Archivio mensile:marzo 2013

Adozione etica. I Nostri Padri: “L’adultera e lo sguardo di Gesù verso gli ultimi”

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In vicinanza della Pasqua proponiamo la pagina di Vangelo che parla dell’adultera con l’interpretazione in chiave moderna dello sguardo di Gesù sulle donne e sugli ultimi.  Buona Pasqua a tutti!

di don Marco Campedelli e don Roberto Vinco – sacerdoti ed educatori

“Tutto è soggetto alle categorie degli uomini del sacro. Del potere sacro. Anche Dio “gode in questi ambienti di una libertà limitata” (Luigi Pozzani). La donna ha commesso adulterio – reato punito con la lapidazione. In questo contesto viene posta la questione a Gesù. Volevano metterlo alla prova…

Ma Gesù porta con sé un Dio che non è soggetto alla legge del tempio, è più grande del tempio, più grande della religione, più grande della morale. Ecco quello che fa Gesù: libera Dio dal recinto che lo soffoca, che gli fa recitare la parte del punitore. Il primo ad essere lapidato dalla religione, da ogni religione quando si ammala di fondamentalismo è Dio. Un Dio che si prende a pietre. Una religione malata di narcisismo e di potere uccide Dio per istallarsi sul suo trono. 

La donna viene trascinata nel mezzo, è un oggetto. A suoi giudici non interessa nulla di lei, lei è un pretesto per mettere alla prova Gesù- E’ un sistema patriarcale tremendo quello che agisce: che assolve i maschi e punisce le donne. Gesù pone una domanda ai suoi interlocutori: chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra.

Gesù fa in modo che il dito che gli scribi e farisei hanno puntato sulla donna si rivolga a loro stessi, in direzione della loro coscienza. E ad uno ad uno se ne vanno, lasciano cadere le pietre per terra. Rimane Gesù e la donna: al centro. Ma Gesù trasforma uno spazio di condanna in uno spazio di misericordia, di tenerezza, di perdono. Gesù scrive per terra.. Che cosa avrà scritto? Quanti se lo sono chiesti…! Ma ciò sembra non avere molta importanza . Sembra piuttosto che scriva per terra perché non vuole ferire con lo sguardo la donna che tanti, troppi  sguardi, hanno ferito e umiliato. Solo dopo quando invita la donna a guardarsi intorno Gesù gli rivela il suo sguardo e le dice: “Va in pace e non peccare più”… 

Questo è un Vangelo che ci educa a rovesciare gli spazi: dagli spazi dell’esclusione a quelli della misericordia, dei diritti umani, della dignità della persona. Un Vangelo che ci aiuta a rimettere al centro il Dio del Vangelo e non il dio della religione, il dio della morale, il dio del potere religioso. Un Vangelo che ci chiama a verificare una lunga prassi di pensiero patriarcale che ha creato esclusione anche nella chiesa, che ha ferito molte donne, che ha messo al centro non il diritto ma spesso l’umiliazione. 

Un Vangelo che ci aiuta a comprendere quanto possa essere importante lo sguardo sull’altro, come sia possibile convertire, cambiare lo sguardo. E ci aiuta anche a capire come uno sguardo malato su dio, porti a proiettare uno sguardo malato sul mondo, sugli altri…( uno sguardo patriarcale su dio genera uno sguardo violento sulle donne, sui bambini, sugli stranieri… )

Da questo Vangelo ci possiamo fare delle domande essenziali:

–          Quale Dio è al centro della nostra vita? Il Dio del Vangelo, compassionevole, liberatore, Padre… oppure il dio vendicativo, patriarcale, moralistico?

–          Abbiano cercato di convertire spazi di esclusione in spazi di accoglienza?

–          Abbiamo cercato di cambiare lo sguardo sugli altri? Sulle donne?

La prima lettura dal profeta Isaia è un invito alla speranza, un invito ad alzare lo sguardo : “ Ecco faccio nuova ogni cosa: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” Così con questa speranza andiamo verso la Pasqua.

In questi giorni sono avvenuti fatti che fanno sperare. Sembra che qualcosa germogli… non ce ne accorgiamo?

