Brasile. Le minoranze: “Dai media sembrerebbe che…”

Standard

La protesta degli indigeni. Pensavamo che la morìa di indigeni per malattie portate dagli occidentali fosse un triste ricordo della scoperta dell’America. Invece le popolazioni che vivono nell’Amazzonia muoiono ancora oggi di malattie a loro sconosciute a causa della vicinanza con stranieri che costruiscono dighe e strade nelle loro aree incontaminate. Neppure lo stato rispetta i loro territori. Già con il presidente Lula e adesso con Dilma Rousseff sono stati erosi via via i loro diritti. Qualche mese fa lo sciamano Kopenawa ha incontrato la presidenta ma sembra che non ci siano stati esiti positivi. I mezzi di comunicazione più influenti presentano la questione indigena come folclore e le argomentazioni sono trattate con pregiudizio sostenendo gli interessi dei potenti. (Fonte: Missioni Consolata – ottobre 2013).

Settecento indios brasiliani hanno occupato parte del Congresso, a Brasilia, in protesta contro un emendamento che consentirebbe al Parlamento di decidere i confini del territorio degli indigeni. (Fonte: corriere.it – 17/04/2013).

Contro la costruzione di una diga. Gli indios dei fiumi Xingu, Tapajos e Teles Pires sono scesi in strada a Jacareacanga, nello Stato brasiliano del Pará, per protestare contro la costruzione di una diga (Reuters/Lunae Parracho) – (Fonte: corriere.it – 03/05/2013). 

L’ammazzateci tutti degli indios brasiliani. L´8 ottobre 2012, dopo aver ricevuto da un giudice l’ordine di espulsione dalla terra dove vivevano in condizioni estremamente precarie, un gruppo di 170 indigeni Kaiowá/Guarani ha annunciato in una lettera di non voler lasciare quella terra da loro considerata sacra. Si trovano ai margini di un fiume nella città di Iguatemi, nello Stato del Mato Grosso del Sud (centro ovest brasiliano) (…) E mentre per questi índios uscire della propria terra significa migrare nelle città dove probabilmente saranno obbligati a mendicare e prostituirsi, restare dove sono nati significa convivere con la paura. Circondati dai killer assoldati dai fazendeiros per sgomberare le terre, gli índios Kaiowá/Guarani sono vittime di violenza quotidiana. Sembra incredibile, ma la soluzione per molti di loro è il suicidio: dal 1986 a settembre del 1999, 308 indigeni di età fra 12 e 24 anni si sono tolti la vita impiccandosi a un albero o avvelenandosi. E dal 2000 al 2011 più di 500. (Fonte: corriere.it – 29/10/2012).

Awa Guajà, la tribù più minacciata al mondo. Così l’ha definita Survival International, l’associazione che aiuta i popoli indigeni a proteggere le loro vite. Gli indios Awa-Guajà vivono nella foresta dell’Amazzonia brasiliana, ma la loro esistenza è in pericolo, osteggiata dall’avanzare della modernità in quei luoghi ancora incontaminati in cui vivono. (…) sono in tanti, da anni, a battersi affinché la vita degli Awa possa continuare senza che sia snaturata o occidentalizzata. (…) Accerchiati e cacciati indietro dai disboscatori illegali e dagli allevatori, minacciati di morte, in un habitat sempre più ristretto e a rischio distruzione dove non possono più andare a caccia, gli indios Awa-Guajà sono ridotti alla fame. Così hanno indirizzato un messaggio disperato al ministro della giustizia brasiliano: “I bambini piangono e hanno fame, (…) Non possiamo girare per la foresta da soli: potrebbero ucciderci. Ci sono camion, motoseghe e auto fuoristrada ovunque. Non possiamo più andare a caccia. Restiamo tutti a casa. Siamo tristi perché non possiamo più stare nella nostra foresta”. “La caccia ha un ruolo centrale in ogni comunità Awa”, ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “E’ quello che fanno, è il loro modo di sopravvivere. Il Brasile sa di dover mettere gli Awa in cima alle proprie priorità prima che sia troppo tardi. E’ il momento di azioni concrete. Ma è sconfortante constatare che, al momento, le uniche azioni concrete visibili sono quelle degli invasori illegali”, ha aggiunto Corry. (Fonte repubblica.it – 01/10/2012)

Brasile, Shell rinuncia ai biocarburanti coltivati su terre indigene. Grazie a un’assidua campagna di protesta condotta dagli indigeni Guaranì e da Survival International, la Raizen, azienda di biocarburanti di proprietà della Shell in Brasile, ha deciso di non approvvigionarsi più della canna da zucchero proveniente dalle terre rubate a una tribù indigena. Una decisione storica, che crea un precedente importante nelle eterne lotte contro i giganti del petrolio in terre ancestrali.(…). I Guarani che vivono nell’area hanno raccontato che i loro fiumi sono stati inquinati dai pesticidi usati nelle piantagioni. “Potremo ricominciare a bere l’acqua della nostra terra”, ha commentato la donna. “Potremo ricominciare a far tutto.” (…) È arrivato il momento che il mondo prenda coscienza che i biocarburanti brasiliani sono macchiati di sangue indigeno”. (Fonte: elmensile.it – 14/06/2012).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...