Adozione etica. Mamma Tea: “Il compito degli operatori prima dell’abbinamento e nel post adozione”

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“Contribuisco volentieri ad arricchire la sua conoscenza sull’argomento, non per desiderio di protagonismo, ma perchè ritengo fondamentale che emergano problematiche che, per superficialità e ordinario senso di pudore non vengono descritte nella loro drammaticità. Noi, nonostante tutte le nostre ottime intenzioni, nonchè il supporto dell’associazione delle famiglie adottive, stiamo incontrando difficoltà enormi. 

Il discorso è ampissimo, ma voglio sottolineare alcuni punti fondamentali che questa storia mi suggerisce di indicare per una corretta preparazione delle coppie per l’adozione: 

– la coppia deve essere molto affiatata e sostenuta da incrollabili (e sottolineo incrollabili) valori umani e morali. 

– fondamentale “affrontare e preparare” le relazioni con i parenti e in particolare i nonni o comunque chi ha contatti frequenti o di collaborazione con i genitori e con il bambino…. possono essere deleteri per il consolidamento dei rapporti con i genitori adottivi. Per cui, oltre al corso alla coppia, sarebbe necessario se non un incontro o di preparazione o addirittura di “allontanamento” per soggetti che non preparati all’adozione possono rivolgersi ai bambini con atteggiamenti altamente protettivi e destabilizzanti per l’affermazione dei ruoli genitoriali, creando una condizione di confusione costante su chi “è cattivo” perchè da delle regole e chi “è buono” perchè “lo capisce e sa quanto ha sofferto” (devastante). 

– osservare fino a che punto la coppia dispone di sufficiente “dinamismo” e fantasia per poter rendere accattivante la relazione con un figlio e soprattutto quando questo inizia a voler “conoscere di più il mondo” e quindi anche la sua storia. Un figlio adottivo in una famiglia di pantofolai può “esplodere” …. ed ha perfettamente ragione!!!! Il figlio adottivo “vuole vivere di più” rispetto a un figlio naturale, vuole riscattare questa sua “differenza”, come lui la sente a livello inconscio creandogli una costante inquietudine ed è necessario potergli offrire proposte nuove, mirate e costruttive all’interno di un progetto educativo che possa orientarlo su strade positive.

Agli operatori vorrei dire:

– quando la coppia viene a chiedere aiuto non sottovalutare i suoi segnali… se è arrivata a farlo è perché non ne può proprio più…. Non lasciatela sola, perché tende comunque a isolarsi per l’enorme peso che deve sostenere. 

– fate in modo di avere un ampio bacino di proposte da offrire alle famiglie ed ai ragazzi che avranno bisogno di orientarsi. 

– il livello di sofferenza è estremamente alto e le coppie in difficoltà non hanno bisogno di incontrare “operatori”, ma “amici esperti” che gli facciano capire che qualcuno s’ interessi di loro.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma desidero sottolineare che gli elementi fondamentali nel vostro ruolo sono il rispetto e l’attenzione verso le persone e, come dice Ernesto Olivero del “Sermig”, se si vuole fare del bene, bisogna fare le cose bene”.

Ritengo, infine, che le coppie adeguatamente accompagnate diventino più aperte alle relazioni, più responsabili/attive sul piano civico mostrando voglia d’impegnarsi nel sociale, siano in due parole capitale sociale.”

(fonte: http://www.servizisocialionline.it/adozione-e-formazione.pdf – mail di una mamma adottiva)

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