Adozione etica: “Famiglie adottive troppo sole, dalla scelta dell’ente al post adozione”

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Ogni anno, ma quest’anno ci è sembrato più aggressivo del solito, dopo la pubblicazione delle anticipazioni CAI vengono creati pacchetti di programmi, articoli e approfondimenti sull’adozione. Ci si è concentrati sul calo delle adozioni. Addirittura si è arrivato a dire che le coppie italiane stanno diventando meno accoglienti. A questo riguardo ricordiamo ancora che l’Italia è al primo posto in Europa e al secondo posto nel mondo, dopo gli USA, come numero di adozioni.

Non ci dovrebbe sorprendere una certa diffidenza delle coppie verso il futuro in tempi di crisi e crediamo sia umano farsi delle domande sulle criticità del processo adottivo che, non finiremo mai di ripeterlo, non si esaurisce nell’iter burocratico e si rivela più complesso nel post adozione. Sarebbero situazioni gestibili se solo la famiglia venisse supportata.

Forse le coppie si parlano, realizzano che oltre alla lunghezza dell’iter e ai costi impegnativi, ci sono anche complessità da gestire. Poi c’è, a volte, l’aggravante di agire in un clima culturale poco accogliente. Ne sono un esempio le infelici esternazioni degli ultimi giorni di qualche politico sul colore della pelle del nuovo ministro Cecile Kyenge. Già, perché l’adozione riguarda tutta la comunità (intendiamo scuola, parrocchia, centri cittadini, famiglie, compagni di classe, vicinato, operatori, educatori etc) non solo la famiglia adottiva.  Invece la famiglia molto spesso è lasciata sola.

Ci domandiamo che cosa possano capire le persone che non conoscono questo mondo.

Noi che lo viviamo dall’interno, che conosciamo famiglie che si muovono prudenti nelle mille prove a cui la vita le mette di fronte, rimaniamo imbarazzati di fronte a certe esternazioni e tanta superficialità. Proviamo in breve a riassumere ciò che, secondo noi, sono le riflessioni che vale la pena chiarire o semplicemente focalizzare.

 

COSTI

Da un servizio visto in TV (Uno Mattina del 31/01/2013) sembra che i costi oscillino tra gli eur 5.000 ai 20.000 euro. Una persona in sala affermava che lei non se lo può permettere. Ci sono enti ed enti, come ribadiva un ospite del programma. Loro si sono rivolti ad un ente di volontari che ha portato a compimento l’iter a costi contenuti.

Nei costi valutiamo anche il post adozione. Forse una struttura costa di più ma ti offre anche di più come servizio alla famiglia. Queste sono valutazioni che devono essere fatte dalla coppia e chieste in maniera esplicita all’ente a cui ci si rivolge. Una volta a casa la famiglia potrebbe aver bisogno di un supporto concreto che l’ente dovrebbe essere in grado di fornire. Altrimenti sei costretto a rivolgerti a professionisti privati, per di più non sempre preparati per le tematiche dell’adozione, che costano molto. Le ASL fanno quello che possono.

Contenimento dei costi da parte degli enti. Sembra che si possano rivedere i compensi con i mediatori all’estero e avvalersi di personale dipendente, pagato dall’ente a mese e non a cottimo. Queste sono considerazioni che devono fare nei loro bilanci i singoli enti. A questo propositi sarebbe interessante conoscere il peso delle Famiglie all’interno del dibattito CAI.

