Cile. Società: “Giovani e donne uniti dalla difficoltà di trovare un lavoro garantito”

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di Tiziano Ceccarelli – tesi di laurea presso l’Università “La Sapienza” di Roma

Siamo ancora lontani da lavori tutelati e dai diritti sindacali per tutti. Anche in Cile, come in Italia, giovani e donne evidenziano peculiarità simili: lavori saltuari, basso tasso di scolarizzazione e quindi basso inserimento sul mercato del lavoro. 

(…) La questione Giovanile

In Cile, ci sono circa 3 milioni di giovani, di questi 1milione e 350 mila vivono nelle aree più povere del Paese. Nonostante gli sviluppi positivi espressi degli indicatori economici e sociali, il tasso di disoccupazione giovanile sfiora un valore tre volte più grande del tasso generale con una differenza del salario medio per il gruppo dei giovani tra i 15 ei 29 anni di quasi 100 mila pesos, secondo l’Organzaciòn Internacional del Trabajo. La precarietà del lavoro è la caratteristica che più colpisce nel rapporto dei giovani con il mercato del lavoro. Tra le motivazioni che contribuiscono alla costruzione di questa situazione troviamo, in primo luogo, il basso livello di istruzione che aumenta le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro; in secondo luogo si può notare la riluttanza delle aziende a concedere il reddito minimo ai giovani che si affacciano nel mercato del lavoro ostruendo considerevolmente i meccanismi di accesso al mercato stesso.

Nella fascia di età composta da persone tra i 30 ed i 34 anni, il 48% ha meno di 12 anni di istruzione, dato che ritroviamo leggermente più basso se si analizza il gruppo con età tra i 25 ei 29 anni (43%). Ancora secondo gli ultimi rapporti dell’OIL il 19 % dei giovani non lavora né studia ed un 12% neanche cerca lavoro. Altra caratteristica peculiare della situazione (dis)occuazionale giovanile cilena è un mercato del lavoro estremamente precario. Sempre secondo un rapporto dell’INE il 56,5% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni percepisce il salario minimo mentre il 26,7 % riceve un salario inferiore.

A questo punto è necessario aggiungere un altro fenomeno che si sta verificando nel Paese: la sottoccupazione giovanile, ovvero quei giovani che lavorano solo parzialmente – in alcuni casi meno di 5 ore settimanali. Questo scenario ci mostra come la situazione giovanile cilena sia estremamente complessa.

Lungo tutto il 2011 ed in questi primi mesi del 2012 il Cile è stato attraversato da un grande movimento studentesco. I temi di tali mobilitazioni riguardano la situazione dell’impiego giovanile e le sue prospettive. Il mondo dell’istruzione, in Cile come in qualunque altro Paese, è legato a doppio filo con il mondo del lavoro ed i suoi meccanismi di inclusione. Molti giovani, dopo aver terminato tutto il percorso scolastico ed alcuni anche quello universitario, non trovano sbocchi ed il mercato del lavoro sembra non essere adeguato per assorbirli.

Questo porta al fatto che moltissimi giovani abbandonano gli studi con largo anticipo ed anche coloro che riescono a portarli a termine vanno ad alimentare quella già molto elevata percentuale di giovani che viene costretta ad inserirsi nell’economia informale.

Il problema dell’inserimento nell’economia informale riguarda soprattutto i giovani tra i 15 ed i 19 anni per la stragrande maggioranza poveri, disoccupati e con un curriculum scolastico estremamente breve costretti ad accontentarsi di lavorare senza contratto, con salari molto bassi e nessuna tutela.

L’occupazione femminile in Cile

Le differenze di genere nel mondo del lavoro in Cile è osservabile all’interno dei settori in cui le donne sono maggiormente occupate: servizi, commercio, insegnamento (anche se in misura minore) e si concretizza nella differenza del salario percepito per il medesimo impiego, che se svolto da una donna risulta estremamente inferiore (anche fino al 70%).

Le donne, in Cile, sono entrate all’interno del mondo del lavoro senza abbandonare i tradizionali ruoli assegnati loro. Insieme al lavoro restano principali responsabili del mantenimento e la cura della casa e dei bambini. Tale condizione ha portato ad una maggiore accettazione di lavori precari o situazioni di parziale occupazione.

Un altro motivo di preoccupazione rispetto alla situazione occupazionale femminile è la mancanza, quasi totale, di copertura pensionistica dovuta al fatto che solo il 41% delle donne occupate ha un contratto regolare – secondo l’INE. (…)

(fonte: eurasia-rivista.org)

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