Archivio mensile:maggio 2013

Ira e rabbia. Libro: ”Genitori Efficaci”

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Thomas Gordon
Gentori efficaci – Educare figli responsabili.
Edizioni Meridiana 1997

Abbiamo già citato questo libro che è un manuale semplice da leggere, un po’ meno da applicare. Tuttavia ci sono alcuni importanti spunti di riflessione che abbiamo estrapolato e vorremmo condividere. Abbiamo aggiunto poi  delle brevi sintesi scritte in corsivo. Per facilità di lettura l’intervento verrà diviso in tre parti.
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I genitori sono esser umani, non divinità.(…)
“Dimenticare la propria umanità è il primo grave errore di chi diventa genitore. Un genitore efficace è quello che si concede di essere una persona, una persona autentica. I figli apprezzano molto queste qualità di schiettezza e di umanità dei propri genitori. (…) E’ possibile accettare se stessi come persone dotate di sentimenti positivi e negativi nei confronti dei figli (…) non bisogna fingere accettazione o amore verso un figlio quando in realtà non si provano questi sentimenti.

(…) Se il genitore è in armonia con se stesso pochi comportamenti lo infastidiranno. Se il genitore è stanco perché non ha dormito, ha mal di testa o è in conflitto con se stesso, gran parte di ciò che il figlio fa può dargli fastidio.

(…) Se i genitori si sforzassero di essere coerenti, finirebbero per non essere autentici (…)

Certi genitori fingono di accettare gran parte dei comportamenti del figlio, ma in realtà non fanno altro che recitare la parte dei bravi genitori. (…) Il ripetersi di queste situazioni può provocare nei figli la sensazione di non essere amati. E può portarli a sondare insistentemente l’atteggiamento dei genitori, a sentirsi fortemente ansiosi ed alimentare sensazioni d’insicurezza e così via.

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Mia madre è sempre così maledettamente dolce e comprensiva, ma so di non piacerle

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E’ meglio ammetter apertamente a se stessi che non accettate quando fa o dice una certa cosa, in un certo modo, in una certa circostanza. (…) Sebbene i ragazzi preferiscano essere accettati sono comunque in grado di gestire costruttivamente la disapprovazione dei genitori, quando questi inviano messaggi chiari e onesti che corrispondono a sentimenti autentici.

Vi è poi un capitolo che riguarda la comunicazione con i ragazzi e il linguaggio dell’accettazione. L’autore invita ad esprimere l’accettazione attraverso frasi esplicite o semplicemente non interferendo nelle attività dei figli consentendo loro di commettere errori. Vi è poi la sezione dell’ascolto attivo dove si invita il ragazzo ad esprimersi, conducendolo attraverso domande alla soluzione del problema senza esprimere consigli o istruzioni dall’alto. (…)

“Solo separati da lui sarete in grado di aiutarlo. Dovete accompagnarlo mentre vive il suo problema senza identificarvi con lui.”
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Come parlare in modo che i figli vi ascoltino.
“Limitarsi a rivelare come ci si sente denota un atteggiamento di gran lunga meno aggressivo di colui che incolpa qualcuno di esser stato la causa di un cattivo stato d’animo (…) Ci vogliono coraggio e sicurezza interiore perchè una persona possa esprimere i propri sentimenti più profondi in una relazione.”

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(continua…)

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Ira e rabbia. Mamma Patty: “AAA cercasi soluzioni urgentemente”

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“Per i genitori adottivi uno dei compiti più ardui può essere quello di riuscire a domare e governare le crisi di rabbia dei propri figli.

E’ un compito che può protrarsi anche a lungo, per anni.

Anzi, a dire il vero mi sto chiedendo se mai finirà, visto come si stanno mettendo le cose ultimamente.

Vi ho già raccontato che è un periodo un po’ difficile, un periodo di conflitti tra fratelli che vanno a discapito della serenità familiare.

Preso atto che la divisione con un muro di Berlino non può essere praticata, tocca alla sottoscritta mettersi in mezzo quando le cose degenerano, anche a rischio dell’incolumità personale.

Eh sì, non sto scherzando! Qualche giorno fa, per sedare una rissa fra il più grande e il secondo, sono dovuta intervenire con “modi un po’ bruschi” nei confronti del maggiore, che rischiava di far male al fratello.

Questo mio intervento ha fatto esplodere in lui tutta la rabbia accumulata, contro il fratello, contro di me, contro il mondo intero…

Risultato: mi si è avventato contro come un pazzo, strappandomi un bel mazzo di capelli! Per fortuna in quel momento in casa c’era un’altra persona che, sentite le grida, mi ha aiutato a liberarmi dalla morsa senza costringermi a gesti antipatici, che avrebbero peraltro degenerato ancora di più la situazione.

Per non essere da meno, alcuni giorni dopo Number2, ripreso per voler uscire sotto la pioggia battente senza la giacca e con un paio di scarpette di tela estive, ha pensato bene di sfogarsi rompendo un tavolo da giardino, frantumando il vetro di un quadro, riempiendo di sapone liquido (o gel, non ho capito) i miei vasetti di crema, nascondendo e strappando le pagine dei quaderni del suo fratellino, accartocciando i disegni di educazione tecnica e strappando le pagine del libro di antologia del fratello più grande.

Conclusione: cercasi rimedio per governare le rabbie di questi amatissimi e tremendissimi figli…”

(fonte: adozionebambini.noiblogger.com)

Ira e rabbia. Mamma Blog: “Il peggio e i tulipani”

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Capire che tuo figlio riesce a tirar fuori da te il peggio, ma davvero tutto il peggio che tu possa dare è qualcosa di spiazzante e triste.