I costi sono deducibili dal 730. Basta chiedere all’ente con cui siamo in contatto o al nostro commercialista per conoscere gli aggiornamenti del caso. Siamo d’accordo nell’affermare che le coppie andrebbero aiutate in base al reddito ad avere una maggiore deducibilità fiscale. Attualmente il 50% è fiscalmente deducibile; il 50% delle spese restituito dallo stato in misura parametrata alla ricchezza delle coppie viene invece deciso di anno in anno in base ai fondi disponibili (vedi sito della CAI). In questo caso va sottolineato che se tutti pagassero le tasse, ci sarebbero i fondi per aiutare chi più ha bisogno. Quindi,  in un clima di formazione di una maggiore coscienza e partecipazione civile, cerchiamo di non scaricare sullo stato responsabilità che sono di ognuno di noi, anche quando assecondiamo prassi consolidate nel nostro quotidiano come la non emissione dello scontrino fiscale. Siamo consapevoli che l’evasione fiscale (e gli sprechi!) tocca ambiti ben più ampi. Il messaggio è che non possiamo lamentarci senza agire da cittadini onesti.

Si consideri, inoltre, l’età del bambino che entra in famiglia. Potrà sembrare una forzatura, ma non sottovalutiamo il ragionamento. Se un bimbo arriva in media all’età di 6-7-8 anni, in quegli anni noi non l’abbiamo mantenuto. Quanto ci sarebbe costato mantenere un figlio fino a quell’età? Secondo d.repubblica.it del 21 febbraio 2013 (“Caro bimbo, poveri genitori” di Eva Grippa) nel primo anno di vita un bambino costa da 6.585 a 14.110 euro. Certo, siamo consapevoli che una cosa è far fronte ad un esborso in un’unica soluzione e un’altra giorno per giorno. Come sempre nella vita bisogna stabilire dei progetti e delle priorità.

L’inseminazione artificiale non costa meno. Se poi mettiamo in conto i costi in termini psicologici diventa, a nostro avviso, una cifra ben più pesante rispetto ad un’adozione.

TEMPI

Si parla di tempi lunghi, di colloqui estenuanti per la coppia, del tempo dell’attesa che non passa mai (tempi medi 25 mesi secondo il rapporto CAI 2012). Secondo Andrea Speciale, membro CAI dal 2007 e appartenente al Forum delle Associazioni Familiari (oltre 3 milioni di famiglie), la verifica della coppia è necessaria. Semmai quello che deve cambiare è la tempistica e la preparazione dei soggetti che gestiscono l’attuale sistema che “con le note criticità e i diffusi patologici ritardi non riescono a far sentire accolte le famiglie, ma sembrano che facciano di tutto per allontanarle e scoraggiarle.” – Intervista di GSD del 02/01/2013

Le valutazioni delle coppie sono diventate più rigide perché negli ultimi anni ci sono stati ingressi di bambini con bisogni speciali che hanno il diritto di avere genitori speciali. Anche se i fallimenti adottivi sono una percentuale modesta rispetto al numero delle entrate in Italia di bambini dati adozione, negli ultimi anni si è riscontrata una crescita dei rifiuti da parte delle coppie. La fase più critica è quella della preadolescenza e adolescenza quando s’innescano meccanismi aggressivi da parte del ragazzo che la coppia è impreparata a gestire. A questo proposito si consiglia di leggere i due interventi degli psicologi Luigi Cancrini (12 marzo 2013) e Emilio Masina (17 marzo 2013) su questo blog.

La burocrazia all’estero non è direttamente controllabile dalla CAI. I paesi si aprono e si chiudono alle adozioni. E’ difficile da prevedere da parte della coppia. Si può essere molto sfortunati se ci si incanala nella corsia sbagliata e i tempi possono davvero sballare. Certo è che i rapporti con le Autorità Centrali degli altri paesi dipende anche dal comportamento di ciascun ente, con ricadute enormi su tutte le altre adozioni effettuate da altri enti in quel paese. Dipende poi dalla trasparenza del paese collaboratore. La recente sospensione del Kirghizistan per tangenti, da un lato ci fa vivere la sofferenza delle coppie che non sanno se ci sarà davvero una lieta conclusione dell’iter adottivo in corso, dall’altra ci fa nuovamente riflettere sulla necessità di combattere il dilagare di corruzione e lucro sugli esseri umani.

