Ira e rabbia. Mamma Giulia: “Uso metodi alternativi alla sberla”

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“Sulla sberla non sono d’accordo, anche se in passato qualcuna ne è volata. Andava bene quando erano più piccoli e una sculacciata faceva finire un capriccio.

I ragazzi, invece, vogliono essere presi sul serio, perché loro si prendono sul serio, e un ceffone non fa altro che sottolineare il nostro potere e la nostra superiorità fisica (nel mio caso devo stare attenta perchè avrei la peggio in uno scontro fisico). La sberla chiude il discorso, non lo apre. Non so neppure io quante volte mi prudono le mani e quante volte sono uscita dalla stanza per non alzarle in faccia alle mie figlie, ma cerco di trattenermi.

Sono d’accordo invece sull’affrontare temi anche pesanti. Con un 15enne si può parlare della parte più dura della vita e se possibile anche mostrarla. Con giusto modo, per non scioccarlo, ma abbastanza da “svegliarlo”.

Ad esempio a mia figlia dopo che era scappata per un intero giorno, ho fatto leggere un articolo su un ragazzo scappato di casa e morto tragicamente, non perchè ha incontrato il mostro, che avrebbe potuto incontrare, ma di stenti e di freddo. Ho cercato qualcosa che non assomigliasse troppo alla sua avventura, che non si spaventasse troppo, e non è stato facile parlare di morte e stupidità allo stesso tempo. Non so se ho fatto bene ma credo le sia servito.

Ho iniziato a parlare di droga e di quanto anch’io (come tutti quelli nati dopo gli anni 50) fossi nella facile condizione di avvicinarmici. E quali tremende porte ho visto aprirsi ad un paio di compagni delle superiori. Quelle del carcere minorile non sono le peggiori, ma si può comunque visitare, basta prendere appuntamento.

Anche i campi estivi organizzati da associazioni di volontariato non sono male. Accettano ragazzi dai 15 anni in su e una delle mie figlie trascorrerà sicuramente un paio di settimane l’estate prossima. Secondo me avvicinano alla realtà e aiutano il ragazzo a ragionare sulla sua condizione.”

(fonte: it.sociale.adozione)

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