Ci provo, ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo a cercare nelle pieghe più nascoste di me stessa le cose buone, belle che servono a lui, ma anche a me – per metterle su un vassoio di parole e dargliele – leggere – perché possa servirsene per star meglio e affrontare le cose con serenità.

Ma mentre cerco il bello, trovo il brutto, il meschino, il gretto che mi disgusta e mi fa paura.

E sento fallire il mio progetto di vita.

Non riesce a consolarmi il fatto che intorno a me nessuno sembri farci caso, ormai nemmeno lui che ci dà solo il peggio e riceve da noi solo il peggio, in un circolo vizioso di brutture ed incapacità, di terapie senza alcun risultato se non quello di lasciarci senza soldi.

Sento la fatica, grande, ho l’impressione che mi voglia schiacciare. Sollevo le braccia, la fermo tenendola in alto con entrambe le mani, paonazza per lo sforzo.

Spero nella primavera, che tra poco arriverà.

Spero in una rinascita del cuore, del cervello, dell’energia.

Nuova vita di cui ho un grande, grandissimo bisogno – per ritemprarmi e rinnovare le risorse.

Domani pianterò i tulipani.

(fonte: postadozione.bloog.it)

Ira e rabbia: “Esistono tecniche per gestirle”

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Da dove viene l’ira? Da dove viene la rabbia?

Ci sono quasi sempre motivazioni profonde che vanno al di là della situazione in sé. A volte a innescare il meccanismo è la goccia che fa traboccare il vaso, un futile motivo che se lo racconti ad altri ridono della tua incontrollata reazione.

Non è piacevole trovarsi faccia a faccia con il proprio sé irato. Non fa piacere a nessuno uscire dai gangheri, cadere nei tranelli. Dopo aver scaricato la propria scossa energetica rimane il senso d’impotenza e di fallimento. La solita domanda: “Dove stiamo andando? C’è una meta? Ci sarà l’approdo verso un qualcosa di buono?”

Non crediamo di essere gli unici ad aver chiesto aiuto per sedare questo stato confusionale che a volte può sfociare in depressione.

Nel corso della riflessione sull’ira e rabbia verranno suggerite tecniche di rilassamento, perché, secondo noi, si può sconfiggerla solo se si è in pace con se stessi.

A seguire le opinioni di genitori che si sono trovati in difficoltà e di esperti che danno dei suggerimenti per andare oltre.

Non esiste una ricetta uguale per tutti. Ognuno deve trovare un modo personalizzato per sbollentarsi. Anche i figli fanno la loro parte ed è molto difficile per un genitore gestire la loro ira autolesionista. Ci sono situazioni, poi, più complesse, che non si possono risolvere da soli perché segnale di disturbi ben più gravi.

Questa parte del blog è per quei genitori che si sentono sbagliati di fronte alle loro reazioni e a quelle dei loro figli. Alcuni sbotteranno che la teoria è una cosa, la pratica è un’altra. Infatti qui si vuole solo suggerire qualche tecnica che da subito sembrerà inapplicabile, ma con il tempo, con allenamento, darà i suoi buoni risultati.

Ci vuole pazienza e costanza. Non mollate!

Adozione e luoghi comuni: “Partiamo dalle origini!”

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di Margarita Soledad Assetati – psicologa e psicoterapeuta

Usare le parole in modo adeguato evita l’insorgere di malintesi, dubbi, rancori e frustrazioni, soprattutto da parte di coloro che vivono una specifica realtà quale è quella dell’Adozione. Purtroppo spesso mi trovo a “scontrarmi” con gli addetti ai lavori e con gli esperti, quando faccio loro notare che è davvero poco funzionale usare in materia di “adozione”, parole quali: Abbandono, Trauma dell’Abbandono, Genitori Biologici, Veri Genitori, Nuova Famiglia, ritorno alle origini, ecc…

Penso che sia importante costruire un vocabolario adeguato alla realtà adottiva. In questo progetto, oltre all’uso dei termini in un modo che siano il più fedeli possibili a ciò che descrivono, c’è anche il desiderio di cambiare la cultura dell’adozione, o meglio di riportarla al suo significato etico, sociale e umano, in cui si tiene conto che le persone che ne fanno parte, hanno provenienze  geografiche, politiche, sociali, linguistiche e culturali profondamente diverse.

Perché questa scelta di campo? Perché credo che ogni aspetto che appartiene all’essere umano ritorna lì, alle origini, alla base dei significati, siano essi etimologici, di senso, di valori o di affetti.

Vorrei iniziare a parlarvi di che cosa significa la parola “Adottare”: Ad- optare (dal latino), cioè optare per= scegliere.

Ecco perché penso che l’adozione non parta da un sentimento altruistico, o forse anche da questo, ma alla base dell’Adozione c’è una scelta.

La scelta di una famiglia? Si.

La scelta di fare un’avventura indimenticabile? Anche.

La scelta di curare le proprie ferite? Anche.

La scelta di prendersi cura di un bambino… lasciato, anche.

Migliaia di scelte, quante sono le persone coinvolte.

Ma alla base di tutti questi comportamenti, desideri, bisogni, affetti, emozioni c’è una semplice, a volte profonda, altre volte valida e molte volte complessa … scelta!

Se usassimo la parola “Scelti” al posto di “Adottati”, quale impatto pensate che avrebbe sulle persone? Su di voi? Se voi foste definiti come “figli scelti”, oppure come “genitori che fanno una scelta”, come sarebbe?

Non potrei dire che sarebbe bello, ma sentirei queste parole senza dubbio autentiche. Perché rispecchiano la realtà (bella o brutta che sia).

È reale che sono una figlia scelta, è reale che i miei genitori hanno fatto una scelta.

Non sento in queste parole un giudizio di valore, una definizione, una connotazione, né su coloro che hanno fatto una scelta né su coloro che sono stati scelti… Non vi pare?

