Ira e rabbia. Save the Children: “Guida pratica alla genitorialità positiva”

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Anche in questo caso abbiamo estrapolato i passaggi più significativi per suggerire come evitare il tranello dello schiaffo. Lo sappiamo bene, la pratica è ben altra cosa, ma sapere che un ente importante come Save the Children ha scritto un manualetto pronto all’uso ci fa capire che ci sono altri genitori in difficoltà, non soltanto noi. Le parti in corsivo sono nostre.

Essere genitore è una delle esperienze più straordinarie della vita. Ci spinge a dare il meglio di noi, ma allo stesso tempo può mettere alla prova la nostra pazienza e la nostra capacità di gestire lo stress. Save the Children, nell’ambito del Programma Daphne, ha elaborato una Guida che non propone delle ricette che i genitori devono seguire per risolvere situazioni specifiche, ma piuttosto li aiuta a riflettere sul loro comportamento e a comprendere meglio il comportamento dei figli.

Nella Guida vengono illustrati gli elementi che sono alla base di un rapporto positivo genitori-figli e si dimostra come questi elementi possano essere utilizzati per risolvere in modo costruttivo le situazioni conflittuali che emergono nel contesto familiare.

Alcuni genitori credono di perdere la propria autorità se non picchiano o urlano ai propri figli. Altri genitori vorrebbero smettere di picchiare o gridare ai propri figli, ma non sanno come gestire diversamente i momenti di stress e di frustrazione. Cosa fare quindi per instaurare una relazione positiva con i nostri figli? E come educarli senza fare ricorso a punizioni fisiche o altre punizioni degradanti? Possiamo farlo applicando a tutte le interazioni con loro, e non solo a quelle più difficili, i quattro principi della genitorialità:

  1. individuare i propri obiettivi educativi di lungo termine;
  2. far sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento ai nostri figli in ogni interazione con loro;
  3. comprendere cosa pensano e cosa provano i nostri figli in diverse situazioni;
  4. assumere un approccio che mira alla risoluzione dei problemi piuttosto che un approccio punitivo.

“Quando il nostro cervello emotivo prede il sopravvento in una situazione di stress o di rabbia può essere molto difficile riuscire a pensare lucidamente. Per riuscire a far prevalere il nostro cervello razionale è necessario fare molta pratica e saper pianificare i comportamenti futuri.

Pianificazione. Potete concentrarvi su una particolare situazione problematica. Quando siete calmi parlatene con vostro figlio e ascoltate il suo punto di vista; poi decidete quale comportamento tenere la prossima volta al fine di raggiungere gli obiettivi di lungo termine e di dare a vostro figlio le informazioni di cui ha bisogno per imparare.

Azione. Quando poi la situazione si presenta, fate un profondo respiro, concentratevi sui vostri obiettivi a lungo termine e cercate di metter in pratica il comportamento che avevate pianificato. Mantenete la calma e fate prevalere il vostro cervello razionale. Continuate a fare questo esercizio concentrandovi su una situazione per volta cercando di migliorare di giorno in giorno.

Nessun genitore è perfetto. Tutti commettiamo degli errori, ma possiamo imparare da questi proprio come fanno i nostri figli.

La guida fornisce informazioni scientifiche sugli effetti collaterali di punizioni fisiche o psicologiche.

Girato in bianco e nero di un retrò del 1940 stylephotographer indossa un cappello Fedora e con una macchina fotografica d'epoca con lampadina lampeggiante lampo Archivio Fotografico - 9519858

Una particolare attenzione deve essere riservata agli obiettivi di medio termine. “Immaginate di osservare la situazione che state vivendo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. Se zumate in avanti riuscite a veder solo i problemi di breve termine, se invece zumate indietro riuscite ad avere una visione più ampia. Utilizzando questo approccio comincerete a capire quanto sia importante concentrarsi sugli obiettivi di lungo termine anche in situazioni che richiedono una soluzione immediata.

(…) Quando sentite che i muscoli si irrigidiscono, il battito del cuore aumenta, che il tono della voce si alza state ricevendo un segnale: in quel momento avete l’opportunità di insegnare qualcosa d’importante a vostro figlio. Avete l’opportunità di insegnare a

  1. gestire lo stress
  2. comunicare con gentilezza
  3. gestire le situazioni conflittuali
  4. tenere conto dei sentimenti altrui
  5. raggiungere il vostro obiettivo
  6. ogni volta che gestite bene queste situazioni anche loro imparano a gestire nello stesso modo il proprio stress.

Fare sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento”.

Si parla poi dell’evoluzione della mente del bambino in modo da suggerire un giusto approccio in base ai livelli di conoscenza e di apprendimento.

Per quanto riguarda il periodo dell’età scolare (5-13 anni) viene fornito uno schema per individuare i punti di forza del temperamento di ogni bambino e le criticità in modo da far leva sulla qualità e rafforzare gli elementi deboli. Allo stesso tempo, però, lo stesso genitore deve individuare le criticità e le qualità del suo temperamento.

(…) “…comprendere il temperamento può aiutarci a capire i motivi che sono alla base di tante situazioni conflittuali in famiglia. Può aiutarci a capire perché urlare e agitarsi è inutile. I nostri temperamenti possono essere cambiati, possiamo però trovare il modo di risolvere le situazioni conflittuali senza litigare o discutere cercando di rispettare le differenze reciproche e superarle.”

Arriviamo alla pubertà: gli ormoni provocano di per sè sbalzi d’umore.

“Il ruolo dei genitori in questa fase è quello di proteggere i figli rispettando il loro crescente desiderio di indipendenza.” Segue un elenco di suggerimenti tra cui cercare il dialogo senza forzarli, essere sempre presenti e pronti ad aiutarli, invitare i loro amici a casa, sapere dove sono e con chi, rispettando la loro esigenza di privacy, aiutarli a resistere al condizionamento dei coetanei, invitarli ad aiutare gli altri e parlare dei loro sogni ed obiettivi.

“Lo sviluppo cerebrale di un adolescente non è ancora del tutto completo; infatti quelle parti del cervello che ci aiutano a prevedere le conseguenza delle nostra azioni, pianificare, ponderare le opzioni possibili non sono ancora de tutto formate. A volte gli adolescenti fanno cose molto rischiose proprio perché pensano che non possa succedere loro niente di male. (…) e proprio come accadeva quando era bambino ora potete continuare a garantire ai vostri figli un ambiente sicuro, dare loro informazioni e favorire la loro crescita. In questa fase l’adolescente sta tentando di spiccare il volo, a volte cadrà, ma con il vostri aiuto imparerà a volare.

Quando cerchiamo di tenere sotto controllo e punire gli adolescenti provochiamo rancore e rabbia, mancanza di sincerità e forti resistenze. Gli adolescenti che vedono nei genitori solo la forza che li tiene sotto controllo e interferisce con la loro vita tendono ad evitarli e a diventare depressi e ansiosi. Hanno paura di confidarsi con loro quando hanno dei problemi, passano meno tempo con loro e rifiutano i loro consigli.”

fonte:  http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Pubblicazioni/Related?id_object=164&id_category=37)

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