Brasile. World Bank: “Gli asili nido e le scuole materne”

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L’offerta formativa degli asili nido e scuole materne in Brasile è bassa: c’è necessità di avere migliori strumenti didattici, di un maggiore monitoraggio del sistema e di far circolare le esperienze. Fare valutazioni precise è difficile in quanto sono basate sull’osservazione visto che i bambini in tenera età non sono in grado di rispondere a test. Neppure i genitori hanno una reale percezione dell’efficienza delle strutture che di solito è inadeguata.

Dal 2001 al 2009 gli asili nido e le scuole materne sono comunque migliorati anche se con differenze geografiche. Le regioni al nord hanno registrato un aumento delle iscrizioni senza un adeguato numero di insegnanti a disposizione (media 26 alunni negli asili nido contro i 10 delle direttive). Manca materiale didattico e strumenti di sostegno come computer, video etc. La situazione è peggiore nelle aree rurali che scontano la difficoltà di raggiungere i centri per bambini. In questo senso sarebbe necessario creare un numero maggiore di centri più piccoli per accorciare le distanze.

Buona invece l’interazione tra bambini ed insegnanti. Si nota una minore preparazione degli insegnanti delle scuole materne ed asili nido rispetto a quelli della scuola primaria, ma è un gap che sta via via colmandosi anche se il livello d’istruzione rimane inferiore rispetto a quello di paesi più evoluti. Le migliori strutture rimangono quelle private ma sono accessibili solo ai ricchi. Lo stato ha cercato di trasferire fondi dalle regioni ricche alle povere ma le disparità permangono. Si è notato, inoltre, che i bambini ricchi delle zone rurali hanno la stessa opportunità di frequentare una scuola come i bambini più poveri che vivono in città.

In Brasile non si nota una discriminazione di genere nella frequentazione della scuola: sotto questo aspetto maschi e femmine sono trattati alla stessa maniera. Le differenze emergono nell’entrata nel mondo del lavoro quando il 50% delle donne con figli dai 0 ai 3 anni restano a casa, soprattutto nelle zone rurali. Anche le mamme casalinghe si stanno abituando all’idea di mandare i bambini piccoli all’asilo, ma non la considerano ancora una priorità.

(fonte: “Early child education” – World Bank 2012)

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