Ricerca delle origini: “Una petizione per sbloccare una proposta di legge più volte ignorata”

Standard

Come dicevamo, siamo nell’ambito dell’adozione nazionale, ma quest’indagine può essere utile anche a quelli che hanno intrapreso l’adozione internazionale. Le motivazioni che spingono alla ricerca dei genitori biologici sono più o meno le stesse.

Cercheremo di spiegare che cosa vogliono quelle donne e quegli uomini italiani adottati che stanno raccogliendo le firme attraverso la petizione Per il diritto alla conoscenza delle proprie origini”. L’intento è di sbloccare una proposta di legge più volte presentata e più volte ignorata. La legge attuale viene chiamata ironicamente “La Punizione dei 100 anni” perché i figli non riconosciuti alla nascita possono accedere al certificato di nascita dopo 100 anni dalla registrazione dell’atto, cioè quando compiono 100 anni. Solo una signora ci è riuscita. Aveva 103 anni e non ha potuto certo incontrare di persona la sua mamma biologica.

Cercheremo di capire il punto di vista dei ragazzi adulti, delle madri biologiche e del legislatore. Non mancherà in altri post la voce dei genitori adottivi che in questa vicenda si spaccano tra sostenitori del cambiamento e conservatori della norma vigente.

Per introdurre il tutto riportiamo un articolo pubblicato sul giornale “La Stampa” dove ci sembra ben spiegato il limite della legge e che cosa chiedono i figli adottivi.

Genitori naturali, il “segreto” cade dopo venticinque anni

Se sia giusto o meno svelare l’identità dei genitori naturali ai bimbi adottati è una questione che da sempre suscita aspre discussioni. Oggi deve passare un secolo prima di poter conoscere la famiglia d’origine: la legge sta per cambiare

di Lorenza Castagneri

Cent’anni. Come dire mai. È il tempo che il Codice sulla privacy prevede che debba passare perché un figlio non riconosciuto possa scoprire chi sono i suoi genitori naturali. Una condanna per circa 400mila persone. Ragazzi e ragazze adottati da piccoli, uomini e donne ormai adulti che mai rinnegherebbero quella mamma e quel papà che li ha accolti e cresciuti, ma che non vogliono rinunciare a riempire il buco nero dato dall’incertezza delle proprie origini.

Dicono che sia un’esigenza che sentono tutti prima o poi. Un desiderio finora irrealizzabile, per quelli che una volta chiamavano “i figli di n.n.”.

Qualche mese fa, la deputata del Pd Luisa Bossa ha presentato una proposta di modifica della legge su adozione e affidamento dei minori. Che, tra l’altro, nemmeno parlava del tetto dei 100 anni (introdotto nel 2003), ma dava per assodato che non si doveva sapere mai.

La proposta punta a vincolare il segreto per 25 anni. Trascorso questo tempo, i figli non riconosciuti potranno rivolgersi al Tribunale dei minori per richiedere l’accesso alle informazioni sulla propria origine: la procedura di adozione, i dati sanitari, la permanenza in istituti, per esempio. Per rendere nota l’identità dei propri genitori naturali toccherà allo stesso tribunale chiedere il consenso agli interessati. Due le vie possibili a questo punto: confermare l’anonimato oppure revocarlo. «Una soluzione di compromesso» commenta la deputata Bossa. E spiega: «Da un lato si tutela il diritto della madre a rinunciare a riconoscere al proprio figlio, un diritto civile conquistato dopo anni e anni di battaglie. Dall’altro, viene garantita ai figli la possibilità di ricostruire la propria identità».

La proposta di legge – ora in seconda Commissione giustizia – prevede anche che, qualora la madre sia deceduta e il padre sconosciuto o, anche lui, deceduto, il tribunale, attraverso una propria indagine, possa comunicare al figlio la presenza di eventuali patologie ereditarie trasmissibili. «Informazioni – rimarca Bossa – talvolta fondamentali e che oggi purtroppo sono negate».

Con la modifica si creerebbe una situazione di parità nell’accesso alle origini, tra i figli non riconosciuti e quelli riconosciuti, a cui la riforma dell’adozione formulata con la legge 149 del 2001, già dava la possibilità di richiedere, al Tribunale dei minori, il nome dei genitori naturali una volta compiuti 25 anni.

Sulla questione, nel 2012, la Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia affermando che la legge attuale è troppo sbilanciata a favore degli interessi della madre, a discapito di quelli del figlio.

Ma ad oggi l’unica strada per ricostruire le proprie origini è affidarsi al web. Faegn (Figli adottivi genitori naturali), nato 12 anni fa per iniziativa di Luisa Di Fiore, come Astro Nascente, è uno dei siti a cui si rivolge chi vuole rintracciare i genitori naturali: migliaia le richieste di aiuto. Ci sono decine di appelli nuovi quasi ogni giorno. Qui come sui forum, nei blog e sui social network. Nel 2008 è nato anche il Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini, che da anni si batte perché la legge che impone la “punizione dei 100 anni”, come la chiama qualcuno, venga modificata. «Un principio anacronistico e punitivo – lo bolla la presidente Anna Arecchia – Perché non è possibile – che ci siano persone condannate a crescere senza poter conoscere la loro storia».

(fonte: La Stampa – 16/09/2013)

Per approfondire vedi anche:

Espresso 16/09/2013: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/torna-fra-centanni-e-ti-diro-chi-sei%3Cbr-%3E/2214557

Avvenire 25/09/2013 http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/genitori-naturali-e-minori-adottati.aspx

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...