Ricerca delle origini: “Emilia Rosati, una delle sostenitrici della Petizione, risponde a ilpostadozione”

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Abbiamo contattato Emilia Rosati, autrice dell’ultima lettera del post precedente e componente del direttivo “Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche” che ha risposto a qualche nostro dubbio. La ringraziamo per la sua apertura e disponibilità.

 Ruota degli esposti – Chiesa dell’Annunziata (Napoli)

D. Ilpostadozione

Fermo restando il vostro diritto alla ricerca dando la possibilità alla mamma di ritrattare il suo anonimato, ci sono alcune perplessità che ci piacerebbe condividere con voi per superarle:

1) timore di destabilizzare un equilibrio conquistato difficilmente nel tempo (sconquasso interiore per il figlio senza un adeguato accompagnamento; sconquasso della madre di nascita – anche lei va accompagnata, secondo noi, come i genitori adottivi);

2) possibili ingerenze destabilizzanti della famiglia di origine (sappiamo di casi di ritrovamento di fratelli maggiori che hanno scaricato sui minori, che li hanno cercati, la responsabilità dello sfascio della famiglia perché loro ultimi nati);

3) ricatti in termini pecuniari;

4) possibili vendette dei figli sui genitori biologici

Ci preoccupa soprattutto la stabilità emotiva dei nostri figli. Il fatto di averli avuti in adozione internazionale potrebbe essere un elemento di maggiore sicurezza per eventuali contatti “fisici” con i parenti lontani. Non si possono, tuttavia, escludere incontri attraverso internet.

Forse c’è un’età più adatta per la ricerca, forse sono due mondi quello dei bambini adottati in fasce e quelli entrati in famiglia già grandi…Lo chiediamo a voi perché siete tanti e avete storie diverse. Insomma, se vi fa piacere, ilpostadozione è a disposizione per chiarire la vostra posizione rispetto ad un tema tanto delicato e personale.

R. Emilia Rosati

Risponderò con ordine seguendo i punti da voi elencati.

1) La ricerca deve nascere da un intimo e profondo desiderio, non da un impulso temporaneo, e tantomeno da una qualsivoglia sollecitazione esterna della madre naturale, che del figlio sa, mentre è il figlio a non conoscere e dunque a desiderare, eventualmente, il completamento della propria identità attraverso le notizie che riguardano la propria origine e la propria storia. Quindi, se ciò avverrà ad una età giusta (che potrebbe essere indicata intorno ai 25 anni, come previsto dalla stessa legge 149/2001 e dopo un percorso di reale interiorizzazione del bisogno, non dovrebbe dare adito a traumi, ma anzi potrebbe sanare il trauma della non conoscenza, che, credetemi, equivale per molti di noi, ad una invalidità permanente.

2 e 3) Se la conoscenza avvenisse attraverso un tribunale, un mediatore familiare, insomma una figura istituzionale, così come le nostre proposte di modifica della legge prevedono, una volta conosciuti i dati anagrafici ciascuno sarebbe libero di procedere come meglio crede, anche eventualmente acquisendo preventive informazioni di carattere privato sulla famiglia in questione per poi stabilire se sia il caso o meno di creare un contatto. Purtroppo non esistendo una legge che regolamenti la questione molti ragazzi si rivolgono a facebook o altri social network, senza il necessario supporto da parte della famiglia adottiva, e rimangono esposti a qualsiasi suggestione o relazione non opportuna, ricattatoria o coercitiva emotivamente e moralmente.

4)Credo che se il percorso nella conoscenza ha seguito la giusta traiettoria, magari con l’aiuto di un counselor, e comunque con il supporto della famiglia adottiva, sottolineando sempre l’importanza di un’età matura, anche la rabbia dovrebbe essere stata elaborata e non lasciare residui spazi alla vendetta o a qualsiasi altra forma di azione che non sia una civile e rispettosa conoscenza/famigliarità. Comprendo benissimo lo stato d’animo di tanti genitori adottivi, la lontananza è una sicurezza, soprattutto se i figli sono giovani, da eccessive ingerenze ed implicazioni di tipo emotivo.

La mia esperienza è stata positiva. A 56 anni ho incontrato i miei fratelli che sono davvero bravi ed onesti. Ci sentiamo spesso telefonicamente e ci incontriamo di rado perchè abitiamo lontano. Mi hanno raccontato la storia di mia madre, ormai morta, ed io provo per lei un sentimento di tenerezza avendo conosciuto la sua esistenza difficile. Prego per lei, ma mai mi viene da considerarla madre, perchè mia madre si chiamava Concetta, ed è quella che ha pianto e gioito insieme a me, nei momenti importanti della mia vita. Purtroppo se ne è andata troppo presto (avevo ventiquattro anni), ma il suo ricordo non mi lascerà mai. Nella mia solitudine la presenza di due fratelli affettuosi mi gratifica……li sento come qualcosa tra amici e parenti, ma il nostro rapporto si costruisce piano piano come in qualsiasi incontro umano.

Ogni caso è diverso: c’è chi di noi più vecchie ha fatto le ricerche solo dopo molti anni dalla morte dei genitori adottivi, chi dopo poco, chi mentre loro sono in vita. Non dipende da quanto ci si voglia bene, ma dall’indole e dalla sensibilità di ciascuno ed anche, forse, da una maggiore o minore modernità ed apertura mentale, sia dei figli che dei genitori.

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