Ricerca delle origini: “Perché non supporto la petizione”

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Proseguiamo nel dibattito sulla petizione “Per il diritto alla conoscenza delle proprie origini”. Abbiamo contattato l’Associazione ANFAA che ci ha fornito un importante supporto per la loro tesi. In particolare ci ha illuminati l’intervento che ANFAA ha presentato al seminario di studi “L’accesso alle informazioni sulle origini percorsi di accompagnamento”, tenutosi il 10 maggio 2013 a Firenze presso l’istituto degli Innocenti (Prospettive assistenziali, n182 aprile-giugno 2013), e la relazione della psicologa dott.ssa Marisa Persani “Considerazioni inerenti all’identità delle persone adottate non riconosciute alla nascita”. Di seguito la sintesi dei principali punti. Non entriamo nella costituzionalità o meno della norma perché è un discorso troppo tecnico da affrontare nelle sedi competenti.

 – Attenzione alla tutela del minore

Si evidenzia che nell’attuale legge il TdM può autorizzare l’accesso alle informazioni a conclusione di una procedura che prevede la raccolta a monte di tutte le informazioni di carattere sociale e psicologico al fine di valutare che l’accesso alle notizie suddette non comporti grave turbamento all’equilibrio psico fisico del richiedente.

 – Numero limitato di richieste

Da una ricerca condotta sui dati 2008-2009 si è visto che le richieste per vie legali da parte dei figli e genitori adottivi sono in numero limitato. Di queste sono state rifiutate solo le domande dei ragazzi non riconosciuti alla nascita, come indicato dalla legge.

 – Manca una metodologia uniforme nella consegna delle informazioni

Ogni Tribunale opera come un pianeta a sé, senza accompagnamento del ragazzo alla ricerca della madre e senza valutare da vicino la portata emotiva che può scaricarsi su ragazzo e famiglia adottiva, oltre che sulla madre biologica.

 – Ci sono stati casi di comportamenti persecutori da parte della famiglia di origine

Anche in questo caso la famiglia adottiva e il ragazzo sono lasciati soli.

 – La ricerca si fa più insistente nei soggetti che hanno saputo del loro stato  adottivo in età avanzata

In questo ANFAA è molto chiara nel sostenere che il ragazzo va accompagnato in tutto il percorso di vita con la verità narrabile. Saperlo tardi può incrinare il rapporto di fiducia tra ragazzo e adulto, scatenando il desiderio di cercare l’ignoto nella speranza di trovare un rapporto affettivo più autentico che non è detto si realizzi, creando un’ulteriore frustrazione.

 – Superamento del legame di sangue

L’adozione si basa sulla creazione di un rapporto che non ha niente a che vedere con l’ereditarietà e il rapporto basato sul sangue: “La storia di ognuno di noi, compresa quella dei figli adottivi, va accettata e non deve confondere il diritto all’informazione sulla propria condizione di adottato e alla conoscenza della propria storia con la conoscenza dell’identità dei genitori biologici”.

 – La condizione delle mamme che ricorrono al parto in anonimato è di estrema fragilità

Questa legge che consente alle mamme di partorire in segretezza è stata considerata una conquista per la salvaguardia di quelle donne e bambini che altrimenti potrebbero venir danneggiati dal “parto fai da te” senza assistenza sanitaria o addirittura sfociare in infanticidio. A supporto di questa tesi: “La riservatezza è un elemento fondamentale per tutelare e garantire la vita stessa del nascituro e per rassicurare le donne interessate sul loro effettivo diritto alla segretezza del parto“.

 – Ci sono bambini dati in adozione contro il volere dei genitori biologici.

In questo caso la segretezza serve a tutelare il minore da ingerenze pericolose da parte della famiglia di origine che potrebbe avere, in alcuni casi, radici criminali.

 – Non esistono studi che confermino un maggiore equilibrio del ragazzo grazie alla conoscenza dei dati anagrafici della propria madre generatrice

Le domande “Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?” sono di tutti gli esseri umani. Secondo questa tesi i genitori sono quelli che ti accudiscono. Ognuno di noi è in qualche modo adottato, nel momento in cui la madre e il padre decidono, oltre ad averti generato, di prendersi cura di te. Dare un nome non dà risposta ai quesiti. Molto spesso dare un volto al genitore biologico amplifica i problemi.

Per approfondire:

Pier Giorgio Gosso: “Davvero incostituzionali le norme che tutelano il segreto del parto in anonimato?” – Famiglia e diritto 8-9/2013

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