amore. Ciò significa che hanno saputo integrare la loro vita, inclusa l’ombra dell’abbandono. Si sentono accettati!

In alcune occasioni ho dovuto aiutare giovani adulti adottati da piccoli a coniugare la storia personale. E’ una bel compito. Lo considero un onore quello di rafforzare pensieri, di far diventare idee fissate più gestibili e docili in modo da permettere di vedere la storia da un’altra prospettiva, di trasformare la sofferenza che ha pesato per tanti in anni in esperienza positiva. Il grande problema è che nessuno ha insegnato che le esperienze, dolorose o negative, sono insegnamenti da cui c’è sempre qualcosa da imparare e che possono influire positivamente sulla nostra vita e su quella dei nostri cari. Ci sono ragazzi che ancora si trascinano nel pensiero di essere cattive persone o colpevoli di qualcosa, includendo il risentimento per fratelli e sorelle con le quali furono dati in adozione. Nel profondo di se stessi sentono di non meritare di essere amati perché ancora non hanno imparato ad amarsi ed accrescere la loro autostima. Qui c’è l’errore iniziale dei loro genitori che all’inizio non hanno dato loro le cure necessarie per trasformare tale sentimento. Come dicevo, all’inizio sono necessari fermezza, molto amore e supporto per le conquiste fatte. I confronti tra fratelli sono fatali, causano molto danno e separazione.

 

Cile. Intervista ad Ethel – II parte: “Come si forma la nuova famiglia tra aspettative di genitori e figli”

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D. Dopo l’incontro, quali sono le difficoltà, secondo te, che le famiglie incontrano appena costituita la nuova famiglia?

R.Le coppie arrivano con una preparazione teorica, hanno frequentato corsi, ma la realtà ha un altro effetto. Per tutta l’esperienza che possano avere con i loro nipoti, i due coniugi non hanno l’esperienza di “genitori”. I genitori educano e formano, gli zii coccolano. I piccoli  che incontrano non sono come i bambini a cui sono abituati. I due adulti possono aver immaginato comportamenti dettati dalla frustrazione però credo che nessuno abbia spiegato loro in che cosa consistono le scenate, la forza fisica che possiedono questi bambini e la rabbia che in alcune occasioni trasmettono nei loro gesti e parole. Per cui quando lo affrontano per la prima volta è un colpo molto forte. La prima cosa che pensano i due neogenitori è che il minore abbia qualche problema psicologico-psichiatrico. Alcuni cominciano a cercare su internet per avere una spiegazione di queste reazioni. Un’altra cosa che colpisce i due neo genitori è che dopo tali reazioni violente, i bambini diventano molto affettuosi con loro. E’ difficile da capire. Il meccanismo di difesa che usano i piccoli appare in qualsiasi momento, di fronte ad un no, soprattutto nella tappa di provocazione e messa alla prova dei due adulti. Per questo i genitori hanno timore di imporre piccole regole, pensano che insistere possa portare ad un rifiuto da parte del bambino nei loro confronti.

Una delle cose più complicate è contenere un bambino dal comportamento iperattivo poiché non ascolta e sempre fa quello che vuole. Alcuni genitori pensano che sia una problematica ingestibile, ma ho visto dei grandi cambiamenti nei minori soprattutto quando la coppia con pazienza e perseveranza da loro sicurezza e disponibilità incondizionata. Come tutte le nuove relazioni che iniziano ci sono i tempi dell’aggiustamento. Per i genitori è la perdita del loro spazio di coppia dato che nel momento in cui mettono piede in Cile hanno a che fare, per tutto il giorno, con un bambino che tengono sempre al loro fianco. Situazione che da una parte li gratifica, dall’altro li invalida come persone. Per il minore non è da meno: la prima tappa è difficile con due genitori che 24 ore al giorno ti guardano, ti accompagnano e ti insegnano nuove abitudini e comportamenti, per la prima volta nella vita del bambino… Per la prima volta comincia anche a capire che il mondo va al di là delle pareti dell’istituto dove ha trascorso la maggior parte della sua esistenza. E’ un momento di grande scoperta, contrasti, varietà di sensazioni. Capisce che può ottenere molto con un comportamento equilibrato. Imparare a controllare tutta l’ira dell’abbandono trattenuta per anni è difficile, ma non impossibile.

