Ira e rabbia. Papà Marco: “La mia opinione sugli adolescenti violenti”

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Le ricerche su come arginare atteggiamenti violenti in famiglia riguardano tutti, famiglie adottive e non, soprattutto quando si devono contenere persone adulte come i nostri ragazzi grandi. Abbiamo inserito questa testimonianza come diverso punto di vista in parte avallato da un esperimento dell’Università di Barcellona sull’aggressività dei maschi violenti verso le donne. Durante l’esperimento si è creato un ambiente virtuale in cui tredici maschi patiscono le angherie e le torture afflitte alle partner in maniera virtuale. Con l’esperienza “immersiva” questi uomini vedono e sentono il proprio corpo come quello di una donna. Direte voi, cosa c’entra con i nostri figli litigiosi? Questi esperimenti sono agli inizi, ma ci potrebbero essere dei risvolti interessanti nelle neuroscienze. Forse anche per loro sarebbe utile conoscere il sentimento della persona che aggrediscono per ricevere degli stop. E sarebbe utile anche per noi per capire cosa provano i ragazzi con i loro particolari vissuti. Per l’articolo completo: http://www.senonoraquando.eu/?p=13322 

Per motivi professionali, conosco il giovane “figlio adottivo”, processato la scorsa settimana a Lugano per violenza e bullismo, conosco la sua famiglia e pure la vittima principale, e so quanto tutti loro, per anni, hanno sofferto. Per anni infatti questa famiglia è stata confrontata all’assenza di una struttura in cui il figlio adolescente potesse veramente essere contenuto, protetto e curato. Negli anni Settanta, a Torricella, un centro del genere esisteva; era il cosiddetto “Centro minorile”, poi è stato chiuso. 

Avendo lavorato per decenni con ragazzi problematici, posso dire con convinzione che la mancanza di mezzi efficaci per il contenimento della prepotenza che i giovani aggressivi manifestano si traduce, oltre che in un danno per le vittime e per la società in genere, anche in un gravissimo danno per il giovane stesso, che non farà che peggiorare i suoi comportamenti. Provate a mettervi per un attimo nei panni del ragazzo che ogni giorno aggredisce qualcuno a parole e con i fatti e che, di fronte ad un adulto che interviene (genitore o educatore, poco importa), lo manda “affa…” senza che gli succeda niente, e va avanti a comportarsi come prima. Quel giovane si convincerà sempre di più di essere onnipotente. Se poi l’adulto, frustrato e impotente, osa minacciarlo di un ceffone, lui risponderà: “Prova a toccarmi che ti denuncio!” L’adulto, per non finire sui giornali e sotto processo, lascerà perdere, e così il giovane si sentirà ancora di più invincibile, come i bulli dei molti film o giochi elettronici che plagiano la sua mente. Soltanto quando il suo bisogno di fare il bullo non potrà più esprimersi liberamente, il giovane sarà in grado di concentrare le proprie energie in altri campi, potrà imparare un mestiere e fare delle esperienze positive e valorizzanti.”

(fonte: la Regione Ticino – 11/02/2009)

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