Adozione etica. Cosa dice la CAI: “Sintesi del rapporto annuale 2012 sulle adozioni internazionali”

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Ad aprile è stato pubblicato il rapporto annuale CAI con dati completi sulle adozioni internazionali 2012. Pur rilevando un consistente calo delle adozioni (-22,8% bambini adottati;  3.106 i bambini stranieri entrati in Italia nel 2012), la CAI tiene a precisare che dopo i due picchi registrati nel 2010 e 2011, quando è stata superata la soglia di 4.000 adozioni, era difficile eguagliare il numero di bambini adottati nel 2012. Già dal 2005 negli altri paesi si era registrata una costante contrazione, mentre l’Italia era in controtendenza.

Le motivazioni di questa flessione italiana vanno riconosciute nei cambi di legislazione di alcuni paesi (Vietnam, India e Polonia) e nella revisione delle procedure di adozione e stato di abbandono dei minori della Colombia da cui arrivava una buona percentuale dei nostri bambini.

La CAI tiene a sottolineare, con atteggiamento positivo, che in alcuni paesi migliorano le condizioni delle famiglie e dell’assistenza ai minori, con maggiore interesse verso l’adozione e il potenziamento dell’affido familiare in loco.

Nuove collaborazioni si aprono con Cina, Romania e Haiti.

In Italia calano le domande ai Tribunali dei Minori. Anche questo dato può essere interpretato come una maggiore consapevolezza delle coppie italiane della crescente complessità dell’adozione internazionale o come una maggiore cautela dettata dalla crisi economica.

Ancora una volta, la CAI parla di professionalità e eticità: “Chi opera per conto dei paesi di accoglienza non può disinteressarsi alle possibili fragilità del paese di origine, ma deve farsene carico.” Continua: “L’adozione internazionale deve essere davvero la soluzione ultima e residuale rispetto alle misure di protezione dell’infanzia che consentono ai bambini di restare nelle loro famiglie biologiche, nelle loro comunità e nei loro paesi di origine.”

Passiamo ora ad analizzare alcuni punti. Le parti in corsivo sono nostre riflessioni, non della CAI.

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LA MOTIVAZIONE

La motivazione più frequente è legata all’infertilità: il 92,5% ha deciso di iniziare il percorso adottivo per la propria incapacità di procreare. La seconda motivazione è la conoscenza del minore tramite esperienze alternative di accoglienza, quali i soggiorni estivi dei bambini di Chernobyl. Il terzo è un desiderio di solidarietà verso bambini bisognosi. Nella seconda adozione lo schema cambia: l’attenzione è spostata sull’esigenza di dare un fratellino al figlio che c’è già.

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LA COPPIA

Il 97% delle coppie viene ritenuto idoneo, ma aumenta il numero delle coppie con decreto mirato (si danno indicazioni specifiche sulla disponibilità della coppia). Geograficamente il maggior numero di coppie che hanno adottato si trovano in Lombardia, Veneto e Lazio. Subito dopo Toscana, Emilia Romagna e Campania. 

Nel 2012 si conferma l’età elevata delle coppie adottanti: circa un terzo dei mariti (32,2%) e il 22,1% delle mogli hanno più di 45 anni. Questo significa che, se il bambino/a ha 8/9 anni all’ingresso, il papà/mamma avranno 55 anni al compimento dei 18 anni del figlio/figlia. Se il bambino è di età inferiore, il neo maggiorenne avrà a che fare con genitori sulla sessantina. Questo pone delle domande sulla resistenza fisico-psicologica di questi genitori “anziani” di fronte ad un figlio adolescente irrequieto.

Il 78% delle coppie adotta solo un minore e diminuiscono quelle che adottano tre o più figli (solo il 3,8%).

Come titolo di studio sono in netta prevalenza i genitori con scuola media superiore (45% in media), seguono i genitori con titolo universitario (33% per i mariti e 36% per le mogli). Parlando con un operatore di un ente si è potuto constatare che, a volte, il livello culturale non sempre va a braccetto con elasticità e accoglienza. Forse chi è abituato a fare business-plan nella sua vita, ha difficoltà a capire che il discorso non vale per un bambino che viene da lontano. D’altro lato, maggiore cultura può aiutare ad affrontare certe sfide dell’adozione, ma non può essere scissa dall’empatia e capacità continua di rimodulare i propri convincimenti.

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I MINORI

I minori adottati provengono principalmente da cinque Paesi, come nel 2011: Federazione Russa, Colombia, Brasile, Etiopia e Ucraina. La Federazione Russa resta il primo Paese di provenienza, con 749 minori entrati in Italia nel 2012, pari al 24,1 per cento. Al secondo posto si trova la Colombia, con 310 minori, al terzo il Brasile (270), mentre al quarto e quinto ci sono l’Etiopia (233) e l’Ucraina (225).

Da tempo si assiste al fenomeno dell’innalzamento dell’età dei bambini che entrano nel nostro paese nella fascia tra i 5-9 anni (il 47,5% dell’aggregato), fatto che pone ancora una volta l’accento sulla necessità irrimandabile di aiutare le famiglie accoglienti nello svolgere il loro ruolo nel post adozione. 

Inoltre si accentua la presenza di minori con bisogni particolari. Per bisogno particolare s’intende un bambino con patologie che si presuppone possano sparire nel corso del tempo o in maniera totale o per lo meno consentendo un inserimento sociale autonomo. Per i bambini provenienti dall’Europa e dall’America Latina si tratta di ritardi psicologici e/o psicomotori causati dalla lunga istituzionalizzazione in ambienti inidonei e con scarsa stimolazione. I bambini dell’Africa hanno malattie attribuibili a carenze nutritive, come in Asia dove a ciò si aggiunge la scarsa igiene.

Tra i bambini “special needs” viene compreso anche chi ha un’età maggiore ai sette anni e chi fa parte di un gruppo di fratelli.

I bambini provenienti dall’Africa sono stati per lo più lasciati alla nascita nelle strutture ospedaliere. Quelli dell’Europa dell’est e dell’America Latina per la perdita della patria potestà del genitore.

Testo completo (PDF)

(fonte: commissione adozioni.it – 11/04/2013)

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