Archivio mensile:settembre 2013

AmLatina. Film: “Il tempo delle farfalle” di Mariano Barroso (USA-Mex 2001)

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Ci pare giusto aggiungere questo film perché la storia delle sorelle Mirabal, assassinate nella Rep.Domenicana su mandato del dittatore Rafael Leònidas Trujillo Molina, è famosa in tutto il mondo da quando il 25 novembre, in loro onore, è stata istituita la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Le tre donne partecipavano al movimento di dissenso contro il dittatore e agivano con il nome di battaglia “Le farfalle”. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta e i membri vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Molti dei prigionieri vennero inviati al carcere di “La 40” (carcere di tortura e morte).

Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960 le tre sorelle viaggiavano per far visita ai mariti. L’auto viene intercettata e costretta ad entrare in un luogo appartato. Qui, in una piantagione di canne da zucchero, le tre sorelle vengono ammazzate a bastonate. L’assassinio causò grande movimento nella popolazione che culminò con l’uccisione del dittatore Trujilo nel 1961.

Il film è tratto dal libro di Julia Alvarez “Il tempo delle farfalle” dove vengono ricordati questi episodi.

Le sorrelle Mirabal

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Comunicazione Italiaadozioni: “Uno spettacolo per parlare di adozioni – 3 ottobre 2013 – MI”

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L’associazione ItaliaAdozioni  in collaborazione con il Festival delle Lettere (www.festivaldellelettere.it) ha contribuito alla creazione di un lavoro teatrale divertente ed emozionante: “LA LAVATRICE DEL CUORE”.

Nonostante il tema si dipani attorno all’adozione, il lavoro è costruito per rivolgersi a un pubblico più ampio, in parte perché molti problemi, aneddoti e situazioni educative sono comuni a tutte le famiglie e in parte perché si vuole in modo leggero e divertente far comprendere a tutti gli spettatori quali siano gli aspetti meno noti dell’avventura adottiva.
Per la qualità del testo, della regia e dell’interpretazione si presenta come un evento unico e irripetibile. Possiamo augurarci una partecipazione molto numerosa non solo da parte delle famiglie adottive ma anche e soprattutto di tutti gli appassionati di teatro.

LA LAVATRICE DEL CUORE

“Ma tu non lo sai che quando noi donne diventiamo mamme, in qualsiasi modo lo diventiamo, riceviamo in dono una lavatrice del cuore”?

Il 3 ottobre alle ore 21.00 al Teatro Franco Parenti di Milano, sarà presentato La lavatrice del cuore tratto dalle lettere di genitori e di figli adottivi raccolte nella categoria extra concorso del Festival delle lettere 2013. Lo spettacolo, a cura di Edoardo Erba e con Maria Amelia Monti, racconterà sotto forma di lettere le emozioni, le esperienze, gli aneddoti e la vita quotidiana di una coppia che, pur essendosi presa un impegno coraggioso, ha gli stessi alti e bassi, le stesse incertezze e gli stessi problemi di tutte le altre. Per la prima volta in teatro il tema dell’adozione, indagato attraverso le voci di chi l’ha vissuta, con uno spettacolo prodotto dal Festival delle lettere, in collaborazione con ItaliaAdozioni. L’iniziativa intende stimolare una riflessione importante e non astratta sul tema, partendo proprio dalle esperienza più quotidiane e reali. Un viaggio attraverso l’alternanza di momenti seri e ironici, per mettere in luce quanto a volte sia proprio l’immaginazione a dare le risposte che servono per la “lavatrice del cuore”.

INGRESSO GRATUITO.

INFO E PRENOTAZIONI
Email: segreteria@festivaldellelettere.it
Cell. 347 5090610

 

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle popolazioni indigene: “Il rispetto dell’ambiente e la povertà”

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La discriminazione nei confronti delle popolazioni native ha continuato a essere endemica e sistematica in tutta la regione. La retorica non è stata accompagnata da una azione concreta per tutelare i diritti delle popolazioni native. Vi è stata una generale incapacità di prendere in considerazione i loro diritti nelle decisioni riguardanti autorizzazioni per le estrazioni petrolifere, lo sfruttamento di legname e altre concessioni per l’utilizzo delle risorse.

