Cile. La condizione dei popoli indigeni: “L’escalation del conflitto mapuche in Cile”

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Ancora sul popolo mapuche e sulle lotte impari contro le multinazionali e lo stato, informazioni diffuse dalla stampa internazionale.

Da anni i mapuche lottano per riappropriarsi della loro terra. La guerra è impari: i latifondisti potenti da una parte e una popolazione umiliata dall’altra. Il governo ha finora arginato il conflitto schierando forze di polizia ma non è così che si risolve il problema. Siamo arrivati persino a reintrodurre la legge antiterrorismo emanata durante la dittatura militare di Pinochet!

Di conseguenze gli attivisti Mapuche vengono condannati a pene detentive e pecuniarie sproporzionatamente alte, i minorenni vengono processati e condannati come se fossero adulti.

Agli inizi di gennaio 2013 le tensioni sono aumentate a seguito del quinto anniversario della morte di Matìas Catrileo, un ragazzo mapuche ucciso nel 2008 dalla polizia cilena dopo essere entrato senza permesso in una proprietà privata che, secondo lui, apparteneva ai suoi antenati.

Rappresentanti della Chiesa cattolica e il premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel hanno chiesto al governo di prendere sul serio le richieste dei Mapuche e di avviare trattative reali. Complessivamente la popolazione e le comunità mapuche chiedono la restituzione di almeno 700.000 ettari di terra che erano già stati loro restituiti con la riforma agraria di Salvador Allende (1970-1973) e subito dopo riespropriati dalla dittatura militare del generale Augusto Pinochet.

L’agenzia statale Conadi, tra i cui compiti figurerebbe anche l’acquisto di terre dai latifondisti e dalle imprese per restituirle ai Mapuche, non dispone dei necessari mezzi finanziari e istituzionali per poter assolvere in modo soddisfacente ai propri compiti.

I Mapuche detenuti continuano a rischiare la propria vita con scioperi della fame prolungati, che sono ormai l’unica possibilità loro rimasta per ottenere l’attenzione sulla situazione delle loro comunità. Inoltre si moltiplicano le denunce di perquisizioni particolarmente brutali, di maltrattamenti e trattamenti umilianti in carcere. I rappresentanti delle comunità mapuche infine lamentano il clima di paura in cui crescono i bambini. Dal 2002 ad oggi 8 esponenti Mapuche sono stati uccisi dalle forze dell’ordine.

Nel 2009 le Nazioni avevano sottolineato la scarsa conoscenza che esiste in Cile del patrimonio di diversità etnica e culturale: «Bisogna iniziare un processo di avvicinamento interculturale, iniziando dalle scuole, dai più piccoli, educando alla differenza» c’era scritto nel rapporto sul Cile. Sempre nello stesso documento si affermava l’obbligo da parte del Cile alla restituzione delle terre ancestrali appartenenti ai popoli indigeni e allo stanziamento di fondi per rendere effettivo il ritorno delle terre alle popolazioni.

Le violazioni più gravi verso il popolo mapuche sono commesse dall’Esercito e dalla Polizia come riportato anche nella relazione del Comitato Contro la Tortura delle Nazioni Unite, nel quale si è fatto esplicito riferimento a maltrattamenti che si trasformano in veri e propri casi di tortura, all’ impunità imperante per cui chi commette le violazioni non viene mai giudicato e condannato

(fonte sintesi di vari articoli pubblicata su carta e sul web)

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