Ira e rabbia. “Disagio psichico dei giovani: dai media sembrerebbe che…”

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Un ragazzo italiano su cinque tra i 18 e i 24 anni dichiara di avere “difficoltà di vita” (i problemi riguardano soprattutto l’ambito familiare) e il 61 per cento accusa sintomi di vario tipo, ovvero disturbi fisici o psichici. Nella fascia di età successiva, 25-34 anni, queste percentuali sono pure più alte, rispettivamente il 72 e l’80 per cento (sondaggio condotto da Sinopia Ricerche nel settembre 2012). Chiedono però aiuto in pochissimi, lo fa soltanto il 15 per cento. Timore di stigma sociale, onnipotenza adolescenziale, ambiente protetto della famiglia e delle strutture accademiche possono essere alcune delle motivazioni alla base di questa resistenza a esprimere il proprio disagio. I giovani che decidono di consultare qualcuno per farsi aiutare vanno in prevalenza dal medico (nel 40 per cento dei casi) oppure si rivolgono a un mix eterogeneo di figure (tra cui farmacisti, sacerdoti e maghi). Ma soltanto il 20 per cento sceglie i servizi di assistenza psicologica. – Vera Martinella –corriere.it 10/12/2012

Depressione, disturbi dell’umore, d’ansia e del comportamento alimentare: nel 2015 saranno le malattie psichiche più diffuse nella popolazione italiana e potrebbero riguardare addirittura un italiano ogni quattro. Questo almeno, stando alle stime rese note durante l’ultimo convegno della Federazione Nazionale delle Strutture Comunitarie Psico-Socio-Terapeutiche (Fenascop), ovvero le comunità che si occupano della cura del disagio psichico. Le categorie considerate più a rischio dagli esperti sono i giovani fino a 25 anni (l’80 per cento dei casi di disagio psichico infatti ha gli esordi entro questa età) e le donne, che hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi di depressione rispetto agli uomini, mentre ragazze giovani e giovanissime, tra i 12 e i 20 anni, restano le più esposte al pericolo di manifestare disturbi alimentari. – Vera Martinelli – corriere.it 10/12/2012

Disturbo bipolare, troppe diagnosi sbagliate. Ogni giorno in Italia si verificano migliaia di errori di diagnosi in pazienti affetti da disturbo bipolare scambiati soprattutto per semplici depressi (60%) o per ansiosi (26%), con conseguenti inadeguati trattamenti che possono finire col peggiorare la loro situazione talora al punto da spingerli sull’orlo del suicidio, un rischio che in questi pazienti è 15-30 volte più elevato del normale. (…) Se il paziente arriva da noi nella fase depressiva può ingannarci, per poi virare nella fase maniacale in cui il tono dell’umore è completamente opposto. Purtroppo i pazienti non vanno mai dal medico quando sono in questa fase in cui si sentono dei leoni e pensano di non aver alcun bisogno di cure e si oppongono ai familiari che tentano di convincerli a farsi visitare. Come riconoscerli? L’unica arma di cui disponiamo è un’attenta valutazione clinica perché purtroppo è sempre mancato, in questa come nelle altre malattie psichiatriche, un marker obbiettivo capace di fornire una diagnosi di certezza. (…) all’Università L.U.de.S. di Lugano hanno invece ideato un metodo adatto alla spending review che ha ristretto i fondi della ricerca nell’ultimo anno: al servizio sanitario costerebbe qualcosa come 50 euro a paziente, che potrebbe semmai contribuire con un ticket comunque alla portata di tutti. Può essere effettuato in qualsiasi ospedale e basta un semplice prelievo ematico: si chiama ADAM e si basa sul presupposto, già in parte noto, che la membrana delle piastrine del sangue è lo specchio di quella dei neuroni, cosicché studiando le piastrine possiamo capire cosa succede nelle cellule nervose. Affidabile al 98%. Lo studio nato dall’altra parte delle Alpi ha intanto già varcato i confini elvetici e il prof. Massimo Cocchi, direttore scientifico dell’Istituto Paolo Sotgiu per la ricerca in Psichiatria affiliato all’Università luganese, ha avviato una collaborazione con gli psichiatri dell’Università di Bologna. – Cesare Peccarisi – corriere.it 14/12/2012.

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