Nell’intera regione, sono stati segnalati sgomberi di popolazioni native dalle loro terre ancestrali. Minacce, intimidazioni e violenze contro leader nativi e membri delle comunità sono risultati fenomeni comuni.

Le popolazioni native di tutta la regione continuano a promuovere campagne durante l’intero anno per l’affermazione dei loro diritti sociali, civili, economici, culturali e politici. Si sono frequentemente scontrate con intimidazioni, vessazioni, uso eccessivo della forza, accuse pretestuose e detenzioni.

Un capitolo a parte merita l’acqua. L’America Latina è ricca d’acqua ma la distribuzione rimane sbilanciata. Non è ancora radicata una cultura dell’acqua e molto spesso viene sprecata.

Parlare di popolazioni native ci riallaccia con la spesa sociale che si è mantenuta estremamente bassa. Sono mancate politiche a lungo termine per combattere le violazioni dei diritti umani sofferte dalle persone che vivono in condizioni di povertà. I più colpiti hanno continuato a essere coloro che già erano vittime di discriminazioni, come le donne, i bambini e appunto le comunità native.

Partorire in maniera sicura, ad esempio, rimane un privilegio delle donne più benestanti. Le più emarginate sono le afroamericane o le donne native americane dove si registra un tasso più elevato di mortalità a seguito di complicazioni durante la gravidanza o il parto.

(estratto da amnestyinternational.it – Rapporto annuale 2010)

Per approfondire vedi http://www.survival.it/

AmLatina. Sguardo sulla condizione dell’infanzia: “Un bambino è importante sempre”

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La condizione dei bambini dipende da quella delle mamme. Educare le giovani generazioni al rispetto del ruolo maschile e femminile dovrebbe essere uno degli obiettivi primari. Poi c’è il diritto alla scuola che non è uguale tra bambini di città e bambini di campagna. L’elemento discriminante è la pessima distribuzione del reddito e la mancanza di rispetto degli elementari  diritti dei minori, lo vedremo in maniera diversa in ognuno dei quattro paesi che analizzeremo in maggiore profondità.

Abbiamo avuto difficoltà a trovare informazioni generali sulla condizione dell’infanzia perché mancano studi e forse perché le varie realtà sono così variegate che è difficile sintetizzare in un dato statistico. D’altronde la condizione dei bambini non può limitarsi ad una tabella con dati numerici. Una bambino conta per uno. Un bambino è importante sempre.

Vorremmo focalizzare l’attenzione sul dramma del turismo sessuale. L’Ecpat, l’organizzazione che in 70 paesi lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, informa che si tratta di padri di famiglia, tra cui “certi italiani” che sembrano persone a posto…figli, mariti, padri, lavoratori… Eppure quando prendono l’aereo per Santo Domingo, Brasile, Colombia… si trasformano e non si fermano di fronte a bambine tra i 14 e 12 anni. Si tratta di uomini (si possono definire tali?) tra i 20 e i 40 anni, sempre più depravati per scelta e non per malattia. Solo il 5% è, infatti, un caso patologico. Gli altri lo fanno per provate un’emozione nuova, in modo occasionale (60%) oppure abituale (35%). Ma anche qui in Italia non si scherza: ci sono tra i 10-12.000 bambini anche in Italia che si prostituiscono, minori non accompagnati, se solo vogliamo guardare e sapere – (fonte: Il Messaggero 06/06/2013).

Un capitolo a parte meritano le popolazioni indigene e la loro prole. Anche qui le informazioni fornite le abbiamo trovate dai missionari o gruppi umanitari che non trovano spazio sui giornali. Uno dei problemi dei bambini indigeni è la frequenza della scuola. Molto spesso parlano solo l’idioma del gruppo di appartenenza e gli insegnanti non sono preparati per un approccio interculturale. Molto spesso questi bambini vengono discriminati con elevata dispersione scolastica. Nella zona amazzonica sono in atto corsi di formazione di insegnanti indigeni in 52 municipi. L’obiettivo è formare a distanza giovani di differenti etnie che possano insegnare alle comunità indigene le materie scientifiche senza trascurare le conoscenze millenarie e tradizionali dei popoli.

