Ira e rabbia. I Nostri Padri: “L’amore autentico a volte può dividere”

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A proposito di Chiesa coraggiosa, proponiamo questa riflessione di don Roberto e don Marco che ben si allinea con le posizioni di don Gallo. Il coraggio di dire no per abbracciare una fede autentica e non di facciata ci aiuta a costruire famiglie più unite se solo capaci di dialogare anziché di recitare in una commedia perfetta ma senza anima.

 

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-57)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

di don Marco e don Roberto – sacerdoti ed educatori

Oggi davanti a questo Vangelo sentiamo la fatica di capire queste parole: fuoco, divisione … che sembrano contraddire radicalmente il messaggio di pace, di non violenza di amore di Gesù… Ma cos’è questo fuoco che Gesù viene a gettare sulla terra? (…) Spesso noi anche come chiesa rischiamo di spegnere il fuoco di questa parola, di addomesticarla, di toglierle la passione, la forza amorosa… D’altra parte riaccendere questa parola non significa metterle una armatura, cospargerla di benzina per lanciarla contro qualcuno. Pensiamo all’utilizzo fondamentalista della parola che esplode come una bomba in un mercato, in una strada, una chiesa, una sinagoga, una moschea.

Il fuoco della Parola è amore, è non violenza. E’ un fuoco che riaccende la mente per leggere con intelligenza i segni dei tempi, ma anche un fuoco di passione (come certe pagine della Bibbia e dei grandi mistici ci ricordano…). La Parola amorosa è una parola di fuoco, di passione.

Se pensassimo a certe lettere d’amore. Non hanno il linguaggio della ragioneria dello Stato, della cancelleria della curia e nemmeno dell’ufficio postale. Sono parole che contengono una visione, un rischio…sono cifra di una relazione. Basterebbe leggere i versi che Pablo Neruda dedica a Matilde

Davanti alla Parola, a questo fuoco si è chiamati ad una scelta, ad una decisione che può portare anche a  dividersi. Il Vangelo non è una istigazione a rompere i legami familiari, ma a renderli più autentici. Sotto una patina esteriore spesso l’immagine della famiglia nasconde molte ipocrisie. Certi legami di sangue possono dettare logiche ristrette, autoreferenziali, talora logiche violente.

L’immagine nel film  Cento passi, in cui  Peppino Impastato risponde no, urlando in faccia a suo padre che buttatolo a terra gli aveva gridato “ onora tuo padre” è l’emblema di una coraggiosa rottura di un legame che l’avrebbe colluso con quella mafia che Peppino stesso  contrastava e che ne ha provocato la morte il 9 maggio del 1978 (stesso giorno del ritrovamento del corpo di Moro).

Ristabilire i legami a partire dalla Parola significa purificarli da tutto quello che li può truccare e falsificare. Anche i legami di tipo sociale. (…) Le chiese sono spesso spente. Le piccole comunità invece dovrebbero tornare ad essere roveti accesi, che ardono dentro una città. Roveti da cui pronunciare parole di divisione. Parole cioè che rompono con logiche disumane, razziste, prepotenti …

E’ il fuoco che David Maria Turoldo vorrebbe accendere, come scrive in una sua poesia, per rompere le false paci dei nostri monasteri. Che cosa ne abbiamo fatto di questo fuoco della Parola? Quante volte l’abbiamo spento davanti al potente di turno, davanti a logiche mondane in cui le stesse chiese sono cadute.

Ma è pur vero che il fuoco di questa Parola ha anche  riscaldato la nostra vita, ci ha liberato da una religione di facciata e ci ha messo in relazione con la nostra coscienza, con la capacità di pensare, di immaginare. Ci ha spinto a fare scelte vere, coerenti. Ci ha aiutato a vincere la paura, a prendere un po’ di coraggio nell’affrontare la vita e le sue sfide.

E un Vangelo quello di oggi che ci chiede di fare un passo in avanti nella maturità della vita, nella libertà della coscienza, nella adultità della fede.

L’immagine dei bagnanti di Siracusa che si tuffano in mare per soccorrere 164 siriani, tra i quali donne e bambini ci parla di un fuoco che brucia ancora dentro di noi, un fuoco che brucia e fa sentire tutta la passione per l’altro, per la dignità della sua vita, per il suo diritto. Persone spente non compirebbero mai questo piccolo-grande gesto.

Concludiamo con una curiosa risposta data da uno scrittore ad una apparentemente bizzarra domanda. Lo scrittore  Jan Cocteau alla domanda “ Se la vostra casa bruciasse, che cosa mettereste in salvo?” rispose “ il fuoco”

Nel contesto di questo Vangelo alla parola fuoco si potrebbe sostituire amore

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