Fuori dal coro. Note sulla trasmissione “Che tempo che fa”

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Premesso che non abbiamo visto la trasmissione ma solo il filmato che è stato caricato su you tube (vedi). Non sappiamo quindi se nella presentazione il conduttore Fazio abbia fatto una premessa per inquadrare la situazione in Congo. Fatto rimane che quello che gira sul web è l’intervento di Gramellini che abbiamo trovato parziale, a volte fuorviante, se non addirittura pericoloso.

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Seguiamo la vicenda da un po’ di settimane sui principali giornali e ci sentiamo di dire che:

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1) Il Congo ha attivato questo blocco delle adozioni a seguito di comportamenti scorretti da parte di enti americani e canadesi. Questi, una volta in patria, avrebbero reinserito i bambini sul “mercato dell’adozione”, dando i bimbi a coppie che le autorità congolesi non avevano conosciuto e vagliato. Si parla anche di un’adozione a un coppia gay quando il Congo non autorizza tali adozioni. Il blocco non è, quindi, un capriccio ma l’esigenza di una maggiore tutela dei minori scaturita da comportamenti illeciti di adulti. In questo marasma siamo stati coinvolti anche noi italiani assieme ad altre famiglie di altre nazionalità, americani, canadesi, belgi. Il punto è che dovremmo interrogarci sugli atteggiamenti arroganti di certi “paesi evoluti” che si ripercuote su altri. Invece questo aspetto, a nostro avviso, è passato in sordina.

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2) Sono stati accusati Kyenge, Bonino, Ministero degli esteri etc perchè non sarebbero efficienti-efficaci. Si sono fatti parallellismi con la Francia che è riuscita a far rientrare in patria alcune famiglie. Ebbene anche due famiglie italiane sono riuscite a ritornare. Immaginiamo che l’ente NAAA abbia dato la sua versione dei fatti alla CAI. Noi conosciamo solo il comunicato sul sito secondo il quale il rientro sarebbe avvenuto in modo regolare. Per quanto riguarda la Francia ricordiamo che negli ultimi tempi ha mandato militari in varie zone africane per mantenere la stabilità perchè ha molti affari con questi paesi. Non sempre avere poca voce in capitolo è sinonimo di debolezza. Può significare anche che siamo al di fuori di certi schemi colonialistici ancora in auge, purtroppo.

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3) Gli enti sono poco menzionati e non si indaga sulle loro responsabilità. Secondo il Ministro Kyenge non è stata data nessuna autorizzazione a partire alle famiglie (intervista al Corriere del 20/12/2013). Allora chi ha detto loro di prendere l’areo? Non crediamo che le famiglie l’abbiano fatto di loro iniziativa. Ricordiamoci che le famiglie sono le vittime di questa vicenda. E’ indubbio che fuorvianti sono state le trattative tra Kyenge e Congo che, da quel che ci è dato sapere, le aveva assicurato una procedura lineare. Tra gli enti coinvolti la voce viene data in netta prevalenza all’AiBi che dà la sua versione dei fatti. C’è poi da rilevare che alcune di queste famiglie erano già in Congo, prima del viaggio del Ministro Kyenge.

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4) Nessuno è prigioniero di nessuno. Gli italiani possono tornare in patria quando vogliono. In questi giorni sembra che siano stati prorogati i permessi di soggiorno per andare incontro alle famiglie. Quelli che non possono uscire sono i bambini che, ricordiamocelo, senza quel timbro sono ancora congolesi. Niente a che fare, quindi, con i “sequestri di persona” di cui parla il giornalista.

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5) Usare le vicende personali ci aiuta a non dimenticare che parliamo di persone e non di pezzi di carta. D’altro lato, però, non si possono avallare le idee di fuggire o rapire i bambini: cosa succederebbe a quelli che rimangono, ammesso che una famiglia riuscisse a tornare a casa in maniera irregolare? Gli equilibri sono molto delicati ed è compito di chi è in contatto con queste famiglie calmare gli animi e farle ragionare. Enti, famiglie e associazioni dovrebbero raccordarsi per dare supporto agli interessati e non farsi la guerra tra loro per apparire.

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5) Aggiungiamo che su alcuni giornali, per attaccare le istituzioni, sono stati fatti parallellismi con la vicenda marò in India e ultrà in Polonia. Troviamo fuori luogo parlare di adozioni come si fa per soggetti su cui sono in corso indagini per la presunta uccisione o il presunto pestaggio di persone. Le coppie che adottano portano un messaggio di pace e di fratellanza tra i popoli. Poi, però, succede che, per colpa di pochi, ci vada di mezzo anche la moltitudine onesta. Non dimentichiamo che l’azione inconsulta di uno può riversarsi su molti. E’ una cosa che tutti dovremmo tenere bene a mente.

Sia chiaro, rimane in prima linea la vicenda umana dolorosa. Il momento della formazione di una famiglia dovrebbe essere indimenticabile per il turbinio di emozioni e sentimenti che investe il rapporto genitori e figli. Invece in questo caso è diventato la triste battaglia di timbri e notizie imprecise che cavalcano la disperazione altrui.

Noi del blog ilpostadozione capiamo bene la preoccupazione e le difficoltà di queste famiglie. A loro va tutta la nostra solidarietà. Presentiamoci uniti per una volta per risolvere un grosso problema. Spingiamo le istituzioni a dare un’assistenza dedicata alle adozioni. Soprattutto cerchiamo di non fare marketing sulle disgrazie altrui. Sarebbe un quadro davvero desolante.

Per chi poi sostiene che il compito dei giornali e dei giornalisti sia quello di pressare le autorità e che qualsiasi mezzo possa essere valido, rispondiamo che sarebbe più corretto e costruttivo se lo si facesse con un linguaggio adeguato e senza creare false aspettative. Non ci risulta che l’Italia possa emettere un passaporto per far rientrare queste famiglie senza l’ok del governo congolese. E anche se potesse, cosa ne sarebbe delle altre famiglie che stanno aspettando un abbinamento in quel paese? Nell’adozione ci sono equilibri e sensibilità che vanno sempre rispettati per garantire quelli che vengono dopo.

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Sergio, sentito che parliamo d’Africa, ci segnala questa poesia

che dedichiamo alle bambine del Congo

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Cialtu

Sei solo una bambina
ma nei tuoi occhi neri,
come il carbone, vedo
lo scintillìo delle braci che ardono,
vedo il fuoco delle donne d’Africa.
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Autrice:  Maga.
(fonte: chicredicheiosia.blogspot.it)
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