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In questi giorni è uscito il rapporto ILO – International Labour Organization – che dà un’idea del lavoro minorile nel mondo: Anche se in diminuzione, sono ancora tanti i bambini a cui viene tolta l’infanzia per aiutare le loro famiglie povere.

Vedi il report originale in inglese: http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—ed_norm/—ipec/documents/publication/wcms_221513.pdf

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle donne: “Cosa cambia per le donne”

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di Lamia Oualalou

Da alcuni anni, alla guida di stati latinoamericani vi sono delle donne. L’emergere di queste figure politiche di primo piano suggerisce un progresso – spesso timido – della condizione femminile nella regione. Si può sperare in un’accelerazione? (…)

In realtà, i progressi nell’eguaglianza tra uomini e donne seguono altre strade, in particolare in campo politico. E le latinoamericane non se ne lamentano. Negli ultimi anni, quattro donne sono state elette alla più alta carica nel continente. Quando Cristina Fernández in Kirchner diventa presidente dell’Argentina, nel 2007, molti osservatori la paragonano alla sua concittadina Isabel Martínez in Perón (la prima donna al mondo a diventare presidente, nel 1974). Ma entrambe erano, prima di tutto, «mogli di»: la prima dell’ex presidente Nestor Kirchner, presidente dal 2003 al 2007; la seconda, vedova di Juan Domingo Perón, al potere dal 1946 al 1955, poi dal 1973 al 1974.

(…) L’Argentina non è il solo paese in cui le donne possono ormai fare a meno di mariti illustri. All’inizio del 2006, Michelle Bachelet, un’ex rifugiata politica che ha allevato da sola i suoi tre figli, succede al socialista Ricardo Lagos, in un Cile che ha istituito il divorzio (ndr si ripresenterà alle elezioni nel novembre 2013). Nell’ottobre 2010, in Brasile, è la volta di un’altra divorziata, Dilma Rousseff, nota per la sua partecipazione a organizzazioni guerrigliere di sinistra durante la dittatura degli anni ’60 e ’70. Alcuni mesi prima, anche il Costa Rica aveva scoperto che la sua tradizionale cultura maschilista non aveva impedito l’elezione di Laura Chinchilla (centro-sinistra).

Un’evoluzione della mentalità talvolta accompagnata dall’introduzione di sistemi di discriminazione positiva. L’Argentina ha aperto la strada, nel 1991, con la legge sulle quote, che imponeva ai partiti il 30% almeno di candidature femminili. Con il 38% di donne in Parlamento, figura oggi tra i primi dodici paesi quanto a partecipazione femminile al potere legislativo. Da allora, undici nazioni della regione ne hanno seguito le orme (Bolivia, Brasile, Costa Rica, Ecuador, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay).

Le donne vengono elette perché meno corrotte ma non sempre sono attente a far progredire leggi in favore delle donne.  In America Latina le presidenti rimangono molto spesso conservatrici.

Per leggere  l’articolo integrale: http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Dicembre-2011/pagina.php?cosa=1112lm01.01.html

(fonte: megachip.info – 29/01/2012)

AmLatina. Film: “Bordertown” di Gregory Nana (2006)

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Un film per parlare delle donne di Ciuda Juarez, città di confine (bordertown) tra il Messico e gli USA in cui avviene una serie di omicidi su donne che escono di sera dal lavoro. In questa città sono sorte parecchie fabbriche manifatturiere che impiegano in prevalenza donne, in gran parte giovani, che godono di poche garanzie sul piano lavorativo e di nessuna su quello della dignità della persona. Centinaia di loro sono state infatti rapite, stuprate e uccise senza che le autorità locali andassero oltre le formalità di rito. Colpisce l’atteggiamentio della polizia che invece di aiutare le indagini cerca di ostacolarle. Il film denuncia la mancanza di attenzione ad un fenomeno sociale che si perpetua dal 1993.