Viene eletto un Papa che si mette nome Francesco. Entra nelle case di tutti attraverso gli schermi e dice come direbbe chiunque viene a trovarci: Buonasera! Non è questa la sede per fare analisi dettagliate. Ma possiamo registrare un cambiamento di linguaggio. “ Vorrei una chiesa povera per i poveri”: Non eravamo più abituati a queste parole. Per alcuni sarà poco. Ma il germoglio sull’albero sembra essere spuntato. 

Nel nostro Paese una giovane presidente della Camera appena eletta parla dei diritti, della dignità di tutti, della tutela dei deboli. E’ una lingua che da tempo avevamo dimenticato. Per qualcuno sarà poco. Ma questo linguaggio assomiglia molto a quello delle Costituenti e dei Costituenti che ci hanno regalato la “ più bella Costituzione del mondo”. 

Al Senato sale come presidente un uomo che è stato allievo di Giovanni Falcone. Un uomo che ha combattuto la mafia. Per qualcuno sarà poco. Ma in un paese dove la moralità delle politica è precipitata nella vergogna… questo è qualcosa, questo è un segno che qualcosa germoglia.

E germoglia se il bene del Paese è messo al centro, Paese come persone, volti, storie, ferite, sogni… Così si può scoprire di avere una coscienza a cui rispondere che è molto di più che rispondere al proprio “guru”… La primavera e la Pasqua vanno insieme. Pasqua è primavera. Ma questa primavera, incomincia da noi, dal nostro sguardo su Dio, sul mondo, sull’altro…

Ci sono due immagini ispirate a san Francesco che appartengo al patrimonio mondiale ma che sono nate in questo nostro Bel Paese: l’affresco di Giotto, il sogno di papa Innocenzo che vede una chiesa ormai pronta a crollare sorretta dal Poverello di Assisi. L’altra è nelle stupende parole di Dante nell’XI canto del Paradiso: là dove dice che Madonna povertà rimase vedova per millecent’anni e che solo dopo aver incontrato Francesco potè risposarsi. “Questa privata del primo marito, millecent’anni e più diispetta e scura fino a costui si stette senza invito”.

Non sappiamo cosa ci riserverà il domani. Ma l’oggi sembra regalarci un germoglio. Questo ci basta per sperare nella Primavera.

Che la Pasqua ormai vicina possa essere per la chiesa e per il mondo una nuova primavera: così da ascoltare l’invito del salmo: getta via la veste del lutto e indossa l’abito della gioia….

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Adozione etica: “Anche le nascite sono in calo”

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L’Italia continua a invecchiare. Secondo i dati Istat sulla popolazione residente, sono stati 546.607 gli iscritti in anagrafe per nascita nel 2011, circa 15 mila in meno rispetto al 2010. Il dato, secondo l’Istat, conferma la tendenza alla diminuzione delle nascite avviatasi dal 2009. Il calo delle nascite è causato per lo più alla diminuzione dei nati da genitori entrambi italiani, quasi 40 mila in meno rispetto al 2008.

I nati da genitori entrambi stranieri, invece, «sono ancora aumentati, anche se in misura più contenuta rispetto agli anni precedenti e ammontano a 79 mila nel 2011 (il 14,5% del totale dei nati). Se a questi si sommano anche i nati da coppie miste si ottengono 106 mila nati da almeno un genitore straniero (il 19,4% del totale delle nascite)». Considerando la composizione per cittadinanza delle madri straniere, ai primi posti per numero di figli si confermano le rumene (18.484 nati nel 2011), al secondo le marocchine (13.340), al terzo le albanesi (9.916) e al quarto le cinesi (5.282).

(fonte: corriere.it 14/11/2012)

Adozione etica. “Le proposte di AiBi contro il crollo delle adozioni internazionali, sono condivisibili?”

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di Alessandro Bruni – papà biologico e affidatario

Le Adozioni internazionali sono in calo, a dirlo sono i numeri: il 16 ottobre 2011 Aibi sferrava un durissimo attacco alla regolamentazione delle adozioni internazionali. Nel maggio 2012 emetteva un nuovo comunicato dove faceva alcune proposte e proponeva una raccolta firme per evitare il crollo, il mese scorso c’era un nuovo comunicato sul loro portale(link dopo il testo). Abbiamo scelto questo commento che spiega qual è invece la posizione delle Associazioni di Famiglie.