D. Dalla tua esperienza, che cosa si aspetta la coppia? Che cosa si aspetta il bambino?

R. Nei coniugi che arrivano c’è l’idea che il piccolo necessiti di molto amore, abbracci e baci. Talvolta, invece, ci sono bambini che rifiutano tanta dimostrazione di affetto e rispondono con l’aggressività. Senz’altro queste dimostrazioni sono importanti e necessarie, ma devono essere dosate altrimenti si rischia di soffocarli. Tutto si ottiene attraverso il gioco, spazio nel quale si ha l’opportunità di abbracciare, baciare e toccare fisicamente, lasciando spazio, ma emanando senso di sicurezza. Si possono indicare a parole e in teoria le problematiche e reazioni di un bambino che ha sofferto l’abbandono (senza indicare altre vicende di abuso) ma non sarà mai abbastanza per spiegare che nella realtà hanno lasciato una traccia indelebile che rimarrà sempre (attraverso la memoria affettiva). Prima delle risposte verbali o non verbali dei piccoli i genitori adottivi devono scoprire che sentimenti e paure stanno alla radice di tali comportamenti. A volte si aspettano bambini ad immagine dei bambini italiani che conoscono. A volte mi dicono che si aspettavano reazioni forti, ma non con quella intensità e forza che vedono nei loro figli, reazioni che provocano in loro  molto spavento.  Temono che non sia una reazione passeggera, ma un problema psichiatrico permanente.

Si aspettano bambini che dipendano completamente da loro, che chiedano aiuto per vestirsi, per lavarsi e giocare. Invece trovano bambini che insistono ad arrangiarsi, bambini che non accettano consigli per ottenere buoni risultati sebbene abbiano a che fare con giochi o cose che non conoscono. Si aspettano che i bambini siano obbedienti, che capiscano che il buon comportamento verrà ricompensato, ma ci sono bambini che dicono sempre no a quanto proposto dai genitori, per il  solo piacere di opporsi. Questo è un argomento su cui i genitori non vengono preparati.

I bambini, d’altro lato, si aspettano genitori che facciano tutto quello che desiderano, come se fossero Babbi Natale, che comprino tutto, giochi, dolci etc… Sanno che sono i loro genitori ma dovranno guadagnarsi il loro rispetto. Hanno bisogno di genitori in grado di dimostrare amore, ma anche fermezza. Nel loro intimo sta l’idea che se i loro genitori sono troppo accondiscendenti e loro bambini sono troppo forti, nel senso che ottengono tutto quello che desiderano, questi genitori non potranno proteggerli né difenderli. Per questo i genitori  dal primo momento devono mettere in chiaro le regole per formare il proprio figlio, come fa qualsiasi genitore. Il pensieri più sbagliato che un genitore può fare è il seguente: “Poverino, ha sofferto tanto!”. Alle coppie che seguo insisto nello spiegare che ciò conduce a fare solo danni da ambo le parti.

D. Da quello che vedi, quali sono le motivazioni più comuni per cui un bambino viene dato in adozione?

R. In generale i minori arrivano ad un centro di protezione per negligenza materna e paterna, quando esiste un padre, molto spesso legato all’uso di alcool e droghe da parte di entrambi. La maggior parte dei genitori ha avuto le stesse esperienze da piccoli, è una catena. C’è una buona parte di famiglie di origine dove la nonna tiene i i nipoti come è successo a loro. Oggi giorno ci sono casi più gravi di abuso da parte di conviventi delle madri, zii e degli stessi padri biologici. Una volta che il minore è nel centro di protezione, durante i primi mesi alcuni parenti lo vengono a trovare, ma quando le visite diventano controproducenti il Tribunale impone la sospensione su indicazione degli operatori. Nella maggior parte dei casi sono le istituzioni che sollecitano  l’adottabilità del minore per cui questo significa che si deve dimostrare la negligenza e la mancata cura dei genitori di origine.

D. Quanto è importante la figura della donna nella famiglia cilena? Quanto quella dell’uomo?

R. Una famiglia cilena comune, considerando che siamo un paese a maggioranza cattolica, funziona normalmente e con responsabilità, senza distinzione di fasce sociali. E’ usuale che entrambi i genitori lavorino per sostenere le spese. Quando la mamma rimane a casa  è lei che assume maggiore autorità sopra i figli. Ma c’è un gran numero di madri single. In generale i padri di questi minori non li hanno riconosciuti, sono i nonni materni che aiutano figlia e nipoti.

Nel caso dei bambini istituzionalizzati, nella maggior parte dei casi hanno solo una mamma o una nonna di riferimento. In questo tipo di famiglia di origine, il padre è assente. Alcuni uomini riconoscono i figli, ma poi spariscono. Le madri sono giovani, hanno vissuto a loro volta l’abbandono e la mancanza di un padre. Sono nuclei che mancano di una vera forma di educazione, nella povertà estrema, alcolismo, uso di droghe, in presenza di violenza e abusi. Si tratta di donne che non sanno ciò che significa vivere in maniera stabile, e che passano da un partner ad un altro, in un rapporto di coppia dove l’aggressione è molto comune. Non avendo mai sperimentato l’essere amate, non sanno amare a loro volta. Le loro relazioni sono brevi e instabili. Per questo molto spesso hanno figli con uomini diversi. Sono donne che potrebbero ricevere aiuto dallo stato per una maternità gestita ma che non si presentano ai consultori.