AmLatina. Sguardo sulla condizione delle donne: “La violenza sulle donne rimane un’emergenza”

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La violenza contro le donne è una piaga mondiale. Lo sappiamo bene noi che leggiamo tutti i giorni i giornali e seguiamo questo argomento con attenzione. L’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità ha condotto un studio per studiarne i costi economici e sociali (Correre – 21/07/2013). La classifica delle violenze domestiche è guidata da Asia sudorientale, Paesi Arabi del mediterraneo e Africa con percentuali del 37%. In Europa non va meglio: oltre 25 donne su cento sono abusate fisicamente o sessualmente dai partner. In America Latina ritroviamo il noto atteggiamento “machista” degli uomini derivante da una cultura che fatica a cambiare. L’impatto degli abusi sulla salute si tramuta in depressione e alcolismo, che sono due volte più probabili in chi ha subito violenze. Le infezioni trasmissibili sono un’altra piaga (una volta e mezzo più probabili) e l’aborto (due volte maggiore). Anche i bambini che vengono fatti nascere sono meno sani.

Nella nostra ricerca siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel verificare che in ciascuno dei paesi dell’America Latina presi in considerazione c’è un organismo statale che si occupa di questo argomento.

Il numero dei casi denunciati di violenza, stupro e abusi sessuali, uccisioni e mutilazioni di corpi di donne dopo lo stupro, è aumentato in Messico, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Haiti. In diversi paesi, in particolare in Nicaragua, Haiti e Repubblica Dominicana, i dati suggeriscono che più della metà di queste vittime erano ragazze.

L’applicazione di leggi finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti della donne e a impedire la violenza è rimasta lenta, specialmente in Argentina, Messico, Giamaica e Venezuela. Alcuni paesi, principalmente nei Caraibi, hanno introdotto riforme ma non hanno rispettato gli standard internazionali sui diritti umani, non criminalizzando lo stupro in tutte le circostanze.

Il problema maggiore non è la legislazione che in molto paesi è stata comunque rafforzata, ma l’applicazione della stessa. La Corte interamericana dei diritti umani, ad esempio, ha condannato il Messico per non aver provveduto a impedire con la diligenza dovuta o a indagare in maniera efficace o a fare giustizia in merito al rapimento e all’omicidio di alcune donne. Conosciamo la triste situazione di Ciudad Juarez.

Inoltre le cure mediche per le sopravvissute sono spesso inadeguate, deficitarie o del tutto assenti.

(fonte: amnestyinternational.it – Rapporto annuale 2010)

Il rapporto di Amnesty International combacia con quello della Chiesa.

(…) La Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina (CEPAL), nel rapporto “Del dicho al hecho” (dalle parole ai fatti), rileva che in 10 anni sono stati compiuti dei progressi nel riconoscimento dei diritti delle donne, ma i funzionari e le autorità, compresi i giudici, non applicano queste norme, così maltrattamenti, abusi e discriminazione continuano. Mons. Sanchez Martinez ha inoltre osservato che il continente americano è ancora la regione più diseguale e pericolosa per le donne, perché sono soggette a maltrattamenti, abusi sessuali in ambito familiare, mortalità materna e aborti. Nel migliore dei casi, una donna latinoamericana su 10 subisce violenze fisiche. Il tasso di fecondità è sceso da 5,9 figli negli anni 50 a 2,4 nei primi cinque anni del nuovo secolo, ma la gravidanza fra le adolescenti è raddoppiata. In estrema sintesi, il Vescovo ha affermato che “la povertà ha un volto femminile”. Le ragioni oggettive di questa situazione sono la persistenza di pregiudizi trasmessi attraverso la famiglia e l’educazione scolastica, la mancanza di parità tra uomini e donne, la mancanza di protezione alla vita familiare e alla maternità, lo sfruttamento attraverso il traffico di persone e la prostituzione. (CE)

(fonte fides.org – 25/07/2012)

AmLatina. Sguardo sulla società: “La crescita della classe media”

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Nell’ultima decade la classe media è cresciuta del 50%, ma un terzo della popolazione rimane ancora povera. Tra i paesi più promettenti c’è il Brasile. Alcune aree del Brasile dieci anni fa erano favela, adesso ci sono negozi e ristoranti anche se rimane il residuo di cumuli di spazzatura. Non ci sono, però, case eleganti e la gente guadagna meno di $600 con famiglie che superano le quattro persone anche se il tasso di natalità sta gradualmente diminuendo.