 (…) “Ai.Bi. Amici dei Bambini risponde a questa crisi proponendo l’immediata modifica della Legge 184/1983 e successive modifiche attraverso sei punti specifici: Riforma culturale: dalla “selezione” all’“accompagnamento” delle coppie; Riforma dell’iter: semplificazione e brevità delle procedure; Riduzione dei costi e gratuità dell’adozione internazionale; L’adozione internazionale nella politica estera dell’Italia; Agevolare l’adozione dei minori con “bisogni speciali”; le accoglienze innovative.

«L’insieme di queste importanti e urgenti misure – afferma Marco Griffini, Presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini – consentirà di superare l’attuale fase di stallo delle adozioni internazionali, rimuovendo i troppi vincoli posti alle coppie dalla dominante cultura della selezione, snellendo un iter troppo lungo e costoso ed aprendo a nuove opportunità di adozione oggi non percorribili». Prosegue quindi Griffini: «Il tutto puntando all’efficienza, e quindi senza alcun costo aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato».

(…) Venendo ai sei punti proposti da AiBi, pur riconoscendo che non è possibile valutarne lo spessore con semplici titoli, ritengo opportuno cercare di leggerli con riflessione e propositi di approfondimento.

1. Riforma culturale: dalla “selezione” all’“accompagnamento” delle coppie. Commento. Detta così significa poco. La valutazione della genitorialità è comunque fondamentale. Se una famiglia ritiene di essere selezionata significa che non ha capito nulla. Il percorso è fatto per determinare una maggiore capacità di introspezione, quindi è già insito il concetto di accompagnamento. Non esiste alcun diritto ad avere un bambino, e lo sappiamo bene. Esiste invece la necessità del bambino di avere un buon abbinamento con genitori adatti alla sua personalità.

2. Riforma dell’iter: semplificazione e brevità delle procedure. Commento. Sì, le procedure sono lunghe, spesso inutili, con eccesso burocratico. Ma talora sono troppo superficiali. Meglio allora dire che l’iter deve essere a dimensione delle necessità del bambino, non degli adottandi e non di una burocrazia cieca e ottusa.

3. Riduzione dei costi e gratuità dell’adozione internazionale. Commento. La riduzione dei costi è fondamentale. E’ una proposta dalla parte dei bambini perché così si permette al bambino di poter essere adottato dalla famiglia giusta scelta tra quelle disponibili. E’ il bambino (i suoi tutori) che deve poter scegliere (inteso con il miglior abbinamento possibile) e non la famiglia adottanda. Sulla gratuità, mi pare espressione vaga, utopica. Meglio dire che può rientrare nelle spese della cooperazione tra i paesi.

4. L’adozione internazionale nella politica estera dell’Italia. Commento. Solo se questa espressione riguarda le relazioni di cooperazione bilaterale, non se è espressione specifica di politica estera. Torno a dire che bisogna essere dalla parte dei bambini e non degli adottandi.

5. Agevolare l’adozione dei minori con “bisogni speciali”. Commento. Questo è un bel punto, sicuramente da esplorare e meglio definire. Tuttavia, come dire, perché non incentivare l’accoglienza adottiva di minori italiani con bisogni speciali? In Italia abbiamo problemi non piccoli sui ragazzi che nessuno vuole perchè “dimenticati” in comunità, con piccole disabilità, con piccole e grandi problemi di salute che avrebbero bisogno di famiglia. Più speciali di così!

6. Le accoglienze innovative. Commento. Bella frase! Mi piace! Questo sì che è un evento nuovo da esplorare. Questo sì che sarebbe un evento culturale che porterebbe a una riforma di pensiero!

Agli amici di AiBi suggerirei maggiore riflessione condivisa con le altre associazioni che si occupano di accoglienza di minori. Insieme potremmo fare meglio!

(fonte: crescerefiglialtrui.typepad.com – 19/05/2012)

Sempre sull’argomento vedi:

Anfaa del 16-10-2012  => http://www.anfaa.it/notizie_e_articoli/article/90/documento_congiunto_anfaa_batya_ciai_cnca_adozione_diritto_dei_bambini_soli_e_senza_famiglia.html

 

AIBI del 21-02-2013 => http://www.aibi.it/ita/roma-commissione-parlamentare-per-linfanzia-e-ladolescenza-la-legge-delladozione-internazionale-va-riformata-la-cai-passi-alle-competenze-del-ministero-affari-esteri/

Adozione etica. “L’Italia non adotta più”

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Secondo noi è limitativo spiegare il calo delle adozioni con la paura del futuro. In fondo l’Italia rimane il secondo paese per numero di adozioni dopo gli USA. E’ vero le stime dell’Unicef sull’infanzia abbandonata sono preoccupanti, ma, a nostro avviso, il fenomeno del calo delle adozioni evidenzia un maggiore rispetto dell’adozione da parte di operatori e genitori.