Mettere al mondo un bambino non è un fatto che le preoccupa, al contrario, talvolta è un modo per legare a sé un uomo così le mantiene assieme ai figli anche di altri uomini. Così trascorrono la loro vita trasferendosi da un posto all’altro a seconda dell’uomo del momento lasciando i figli da familiari o amici o nei centri di protezione per minori. I bambini che vivono nei centri per minori vengono raccolti per strada o su segnalazione dei vicini che denunciano lo stato di abbandono in casa o di pericolo per la strada, o per denuncia di abusi etc. Di solito non ci sono casi di intervento diretto da parte della famiglia di origine.

I padri non sono punti di riferimento e se ci sono, sono di solito aggressivi con i figli. Tanti delinquono. Molti bambini assistono a scene di violenza sulla madre da parte del padre o convivente. Vivono in piccoli spazi: in una stanza possono dormire due o tre adulti e i piccoli assistono agli incontri sessuali di questi.

D. Potresti spiegarci il ruolo delle donne nella Teologia della Liberazione?

R. In Cile non si parla di Teologia della Liberazione. Siamo un paese che ha saputo uscire velocemente dalle sue difficoltà politiche e sociali. Potremmo dire che nel cammino verso la democrazia le donne sono tornate ad assumere un ruolo centrale nella famiglia. Prima era l’uomo il punto di riferimento che sosteneva la famiglia sotto il profilo economico e che stabiliva le regole, imponeva l’ordine e il rispetto. Ma arrivò un momento che, a causa della mancanza di lavoro, il capo famiglia cadde in depressione, facendo uso di droghe e alcool. In questa decadenza arrivarono anche gli abusi e la violenza, l’abbandono e il disinteresse. Le donne reagirono cercando un lavoro per mantenere i figli. Si cominciarono a vedere madri che uscivano da casa per guadagnare denaro. Alcune riuscirono a crescere i loro figli con dignità.

Altri nuclei rimasero nella devastazione e ignoranza, senza aiuto sociale, cadendo dell’alcolismo e uso di droghe. Ci fu un aumento della delinquenza, nacque la mancanza di responsabilità verso i figli, il pensiero comune che i figli potevano fare quello che volevano.

In Cile le donne cominciano ad avere figli molto giovani e nella loro vita fertile possono metter al mondo numerosi figli.

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(continua…)

Cile. Intervista ad Ethel: “Il Cile, le neo famiglie adottive e il desiderio dei nostri figli di conoscere le loro radici”

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Ethel Araya Geeregat vive a Santiago del Chile. Lavora per un ente autorizzato italiano: accompagna le coppie nel momento della formazione della famiglia, le accoglie all’aeroporto e le fa incontrare con i loro figli. Ha cominciato ad occuparsi di adozioni nel 2001 grazie a Padre Alceste Piergiovanni Ferranti, che abbiamo presentato in uno dei post precedenti. Pioniere delle adozioni in Cile le ha insegnato a guardare alle nuove famiglie con sensibilità e rispetto. L’abbiamo raggiunta e le abbiamo fatto alcune domande sui timori delle coppie che arrivano per adottare in Cile, sui bambini e le loro reazioni iniziali, fino ad arrivare a consigli pratici per i neo genitori. E’ ancora oggi in contatto con ragazzi ormai adulti che vivono da anni in Italia. L’intervista è stata divisa in tre parti.

D. Ci hai detto che segui le coppie italiane che arrivano in Cile per adottare un bambino: potresti descriverci le emozioni che vivono queste coppie e i bambini quando si incontrano? 

R.Quando incontro per la prima volta le coppie, al di là della grande stanchezza per il lungo viaggio, le vedo felici perché si sentono vicine a realizzare il loro progetto di famiglia…però io dico loro: “ Adesso comincia una nuova tappa”. E sarà una fase diversa, piena di sorprese, con momenti di frenesia, frustrazione, affetto, difficoltà e soddisfazione. Certamente, non è facile quello che affronteranno!