Ciò che ha permesso la mobilità sociale sono l’educazione scolastica, il lavoro e il trasferimento nelle città. Ma è una vera classe media? Secondo le banche viene considerato a rischio la persona che guadagna tra $4-10. Adottando questo criterio sarebbe confermato il dato che almeno il 30% della popolazione sarebbe ancora in stato di povertà. Tra il 2000-2010 la disuguaglianza è calata in 12 paesi su 15 grazie alla maggiore scolarizzazione, anche se rimane netta la differenza tra scuole per poveri e per ricchi.

I sociologi preferiscono dire che in AmLatina è nato un nuovo proletariato: la middle class presume una coscienza di classe che rende stabile la società. E’ un’esperienza troppo recente per l’America Latina per vedere un cambiamento reale (fonte: The Economist 10/11/2012)

I quattro paesi da noi analizzati in pillole:

Brasile – Rallenta l’economia. La sfida del futuro sarà di incentivare l’iniziativa privata e rispondere alla richiesta di servizi di qualità nella scuola e sanità da parte della nuova classe media che da giugno 2013 protesta contro le Autorità.

Cile – Moderata crescita del PIL, ma paese stabile ed in evoluzione che si sta diversificando dalla dipendenza dai metalli (80% dell’export). Rimaniamo in attesa delle presidenziali di novembre 2013.

Colombia – Pressioni sociali e lungo conflitto con guerriglieri e gruppi criminali. Trovato un accordo sulla riforma agraria ora si sta trattando sulla possibile partecipazione politica dei gruppi armati, assai poco graditi alla popolazione. Spazi per la crescita economica e per gli investimenti che potrebbero essere stimolati dalla riduzione delle violenza nel paese.

Perù – Economia stabile e il clima positivo supporta la crescita degli investimenti. Prevista una solida crescita per il 2014. Accentuate frammentazioni etniche e sociali; elevata dollarizzazione dell’economia (45%). Un quarto delle esportazioni riguardano il rame. La diffusa povertà e disparità fanno il paese suscettibile al populismo.

AmLatina. Col senno di poi…

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“Superare la povertà non è una forma di carità, ma un atto di giustizia. Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è naturale. E’ provocata dagli uomini e può essere combattuta e sradicata dalle azioni degli esseri umani. Qualche volta ciò ricade su una generazione. Ebbene tu/voi puoi/potete essere quella generazione. Lasciate esplodere questa grande fioritura –  Nelson Mandela

“Overcoming poverty is not a task of charity, it is an act of justice. Like slavery and apartheid, poverty is not natural. It is man-made and it can be overcome and eradicated by the actions of human beings. Sometimes it falls on a generation to be great. YOU can be that great generation. Let your greatness blossom.”  Nelson Mandela

AmLatina: “Conoscere la terra dei nostri figli per rispettare le loro origini”

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Da questo anno di attività del blog è emerso un particolare interesse per la sezione “gravidanze precoci”. Uno dei post più cliccati è quello che riguarda la tabella che riassume la condizione della donna nei vari paesi di nostro interesse come osservatori del mondo dell’adozione.

Si è pensato allora di approfondire quest’aspetto per cercare di fornire un’immagine più realistica dei vari paesi.

Partiamo dall’America Latina, in particolare Brasile, Cile, Colombia e Perù da dove arrivano numerosi i nostri figli secondo le tabelle CAI.

Ci siamo avvalsi di dati forniti da organismi internazionali e ONG e ne sono risultati i seguenti focus:

–      condizione dell’infanzia

–      condizione delle donne

–      condizione dei popoli indigeni

Oltre ai dati ufficiali, dove è stato possibile, abbiamo cercato di aggiungere il pensiero di persone che lavorano nei quattro paesi e conoscono da vicino le diverse realtà e popolazioni, consapevoli che una cosa sono i dati statistici e un’altra la vita vera della gente.

Saremmo ben felici di completare il lavoro con il vostro contributo se avete specifiche conoscenze in grado di fornirci una diversa interpretazione da quanto emergerà.

L’intento di questa sezione è quello di mantenere quel filo tra noi, i nostri figli e la loro terra cercando di capirne le diverse sfumature e apprezzandone il sapore più nascosto e profondo.

Appunto quello che non emerge dai dati ufficiali.

