Adozione e luoghi comuni: “Partiamo dalle origini!”

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di Margarita Soledad Assetati – psicologa e psicoterapeuta

Usare le parole in modo adeguato evita l’insorgere di malintesi, dubbi, rancori e frustrazioni, soprattutto da parte di coloro che vivono una specifica realtà quale è quella dell’Adozione. Purtroppo spesso mi trovo a “scontrarmi” con gli addetti ai lavori e con gli esperti, quando faccio loro notare che è davvero poco funzionale usare in materia di “adozione”, parole quali: Abbandono, Trauma dell’Abbandono, Genitori Biologici, Veri Genitori, Nuova Famiglia, ritorno alle origini, ecc…

Penso che sia importante costruire un vocabolario adeguato alla realtà adottiva. In questo progetto, oltre all’uso dei termini in un modo che siano il più fedeli possibili a ciò che descrivono, c’è anche il desiderio di cambiare la cultura dell’adozione, o meglio di riportarla al suo significato etico, sociale e umano, in cui si tiene conto che le persone che ne fanno parte, hanno provenienze  geografiche, politiche, sociali, linguistiche e culturali profondamente diverse.

Perché questa scelta di campo? Perché credo che ogni aspetto che appartiene all’essere umano ritorna lì, alle origini, alla base dei significati, siano essi etimologici, di senso, di valori o di affetti.

Vorrei iniziare a parlarvi di che cosa significa la parola “Adottare”: Ad- optare (dal latino), cioè optare per= scegliere.

Ecco perché penso che l’adozione non parta da un sentimento altruistico, o forse anche da questo, ma alla base dell’Adozione c’è una scelta.

La scelta di una famiglia? Si.

La scelta di fare un’avventura indimenticabile? Anche.

La scelta di curare le proprie ferite? Anche.

La scelta di prendersi cura di un bambino… lasciato, anche.

Migliaia di scelte, quante sono le persone coinvolte.

Ma alla base di tutti questi comportamenti, desideri, bisogni, affetti, emozioni c’è una semplice, a volte profonda, altre volte valida e molte volte complessa … scelta!

Se usassimo la parola “Scelti” al posto di “Adottati”, quale impatto pensate che avrebbe sulle persone? Su di voi? Se voi foste definiti come “figli scelti”, oppure come “genitori che fanno una scelta”, come sarebbe?

Non potrei dire che sarebbe bello, ma sentirei queste parole senza dubbio autentiche. Perché rispecchiano la realtà (bella o brutta che sia).

È reale che sono una figlia scelta, è reale che i miei genitori hanno fatto una scelta.

Non sento in queste parole un giudizio di valore, una definizione, una connotazione, né su coloro che hanno fatto una scelta né su coloro che sono stati scelti… Non vi pare?

Raccontiamo, allora, la nostra storia che è…

La storia di uno di noi!

C’era una volta, in un luogo lontano, una donna …

In un’altra parte del mondo, c’era una coppia che scelse di prendere un bambino, diventando genitori…

C’era un bambino, a cui una donna aveva dato la vita. E poi, ad un certo punto, è stato scelto da una coppia di genitori, ed è diventato loro figlio…

To be continued…

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