Forse è subentrata anche una certa consapevolezza da parte delle coppie che non si può arrivare all’adozione dopo un numero estenuante di aborti provocati dalla fecondazione assistita. Chi vuole un figlio biologico a tutti i costi è giusto, valutando il peso psicologico, che segua questa strada. Un figlio adottivo è diverso da un figlio biologico: di solito merita più attenzione e un diverso approccio educativo. Ci vuole molta forza e umiltà per adottare. E’ alquanto sconsigliabile indirizzare una coppia verso l’adozione come ultima spiaggia di un desiderio irrealizzabile e allo stremo delle forze (circa il 90% delle coppie arriva all’adozione dopo più tentativi falliti).

Forse si tratta anche di spingere verso una nuova cultura dell’affidamento, che in Italia stenta a decollare. La cosa peggiore è quando questi ragazzi vengono spostati come pacchi postali alla scadenza dei termini di legge sottovalutando la creazione di un rapporto che si è formato in quegli anni con i genitori affidatari.

Di seguito le opinioni di Melita Cavallo e Milena Santerini raccolte da Maria Novella De Luca – giornalista

(…) «È vero – ammette Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minori di Roma, ed ex presidente della Commissione adozioni internazionali – oggi la tendenza è quella di limitare nei decreti l’età dei bambini, e di essere ancora più attenti nel valutare i genitori. E questo di certo limita le possibilità visto che dall’adozione internazionale arrivano ragazzini sempre più grandi. Ma la nostra severità è data dal fatto che le “restituzioni” di figli adottivi stanno diventando di anno in anno più numerose, proprio perché i bambini arrivano a 8, 9 anche 10 anni, quasi sempre con situazioni gravi alle spalle e i genitori non reggono e li rifiutano. Cioè li riportano a noi, che non possiamo fare altro che metterli in un istituto, nella speranza di trovare loro un’altra famiglia adottiva. E non sempre accade». 

La pagina delle “restituzioni”, ossia dei fallimenti, è l’altra faccia del boom delle adozioni, il lato buio di una storia d’amore, un capitolo quasi sempre censurato. «Da quando dirigo il Tribunale per i minori Roma – aggiunge Cavallo – cioè da due anni e mezzo, ho avuto 10 restituzioni, tra le ultime una bambina indiana di 8 anni e un ragazzino vietnamita quasi adolescente. Troppe. Sintomo di un malessere che non si può ignorare». Un fenomeno nuovo, perché sul numero complessivo delle adozioni in Italia, quelle fallite non superano storicamente l’1,7% del totale, e hanno riguardato nel tempo soprattutto l’adozione nazionale. 

«Non sottovalutiamo però una globale paura del futuro – avverte Milena Santerini, ordinario di Pedagogia all’università Cattolica di Milano, con una lunga esperienza nelle adozioni internazionali – che così come scoraggia i genitori biologici, deprime gli aspiranti genitori adottivi. È l’onda del calo demografico, della cultura della sfiducia. Spesso nelle coppie la scelta adottiva arriva tardi, oltre i 40 anni, dopo molti tentativi falliti di maternità naturale e assistita. Partendo da questa età i tempi oggi sempre più lunghi dell’attesa possono apparire insostenibili». 

E poi c’è il tema controverso della chiusura dei paesi. Alcuni stanno sviluppando un’adozione interna, ma è un fenomeno circoscritto. «Altri invece chiudono per orgoglio nazionale – aggiunge Milena Santerini – per calcolo politico, per alzare il prezzo verso i paesi occidentali, nascondendo il vero stato della loro infanzia». 

(fonte: repubblica.it – 10/01/2012)

Adozione etica. Papà Giancarlo: ”Oltre le nuvole ci sono mille soli che ci aspettano”

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Papà Giancarlo ha pubblicato un libro “Oltre le nuvole” (ilmiolibro.it – 2010) dove racconta il viaggio in India per incontrare Prema, la figlia adottiva. Oggi Prema ha più di vent’anni. Dal libro abbiamo selezionato questa parte che è attinente al tema che stiamo trattando.