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Il 12 e 13 dicembre 2013 Roma ospiterà la sesta Conferenza Italia – America Latina e Caraibi per un confronto tra popoli sotto il profilo culturale e commerciale. A questo  proposito si invita a visionare il portale di LILA – Istituto italo-latino americano. http://www.lila.org

Gestione dell’ira. Il Punto

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Abbiamo sofferto molto nel fare la ricerca su questo argomento. E’ stato difficile raccogliere il materiale perché è facile parlare dei successi, un po’ meno delle tensioni tra famigliari.

Abbiamo cercato di dare una visione ampia, capace di focalizzare i problemi ma anche di formulare  proposte  per i casi meno complessi.

La sezione rimane aperta e se qualcuno vuole intervenire c’è sempre spazio e tempo.

Proposte di lettura nella sezione

  • Chi è il mediatore dei conflitti
  • Tecniche per rilassarsi
  • Metodo EMRD
  • Holding, l’abbraccio contenitivo
  • Metodo Tomatis
  • Testimonianze di genitori e ragazzi

Apriamo nei prossimi giorni una sezione che riguarderà l’intercultura, un aspetto che molti enti ancora trascurano nella preparazione delle coppie. Ci occuperemo di America Latina. Non parleremo di clima ed aspetti turistici, non forniremo neppure informazioni pratiche. Per quello ci sono molteplici siti che possono essere d’aiuto.

Cercheremo di esplorare la terra dei nostri figli con rispetto e curiosità.

Non vivendoci sarà una visione parziale e da osservatori, senza giudizio, solo prendendo atto che la realtà può essere anche così. Consideriamola una prima base per guardare  agli altri paesi con occhi diversi.

Ira e rabbia. L’esperto: “Rabbia positiva”

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Sulla scia di don Gallo chiudiamo la sezione “gestione ira e rabbia” con un articolo che considera la rabbia uno strumento per far decollare il confronto e migliorare la nostra società democratica. Sempre se riusciamo a farla convogliare nei canali giusti.

di Emma Young – Internazionale 2013

La collera è considerata un’emozione distruttiva che può rovinare rapporti di amicizia e carriere di lavoro. Ma può essere utile se sappiamo quando, dove, come e perché arrabbiarci.

Chiunque può arrabbiarsi, questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta e nel grado giusto, e al momento giusto, e nel modo giusto, questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile. – Così scriveva Aristotele.

(…) Arrabbiarsi è generalmente un’esperienza spiacevole, per questo la rabbia può essere vista come un’emozione negativa. (…) Ma provare rabbia può aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi e, a lungo termine, essere più sani e felici. (…) Dobbiamo imparare ad usare la nostra rabbia in modo strategico invece di lasciare che sia la rabbia a sopraffarci. (…) La rabbia è considerata una risposta emotiva ad una provocazione.  (…) Il modo in cui reagiamo – e quanta rabbia proviamo e fino a che punto la esprimiamo – varia da persona a persona. (..)

Ford ha osservato che chi tende a essere arrabbiato piuttosto che felice quando si confronta con gli altri dichiara un maggior benessere generale. Gli irritabili per natura manifestano anche un’intelligenza emotiva più spiccata, cosa non sorprendente se accettiamo l’idea che la rabbia, per quanto sgradevole, ha i suoi vantaggi. (…) I ricercatori hanno scoperto che la rabbia, più di qualunque altra emozione, aiuta a unire le persone vicine per convinzioni e può spingere ad agire. Per natura, la rabbia è un’emozione abbastanza energizzante. (…) Se il nostri obiettivo sono migliori condizioni di lavoro o un più ampio cambiamento sociale, la rabbia può essere un grande alleato (..)