Raccontiamo, allora, la nostra storia che è…

La storia di uno di noi!

C’era una volta, in un luogo lontano, una donna …

In un’altra parte del mondo, c’era una coppia che scelse di prendere un bambino, diventando genitori…

C’era un bambino, a cui una donna aveva dato la vita. E poi, ad un certo punto, è stato scelto da una coppia di genitori, ed è diventato loro figlio…

To be continued…

Adozione e luoghi comuni: “Un nuovo spazio per capire l’adozione”

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“Adozione e luoghi comuni” è una nuova proposta de ilpostadozione.

E’ uno spazio che sarà gestito da Margarita Soledad Assetati figlia adottiva, madre, psicologa e psicoterapeuta, nonchè giudice onorario.

Perché questo titolo? Perchè sull’adozione tanti parlano, pochi conoscono. E’ arrivato il momento di interpretare questo mondo con gli occhi disincantati di chi ha vissuto l’esperienza come figlia e ora vede l’evolversi di famiglie e normative con l’occhio attento di chi opera nel settore.

L’intento è quello di superare i luoghi comuni sull’adozione usando un linguaggio semplice, al di là dei tecnicismi, per arrivare a tutti e aprire un dibattito.
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I post saranno inseriti senza cadenza prestabilita. Seguiteci!

Comunicazione GSD: “Incontro giugno 2013 per famiglie adottive – Sanremo””

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PARLIAMONE POST…

ESSERE FAMIGLIA ADOTTIVA OGGI:
COME VIVERE QUESTA ESPERIENZA INSIEME
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7 giugno 2013 – ore 21.00
Sanremo
Via Matteotti n° 178, piano 4°
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INVITIAMO
le famiglie che hanno incontrato i loro figli attraverso l’adozione per un confronto con la dottssa Attilia Lantero – psicoterapeuta
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La serata è a ingresso libero e la partecipazione è gratuita.
INFO: diventareligpon@genitorisidiventa.org

Comunicazione CIAI: “Convegno figli adottivi adulti giugno 2013 – Bologna”

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 1° Meeting dei figli adottivi adulti>

ADOTTIVI NON SI NASCE: SI DIVENTA!

22 giugno 2013  – Bologna

Il meeting è aperto esclusivamente ai ragazzi adottivi ormai maggiorenni (sia di adozione nazionale sia internazionale).

La partecipazione è GRATUITA previa iscrizione da far pervenire a centrostudi@ciai.it

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Quando gli esperti parlano di adozione si riferiscono spesso ai bambini dimenticando che i figli adottivi diventano adulti. L’incontro vuole dare voce e spazio a chi ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza adottiva.

Per la prima volta, gli unici esperti presenti in sala saranno come uditori:

dr.ssa Daniela Bacchetta – vice Presidente della CAI (Commissione Adozioni Internazionali)

dr. Luigi Fadiga – Garante  dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Emilia Romagna.

Vedi sito http://www.ciai.it/?p=8667

Adozione etica. Il punto

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Da una parte ci sono coppie che non riescono a procreare, dall’altro un numero infinito di bambini in situazione di bisogno.

Se dietro alle spalle di questi bambini ci sta una famiglia, è la famiglia che va supportata. I bambini, per quello che si può, è giusto che rimangano nel loro paese.

Poi ci sono i casi particolari, bambini grandi o famiglie di bambini che nel loro paese non hanno futuro che nessuno vuole. Qui scatta l’adozione internazionale, quella seria, quella consapevole. Certo non si possono obbligare le coppie ad adottare solo bambini grandi o più bambini. L’impegno è gravoso e ci vogliono spalle molto larghe. Se però una coppia va oltre il suo “bisogno” di genitorialità e lo trasforma in “desiderio”, come diceva mamma Antonella, allora buona parte degli ostacoli diventano gestibili.

Nel post adozione, però, abbiamo bisogno di operatori capaci e presenti e le coppie non devono essere lasciate sole.

“Sit back and ponder”, siediti e pondera bene, suggerisce mamma Karla. Solo dopo esserti risposto sinceramente procedi. L’adozione può essere un’esperienza faticosa ma anche meravigliosa.

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Da non perdere in questa sezione:

– geopolitica e adozione (21 gennaio 2013)

– la battaglia contro l’abuso sui minori (8-9-10-11 febbraio 2013)

– la ricerca dell’Università Cattolica (4 aprile 2013)

– l’intervista al sociologo Bauman (14 aprile 2013)

– informazioni corrette sull’adozione (4 maggio 2013)

– consigli sulla scelta dell’ente (13 maggio 2013)

– le testimonianze di genitori e ragazzi

Adozione etica. Mamma Karla – USA: “Sit back and ponder”

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Traduzione libera.

Non adottare se non puoi amare il bambino come se fosse stato concepito e portato dentro di te. E’ un’ingiustizia per un bambino prezioso. 

L’adozione non è la seconda opportunità, la seconda migliore opportunità o il piano B. Dev’essere qualcosa che scaturisce dal tuo cuore. E’ semplicemente una diversa scelta o modo di costruire la tua famiglia. Non ho mai guardato i miei figli come una seconda opportunità. Loro sono la cosa migliore che mi potesse capitare. Non adottare se pensi che l’adozione sia un surrogato. 

(…) Non adottare per ragioni umanitarie. Adotta perché è scritto nel tuo cuore e vuoi costruire una famiglia. 

Quando dico “non adottare”, sto dicendo che il tuo cuore, motivazioni e stati d’animo necessitano di essere messi in ordine per essere il genitore che desideri essere e il genitore che tuo figlio ha bisogno che tu sia. L’adozione è una cosa bellissima. Mi piace testimoniare questa particolare unione nelle famiglie. Siediti e pondera bene…Perché vuoi adottare? Se sei convinto della tua risposta, allora è tempo di procedere.

