Ira e rabbia. L’esperto: “Conoscere se stessi per relazionarsi con i nostri figli in difficoltà”

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Ancora sulla gestione della rabbia degli adolescenti. David Taransaud, (psychotherapeutic counsellor per adolescenti), in occasione di un incontro con i genitori da consigli su come gestire il conflitto. Ci ha colpito la ”teoria del supereroe”: nei momenti di difficoltà le persone si rifugiano nella fantasia e s’identificano con personaggi forti e invincibili. Non è un caso che i fumetti dei supereroi fossero molto in voga durante la II Guerra Mondiale. Così i nostri ragazzi si trincerano dietro ad un’immagine fredda che nasconde la loro fragilità e consente loro di sentirsi inviolabili. L’importante è capire che tutto ciò deriva dalla loro sofferenza. Siamo noi adulti che dobbiamo fare lo sforzo maggiore, quello di entrare nel loro mondo e comunicare nella loro lingua. Invitiamo a leggere il post completo http://spazioadozioneticino.blogspot.it/2013/04/david-taransaud-fantasie-di-onnipotenza.html.

 

 

(…) Come relazionarci con gli adolescenti

Dobbiamo far loro capire che ci interessa conoscerli. Di fronte alla loro aggressività dobbiamo restare calmi, in caso contrario confermiamo l’uso dell’aggressività nelle situazioni di impotenza. Il primo contatto deve avvenire con il loro Sé onnipotente e questo ci fa sentire impotenti.

Davanti a questa sensazione spiacevole possiamo reagire in diversi modi:

1. Il gendarme: ordina, punisce e ha un atteggiamento aggressivo e dominante. Ma cosi rafforziamo la sua convinzione che il mondo è popolato da persone crudeli e che per sopravvivere è necessario il potere e il controllo.

2. L’indifferente: smette di ascoltare e riduce le cure al minimo. Così facendo, l’adolescente ci vede come insensibili ai suoi bisogni e concentrati solo su noi stessi. Si convince che è meglio tenere nascosto il suo Sé ferito, che resta per lui fonte di vergogna.

3 .Il vinto: si sottomette alle richieste dell’adolescente. In questo modo ci mostriamo troppo fragili per affrontare le sue fantasie di onnipotenza e confermiamo la sua credenza che nessuno sia in grado di aiutarlo ad affrontare il suo caos interiore.

4. Il salvatore: presta attenzione con parole di supporto, offre consigli, aiuto e soluzioni. L’adolescente ci vede come una figura autoritaria, forte e potente e ciò rinforza il suo senso d’impotenza e conferma la sua strategia di sopravvivenza attraverso il suo Sé onnipotente.

In tutti questi modi non promuoviamo la fiducia, la crescita e la creatività e consolidiamo il ruolo del suo Sé onnipotente, creando un divario maggiore con quello ferito. I conflitti tra l’adolescente e gli altri peggiorano.

Approcci giusti

Scegliere di credere che il loro comportamento è una forma di comunicazione. Questo automaticamente si riflette sul nostro operato: come lo guardiamo, cosa diciamo e come ci muoviamo. L’adolescente si sentirà ascoltato e questo ci aiuterà a entrare in contatto con lui.

L’adolescente ha attivato in noi il suo (ora nostro) “Sé ferito” e questo ci fa star male. Se siamo coscienti di questo, possiamo riconnetterci e continuare a concentrarci sul ragazzo. Per arrivare a ciò dobbiamo lavorare prima su noi stessi con l’aiuto di qualcuno di cui ci fidiamo.

Dobbiamo dare empatia a noi stessi, alla nostra parte ferita.

Così saremo forti a sufficienza per reagire ai suoi attacchi aggressivi e gli dimostreremo che si può essere, allo stesso tempo, deboli e forti. Se riusciremo a trasmettergli ciò, gli daremo speranza e sarà l’inizio della sua salvezza.

Lavorare su noi stessi

Per il lavoro su noi stessi dobbiamo essere coscienti che vi sono tre tipi di adulti.

1. Quelli che ricordano la loro infanzia e adolescenza. Ricordano come si sono sentiti ed hanno empatia per il loro Sé ferito. Questi adulti (purtroppo sono una minoranza) sanno sempre cosa fare quando sono di fronte agli adolescenti aggressivi.

2. Quelli che hanno dimenticato molti aspetti della loro infanzia e adolescenza. L’adolescente aggressivo ha attivato in loro dei sentimenti che pensavano di avere dimenticato e questo li fa stare male. Ma se prendono coscienza di questo e ci lavorano, potranno crescere emotivamente. Questi sono la maggioranza degli adulti.

3. Quelli che hanno dimenticato di avere dimenticato. Sono gli adulti che reagiscono con aggressività e che non capiscono l’adolescente traumatizzato. Anche per essi è necessario entrare in contatto con le loro parti dolorose dell’infanzia e dell’adolescenza e provare empatia per esse.

L’importante è essere autentici e dobbiamo essere coscienti che di fronte ad un adolescente aggressivo non è sempre facile. Bisogna parlargli di ciò che ci fanno provare, dei nostri sentimenti e per farlo dobbiamo prima conoscerci.

Il ragazzo ci farà provare gli stessi sentimenti che prova lui. E’ importante non attaccarlo o giudicarlo, ma usare empatia. Entrare nei suoi panni, nel suo dolore, ma sapere ciò che noi siamo (vulnerabili e forti assieme). Aiutarlo a esplorare i suoi sentimenti attraverso i nostri. Raccontandogli ciò che ci fa provare con il suo atteggiamento, gli diamo la possibilità di arrivare al suo Io ferito.

Quando sono aggressivi o ci urlano addosso è solo per dirci: “Sii autentico, ti do la possibilità di essere in contatto con me!”. Il modo in cui decidiamo di interpretare il suo atteggiamento avrà un impatto sul nostro comportamento.

Dobbiamo sempre ricordarci che per un ragazzo traumatizzato l’amore fa male. Riaccende ricordi dolorosi. Tramite l’aggressività può tenerci lontano e proteggere la sua parte ferita.

(fonte: spazioadozioneticino.blogspot.it – 04/2013)

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