Ogni tanto torna di moda, a seguito di qualche evento, affrontare il tema dell’adozione. L’adozione è ancora vista dai più un atto eroico, un profondo bisogno della coppia: “poverini, non riuscivano ad avere figli,….la colpa è di lui,…..la colpa è di lei,….che bravi che sono stati,….hai visto che brutto che è quel bambino,…di che razza è?,….chissà che tare avrà,….non ti sembra troppo nero?…etc etc.
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La società è quella che è, non possiamo inventarcela. L’egoismo la fa da padrone, come la rincorsa prima al benessere e poi al superfluo. Come non possiamo nemmeno idealizzare tutte quelle strutture e quindi quelle persone che per lavoro s’interessano alle problematiche dell’adozione, per evitare di farne comunque delle icone. Non può essere, infatti, che manchi, fra i tanti esempi, il bidello che non fa il suo lavoro o l’insegnante lavativo, e non vi sia nell’ambito adottivo colui che non fa il proprio dovere.

D’altra parte non può nemmeno essere che ogni qualvolta qualcuno provoca lo scoop, sia la figura dell’assistente sociale, quasi sempre donna e nubile, l’emblema dell’incapacità e dell’indifferenza, mentre i genitori, rapinati dei loro figli, risultino sempre idealizzati dai media.

Esiste purtroppo anche l’adozione a tutti i costi che è interpretata dalla nostra società come un atto di altruismo estremo e quindi, nel momento in cui chi di dovere tenta di ripristinare la norma, ecco comparire fior di esegeti che si scagliano contro chi ha quest’obbligo, dipingendo costoro a tinte fosche, sorvolando naturalmente sul come questi genitori siano divenuti tali.

C’è poi la società dal palato fine, quella di solito acculturata e ideologizzata, che vede l’adozione internazionale come una rapina nei confronti dei paesi poveri, che vede nei genitori adottivi una cellula piccolo borghese da combattere.

Anche il bambino di colore in braccio ad una donna bianca è visto con curiosità, almeno fino a quando non cresce e comincia a combinare qualche marachella, come tutti. La musica allora cambia e le esternazioni, anche di persone anziane e timorate di Dio, sono alquanto squallide.

E’ in mezzo a questa società, che quasi sempre ci compatisce e a volte ci idealizza, che comunque abbiamo imparato a vivere. Siamo una minoranza consapevole anche di essere discriminati da una normativa statale, una minoranza che va per la propria strada, cosciente di percorrere la via maestra sperando che un giorno non lontano, tutte le strade si uniscano. Perché stiamo parlando dei nostri figli, della società del futuro, che immagino, tutti vogliano foriera di benessere, ma anche più equa e meno egoista.

A distanza di anni, dal viaggio che abbiamo vissuto insieme a Prema, il nostro bilancio era, è e rimarrà, comunque, positivo.

Adozione etica. Il personaggio: “Laura Boldrini”

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Nel 2010 Famiglia Cristiana l’aveva nominata italiana dell’anno per il suo impegno a fianco dei più deboli.

Era tempo che ci venisse proposta una donna di valore in un posto di prestigio! Così per lo meno ce l’hanno presentata giornali e addetti ai lavori. Rimaniamo fiduciosi fino a prova contraria.  Una donna che nel suo discorso d’insediamento ha fatto riferimento alle altre donne, alle donne  ogni giorno umiliate ed usate, violentate e non rispettate. Una donna che parla degli ultimi, dei diseredati di quelli che soffrono e muoiono di fame. In Laura Boldrini non ho visto una Onorevole lontana, ma un’alleata. Noi mamme adottive che conosciamo le ferite dell’anima nostra e dei nostri figli potremo avere finalmente una interlocutrice all’altezza, che capisce. 

Alcuni passaggi del suo discorso d’insediamento ben si allineano con questa sezione dove abbiamo parlato di ricchezza e povertà, di rispetto delle origini dei nostri figli e della nostra testimonianza nel mondo: 

“Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. Un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera”. (…) “Farò in modo che questa istituzione sia anche un luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.” 

“Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze per dare piena dignità a ogni diritto, per ingaggiare una battaglia vera contro la povertà e non contro i poveri”. Perché “in quest’Aula sono stati scritti i principi fondamentali della nostra Costituzione, la più bella del mondo” e allora “quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontani dall’Italia.” (…) 

“Questo è un Parlamento largamente rinnovato, scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica.”

Buon lavoro, Presidente Boldrini!

Adozione etica. L’esperto: “Adozione, un progetto condiviso della coppia in cui è necessario un inarrestabile allenamento”

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di Emilio Masina – psicologo

Come tutte le questioni di cuore che implicano affetti profondi il tema dell’adozione non è facile da trattare perché si presta a tante considerazioni positive ma anche a rilievi critici. Sono spinto ad occuparmene dalla crescente banalizzazione dell’argomento, di moda nei salotti televisivi, che trasmettono un’immagine tutta rose e fiori, dove le uniche difficoltà sono i limiti imposti dalla legge e da giudici e psicologi considerati ingiusti, se non persecutori.

Diciamolo subito: l’adozione di un bambino è una delle avventure più belle e affascinanti che una coppia possa intraprendere ma, al tempo stesso è, sempre, un percorso difficile e sofferto, che richiede preparazione e una grande mole di investimenti: economici ma soprattutto psicologici e affettivi.

Le motivazioni per cui si adotta sono molteplici: alcune sono conosciute dalla coppia, mentre altre sono inconsce. Alla base c’è un intento altruistico: aiutare un bambino che soffre ad uscire dalla condizione di abbandono e a trovare una famiglia che se ne prenda cura. C’è anche la motivazione di dare alla propria coppia, che il più delle volte non è fertile, per cause organiche riconosciute oppure per motivi inesplicabili (si dice “sine causa” in gergo tecnico), un orizzonte più ampio, la possibilità di arricchire la propria sfera affettiva e di sperimentarsi nel compito evolutivo di diventare genitori.

Sappiamo infatti come la dimensione a due, se non è nutrita da un progetto condiviso rischia di impoverirsi affettivamente o di ripiegare su sostituti (un cane, una barca, una casa), che non soddisfano né i propri bisogni di intimità e di condivisione né quelli di realizzare più compiutamente la propria identità di uomo e di donna. L’adozione, inoltre, è un progetto sensato quando corrisponde alla scelta della coppia di non insistere in modo onnipotente ad avere un figlio biologico quando tutte le condizioni sono avverse, rinunciando a ricorrere a procedure tecniche che, con l’andare del tempo, diventano pratiche disumane.
E tuttavia l’adozione rimane un progetto a rischio. In Italia, negli ultimi quattro anni, secondo una ricerca dell’Istituto degli Innocenti, sono stati restituiti 331 bambini ma sono molte di più le famiglie che approdano agli studi degli psicoterapeuti perché non riescono a creare un’armonica relazione con il figlio adottivo. Chi sono allora i protagonisti del processo adottivo? E quali difficoltà cercano di superare?

Solitamente c’è una coppia, ferita nel proprio desiderio di avere un bambino, di fronte alla necessità di fare un lutto con le proprie aspettative. Questo lutto viene elaborato dalla coppia? Si riesce, cioè, a pensare la sofferenza e a stabilire collegamenti fra i vari pensieri, oppure dare corpo ai propri vissuti smuove troppo dolore? Il partner responsabile, per così dire, dell’infertilità si sente, oltre che inadeguato personalmente, di aver tradito le aspettative del coniuge? E quest’ultimo rinforza questa sensazione, tagliando corto, oppure la smentisce, mostrando comprensione per il dolore dell’altro? O invece, paradossalmente, vi è nella coppia un sollievo condiviso perché uno o tutti e due i partners si sentivano inadeguati nell’assumere l’identità di genitori e si sentono meno in ansia all’idea che il bambino che educheranno è già stato partorito? I coniugi appaiono talmente occupati a nutrire reciprocamente il bambino interiore dell’altro da non avere spazio per i bisogni di un bambino reale? L’adozione si configura come un progetto che, quasi magicamente, rimetterà tutto a posto?