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Testo originale 

DO NOT ADOPT if you cannot love the child as if they were conceived and carried by you. This is an injustice to the precious child.

Adoption is not 2nd rate, 2nd best or a back-up plan. It has to be something that is in your heart. It is simply a different choice or way to build your family. I never look at my kids as 2nd best. They are the best in my book! DO NOT ADOPT if you think adoption is 2nd best.

(…) DO NOT ADOPT for humanitarian reasons. Adopt because it is in your heart and you want to build your family.

So when I say DO NOT ADOPT, I am saying that your heart, motives and state of mind need to be right in order to be the parent you desire to be and the parent your child needs you to be. Adoption is a beautiful thing. I love to witness such a beautiful union take place for families. Sit back and ponder…WHY do you want to adopt? If you are happy with your answer, then by all means proceed!

(fonte: familybydesignadoption.com – 2012)

Adozione etica: “La scelta dell’ente trova radici nella nostra etica”

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Vogliamo inserire la risposta di Genitori si Diventa ad una coppia che chiedeva consiglio sulla scelta dell’ente. Dopo aver chiarito che cosa è adozione internazionale riprendendo concetti che sono stati sviluppati in questa sezione del blog (dare una famiglia ad un bambino e non figli alle coppie, approfondita indagine conoscitiva dei genitori, apertura della coppia sul paese di origine e colore della pelle del bambino, accompagnamento dell’ente…) aggiunge:

“La maggioranza dei bambini adottabili internazionalmente non sono in fasce o giù di lì, sono colorati , non provengono da paesi in grado di fornire schede mediche sicure al 100 x 100 e per adottarli ci vuole tempo. Questa è la realtà. Voler forzare questa realtà, magari andando a cercare chi promette, esplicitamente o implicitamente, iter semplificati, tempi brevi, bambini piccoli, sicuramente sani, vuol dire rischiare di essere conniventi con azioni al limite della legalità se non addirittura illegali, a volte di avallare un vero e proprio mercato dei bambini. (…)

Fatte queste premesse che cosa si deve chiedere ad un ente? Come fare a valutare che quell’ente non vi lascerà soli di fronte a scelte difficili e drammatiche? Perché vi assicuro che trovarsi di fronte ad un bambino e dover dire di no, magari perché quell’ente non ha tenuto in debito conto fin dove arriva la vostra disponibilità o perché opera avvalendosi d’intermediari senza scrupoli, è un’esperienza che si paga in termini di grande sofferenza personale. Un buon ente dovrebbe essere in grado di difendervi da questo tipo di situazioni. Purtroppo non sempre è così. Non tutti i 70 enti autorizzati dalla CAI, al di là delle frasi e delle dichiarazioni di facciata, vi garantiscono questo.

Noi, per ovvie ragioni, non vi indirizzeremo mai a questo o quell’ente. Non sarebbe giusto, né corretto. E’ una scelta vostra. Possiamo però dirvi che cosa fa o non fa un ente affidabile.

• Prima di tutto non vi blandisce.

• Non cerca di accalappiarvi promettendovi tempi brevissimi: normalmente il tempo di attesa è di almeno due anni (per alcune direzioni anche di più).

• Dichiara da subito i costi in modo trasparente, rilasciando ricevute di ogni spesa sostenuta, che comunque rientrano nei tetti massimi stabiliti dalla Commissione Adozioni Internazionali. I costi variano da paese a paese, dal tipo e dalla quantità dei documenti richiesti, e si aggirano in media intorno agli 8000, 9000 euro escluse le spese di viaggio e permanenza (alcuni enti includono nei costi complessivi anche le donazioni agli istituti, altri no).

• Un ente serio è impegnato a tutto tondo nella cooperazione e nel sostegno al paese nel quale opera. L’adozione è solo una delle attività dell’ente, per altro impegnato in progetti di aiuto reale e di promozione economica e culturale(costruzione e/o finanziamento di scuole, ospedali, microcredito, sostegni a distanza, ecc.) affinché i bambini di quel paese non vengano più abbandonati e rimangano, come è giusto che sia, nelle loro famiglie o comunque nel loro paese.

Un buon ente offre corsi di formazione pre e post adottivi, aiuta la coppia nella scelta del paese, discute le sue eventuali preclusioni, sa dire di no a richieste troppo specifiche.

Conosce gli istituti che accolgono i bambini, ha operatori che periodicamente viaggiano nei vari paesi, che conoscono i bambini personalmente e non si affida solo ad intermediari.

• Un buon ente abbina la coppia con il bambino o con un gruppo di fratellini in Italia. Permette cioè alle coppie di accettare o di rifiutare l’abbinamento proposto solo PRIMA che avvenga l’incontro. Se il paese scelto dalla coppia non prevede l’abbinamento in Italia, l’ente accompagna la coppia, nel senso che se la coppia – per qualunque motivo – non accetta il primo abbinamento proposto dal centro adozioni di quel paese, richiama la coppia in Italia, non la lascia sola in balia di profittatori senza scrupoli che, giocando sull’oggettiva fragilità e emotività della coppia in quel momento, potrebbero forzarla a fare scelte moralmente discutibili.

• Un buon ente vi dice tutto ciò che sa del bambino, la sua storia, la sua salute, la presenza o meno di famigliari, e vi informa di ogni avvenuto cambiamento nella situazione inizialmente prospettata.

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Domande specifiche da fare a un ente quando lo si contatta:

• Quali sono i tempi reali? • Quante coppie sono in lista d’attesa? • Quali sono i costi totali? • Quando vengono versate le prime somme? • Quali progetti di cooperazione sono stati attivati in quel paese? • Chi sono i responsabili dell’ente per quel determinato paese? Quante volte lo visitano? Conoscono i bambini? • Come si comportano in caso di difficoltà impreviste quando la coppia è già nel paese?