Il loro maggiore desiderio  è di  vedere i loro figli il prima possibile. Il maggiore timore è il rifiuto da parte del minore: “ Siamo degli estranei, se non gli piacciamo, se non si avvicina…” Ci sono degli incontri a cui dobbiamo partecipare prima di conoscere i bambini (la Autorità Centrale in Cile riceve la coppia, si presenta, li accoglie e spiega i passi del processo adottivo nel nostro paese). A volte i genitori mi chiedono  perché non si può andare subito dai bambini, questo per spiegare l’ansia e necessità di incontrare i figli subito! Preoccupa il momento dell’incontro, chiedono che cosa devono fare e dire, di stare loro vicino, si interrogano su quello che gli operatori possono pensare …

Durante le prime ore in Cile la coppia è desiderosa di sapere come sono i loro figli, come vivono in Cile, come funzionano i centri di protezione per minori, hanno la necessità di rivedere la loro storia. Immagino che tutto ciò nasca dalla necessità di trovare i loro punti di forza. Per fortuna mi accompagna il dono dell’empatia e poco a poco arriviamo ad un dialogo chiaro e intimo. Mi sorprendo ogni volta quando aprono la porta del loro cuore perché io possa entrare nella loro vita e rendere più piacevole questo periodo di permanenza in Cile.

Se ci caliamo nella prospettiva dei minori dobbiamo pensare che generalmente oscillano tra due sentimenti: l’allegria e l’ira. In Cile i bambini vengono preparati per l’incontro e l’integrazione in famiglia. Conoscono molto bene il significato della solitudine, del non aver nessuno che ti viene a trovare… il sentimento di abbandono è molto forte e dannoso. Non lo sanno esprimere con le parole, per questo hanno certe reazioni non sempre spiegabili. Esistono minori che per i danni inflitti dalla famiglia di origine non possono essere dati in adozione. La società, in questo caso, sceglie il compromesso di prepararli a diventare autonomi.

Il percorso del minore in Cile consiste nel prepararlo ad integrarsi nella famiglia. La maggior parte dei bambini desiderano avere “dei genitori per sempre”. Nel percorso di preparazione per ottenere l’idoneità all’adozione, si elabora una storia di vita in modo terapeutico, lavorando su ricordi e paure, dando significato a quanto accaduto nella esperienza di vita del piccolo. I professionisti cercheranno di sostituire il senso di colpa,  visto che i minori pensano di essere arrivati in istituto per causa loro. A seconda dell’età e usando parole adatte si cerca di far capire che loro non c’entrano, le responsabilità della loro situazione è esclusivamente degli adulti. Questi adulti che non hanno la capacità di proteggerli, difenderli e nutrirli. Quando il minore viene ritenuto idoneo all’adozione, comincia la ricerca della ”migliore famiglia per lui”. Nel frattempo il piccolo è preparato a comprendere cosa significa  vivere in famiglia, in che cosa consiste una famiglia, il ruolo dei genitori e dei figli. Nel momento in cui si individuano i genitori migliori per lui e questi accettano, comincia la tappa di preparazione ad entrare in una famiglia concreta. Si lavora usando fotografie (ogni coppia deve mandare un album con foto loro e della loro famiglia allargata, della casa, della stanza da letto e animali domestici…).

A questo punto del percorso il bambino è molto felice ma allo stesso tempo è in tensione. Ogni giorno il comportamento cambia in istituto e a scuola. Si sente in qualche modo superiore o differente dagli altri bambini. Adesso loro appartengono ad un’altra categoria (“ho genitori perciò non mi daranno ordini nè le operatrici nè le maestre”) e comincia un periodo di instabilità o irrequietezza.

Credo che in loro comincino ad affiorare le paure. Non mancherà di certo chi tra i compagni o i ragazzi più grandi lo intimidirà dicendo che se continua comportarsi così nessuno lo verrà più a prendere.

Arriva il giorno dell’incontro. Sono allegri e euforici e in quel momento non c’è posto per la paura: “Finalmente arrivano i miei genitori!”. I bambini quando vedono i genitori, li riconoscono dalle foto, corrono ad abbracciarli.  Alcuni, i più timidi, se ne stanno tranquilli e fermi finchè i loro genitori li cercano, li abbracciano e li baciano con amore. Di solito i bambini  cominciano ad interagire da subito, fanno domande, mostrano giochi e ridono. Ricevono i regali che portano i genitori, giocano un poco e la maggior parte chiede di andare a casa (intendendo per casa gli aparthotel  dove stanno le famiglie durante la permanenza in Cile). Sono tanto felici, sono così tante le novità! Stare in una casa, vedere tutti gli oggetti che i genitori hanno portato per loro,  si lasciano lavare e mettersi il pigiama. Poi c’è il contatto via skype con i nonni, gli zii e cugini in Italia… 

Alla fine della giornata si deve andare a dormire. Alcuni bambini non ci vogliono andare, resistono, hanno bisogno della luce accesa, della compagnia dei genitori…  Comincia la paura più grande: “Se mi addormento e i miei genitori se ne vanno, mi lasciano? Se questo è un sogno e quando mi sveglio sto ancora in istituto, come sempre?”

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D. Ricordi qualche episodio che ti è rimasto in mente perché un po’ particolare?

