Adozione etica: “La scelta dell’ente trova radici nella nostra etica”

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Vogliamo inserire la risposta di Genitori si Diventa ad una coppia che chiedeva consiglio sulla scelta dell’ente. Dopo aver chiarito che cosa è adozione internazionale riprendendo concetti che sono stati sviluppati in questa sezione del blog (dare una famiglia ad un bambino e non figli alle coppie, approfondita indagine conoscitiva dei genitori, apertura della coppia sul paese di origine e colore della pelle del bambino, accompagnamento dell’ente…) aggiunge:

“La maggioranza dei bambini adottabili internazionalmente non sono in fasce o giù di lì, sono colorati , non provengono da paesi in grado di fornire schede mediche sicure al 100 x 100 e per adottarli ci vuole tempo. Questa è la realtà. Voler forzare questa realtà, magari andando a cercare chi promette, esplicitamente o implicitamente, iter semplificati, tempi brevi, bambini piccoli, sicuramente sani, vuol dire rischiare di essere conniventi con azioni al limite della legalità se non addirittura illegali, a volte di avallare un vero e proprio mercato dei bambini. (…)

Fatte queste premesse che cosa si deve chiedere ad un ente? Come fare a valutare che quell’ente non vi lascerà soli di fronte a scelte difficili e drammatiche? Perché vi assicuro che trovarsi di fronte ad un bambino e dover dire di no, magari perché quell’ente non ha tenuto in debito conto fin dove arriva la vostra disponibilità o perché opera avvalendosi d’intermediari senza scrupoli, è un’esperienza che si paga in termini di grande sofferenza personale. Un buon ente dovrebbe essere in grado di difendervi da questo tipo di situazioni. Purtroppo non sempre è così. Non tutti i 70 enti autorizzati dalla CAI, al di là delle frasi e delle dichiarazioni di facciata, vi garantiscono questo.

Noi, per ovvie ragioni, non vi indirizzeremo mai a questo o quell’ente. Non sarebbe giusto, né corretto. E’ una scelta vostra. Possiamo però dirvi che cosa fa o non fa un ente affidabile.

• Prima di tutto non vi blandisce.

• Non cerca di accalappiarvi promettendovi tempi brevissimi: normalmente il tempo di attesa è di almeno due anni (per alcune direzioni anche di più).

• Dichiara da subito i costi in modo trasparente, rilasciando ricevute di ogni spesa sostenuta, che comunque rientrano nei tetti massimi stabiliti dalla Commissione Adozioni Internazionali. I costi variano da paese a paese, dal tipo e dalla quantità dei documenti richiesti, e si aggirano in media intorno agli 8000, 9000 euro escluse le spese di viaggio e permanenza (alcuni enti includono nei costi complessivi anche le donazioni agli istituti, altri no).

• Un ente serio è impegnato a tutto tondo nella cooperazione e nel sostegno al paese nel quale opera. L’adozione è solo una delle attività dell’ente, per altro impegnato in progetti di aiuto reale e di promozione economica e culturale(costruzione e/o finanziamento di scuole, ospedali, microcredito, sostegni a distanza, ecc.) affinché i bambini di quel paese non vengano più abbandonati e rimangano, come è giusto che sia, nelle loro famiglie o comunque nel loro paese.

Un buon ente offre corsi di formazione pre e post adottivi, aiuta la coppia nella scelta del paese, discute le sue eventuali preclusioni, sa dire di no a richieste troppo specifiche.

Conosce gli istituti che accolgono i bambini, ha operatori che periodicamente viaggiano nei vari paesi, che conoscono i bambini personalmente e non si affida solo ad intermediari.

• Un buon ente abbina la coppia con il bambino o con un gruppo di fratellini in Italia. Permette cioè alle coppie di accettare o di rifiutare l’abbinamento proposto solo PRIMA che avvenga l’incontro. Se il paese scelto dalla coppia non prevede l’abbinamento in Italia, l’ente accompagna la coppia, nel senso che se la coppia – per qualunque motivo – non accetta il primo abbinamento proposto dal centro adozioni di quel paese, richiama la coppia in Italia, non la lascia sola in balia di profittatori senza scrupoli che, giocando sull’oggettiva fragilità e emotività della coppia in quel momento, potrebbero forzarla a fare scelte moralmente discutibili.

• Un buon ente vi dice tutto ciò che sa del bambino, la sua storia, la sua salute, la presenza o meno di famigliari, e vi informa di ogni avvenuto cambiamento nella situazione inizialmente prospettata.

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Domande specifiche da fare a un ente quando lo si contatta:

• Quali sono i tempi reali? • Quante coppie sono in lista d’attesa? • Quali sono i costi totali? • Quando vengono versate le prime somme? • Quali progetti di cooperazione sono stati attivati in quel paese? • Chi sono i responsabili dell’ente per quel determinato paese? Quante volte lo visitano? Conoscono i bambini? • Come si comportano in caso di difficoltà impreviste quando la coppia è già nel paese?

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Consigli concreti:

• Preferire enti che operino in più paesi, meglio in più aree geografiche (questo vi consente di non dover cambiare ente nel caso il paese prescelto decida, per qualunque motivo, di sospendere il rapporto con quell’ente). • Cominciare presto a pensare ad un paio di direzioni possibili. • Selezionare gli enti che operano in quelle direzioni. • In base ai criteri che vi abbiamo suggerito scegliere i tre o quattro enti che vi danno più affidamento. • Cominciare a contattare gli enti anche prima di avere il decreto d’idoneità in mano.”

(fonte: Antonella Gai Genitori si diventa 03/2013)

Per lo scandalo in Kyrgyzstan vedi l’intervista  dello 03/04/2013 all’ex Console onorario con una dettagliata  ricostruzione dei fatti: http://www.aibi.it/ita/kyrgyzstan-scandalo-adozioni-internazionali/

Per orientarsi nella giungla dei costi vedi http://www.italiaadozioni.it/?p=5262

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