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Consigli concreti:

• Preferire enti che operino in più paesi, meglio in più aree geografiche (questo vi consente di non dover cambiare ente nel caso il paese prescelto decida, per qualunque motivo, di sospendere il rapporto con quell’ente). • Cominciare presto a pensare ad un paio di direzioni possibili. • Selezionare gli enti che operano in quelle direzioni. • In base ai criteri che vi abbiamo suggerito scegliere i tre o quattro enti che vi danno più affidamento. • Cominciare a contattare gli enti anche prima di avere il decreto d’idoneità in mano.”

(fonte: Antonella Gai Genitori si diventa 03/2013)

Per lo scandalo in Kyrgyzstan vedi l’intervista  dello 03/04/2013 all’ex Console onorario con una dettagliata  ricostruzione dei fatti: http://www.aibi.it/ita/kyrgyzstan-scandalo-adozioni-internazionali/

Per orientarsi nella giungla dei costi vedi http://www.italiaadozioni.it/?p=5262

Adozione etica. Col senno di poi…

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“Le vittorie non sono i grandi successi. non sono l’arrivo al traguardo del vincitore, non sono la corona di alloro e l’applauso del pubblico, non sono il gradino più alto del podio. Sono le vittorie che tu riporti giornalmente sulla solitudine, sulla povertà, sulla fame, sulla fatica, sulla sconfitta, sulla delusione, sull’ingiuria, sul disprezzo, sulla sofferenza. Sono la tua resistenza alle difficoltà, sono il tuo coraggio nell’affrontarle” – Padre Alceste Piergiovanni

Adozione etica. Mamma Tea: “Il compito degli operatori prima dell’abbinamento e nel post adozione”

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“Contribuisco volentieri ad arricchire la sua conoscenza sull’argomento, non per desiderio di protagonismo, ma perchè ritengo fondamentale che emergano problematiche che, per superficialità e ordinario senso di pudore non vengono descritte nella loro drammaticità. Noi, nonostante tutte le nostre ottime intenzioni, nonchè il supporto dell’associazione delle famiglie adottive, stiamo incontrando difficoltà enormi. 

Il discorso è ampissimo, ma voglio sottolineare alcuni punti fondamentali che questa storia mi suggerisce di indicare per una corretta preparazione delle coppie per l’adozione: 

– la coppia deve essere molto affiatata e sostenuta da incrollabili (e sottolineo incrollabili) valori umani e morali. 

– fondamentale “affrontare e preparare” le relazioni con i parenti e in particolare i nonni o comunque chi ha contatti frequenti o di collaborazione con i genitori e con il bambino…. possono essere deleteri per il consolidamento dei rapporti con i genitori adottivi. Per cui, oltre al corso alla coppia, sarebbe necessario se non un incontro o di preparazione o addirittura di “allontanamento” per soggetti che non preparati all’adozione possono rivolgersi ai bambini con atteggiamenti altamente protettivi e destabilizzanti per l’affermazione dei ruoli genitoriali, creando una condizione di confusione costante su chi “è cattivo” perchè da delle regole e chi “è buono” perchè “lo capisce e sa quanto ha sofferto” (devastante). 

– osservare fino a che punto la coppia dispone di sufficiente “dinamismo” e fantasia per poter rendere accattivante la relazione con un figlio e soprattutto quando questo inizia a voler “conoscere di più il mondo” e quindi anche la sua storia. Un figlio adottivo in una famiglia di pantofolai può “esplodere” …. ed ha perfettamente ragione!!!! Il figlio adottivo “vuole vivere di più” rispetto a un figlio naturale, vuole riscattare questa sua “differenza”, come lui la sente a livello inconscio creandogli una costante inquietudine ed è necessario potergli offrire proposte nuove, mirate e costruttive all’interno di un progetto educativo che possa orientarlo su strade positive.

Agli operatori vorrei dire:

– quando la coppia viene a chiedere aiuto non sottovalutare i suoi segnali… se è arrivata a farlo è perché non ne può proprio più…. Non lasciatela sola, perché tende comunque a isolarsi per l’enorme peso che deve sostenere. 

– fate in modo di avere un ampio bacino di proposte da offrire alle famiglie ed ai ragazzi che avranno bisogno di orientarsi. 

– il livello di sofferenza è estremamente alto e le coppie in difficoltà non hanno bisogno di incontrare “operatori”, ma “amici esperti” che gli facciano capire che qualcuno s’ interessi di loro.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma desidero sottolineare che gli elementi fondamentali nel vostro ruolo sono il rispetto e l’attenzione verso le persone e, come dice Ernesto Olivero del “Sermig”, se si vuole fare del bene, bisogna fare le cose bene”.

Ritengo, infine, che le coppie adeguatamente accompagnate diventino più aperte alle relazioni, più responsabili/attive sul piano civico mostrando voglia d’impegnarsi nel sociale, siano in due parole capitale sociale.”

(fonte: http://www.servizisocialionline.it/adozione-e-formazione.pdf – mail di una mamma adottiva)

Adozione etica: “Famiglie adottive troppo sole, dalla scelta dell’ente al post adozione”

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Ogni anno, ma quest’anno ci è sembrato più aggressivo del solito, dopo la pubblicazione delle anticipazioni CAI vengono creati pacchetti di programmi, articoli e approfondimenti sull’adozione. Ci si è concentrati sul calo delle adozioni. Addirittura si è arrivato a dire che le coppie italiane stanno diventando meno accoglienti. A questo riguardo ricordiamo ancora che l’Italia è al primo posto in Europa e al secondo posto nel mondo, dopo gli USA, come numero di adozioni.