Meglio aspettare di più se questo significa essere sicuri della trasparenza dello stato di adottabilità del bambino. La povertà non dev’essere uno stato di adottabilità, ma la provata incapacità della famiglia biologica a crescere quel bambino. L’adozione internazionale dovrebbe essere l’ultima pedina da giocare.

INSEMINAZIONE ARTIFICIALE

Sembra che sempre più coppie si rivolgano a specialisti per l’inseminazione artificiale e che la scienza abbia alzato le probabilità di successo. Dal 2005 al 2009 il numero delle coppie che si è avvicinato alla procreazione assistita è cresciuto del 37%. Quasi un paziente su quattro ha più di 40 anni. L’età è la prima causa di infertilità. Nell’88% dei casi chi adotta ha sperimentato queste tecniche.

L’adozione non dovrebbe essere l’ultima spiaggia dopo l’inseminazione artificiale. I due percorsi dovrebbero essere separati o almeno distanziati nel tempo. Sarebbe molto meglio e corretto nei confronti del bambino scegliere già all’inizio. Gli aborti multipli non aiutano la coppia psicologicamente. Un bambino già deprivato all’origine si merita molto di più. Secondo  Raffaella Pregliasco, responsabile del Dipartimento Adozioni dell’istituto degli Innocenti di Firenze, considerare l’adozione come ultima spiaggia è un errore. Il ricorso a tecniche di fecondazione assistita può influire negativamente sul giudizio di idoneità di una coppia – L’espresso 15/01/13. E’ importante che la coppia abbia maturato la consapevolezza che un figlio adottato non è il surrogato di un figlio biologico mancato.

Dopo aver aspettato fino alla quarantina per le proprie vicissitudini personali e familiari, non si può poi inveire contro la burocrazia perché i tempi sono lenti. Anche in questo caso si tratta di stabilire delle priorità. Nella vita non si può avere tutto.

CONCLUSIONI

L’adozione non segue le regole di mercato ma ha bisogno di scelte valoriali di grande impegno. Perché nell’adozione è soprattutto il minore a prendere un rischio. La coppia adottiva, da parte sua, adottando compie una scelta di civiltà che ci arricchisce tutti come società. Ma noi tutti dobbiamo aiutarla perché si evolva per il meglio. 

Concludiamo con l’intervento di Anna Guerrieri su GSD del 25/01/2013. “L’adozione (nazionale e internazionale) è uno strumento giuridico fondamentale per dare una famiglia a bambini e bambine che non la hanno. Se non ci fosse l’adozione, tanti bambini resterebbero soli. (..) E’ bene quindi tenere la discussione saldamente su un binario preciso: come far si che l’adozione (nazionale e internazionale) funzioni al meglio. (…) Quello che manca ancora, tuttavia, sono risultati positivi più stabili in materia di accuratezza del processo, di attenzione alle prassi, di aiuto economico alle famiglie che si rendono disponibili, di preparazione prima e di sostegno dopo l’adozione.

Dunque, se abbiamo a cuore l’istituzione dell’adozione, se ci crediamo, abbiamo il dovere di intervenire nel dibattito di questi mesi e di dire che, ben consapevoli dell’intenso lavoro dei tanti che credono fortemente nel bene dell’adozione, si può fare “meglio” e “di più”.

Si può farlo ad esempio in materia di controllo di quelle che sono le strutture all’estero delle controparti Italiane, i referenti esteri. Una normativa esiste ed appare piuttosto chiara, piacerebbe darne per scontata l’attuazione.

Si può farlo nell’investire sulla preparazione di chi si apre all’adozione, aprendo una finestra vera sulle realtà dei bambini che si incontreranno, non minimizzando il significato di “bisogno speciale” dal punto di vista medico, anagrafico o di fratria, bensì aiutando a comprendere l’entità di quello che si sta facendo prendendosi cura di una persona con una propria storia, un proprio vissuto e una propria realtà importanti, forti. Se l’adozione è quello che deve essere, uno strumento per i bambini, si può fare certamente di più.” (…)

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