Adozione etica. Mamma Gio: “Solo dopo aver riconosciuto le nostre frustrazioni possiamo goderci appieno l’esperienza adottiva”

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“Alle coppie che intendono avvicinarsi al percorso dell’adozione io, basandomi su un’esperienza che dura da più di 25 anni (mia figlia è arrivata che aveva pochi mesi), consiglierei di non farsi scoraggiare dalle difficoltà e dai timori, ma di non chiudere neppure gli occhi di fronte ai problemi, perché poi il tempo ci presenta sempre il conto e se non ce lo aspettavamo pagarlo è molto più doloroso.

Cosa intendo dire?

Che l’esperienza dell’adozione è straordinaria ed estremamente gratificante: è meraviglioso per chi da tempo ha il desiderio frustrato della genitorialità avere un cucciolo da accudire, seguirne la crescita, trasmettergli tutto ciò che si ritiene degno di essere trasmesso, immaginarne il futuro e seguirlo poi mentre si attua, avere quello scambio affettivo che solo con un figlio si può realizzare, sentirsi davvero utili ed importanti per qualcuno.

Tuttavia bisogna sempre essere consapevoli che si tratta di un’esperienza diversa da quella della genitorialità naturale, un’esperienza che dovrebbe essere affrontata prima di tutto dopo aver elaborato il lutto della propria sterilità. Non intendo dire che si debba pensare all’adozione quando non si soffre più per il fatto di non poter procreare (allora forse non ci si arriverebbe mai), ma che ci si deve giungere quando si è accettata questa realtà e dopo aver preso coscienza il fatto che l’adozione non potrà mai toglierci alcune frustrazioni di fondo: ad esempio, per la donna la mancata esperienza della gravidanza e del parto, per entrambi i genitori adottivi il fatto di non potersi fisicamente e spesso anche caratterialmente riconoscere nel proprio figlio, nonché il fatto di dover accettare che quest’ultimo, da adulto, probabilmente desidererà incontrare o ritrovare i genitori naturali e che forse, nonostante la nostra dedizione, vivrà un rapporto affettivamente conflittuale con noi.

Non che molti di questi “rischi” non esistano con un figlio naturale, ma certamente sono più probabili nel caso dell’adozione.

Inoltre bisogna essere consapevoli del fatto che un bambino adottato generalmente ha più difficoltà scolastiche e relazionali rispetto agli altri e che perciò richiederà un impegno elevato e una dedizione spesso frustrata dai risultati.

Insomma, adottare un bambino è una sfida esistenziale importante, che va affrontata con entusiasmo, ma anche con grande consapevolezza.

In base alla mia esperienza, è comunque una sfida che vale mille volte la pena di affrontare.”

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