Non ci dovrebbe sorprendere una certa diffidenza delle coppie verso il futuro in tempi di crisi e crediamo sia umano farsi delle domande sulle criticità del processo adottivo che, non finiremo mai di ripeterlo, non si esaurisce nell’iter burocratico e si rivela più complesso nel post adozione. Sarebbero situazioni gestibili se solo la famiglia venisse supportata.

Forse le coppie si parlano, realizzano che oltre alla lunghezza dell’iter e ai costi impegnativi, ci sono anche complessità da gestire. Poi c’è, a volte, l’aggravante di agire in un clima culturale poco accogliente. Ne sono un esempio le infelici esternazioni degli ultimi giorni di qualche politico sul colore della pelle del nuovo ministro Cecile Kyenge. Già, perché l’adozione riguarda tutta la comunità (intendiamo scuola, parrocchia, centri cittadini, famiglie, compagni di classe, vicinato, operatori, educatori etc) non solo la famiglia adottiva.  Invece la famiglia molto spesso è lasciata sola.

Ci domandiamo che cosa possano capire le persone che non conoscono questo mondo.

Noi che lo viviamo dall’interno, che conosciamo famiglie che si muovono prudenti nelle mille prove a cui la vita le mette di fronte, rimaniamo imbarazzati di fronte a certe esternazioni e tanta superficialità. Proviamo in breve a riassumere ciò che, secondo noi, sono le riflessioni che vale la pena chiarire o semplicemente focalizzare.

 

COSTI

Da un servizio visto in TV (Uno Mattina del 31/01/2013) sembra che i costi oscillino tra gli eur 5.000 ai 20.000 euro. Una persona in sala affermava che lei non se lo può permettere. Ci sono enti ed enti, come ribadiva un ospite del programma. Loro si sono rivolti ad un ente di volontari che ha portato a compimento l’iter a costi contenuti.

Nei costi valutiamo anche il post adozione. Forse una struttura costa di più ma ti offre anche di più come servizio alla famiglia. Queste sono valutazioni che devono essere fatte dalla coppia e chieste in maniera esplicita all’ente a cui ci si rivolge. Una volta a casa la famiglia potrebbe aver bisogno di un supporto concreto che l’ente dovrebbe essere in grado di fornire. Altrimenti sei costretto a rivolgerti a professionisti privati, per di più non sempre preparati per le tematiche dell’adozione, che costano molto. Le ASL fanno quello che possono.

Contenimento dei costi da parte degli enti. Sembra che si possano rivedere i compensi con i mediatori all’estero e avvalersi di personale dipendente, pagato dall’ente a mese e non a cottimo. Queste sono considerazioni che devono fare nei loro bilanci i singoli enti. A questo propositi sarebbe interessante conoscere il peso delle Famiglie all’interno del dibattito CAI.

I costi sono deducibili dal 730. Basta chiedere all’ente con cui siamo in contatto o al nostro commercialista per conoscere gli aggiornamenti del caso. Siamo d’accordo nell’affermare che le coppie andrebbero aiutate in base al reddito ad avere una maggiore deducibilità fiscale. Attualmente il 50% è fiscalmente deducibile; il 50% delle spese restituito dallo stato in misura parametrata alla ricchezza delle coppie viene invece deciso di anno in anno in base ai fondi disponibili (vedi sito della CAI). In questo caso va sottolineato che se tutti pagassero le tasse, ci sarebbero i fondi per aiutare chi più ha bisogno. Quindi,  in un clima di formazione di una maggiore coscienza e partecipazione civile, cerchiamo di non scaricare sullo stato responsabilità che sono di ognuno di noi, anche quando assecondiamo prassi consolidate nel nostro quotidiano come la non emissione dello scontrino fiscale. Siamo consapevoli che l’evasione fiscale (e gli sprechi!) tocca ambiti ben più ampi. Il messaggio è che non possiamo lamentarci senza agire da cittadini onesti.

Si consideri, inoltre, l’età del bambino che entra in famiglia. Potrà sembrare una forzatura, ma non sottovalutiamo il ragionamento. Se un bimbo arriva in media all’età di 6-7-8 anni, in quegli anni noi non l’abbiamo mantenuto. Quanto ci sarebbe costato mantenere un figlio fino a quell’età? Secondo d.repubblica.it del 21 febbraio 2013 (“Caro bimbo, poveri genitori” di Eva Grippa) nel primo anno di vita un bambino costa da 6.585 a 14.110 euro. Certo, siamo consapevoli che una cosa è far fronte ad un esborso in un’unica soluzione e un’altra giorno per giorno. Come sempre nella vita bisogna stabilire dei progetti e delle priorità.

L’inseminazione artificiale non costa meno. Se poi mettiamo in conto i costi in termini psicologici diventa, a nostro avviso, una cifra ben più pesante rispetto ad un’adozione.

TEMPI

Si parla di tempi lunghi, di colloqui estenuanti per la coppia, del tempo dell’attesa che non passa mai (tempi medi 25 mesi secondo il rapporto CAI 2012). Secondo Andrea Speciale, membro CAI dal 2007 e appartenente al Forum delle Associazioni Familiari (oltre 3 milioni di famiglie), la verifica della coppia è necessaria. Semmai quello che deve cambiare è la tempistica e la preparazione dei soggetti che gestiscono l’attuale sistema che “con le note criticità e i diffusi patologici ritardi non riescono a far sentire accolte le famiglie, ma sembrano che facciano di tutto per allontanarle e scoraggiarle.” – Intervista di GSD del 02/01/2013

Le valutazioni delle coppie sono diventate più rigide perché negli ultimi anni ci sono stati ingressi di bambini con bisogni speciali che hanno il diritto di avere genitori speciali. Anche se i fallimenti adottivi sono una percentuale modesta rispetto al numero delle entrate in Italia di bambini dati adozione, negli ultimi anni si è riscontrata una crescita dei rifiuti da parte delle coppie. La fase più critica è quella della preadolescenza e adolescenza quando s’innescano meccanismi aggressivi da parte del ragazzo che la coppia è impreparata a gestire. A questo proposito si consiglia di leggere i due interventi degli psicologi Luigi Cancrini (12 marzo 2013) e Emilio Masina (17 marzo 2013) su questo blog.