R. Mi ricordo di un ragazzino di 12 anni.  Era molto felice di avere due genitori per sempre, ma con il passare dei giorni, dopo due o tre settimane cominciò a comportarsi male, disobbedendo e facendo quello che voleva, arrivando al punto di non tornare a dormire la notte. Rimase a giocare con il pallone da solo oltre alle due del mattino. I genitori erano molto preoccupati perché non capivano il cambio di atteggiamento. Raccomandai a loro di andare a dormire, di spegnere tutte le luci e lasciare la camera aperta e la porta accostata in modo che il ragazzino capisse che lo stavano aspettando. I coniugi dovevano starsene in silenzio se lo avessero sentito ritornare, come se stessero dormendo.

Il giorno dopo ebbi una conversazione profonda con il ragazzo esprimendo quello che sentivano i suoi genitori  che erano venuti fino a qui solo per lui, per nessun altro, che per loro era loro figlio etc… la sorpresa fu la risposta. Dopo avermi ascoltata ed essersi preso un momento di silenzio, mi disse. “ Tìa, i miei genitori sono tanto buoni con me, io non li merito. Io sono cattivo!” Lo abbracciai con tutto l’amore che potevo, gli parlai delle qualità positive che aveva, di tutto quello che aveva superato in quei pochi anni di vita e che, ad ogni modo, era meglio sentire cosa avevano da dire i suoi genitori, che cosa sentivano per lui. Quel momento fu un qualcosa di speciale. Quando i suoi genitori udirono le ragioni del figlio, lo abbracciarono e gli assicurarono che gli stavano dando quello che si meritava perché LUI ERA LORO FIGLIO, che lo amavano molto che avevano sognato da sempre la loro vita con lui, che era un ragazzino splendido, con i suoi difetti e virtù che comunque lo amavano. Da quel momento il suo comportamento cambiò e il ragazzino cominciò il suo processo di crescita in famiglia.

Con delicatezza e affetto seguo le coppie e la cosa più meravigliosa del mio lavoro è esser testimone di come fiorisce nella nuova famiglia l’amore tra papà, mamma e figli, quasi un miracolo.

(continua…)

Comunicazione SPIGA. Corso per psicologi e medici per accompagnare la coppia adottiva – sei incontri a Roma 2014

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Società di Psicoanalisi Interpersonale e GruppoAnalisi S.P.I.G.A.

Corso 50 crediti ECM per le professioni di Psicologo e Medico

Verso ed oltre l’adozione. I gruppi di supporto alla genitorialità adottiva

ROMA, presso la S.P.I.G.A., Via Poggio Moiano, 34/C, il venerdì con orario 16.00 -20.00. 

destinata a Psicologi, Medici, Assistenti sociali e Operatori di Enti Autorizzati.

Per maggiori informazioni  dott.ssa Ivana De Bono 335.6545515 e  www.spigahorney.it

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Temi trattati:

4 APRILE 2014 – Divenire genitori: dalla difficoltà procreativa alla scelta adottiva

11 APRILE 2014 – Per una cultura dei diritti dell’infanzia. Dalla disponibilità all’idoneità all’adozione: esempi clinici

9 MAGGIO 2014 – L’esperienza all’estero: dalle aspettative della coppia all’incontro con il minore

23 MAGGIO 2014 – Il costituirsi della famiglia adottiva

6 GIUGNO 2014 – Segnali di disagio e contesto interpersonale: l’ascolto del bambino attraverso l’ascolto dei vissuti e delle difficoltà dell’adulto. Discussione di casi clinici

20 GIUGNO 2014 – Il bambino a scuola: un approccio ai disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento. Discussione di casi clinici

IV Conferenza Nazionale sull’Infanzia: “Investire sull’infanzia” – Bari 27/28 marzo 2014

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Quarta Conferenza Nazionale sull’Infanzia e sull’Adolescenza

Bari, 27-28 marzo 2014

Villa Romanazzi Carducci

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali organizza a Bari il 27 e 28 marzo 2014, presso la splendida cornice di Villa Romanazzi Carducci, la Quarta Conferenza Nazionale sull’Infanzia e sull’Adolescenza.

L’evento, che si svolgerà al massimo livello istituzionale, rappresenta l’occasione per far incontrare le amministrazioni centrali e territoriali, le associazioni, il privato sociale, le imprese e tutti gli attori che si occupano di infanzia e adolescenza, mettendo a disposizione uno spazio di confronto e di riflessione.

I due giorni di lavoro, articolati attorno a sessioni plenarie e tematiche, che avranno il contributo dei più noti studiosi italiani, permetteranno un’ampia consultazione tra le forze coinvolte in vista della formulazione del Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza.

Per procedere all’iscrizione e alla scelta della sessione di lavoro a cui intende partecipare, e per tutte le informazioni sulla logistica, sui contenuti della Conferenza e sul programma dell’evento si invita a visitare il sito web www.conferenzainfanzia.info.

