Ira e rabbia. Il personaggio: “Don Gallo”

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Ho visto don Gallo in TV per la prima volta qualche anno fa. Ho pensato: “E’ questa la Chiesa che mi piace.” Ho comprato qualche suo libro, ho fatto qualche ricerca e la mia simpatia è diventata ammirazione. Don Gallo era un prete di strada, quelli cioè che non trovi mai, anche nelle ore più disparate perché devono stare vicino agli ultimi, agli emarginati secondo i canoni dei ben pensanti. Parliamo di prostitute, trans, drogati, carcerati … Un po’ mi ricorda San Francesco che, pur agendo in maniera diversa dalla Chiesa tradizionale, non l’ha mai rinnegata, anzi le ha sempre portato rispetto.

Don Gallo è uno di quelli che hanno saputo trasformare la rabbia per le ingiustizie in qualcosa di buono, rimanendo fedele alla sua veste sacerdotale. L’odio, le violenze e le discriminazioni ci fanno arrabbiare. Proprio oggi mia figlia se n’è tornata a casa raccontando un episodio razzista contro una ragazzina con il velo. Che fare? Guardiamo ai modelli positivi, quelli che hanno fatto scandalo nei perbenisti, ma sono stati tanto amati dai “meno uguali”.

In fondo anche Gesù parlava alle prostitute e s’incavolava con i venditori nel tempio. Viva quella Chiesa che non tace e rifiuta di stare al suo posto!

“Un cristiano se non è un rivoluzionario in questo tempo, non è un cristiano” – Papa Francesco in occasione dei 100 giorni del suo pontificato il 18/06/2013.

E ancora:

“”Chi sono io per giudicare” – Papa Francesco nell’intervista sul mondo gay il 30/07/2013.

Scrive Vito Mancuso sul Repubblica 30/07/2013: “Queste parole collocano il Papa non tra i capi di stato e i potenti di questo mondo che per definizione giudicano, ma tra i discepoli di Gesù attenti a mettere in pratica le parole del Maestro: – Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati (Luca 6,37).

Don Gallo l’aveva capito da tempo…

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