L’equipe di Adam si è accorta che gli statunitensi di origine europea facevano più concessioni ad un interlocutore arrabbiato rispetto ad uno impassibile. Gli statunitensi di origine asiatica e gli asiatici avevano la reazione opposta. Secondo Adam, i risultati riflettono le diverse norme culturali sull’opportunità o meno di arrabbiarsi. Distinzioni a parte, se usata con giudizio, la rabbia può portare vari tipi di benefici sia sul lavoro sia nella più ampia sfera dei rapporti sociali. (…)

Litigare con il proprio partner potrebbe essere salutare. La sua equipe ha scoperto che chi soffoca la propria rabbia quando discute con il partner muore più giovane di chi sfoga e risolve le situazioni di conflitto. (…) Le coppie in cui entrambi i partner esprimono la propria rabbia vivono più a lungo (…) La rabbia non dovrebbe essere considerata il motore di tendenze caratteriali distruttive, ma un modo per favorire comportamenti positivi e costruttivi nei rapporti sociali.

(fonte: Internazionale – 19/04/2013)

Per leggere l’articolo completo: 

http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2013/04/20SIE6007.PDF

Ira e rabbia. I Nostri Padri: “L’amore autentico a volte può dividere”

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A proposito di Chiesa coraggiosa, proponiamo questa riflessione di don Roberto e don Marco che ben si allinea con le posizioni di don Gallo. Il coraggio di dire no per abbracciare una fede autentica e non di facciata ci aiuta a costruire famiglie più unite se solo capaci di dialogare anziché di recitare in una commedia perfetta ma senza anima.

 

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-57)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

di don Marco e don Roberto – sacerdoti ed educatori

Oggi davanti a questo Vangelo sentiamo la fatica di capire queste parole: fuoco, divisione … che sembrano contraddire radicalmente il messaggio di pace, di non violenza di amore di Gesù… Ma cos’è questo fuoco che Gesù viene a gettare sulla terra? (…) Spesso noi anche come chiesa rischiamo di spegnere il fuoco di questa parola, di addomesticarla, di toglierle la passione, la forza amorosa… D’altra parte riaccendere questa parola non significa metterle una armatura, cospargerla di benzina per lanciarla contro qualcuno. Pensiamo all’utilizzo fondamentalista della parola che esplode come una bomba in un mercato, in una strada, una chiesa, una sinagoga, una moschea.

Il fuoco della Parola è amore, è non violenza. E’ un fuoco che riaccende la mente per leggere con intelligenza i segni dei tempi, ma anche un fuoco di passione (come certe pagine della Bibbia e dei grandi mistici ci ricordano…). La Parola amorosa è una parola di fuoco, di passione.

Se pensassimo a certe lettere d’amore. Non hanno il linguaggio della ragioneria dello Stato, della cancelleria della curia e nemmeno dell’ufficio postale. Sono parole che contengono una visione, un rischio…sono cifra di una relazione. Basterebbe leggere i versi che Pablo Neruda dedica a Matilde

Davanti alla Parola, a questo fuoco si è chiamati ad una scelta, ad una decisione che può portare anche a  dividersi. Il Vangelo non è una istigazione a rompere i legami familiari, ma a renderli più autentici. Sotto una patina esteriore spesso l’immagine della famiglia nasconde molte ipocrisie. Certi legami di sangue possono dettare logiche ristrette, autoreferenziali, talora logiche violente.

L’immagine nel film  Cento passi, in cui  Peppino Impastato risponde no, urlando in faccia a suo padre che buttatolo a terra gli aveva gridato “ onora tuo padre” è l’emblema di una coraggiosa rottura di un legame che l’avrebbe colluso con quella mafia che Peppino stesso  contrastava e che ne ha provocato la morte il 9 maggio del 1978 (stesso giorno del ritrovamento del corpo di Moro).

Ristabilire i legami a partire dalla Parola significa purificarli da tutto quello che li può truccare e falsificare. Anche i legami di tipo sociale. (…) Le chiese sono spesso spente. Le piccole comunità invece dovrebbero tornare ad essere roveti accesi, che ardono dentro una città. Roveti da cui pronunciare parole di divisione. Parole cioè che rompono con logiche disumane, razziste, prepotenti …

E’ il fuoco che David Maria Turoldo vorrebbe accendere, come scrive in una sua poesia, per rompere le false paci dei nostri monasteri. Che cosa ne abbiamo fatto di questo fuoco della Parola? Quante volte l’abbiamo spento davanti al potente di turno, davanti a logiche mondane in cui le stesse chiese sono cadute.