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Sezioni di lavoro:

BAMBINI E POVERTÀ DELLE FAMIGLIE

Parole chiave: Intervento precoce – Prevenzione – Azioni integrate – Empowerment – Diritti dell’infanzia – Superiore interesse del fanciullo – Pari opportunità – Equità

BAMBINI E RAGAZZI FUORI DELLA PROPRIA FAMIGLIA

Parole chiave: prevenzione / protezione – innovazione – misurazione, valutazione – governance – promozione – accoglienza

DALL’INTEGRAZIONE ALL’INCLUSIONE

Parole chiave: Integrazione – Seconde generazioni – Cittadinanza – Confronto/incontro – Diritti dei bambini – Pari opportunità

SERVIZI SOCIOEDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA: PARI OPPORTUNITÀ DI PARTENZA?

Parole chiave: prevenzione – sistema di opportunità – accompagnamento alle responsabilità educative – rete – qualità – partecipazione.

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Cile. Il personaggio: “Padre Alceste Piergiovanni Ferranti”

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La dolcezza di chi capisce e sente cosa significa essere soli.

In questa frase è sintetizzata, secondo noi, la personalità di Padre Pier.

Padre Alceste Piergiovanni Ferranti era un sacerdote dell’Ordine della Madre di Dio, nato nel 1929 a Tuscania. Poco tempo fa è stato ricordato nei dieci anni della sua scomparsa avvenuta nel 2003. Entra nell’ordine molto giovane e dopo un’esperienza di due anni in un orfanatrofio italiano, viene mandato, a soli 27 anni, in Cile. Qui ha il compito di organizzare le colonie estive per bambini di famiglie disagiate. Sarà durante quest’esperienza che s’imbatte nel dramma dei piccoli senza famiglia e decide di dedicare la sua vita a loro.

Fonda vari istituti in diverse aree del Cile, accogliendo bambini dalla tenera età fino agli adolescenti, attento alla loro formazione in modo da fornire loro gli strumenti per camminare da soli.

Il suo progetto, partito in Cile negli anni settanta, anticipa la legge 184/83, la Convenzione dell’Aja del 1993, la legge 476/98. In estrema sintesi i punti essenziali sono:

–      Profonda conoscenza del minore, del suo paese e della coppia prima dell’abbinamento

–      Esperienza della coppia all’interno dell’hogar dove vive il bambino per tutto il periodo di permanenza nel paese

–      Trasmissione dell’orgoglio per la terra di origine dei propri figli

–      Particolare attenzione ai bambini grandicelli

–      Supporto a minore e famiglia in tutto l’iter pre e post adottivo

–      Creazione di rete di amicizie e solidarietà

–      Alternativa immediata al presentimento di rischio fallimento adottivo

Abbiamo chiesto ad Enrico, che lo ha conosciuto da vicino, di farci un ritratto: “Descrivere padre Alceste non è semplice, chi lo ha conosciuto solitamente ne ha un ricordo intimo, personale, che custodisce con gelosia forse per paura che gli venga tolto questo ricordo rassicurante. Ne parla con affetto, ma in modo quasi superficiale, come a dire “lui è nel mio cuore là deve rimanere, mio e basta”. Descrivere la sua attività nel mondo delle adozioni internazionali è ancora più complesso, in quanto il percorso adottivo è “per tutta la vita “ perché coinvolge la famiglia nei singoli aspetti sociali ad essa legati, prima durante e dopo. Lui era comunque presente in tutte le fasi.” (…)

Il resto del ritratto lo potete leggere su http://www.8ealtro.it un sito che parla di lui e della sua opera, del Cile sua seconda patria (legislazione, iter adottivo, costumi, consigli partici…). Un sito che raccoglie anche materiale prezioso sul mondo delle adozioni per chi ne vuole sapere di più e per chi considera l’adozione un’avventura umana. Senza pietismi, senza storie patinate. Solo autentica umanità.

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Nel 2000 a padre Pier viene riconosciuta la cittadinanza onoraria cilena.

“Bisognerebbe davvero chiedersi che cosa ha motivato questo sacerdote in questo compito inesauribile, nonostante la malattia e non poche incomprensioni e indifferenze, con i bambini di questo paese. La sua opera è stata grandiosa e in pieno beneficio dei bambini del nostro paese, opera che ci commuove in forma speciale quando vediamo attraverso i mezzi di comunicazione, il maltrattamento di molti minori che vivono situazioni irregolari, o il traffico di minori che è realizzato da persone senza alcun rispetto per la vita umana.
E’ per tutte queste ragioni, che risulta di tutta giustizia dare la nazionalità per grazia a questo instancabile sacerdote, che si è donato per intero in beneficio dei bambini del nostro paese.
Per tanto, in merito alle considerazioni anteriori, sollecito si approvi il Progetto di Legge proposto, il cui articolo è il seguente:

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Articolo 1°- Concedasi la nazionalità cilena, per grazia speciale, al Padre Alceste Pier Giovanni Ferranti.

