Cile. Condizione delle donne: ”Il machismo è ancora diffuso”

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di Sara Romanelli – tesi di laurea

Si consideri che la tesi è del 2008-2009. Nel frattempo sono stati sviluppati piani di formazione e coinvolgimento delle donne svantaggiate per farle entrare nel mondo del lavoro. (Programas de Fundaciòn PROdeMu – Promociòn y Desarrollo de la Mujer – vedi http://opinion.lasegunda.com/sociedadanonima/mujeres-nunca-es-tarde-para-trabajar/). Alla fine di questa sezione dedicata al Cile ci sarà un’intervista ad una signora residente che integrerà quanto detto sulle donne.

Ad oggi la situazione della donna in Cile risulta relativamente complessa. Storicamente subordinata, è la donna, anche quando incinta, che all’interno della famiglia si deve assumere la responsabilità di fare i lavori di casa, di accudire i figli ed il resto della famiglia.

Ovviamente in seguito ai cambiamenti dati dalla modernità e dai modelli occidentali, la situazione si presenta molto differente se si analizzano un contesto rurale od uno urbano. Il lavoro domestico non è ovviamente riconosciuto come un lavoro nel senso classico del termine, di conseguenza non viene retribuito nè tantomeno riconosciuto come fonte di prestigio sociale, ma semplicemente come un compito che una qualsiasi donna per sua natura deve portare a termine in quanto “donna”.

Oltre a non essere ricompensato a livello economico ha sempre permesso agli uomini di dedicarsi ad altre attività remunerative per se stessi o la famiglia, o di partecipare alla vita sociale, politica artistica, spesso negata alle donne. Quando una donna intraprende un lavoro remunerativo o una carriera fuori dall’ambiente domestico tuttora non è trattata allo stesso livello di un uomo e non si produce una giusta distribuzione dei compiti all’interno della coppia o del nucleo familiare.

In Cile la maggior parte delle donne deve supplire a questa mancanza facendo un doppio lavoro: mantenere una casa ed avere un lavoro per guadagnare. Tutto questo causa, nella maggior parte delle donne, un sovraccarico emotivo e fisico che le espone maggiormente al rischio di contrarre patologie.

Spesso l’uomo cileno non si fa carico della responsabilità dei figli e della casa e tutto grava sulla donna. È stato dimostrato che i livelli di salute personale e quindi familiare migliorano notevolmente quando entrambe i coniugi o la coppia si dividono compiti e responsabilità nella gestione dei figli. Negli ultimi tempi, in seguito a pressioni perché questo aspetto “machista” della cultura cilena cambiasse verso la parità, molti giovani padri partecipano attivamente alla gestazione, al parto ed al puerperio.

Il machismo in Cile è un problema sociale tuttora presente, dato dalla impari relazione tra i sessi. La definizione classica di “machismo” è: “un atteggiamento di ostentazione di caratteri virili e mascolini”, una più profonda ed interessante definizione è: “un comportamiento en que las actitudes, acciones y discursos son coherentes con el sistema sexo/género; un sistema social en que hombres y mujeres forman dos grupos desiguales. Cada grupo constituye un género y ambos están jerárquicamente organizados de tal manera que los hombres son quienes detentan el poder y las mujeres son subordinadas. Cada grupo constituye un género polar y complementario del otro y ambos están jerárquicamente organizados de tal manera que los hombres son quienes detentan el poder y las mujeres son subordinadas. Esta jerarquía es causa y consecuencia de la valoración que se hace de las características asignadas a cada género y las capacidades que estas confieren a cada uno” (F.A.Limone Reina).
Il marito spesso si comporta in modo violento con la moglie, è autoritario, abusa di alcool e droghe, ha relazioni sessuali non protette con altre donne, tutte condotte che possono solo aumentare il rischio di violenza sessuale verso la moglie o la compagna, di trasmissione del virus dell’HIV e di presenza di gravidanze non desiderate, oltre ovviamente alla generazione di un circolo vizioso di sofferenza per la donna nel nucleo familiare.

La violenza, che si può definire “l’uso deliberato della forza fisica o del potere, contro una persona o un gruppo sociale” è un fenomeno ricorrente in questo Paese. La violenza contro le donne come atto fisico o psicologico che porta sofferenza psichica, lesioni personali, morte, è ancora un fenomeno diffuso.

Questa violenza causa spesso lesioni personali, patologie fisiche, psichiche, gravidanze indesiderate frutto di violenza sessuale, diffusione di malattie come l’AIDS o l’epatite B, inoltre crescere sin da piccoli in un ambiente violento o presenziare fisicamente ad aggressioni e maltrattamenti porta a far sì che facilmente si ricada negli stessi comportamenti; quella che viene chiamata “trasmissione culturale intergenerazionale”. La forte discriminazione sociale e culturale di cui sono vittime le donne, e spesso i figli, sono frutto di una condotta culturale “machista” che può portare a conseguenze disastrose per i protagonisti di queste vicende.

Questo circolo vizioso di sofferenza è talvolta alimentato dalla cultura stessa nel suo aspetto educativo: alle bambine viene insegnato ad essere protette e dipendenti dal padre prima e successivamente dal marito, ai bambini viene insegnato ad essere indipendenti già dall’età infantile e viene dato loro meno affetto. In Cile il problema della violenza intra-familiare è un grave problema di salute pubblica, solo nella regione metropolitana il 50,3% delle donne nella sua vita ha vissuto esperienze di violenza da parte del marito o del compagno.

Quello che adesso ci si aspetta dal sistema educativo e sanitario cileno è che si cerchi di creare una maggiore educazione rivolta soprattutto ai padri, ed ai ragazzi, che devono essere consapevoli del fatto che è anche loro responsabilità generare benessere nelle loro compagne, specialmente se si sta generando una nuova vita. L’importante per l’equipe medica e educativa è sapersi proporre al padre/compagno nella maniera corretta per renderlo capace di stare accanto alla sua compagna.

Il governo cileno da quasi trent’anni sta attuando a livello nazionale campagne di sensibilizzazione e miglioramento del servizio sanitario al cittadino, specificatamente nel settore delle politiche sessuali e riproduttive e della prevenzione della violenza di genere.

Le azioni sono dirette principalmente in due direzioni: la prima si preoccupa di mettere in pratica, educando le equipe mediche e gli stessi pazienti, il concetto di “insieme di più diritti” in ogni singola persona nel momento in cui questa necessita di una cura o di un intervento medico; la seconda propaganda e sostiene il pensiero progressista in merito al sesso femminile.

La tesi principale è che perché un paese si possa considerare moderno in tutti i suoi settori è essenziale che al suo interno esista la parità di trattamento in tutti gli ambiti – sociale, economico, lavorativo e familiare – tra l’uomo e la donna. La donna deve emanciparsi in maniera sempre maggiore ed iniziare a ricoprire ruoli di potere all’interno della società, ruoli che sono sempre stati ricoperti da uomini.

(fonte: tesi online.it – estratto da “Negoziare la nascita. Una analisi antropologica dei sistemi medici dell’isola di Chiloè – Cile” 2008-2009)

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