Ricerca delle origini. Il punto…

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Ricapitoliamo:

–          I figli non riconosciuti alla nascita possono conoscere il nome della madre solo al compimento dei 100 anni d’età il che equivale a dire mai

–          I figli non possono neppure sapere se ci sono dati/notizie su di loro (nel tempo potrebbero essere stati distrutti o persi) in modo da mettersi l’animo in pace

–          La legge tutela in primis il diritto all’anonimato della madre e non le dà la possibilità di tornare sui suoi passi neanche a distanza di tempo.

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La proposta di legge chiede:

–          L’abbassamento del limite ai 25 anni d’età (si valutano anche i 40 anni) dell’adottato equiparandolo ai figli riconosciuti

–          La figura di un mediatore (TdM, counselor, assistente sociale…) che faccia da intermediario tra madre e figlio

–          La ricerca deve nascere da un’esigenza del figlio, non della madre biologica

–          La madre biologica può acconsentire o negare il contatto

–          Nessuno è obbligato a cercare la madre, è solo una possibilità.

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Eventuali problematiche, pro e contro:

–          Sono state presentate varie proposte di legge da diversi schieramenti politici ma una modifica alla legge non è mai stata approvata. Ora si aggiungono le pressioni della Corte di Strasburgo che ha invitato l’Italia ad adeguarsi al resto d’Europa

–          Vi è il timore che arrivi il messaggio che la tutela dell’anonimato della madre biologica non sia più prioritaria e che porti donne già in grandi difficoltà a diffidare del diritto preferendo la strada più semplice e definitiva dell’aborto o dell’abbandono senza tutele

–          Da parte dei genitori adottivi c’è timore per il figlio se non ha ancora elaborato certe instabilità emotive, perplessità che, secondo noi, potrebbe essere superata considerando un’età più elevata per il diritto alla conoscenza e un sostegno durante tutto l’iter della ricerca ed eventuale incontro con il genitore bio

–          Non si tratta solo di garantire il diritto all’anonimato. Le madri in difficoltà dovrebbero essere informate anche sulle alternative quali il riconoscimento e la rinuncia alla patria potestà, rendendo il piccolo adottabile; si dovrebbe prevedere un sostegno di tipo economico, psicologico e sociale; bisognerebbe diffondere una nuova cultura della dignità della donna che non deve essere mero oggetto sessuale.

–          Conoscere le proprie origini eviterebbe l’”attrazione sessuale genetica”, quella cioè che nascerebbe tra parenti per familiarità e che potrebbe sfociare nell’ìncesto all’insaputa dei due attori.

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Non è facile districarsi tra molteplici punti di vista e ragioni. Ricordiamo, comunque, che con la nuova proposta di legge nessuno è obbligato a cercare sua madre se non lo vuole, come una madre non è obbligata a incontrare il figlio a distanza di anni se non lo vuole. D’altro lato non si può nemmeno sottovalutare il diritto al rispetto della vita privata inteso come diritto di essere protetti da intrusioni nella sfera intima.

Vanno quindi considerate attentamente le varie sensibilità e condizioni: non è la stessa cosa cercare una mamma criminale o una madre che negli anni ‘60 è stata costretta a lasciare suo figlio per convenzione sociale.

In questa direzione il nodo centrale ci sembra l’inadeguatezza del servizio offerto alle famiglie in questa ricerca, punto d’incontro tra la posizione ANFAA e il Comitato della Ricerca per le Origini che chiede la figura di un mediatore.

Siamo allora d’accordo che ci vuole mediazione e sostegno. Il TdM cerca di capire se il soggetto è in grado di gestire la cosa per non creargli ulteriore turbamento. Non si possono però consegnare dei dati crudi senza un accompagnamento. E’ necessario il sostegno all’adottato, alla famiglia adottiva e alla madre genitrice.

Il Comitato della Ricerca per le Origini chiede che sulla cartella clinica vengano lasciati dalla madre indicazioni sulle malattie genetiche in modo che il figlio possa accedere almeno a queste notizie utili per la sua salute. Su questo ci pare concorde anche ANFAA. Un servizio del genere è già attivo a Roma attraverso un protocollo di intesa tra il Comune di Roma e il TdM che recita: “A garanzia della salute del bambino è necessario registrare tutti i dati anamnestici materni nonché effettuare alla partoriente tutti gli esami diagnostici indispensabili all’accertamento di patologie a trasmissione genetica….ma non dovranno comparire dati che possano ricondurre all’identità della madre naturale”. Tale prassi potrebbe essere applicata su scala nazionale.

Su questo blog parliamo sempre del dovere delle istituzioni, delle associazioni e degli enti di sostenere le famiglie nel post adozione. Ebbene, secondo noi, la ricerca delle origini e la ricostruzione della storia personale è una parte importante del post adozione.

La petizione ha il grande pregio di creare un confronto che dovrebbe tradursi in una legge più attenta alla salvaguardia dei diversi soggetti, senza trincerarsi dietro a luoghi comuni e barriere invisibili. Noi del blog ilpostadozione auspichiamo che il dibattito porti ad un risultato soddisfacente per entrambe le parti senza immobilismi e nel rispetto di ciascuna posizione.

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Ringraziamo il Comitato Nazionale per la Ricerca  delle Origini e ANFAA per il materiale che ci hanno messo a disposizione per completare in modo esaustivo questa sezione.

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