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MINISTERIO DEL INTERIOR SUBSECRETARIA DEL INTERIOR
LEY NUM. 19.682 CONCEDE LA NACIONALIDAD CHILENA, POR ESPECIAL GRACIA, A DON ALCESTE PIERGIOVANNI FERRANTI
Teniendo presente que el H. Congreso Nacional ha dado su aprobación al siguiente:
Proyecto de ley:
” Artículo único – Concédese la nacionalidad chilena, por especial gracia, al sacerdote italiano, don Alceste Piergiovanni Ferranti ”

Cile. L’adozione in Cile vista da una coppia

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Abbiamo tralasciato la parte iniziale per concentrarci sull’ultima parte dell’intervista che ci sembrava più significativa.

di Egizia Mondini

 (…) Come avete scelto di adottare una bambina cilena?

La maggior parte dei paesi richiede che le coppie siano sposate da un certo numero di anni. In Cile invece non c’è questo parametro, per questo l’ente che ha seguito la nostra adozione ci ha consigliato questo paese. Un giorno ci hanno chiamato per parlare di quello che viene chiamato ‘abbinamento’. Ci hanno raccontato la storia di questa bambina, il suo background, e poi ci hanno fatto vedere una foto. Quindi c’è tutta una relazione con i servizi sociali che ti fa ‘conoscere’ la bambina prima di vederla. E la stessa cosa avviene per la bambina. Noi abbiamo preparato un dossier fotografico che è stato mostrato alla bambina dal momento che le è stato detto che era stata trovata una coppia di genitori per lei. Un album fotografico che ha fatto mia moglie con le nostre foto, la nostra casa, i nonni, l’auto, la bicicletta, tutto quello che serve a dare un inizio di preparazione per capire con chi andrai a vivere. Una fase preparatoria pensata molto bene che ti permette di arrivare all’adozione gradualmente. Poi siamo partiti per circa due mesi per il Cile. Abbiamo fatto un primo incontro con i servizi sociali di Santiago e poi con la bambina che viveva in un istituto.

Parlaci della prima volta che avete incontrato vostra figlia…
Il primo incontro è una cosa che non è possibile descrivere. È inutile fare giri di parole. Sei in una specie di catalessi, di sogno. Poi lo gestisci, in qualche maniera miracolosa tutto va bene. Siamo state con lei un paio d’ore, abbiamo giocato insieme, ci ha mostrato la sua stanza, abbiamo chiacchierato, ci siamo ambientati. Poi è venuta via con noi, accompagnati da una persona che fa da interprete e da guida, e siamo stati al parco. Poi è tornata a dormire nell’istituto per una notte. Siamo tornati la mattina seguente e poi è venuta a stare con noi.

È stato amore a prima vista?
In realtà ci vuole spesso molto tempo prima che diventi amore padre/madre e figlio/a. Nostra figlia all’inizio era un po’ paralizzata ma dopo poco, essendo una bambina intraprendente e affettuosa, si è aperta a noi. Ci sono bambini che ti saltano subito al collo e altri che piangono e non vogliono venire con te. È una grandissima incognita. Per noi è stato abbastanza amore a prima vista, perché è una bambina simpatica, socievole, che sa farsi voler bene. Poi naturalmente ci sono dei momenti difficili in cui ha avuto paura, è stata frustrata, arrabbiata. Non è sempre tutto facile.

La bimba si ricorda della sua famiglia di origine?
Abbastanza. A volte ne parla, ma non troppo. È una bambina molto intelligente e ha un’ottima memoria, per cui sono certo che si ricorda molte cose, anche se alla sua età non saranno ricordi precisi. Magari ne riparlerà in futuro.

In Italia come si trova?
Mia moglie parla spagnolo. Poi abbiamo imparato il cileno, anche grazie a lei. Parlava bene italiano dopo soli 2 mesi. L’inserimento in Italia è stato assolutamente positivo. Ma anche grazie al suo carattere.

Consiglieresti l’adozione?
L’adozione è abbastanza complicata ma nella maggior parte dei casi non è difficile. Ci sono molte persone che potrebbero affrontare questo percorso se sapessero un po’ di più come funziona. C’è tanta ignoranza su questo argomento, speriamo anche con la nostra storia assolutamente positiva di essere utili e incoraggianti in questo senso.