La burocrazia all’estero non è direttamente controllabile dalla CAI. I paesi si aprono e si chiudono alle adozioni. E’ difficile da prevedere da parte della coppia. Si può essere molto sfortunati se ci si incanala nella corsia sbagliata e i tempi possono davvero sballare. Certo è che i rapporti con le Autorità Centrali degli altri paesi dipende anche dal comportamento di ciascun ente, con ricadute enormi su tutte le altre adozioni effettuate da altri enti in quel paese. Dipende poi dalla trasparenza del paese collaboratore. La recente sospensione del Kirghizistan per tangenti, da un lato ci fa vivere la sofferenza delle coppie che non sanno se ci sarà davvero una lieta conclusione dell’iter adottivo in corso, dall’altra ci fa nuovamente riflettere sulla necessità di combattere il dilagare di corruzione e lucro sugli esseri umani.

Meglio aspettare di più se questo significa essere sicuri della trasparenza dello stato di adottabilità del bambino. La povertà non dev’essere uno stato di adottabilità, ma la provata incapacità della famiglia biologica a crescere quel bambino. L’adozione internazionale dovrebbe essere l’ultima pedina da giocare.

INSEMINAZIONE ARTIFICIALE

Sembra che sempre più coppie si rivolgano a specialisti per l’inseminazione artificiale e che la scienza abbia alzato le probabilità di successo. Dal 2005 al 2009 il numero delle coppie che si è avvicinato alla procreazione assistita è cresciuto del 37%. Quasi un paziente su quattro ha più di 40 anni. L’età è la prima causa di infertilità. Nell’88% dei casi chi adotta ha sperimentato queste tecniche.

L’adozione non dovrebbe essere l’ultima spiaggia dopo l’inseminazione artificiale. I due percorsi dovrebbero essere separati o almeno distanziati nel tempo. Sarebbe molto meglio e corretto nei confronti del bambino scegliere già all’inizio. Gli aborti multipli non aiutano la coppia psicologicamente. Un bambino già deprivato all’origine si merita molto di più. Secondo  Raffaella Pregliasco, responsabile del Dipartimento Adozioni dell’istituto degli Innocenti di Firenze, considerare l’adozione come ultima spiaggia è un errore. Il ricorso a tecniche di fecondazione assistita può influire negativamente sul giudizio di idoneità di una coppia – L’espresso 15/01/13. E’ importante che la coppia abbia maturato la consapevolezza che un figlio adottato non è il surrogato di un figlio biologico mancato.

Dopo aver aspettato fino alla quarantina per le proprie vicissitudini personali e familiari, non si può poi inveire contro la burocrazia perché i tempi sono lenti. Anche in questo caso si tratta di stabilire delle priorità. Nella vita non si può avere tutto.

CONCLUSIONI

L’adozione non segue le regole di mercato ma ha bisogno di scelte valoriali di grande impegno. Perché nell’adozione è soprattutto il minore a prendere un rischio. La coppia adottiva, da parte sua, adottando compie una scelta di civiltà che ci arricchisce tutti come società. Ma noi tutti dobbiamo aiutarla perché si evolva per il meglio. 

Concludiamo con l’intervento di Anna Guerrieri su GSD del 25/01/2013. “L’adozione (nazionale e internazionale) è uno strumento giuridico fondamentale per dare una famiglia a bambini e bambine che non la hanno. Se non ci fosse l’adozione, tanti bambini resterebbero soli. (..) E’ bene quindi tenere la discussione saldamente su un binario preciso: come far si che l’adozione (nazionale e internazionale) funzioni al meglio. (…) Quello che manca ancora, tuttavia, sono risultati positivi più stabili in materia di accuratezza del processo, di attenzione alle prassi, di aiuto economico alle famiglie che si rendono disponibili, di preparazione prima e di sostegno dopo l’adozione.

Dunque, se abbiamo a cuore l’istituzione dell’adozione, se ci crediamo, abbiamo il dovere di intervenire nel dibattito di questi mesi e di dire che, ben consapevoli dell’intenso lavoro dei tanti che credono fortemente nel bene dell’adozione, si può fare “meglio” e “di più”.

Si può farlo ad esempio in materia di controllo di quelle che sono le strutture all’estero delle controparti Italiane, i referenti esteri. Una normativa esiste ed appare piuttosto chiara, piacerebbe darne per scontata l’attuazione.

Si può farlo nell’investire sulla preparazione di chi si apre all’adozione, aprendo una finestra vera sulle realtà dei bambini che si incontreranno, non minimizzando il significato di “bisogno speciale” dal punto di vista medico, anagrafico o di fratria, bensì aiutando a comprendere l’entità di quello che si sta facendo prendendosi cura di una persona con una propria storia, un proprio vissuto e una propria realtà importanti, forti. Se l’adozione è quello che deve essere, uno strumento per i bambini, si può fare certamente di più.” (…)

Adozione etica. Cosa dice la CAI: “Sintesi del rapporto annuale 2012 sulle adozioni internazionali”

Standard

Ad aprile è stato pubblicato il rapporto annuale CAI con dati completi sulle adozioni internazionali 2012. Pur rilevando un consistente calo delle adozioni (-22,8% bambini adottati;  3.106 i bambini stranieri entrati in Italia nel 2012), la CAI tiene a precisare che dopo i due picchi registrati nel 2010 e 2011, quando è stata superata la soglia di 4.000 adozioni, era difficile eguagliare il numero di bambini adottati nel 2012. Già dal 2005 negli altri paesi si era registrata una costante contrazione, mentre l’Italia era in controtendenza.

