Brasile. World Bank: “Uno sguardo d’insieme”

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Il Brasile è uno dei paesi con maggior numero di bambini in difficoltà familiare e sociale. Nel pieno rispetto della Convenzione dell’Aja l’Italia è il paese che riceve più minori brasiliani, età media 7,4 anni. Cerchiamo di capire qualcosa di più di questo paese per avvicinarci in punta di piedi ai nostri figli.

Il Brasile è l’area più vasta dell’America Latina e con la popolazione più numerosa. Negli ultimi anni ha beneficiato di una crescita economica stabile che però ha messo in evidenza i limiti delle sue infrastrutture e servizi. Il divario tra nord più povero e sud più ricco rimane soprattutto se si guarda ad indicatori come la salute, la mortalità infantile e la nutrizione.

Dal 2003 la povertà è diminuita (21% nel 2003 all’11% del 2009) e anche la povertà estrema (dal 10 al 2,2%).

La classe media è cresciuta del 50% in America Latina e il Brasile è il paese che ha contribuito con il 40% della crescita regionale. Oggi la classe media brasiliana rappresenta più del 30% della popolazione. Si noti, tuttavia, che lo studio “Economic Mobility and the Rise of the Latin American Middle Class” definisce classe media la popolazione che guadagna tra $10 e 50 al giorno. Il che significa che, considerato il basso tasso di risparmio e l’elevata propensione al consumo, al minimo rallentamento dell’economia per una buona parte della popolazione c’è il rischio di ricadere nella povertà.

Nonostante un indubbio miglioramento, le disuguaglianze sono elevate e ci sono ancora forti disparità all’accesso della scuola basica e secondaria. Ricordiamo che l’America Latina è una dei continenti con la redistribuzione più iniqua, rivale solo a certe zone dell’Africa Sub-Sahariana.

Per disuguaglianza s’intende la possibilità di accedere ai servizi di base (scuola, salute…). Le disparità hanno raggiunto l’apice negli anni ’90. Negli ultimi 15 anni l’indice GINI che misura l’inequality si è abbassato confermando che la crescita economica ha contribuito in qualche modo a livellare l’indice verso il basso. La crescita della scolarità e il progresso tecnologico sono tra i motori della diminuzione della povertà. Sono stati fatti passi avanti anche della diminuzione della deforestazione.

(fonte: “Lesson from the recent decline in income inequality in Brasil” – World Bank 01/2012)

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Da inizio giugno 2013 continua la protesta nel paese. E’ bastato l’aumento del prezzo del biglietto degli autobus per innescare la rivolta dei poveri e del ceto medio che chiedono più servizi (sanità e scuola) per tutti. La presidenta Dilma Roussef si è impegnata a realizzare riforme politiche ma oggi solo il 30% dei brasiliani approva la sua gestione. Per la prima volta dopo decenni gli abitanti delle favelas hanno protestato in maniere indipendente.Preoccupa il tasso di criminalità (Internazionale 05/07/2013). 

Sulle recenti proteste degli insegnati vedi: http://www.lastampa.it/2013/10/08/blogs/voci-globali/brasile-si-fanno-violente-le-proteste-a-sostegno-degli-insegnanti-9xIQeGe6ESYbucOGrV90HO/pagina.html

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