(fonte: Donna moderna – 20/05/2013)

Comunicazione Ist LaCasa: “Corsi genitori pre e post adozione 2014”

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LABORATORI
Moduli di 2 incontri
Conduce: dott.ssa Viviana Rossetti
Sabato: ore 11.30 – 13.00

L3 – E se c’era il lupo cattivo? Storie di maltrattamenti e abusi

01/03  15/03

L4 – L’adozione di bambini grandicelli: complessità e risorse
29/03  12/04

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LABORATORI

Attrezzarsi per accompagnare i figli nel percorso di crescita e integrazione della propria storia adottiva
Moduli di 2 incontri per genitori
Conduce: dott.ssa Viviana Rossetti
Sabato: ore 9.45 – 11.15

L8 – Il rapporto con le origini nel corso del tempo: emozioni, significati e strategie di integrazione

01/03  15/03

L9 – Adolescenza e adozione
29/03  12/04

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DMT mamma-bambino (7-10 anni)
Per migliorare il rapporto, gioire di un momento di confronto con altre mamme e bambini adottati
Conduce: dott.ssa Maria Gabriela Sbiglio
Sabato: ore 10.30-12.30
18/01    15/02    15/03    12/04    03/05    24/05

DMT 2 – Ragazzi 10-13 anni
“Il viaggio dal buco nero alla scoperta del tesoro nascosto”.

Sostenere il passaggio alla preadolescenza attraverso la comprensione e l’integrazione delle proprie radici e della propria storia per favorire la costruzione della propria identità.
Conduce: dott.ssa Maria Gabriela Sbiglio
Lunedì: ore 17.30-19.00
Cadenza quindicinale, 8 incontri con inizio il 20/01

Per partecipare è necessario fissare un colloquio con i genitori dei ragazzi. Per appuntamenti telefonare al numero 02 55 18 92 02 o scrivere a: info@istitutolacasa.it

GRUPPO GENITORI
Parallelamente al gruppo ragazzi (DMT 2), negli stessi giorni e orari, è previsto uno spazio di confronto e discussione per i genitori, volto a rielaborare insieme i cambiamenti connessi all’ingresso nella preadolescenza, alla ridefinizione di sé, dei rapporti familiari e della propria storia. Conduce: dott.ssa Viviana Rossetti.

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Per visualizzare il calendario completo vedi: http://www.ist-lacasa.it/showPage.php?template=istituzionale&id=7

Ira e rabbia. L’esperto: “Dire parolacce allevia il dolore”

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Quando ci troviamo faccia a faccia con i nostri figli, non interpretiamola sempre male. Fa parte dell’evoluzione della specie….;)

Da poco gli scienziati stanno studiando il rapporto tra parolacce e pensieri e stanno scoprendo che dire le parolacce allevia il dolore fisico, attira l’attenzione di chi ci ascolta quando parliamo e potrebbe aver favorito l’evoluzione del linguaggio.

Le parolacce si annidano in regioni che rimangono illese da malattie neurodegenerative o da lesioni cerebrali che possono riguardare la corteccia cerebrale dove risiede la nostra facoltà di elaborare enunciati complessi. Si tratta dell’amigdale e dei gangli che in molte specie sono la sede delle risposte automatiche allo stress. Sembra, infatti, che il nostro linguaggio più volgare sia collegato ai nostri impulsi primitivi.

Da uno studio sul parlare in pubblico è emerso che se gli altri non ti ascoltano basta mettere all’interno del discorso un’oscenità e già catturi la loro attenzione. Dire parolacce diventa allora come dire “ehi stammi a sentire”. Le parolacce però hanno anche il significato di “prendere a schiaffi” qualcuno, è quasi come un atto fisico. Si è osservato allora che diciamo parolacce quando proviamo dolore fisico. Non è un caso che le partorienti si abbandonino al turpiloquio. I soggetti che imprecano abitualmente, però, rendono meno efficace la capacità di abbassare il dolore. Si è inoltre osservato che dire oscenità nella lingua madre suscita reazioni fisiche più marcate rispetto a quelle dette in seconda lingua. La studiosa che ha condotto la ricerca ritiene che il potere delle parolacce provenga da associazioni creatasi nella madre lingua quando eravamo piccoli.

Per quanto riguarda il ruolo del turpiloquio nell’evoluzione della lingua, Darwin aveva ipotizzato che i primi esseri umani si esprimessero con vocalizzi per comunicare ostilità e libidine. Due studiosi hanno anche avanzato l’ipotesi che erano possibili gare d’insulti, simili ai duelli vocali di altri primati in cui i maschi si scambiano grida assordanti per conquistare la posizione dominante nel branco. Solo in un secondo momento la selezione potrebbe averci spinto ad un’evoluzione linguistica.

(fonte: sintesi di un articolo pubblicato su Internazionale: “Parolacce salutari” – 21 feb 2014)