Le motivazioni di questa flessione italiana vanno riconosciute nei cambi di legislazione di alcuni paesi (Vietnam, India e Polonia) e nella revisione delle procedure di adozione e stato di abbandono dei minori della Colombia da cui arrivava una buona percentuale dei nostri bambini.

La CAI tiene a sottolineare, con atteggiamento positivo, che in alcuni paesi migliorano le condizioni delle famiglie e dell’assistenza ai minori, con maggiore interesse verso l’adozione e il potenziamento dell’affido familiare in loco.

Nuove collaborazioni si aprono con Cina, Romania e Haiti.

In Italia calano le domande ai Tribunali dei Minori. Anche questo dato può essere interpretato come una maggiore consapevolezza delle coppie italiane della crescente complessità dell’adozione internazionale o come una maggiore cautela dettata dalla crisi economica.

Ancora una volta, la CAI parla di professionalità e eticità: “Chi opera per conto dei paesi di accoglienza non può disinteressarsi alle possibili fragilità del paese di origine, ma deve farsene carico.” Continua: “L’adozione internazionale deve essere davvero la soluzione ultima e residuale rispetto alle misure di protezione dell’infanzia che consentono ai bambini di restare nelle loro famiglie biologiche, nelle loro comunità e nei loro paesi di origine.”

Passiamo ora ad analizzare alcuni punti. Le parti in corsivo sono nostre riflessioni, non della CAI.

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LA MOTIVAZIONE

La motivazione più frequente è legata all’infertilità: il 92,5% ha deciso di iniziare il percorso adottivo per la propria incapacità di procreare. La seconda motivazione è la conoscenza del minore tramite esperienze alternative di accoglienza, quali i soggiorni estivi dei bambini di Chernobyl. Il terzo è un desiderio di solidarietà verso bambini bisognosi. Nella seconda adozione lo schema cambia: l’attenzione è spostata sull’esigenza di dare un fratellino al figlio che c’è già.

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LA COPPIA

Il 97% delle coppie viene ritenuto idoneo, ma aumenta il numero delle coppie con decreto mirato (si danno indicazioni specifiche sulla disponibilità della coppia). Geograficamente il maggior numero di coppie che hanno adottato si trovano in Lombardia, Veneto e Lazio. Subito dopo Toscana, Emilia Romagna e Campania. 

Nel 2012 si conferma l’età elevata delle coppie adottanti: circa un terzo dei mariti (32,2%) e il 22,1% delle mogli hanno più di 45 anni. Questo significa che, se il bambino/a ha 8/9 anni all’ingresso, il papà/mamma avranno 55 anni al compimento dei 18 anni del figlio/figlia. Se il bambino è di età inferiore, il neo maggiorenne avrà a che fare con genitori sulla sessantina. Questo pone delle domande sulla resistenza fisico-psicologica di questi genitori “anziani” di fronte ad un figlio adolescente irrequieto.

Il 78% delle coppie adotta solo un minore e diminuiscono quelle che adottano tre o più figli (solo il 3,8%).

Come titolo di studio sono in netta prevalenza i genitori con scuola media superiore (45% in media), seguono i genitori con titolo universitario (33% per i mariti e 36% per le mogli). Parlando con un operatore di un ente si è potuto constatare che, a volte, il livello culturale non sempre va a braccetto con elasticità e accoglienza. Forse chi è abituato a fare business-plan nella sua vita, ha difficoltà a capire che il discorso non vale per un bambino che viene da lontano. D’altro lato, maggiore cultura può aiutare ad affrontare certe sfide dell’adozione, ma non può essere scissa dall’empatia e capacità continua di rimodulare i propri convincimenti.

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I MINORI

I minori adottati provengono principalmente da cinque Paesi, come nel 2011: Federazione Russa, Colombia, Brasile, Etiopia e Ucraina. La Federazione Russa resta il primo Paese di provenienza, con 749 minori entrati in Italia nel 2012, pari al 24,1 per cento. Al secondo posto si trova la Colombia, con 310 minori, al terzo il Brasile (270), mentre al quarto e quinto ci sono l’Etiopia (233) e l’Ucraina (225).

Da tempo si assiste al fenomeno dell’innalzamento dell’età dei bambini che entrano nel nostro paese nella fascia tra i 5-9 anni (il 47,5% dell’aggregato), fatto che pone ancora una volta l’accento sulla necessità irrimandabile di aiutare le famiglie accoglienti nello svolgere il loro ruolo nel post adozione. 

Inoltre si accentua la presenza di minori con bisogni particolari. Per bisogno particolare s’intende un bambino con patologie che si presuppone possano sparire nel corso del tempo o in maniera totale o per lo meno consentendo un inserimento sociale autonomo. Per i bambini provenienti dall’Europa e dall’America Latina si tratta di ritardi psicologici e/o psicomotori causati dalla lunga istituzionalizzazione in ambienti inidonei e con scarsa stimolazione. I bambini dell’Africa hanno malattie attribuibili a carenze nutritive, come in Asia dove a ciò si aggiunge la scarsa igiene.

Tra i bambini “special needs” viene compreso anche chi ha un’età maggiore ai sette anni e chi fa parte di un gruppo di fratelli.

I bambini provenienti dall’Africa sono stati per lo più lasciati alla nascita nelle strutture ospedaliere. Quelli dell’Europa dell’est e dell’America Latina per la perdita della patria potestà del genitore.

Testo completo (PDF)

(fonte: commissione adozioni.it – 11/04/2013)