Ma è pur vero che il fuoco di questa Parola ha anche  riscaldato la nostra vita, ci ha liberato da una religione di facciata e ci ha messo in relazione con la nostra coscienza, con la capacità di pensare, di immaginare. Ci ha spinto a fare scelte vere, coerenti. Ci ha aiutato a vincere la paura, a prendere un po’ di coraggio nell’affrontare la vita e le sue sfide.

E un Vangelo quello di oggi che ci chiede di fare un passo in avanti nella maturità della vita, nella libertà della coscienza, nella adultità della fede.

L’immagine dei bagnanti di Siracusa che si tuffano in mare per soccorrere 164 siriani, tra i quali donne e bambini ci parla di un fuoco che brucia ancora dentro di noi, un fuoco che brucia e fa sentire tutta la passione per l’altro, per la dignità della sua vita, per il suo diritto. Persone spente non compirebbero mai questo piccolo-grande gesto.

Concludiamo con una curiosa risposta data da uno scrittore ad una apparentemente bizzarra domanda. Lo scrittore  Jan Cocteau alla domanda “ Se la vostra casa bruciasse, che cosa mettereste in salvo?” rispose “ il fuoco”

Nel contesto di questo Vangelo alla parola fuoco si potrebbe sostituire amore

Ira e rabbia. Il personaggio: “Don Gallo”

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Ho visto don Gallo in TV per la prima volta qualche anno fa. Ho pensato: “E’ questa la Chiesa che mi piace.” Ho comprato qualche suo libro, ho fatto qualche ricerca e la mia simpatia è diventata ammirazione. Don Gallo era un prete di strada, quelli cioè che non trovi mai, anche nelle ore più disparate perché devono stare vicino agli ultimi, agli emarginati secondo i canoni dei ben pensanti. Parliamo di prostitute, trans, drogati, carcerati … Un po’ mi ricorda San Francesco che, pur agendo in maniera diversa dalla Chiesa tradizionale, non l’ha mai rinnegata, anzi le ha sempre portato rispetto.

Don Gallo è uno di quelli che hanno saputo trasformare la rabbia per le ingiustizie in qualcosa di buono, rimanendo fedele alla sua veste sacerdotale. L’odio, le violenze e le discriminazioni ci fanno arrabbiare. Proprio oggi mia figlia se n’è tornata a casa raccontando un episodio razzista contro una ragazzina con il velo. Che fare? Guardiamo ai modelli positivi, quelli che hanno fatto scandalo nei perbenisti, ma sono stati tanto amati dai “meno uguali”.

In fondo anche Gesù parlava alle prostitute e s’incavolava con i venditori nel tempio. Viva quella Chiesa che non tace e rifiuta di stare al suo posto!

“Un cristiano se non è un rivoluzionario in questo tempo, non è un cristiano” – Papa Francesco in occasione dei 100 giorni del suo pontificato il 18/06/2013.

E ancora:

“”Chi sono io per giudicare” – Papa Francesco nell’intervista sul mondo gay il 30/07/2013.

Scrive Vito Mancuso sul Repubblica 30/07/2013: “Queste parole collocano il Papa non tra i capi di stato e i potenti di questo mondo che per definizione giudicano, ma tra i discepoli di Gesù attenti a mettere in pratica le parole del Maestro: – Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati (Luca 6,37).

Don Gallo l’aveva capito da tempo…

Comunicazione GSD. Per genitori: “Il racconto delle origini – Terni settembre 2013”

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Dott.ssa Roberta Lombardi psicoterapeuta Ass. “Contuttoilcuore Famiglie”

e Giudice onorario del Tribunale dei Minori di Roma.

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IL RACCONTO DELLE ORIGINI TRA VERITA’ ED OMISSIONI.

“Età per ascoltare, maturità per capire, cuore saldo per comprendere”.

Sabato 14 Settembre 2013 – ore 16,00 – 18,00

Terni c/o Villa Santo Spirito Strada Collerolletta n. 15

(per chi viene dalla E 45, uscita Perni Nord direzione S.Gemini, poi al primo semaforo seguire le indicazioni).

Parole chiave dell’incontro: La storia delle origini, Verità dolorose, Il segreto, Maturità cognitiva ed emotiva, documentazione dell’adozione.

La partecipazione è libera e GRATUITA.