Ira e rabbia. L’esperto: “La figura del mediatore dei conflitti”

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di Giulio Maria D’Addio – Mediatore, Formatore ed Insegnante

La figura del mediatore è quella di una persona che “facilita la comunicazione” tra le parti in conflitto, qualunque esse siano, in un modo ben strutturato che più avanti spiegherò. Il mediatore è una figura poco conosciuta poichè in Italia non ha ancora un suo albo come altri specialisti e professionisti. In Europa, invece, è una professione già diffusa e utilizzata nelle situazioni di disagio in azienda, a scuola, tra genitori e figli e tra coppie di partner, realtà che conosco e con cui lavoro da ormai quattro anni. La professione nasce in Francia a metà del secolo scorso. Personalmente ho scelto di sviluppare la parte affettiva sulle basi della comunicazione empatica di Rosemberg.

Il mediatore non ha la bacchetta magica, non è uno psicologo (che stimo, ma anch’egli, purtroppo, sprovvisto della bacchetta!), non prende le parti di uno e non giudica o interpreta situazioni dando letture dictat o consigli dall’alto verso il basso.

Ora diciamo cosa è il mediatore, dopo che abbiamo chiarito cosa non è.

“La mediazione è una modalità di approccio alla gestione dei conflitti. Il suo obiettivo è quello di condurre le parti in disaccordo ad individuare una soluzione mutuamente accettabile e soddisfacente per entrambe attraverso l’ausilio di un terzo neutro: il mediatore.

Chiamando in causa nel proprio processo gli stessi attori della controversia e conducendoli all’individuazione di una soluzione al conflitto in cui non ci siano né vincitori né vinti, la mediazione offre un modo di affrontare il tema del conflitto come una dimensione naturale nel processo di evoluzione di un sistema organizzato, che trova applicazione in ogni ambito della vita sociale.”

Il mio lavoro è quello di facilitare la comunicazione tra le parti in conflitto seguendo una metodologia precisa basata sull’ascolto profondo, il rispetto dei turni di parola e se possibile il tavolo di mediazione.

I “problemi”, che preferisco chiamare “disagi”, non devono essere risolti dal mediatore. Questi, infatti, sono spesso l’espressione di un vissuto pesante aggressivo e incrinato tra le parti. Il mio compito è innanzitutto quello di aiutare la persona a comunicare meglio e con più profondità i propri bisogni inespressi o non sviluppatisi. Quando riusciamo a comprendere che sotto l’aggressività e la violenza verbale superficiale, ci sono motivazioni e sofferenze, quando accettiamo una nuova comunicazione con noi stessi e tra le parti, allora iniziamo ad esprimerci senza irretimenti, andando al sodo, mettendo da parte la rabbia ed investendo nella comunicazione vera. Questo percorso che raccontato bianco su nero pare sterile, schematico e rigido, si sviluppa in realtà con una intensità e magia che spesso va vissuta più che raccontata, poichè, con mia grande gioia, spesso porta ad un profondo incontro insperato, a risoluzioni e serenità ormai date per smarrite.

Dalla mia esperienza di mediatore con le famiglie adottive, ho potuto sperimentare una tensione ed intensità superiore al normale, dato che responsabilità, dubbi, chiusure e valori sono presenti in una gamma ancora più ampia rispetto alle famiglie non adottive.

In questi anni ho seguito più di 20 mediazioni di famiglie adottive. Abitando in Emilia Romagna ho potuto mediare e curare in maniera approfondita soprattutto conflitti di famiglie che si sono rivolte a me dal centro nord.

Senza scendere nei particolari, ho potuto mediare situazioni di conflitto tra genitori adottivi e figli, un genitore e un figlio, figli e fratelli, conflitti tra marito e moglie adottivi.

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“La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione”

Albert Einstein

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Per chi volesse approfondire l’argomento e trovare nuovo modo di relazionarsi con i propri cari, con una nuova fiducia e nuovo rispetto:

Giulio Maria D’Addio

via Ballanti Graziani 1 /A 48018 Faenza (RA)

giulio.daddio@hotmail.it

orario pasti cell 3286669150

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