Adozione etica. Papà Giancarlo: ”Oltre le nuvole ci sono mille soli che ci aspettano”

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Papà Giancarlo ha pubblicato un libro “Oltre le nuvole” (ilmiolibro.it – 2010) dove racconta il viaggio in India per incontrare Prema, la figlia adottiva. Oggi Prema ha più di vent’anni. Dal libro abbiamo selezionato questa parte che è attinente al tema che stiamo trattando.

Ogni tanto torna di moda, a seguito di qualche evento, affrontare il tema dell’adozione. L’adozione è ancora vista dai più un atto eroico, un profondo bisogno della coppia: “poverini, non riuscivano ad avere figli,….la colpa è di lui,…..la colpa è di lei,….che bravi che sono stati,….hai visto che brutto che è quel bambino,…di che razza è?,….chissà che tare avrà,….non ti sembra troppo nero?…etc etc.
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La società è quella che è, non possiamo inventarcela. L’egoismo la fa da padrone, come la rincorsa prima al benessere e poi al superfluo. Come non possiamo nemmeno idealizzare tutte quelle strutture e quindi quelle persone che per lavoro s’interessano alle problematiche dell’adozione, per evitare di farne comunque delle icone. Non può essere, infatti, che manchi, fra i tanti esempi, il bidello che non fa il suo lavoro o l’insegnante lavativo, e non vi sia nell’ambito adottivo colui che non fa il proprio dovere.

D’altra parte non può nemmeno essere che ogni qualvolta qualcuno provoca lo scoop, sia la figura dell’assistente sociale, quasi sempre donna e nubile, l’emblema dell’incapacità e dell’indifferenza, mentre i genitori, rapinati dei loro figli, risultino sempre idealizzati dai media.

Esiste purtroppo anche l’adozione a tutti i costi che è interpretata dalla nostra società come un atto di altruismo estremo e quindi, nel momento in cui chi di dovere tenta di ripristinare la norma, ecco comparire fior di esegeti che si scagliano contro chi ha quest’obbligo, dipingendo costoro a tinte fosche, sorvolando naturalmente sul come questi genitori siano divenuti tali.

C’è poi la società dal palato fine, quella di solito acculturata e ideologizzata, che vede l’adozione internazionale come una rapina nei confronti dei paesi poveri, che vede nei genitori adottivi una cellula piccolo borghese da combattere.

Anche il bambino di colore in braccio ad una donna bianca è visto con curiosità, almeno fino a quando non cresce e comincia a combinare qualche marachella, come tutti. La musica allora cambia e le esternazioni, anche di persone anziane e timorate di Dio, sono alquanto squallide.

E’ in mezzo a questa società, che quasi sempre ci compatisce e a volte ci idealizza, che comunque abbiamo imparato a vivere. Siamo una minoranza consapevole anche di essere discriminati da una normativa statale, una minoranza che va per la propria strada, cosciente di percorrere la via maestra sperando che un giorno non lontano, tutte le strade si uniscano. Perché stiamo parlando dei nostri figli, della società del futuro, che immagino, tutti vogliano foriera di benessere, ma anche più equa e meno egoista.

A distanza di anni, dal viaggio che abbiamo vissuto insieme a Prema, il nostro bilancio era, è e rimarrà, comunque, positivo.

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