E poi c’è un bambino. Ancora non lo conosciamo ma sappiamo che è stato ferito nella sua esigenza più elementare, quella di avere un padre e una madre, che deve superare la perdita e ritrovare la speranza. Spesso egli ha subìto altri traumi, ha provato più volte a riaprirsi alla vita ed è stato sconfitto. Con quali risorse e quali difese psicologiche è sopravvissuto a queste difficoltà? E’ diventato diffidente? Ha imparato a mettere alla prova la tenuta degli adulti che gli si propongono, a sfidarli, a saggiarne, facendo il diavolo a quattro, le risorse e le competenze? Oppure è diventato compiacente perché deve garantirsi di essere preso e di non essere più cacciato? E’ buono, anche affettuoso ma ha sviluppato un falso Sé che, con la crisi dell’adolescenza spesso non tiene, perché è diventato come un’ ingessatura troppo stretta e soffocante?

L’incontro fra questi interlocutori che la vita ha messo a dura prova è un incontro aperto. Sapranno i “nuovi” genitori lenire le ferite del bambino oppure chiederanno, in modo inconsapevolmente egoistico, un risarcimento affettivo per quanto hanno subìto, che diventerà per il “nuovo” figlio una pesante e incondizionata aspettativa da soddisfare? Saprà il bambino, specie se grandicello, apprezzare le qualità di chi lo ha così intensamente cercato e voluto oppure proietterà loro addosso le immagini dei genitori “cattivi” che lo hanno abbandonato?
Fortunatamente, in molti casi dopo le prime difficoltà la paura dell’estraneo è superata e la “nuova famiglia” può cominciare il suo cammino con un grado sufficientemente buono di fiducia e di affetto reciproco.

Altre volte le cose vanno meno bene: le difficoltà di inserimento si prolungano oppure la coppia dei partners, incapace di fronteggiare il difficile passaggio dal due al tre, si separa. O, ancora, tutto sembra procedere per il meglio ma, con l’avvento dell’adolescenza, si presentano problemi mai nemmeno immaginati: il ragazzo scappa di casa alla ricerca dei suoi veri genitori, oppure diventa violento, o comincia a drogarsi…

Insomma, meglio prepararsi. Nel senso di non dare nulla per scontato ma anche di allenarsi all’impresa di crescere insieme con un bambino che non sarà mai, come non lo è nemmeno il figlio biologico, completamente “tuo”. I magistrati, gli psicologi, gli assistenti sociali che si occupano della selezione delle coppie adottive non devono essere sentiti (non devono farsi sentire) giudici della “bontà” o della “cattiveria” della coppia che vuole adottare; non devono essere sentiti (non devono farsi sentire) come genitori castranti o detentori del potere di dare o non dare un bambino, disinteressati ai bisogni e alle difficoltà di quella specifica famiglia.

Non sempre i genitori adottivi chiedono aiuto ma è compito degli operatori competenti, che conoscono il processo adottivo, offrirsi come compagni di strada. Che possono, come una guida in un territorio sconosciuto, facilitare il viaggio.

(fonte: rifornimentoinvolo.it)

Adozione etica. Mamma Lucia: “Adozione, no grazie!”

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“Dopo mobili sfasciati, qualche pugno mollato qua e là, appostamenti per osservare le pessime frequentazioni di mio figlio, chiamate al 118 per calmare le crisi isteriche…. Beh, faccio un po’ fatica ad essere ottimista. No, non credo che adotterei di nuovo. E’ stata veramente molto dura. Adesso mio figlio ha 25 anni e sembra aver trovato un certo equilibrio. Finalmente, dopo 25 anni, lo sento figlio mio fino in fondo. Non posso, però, dimenticare l’enorme sforzo di mio marito e mio nel gestire la situazione. Noi abbiamo avuto legami e aiuti specialistici che ci hanno sostenuto e che non tutti hanno la fortuna di avere. Si, ci penserei molto bene. Prima di adottare bisogna fare i conti con le forze e i mezzi che si hanno a disposizione in maniera onesta, senza ingannarsi.”

Adozione etica. Mamma Livia: “Pensavo di non farcela più”

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“Eravamo allo stremo con mio figlio adolescente. Battaglie tutti i giorni e tutte le notti. Non so cosa pensassero i miei vicini di casa. Mi aspettavo che chiamassero il 113 tanto era il trambusto che creavamo nel condominio. Un giorno mi arriva a casa un questionario un’indagine sulla situazione delle famiglie adottive con figli adolescenti. C’erano domande molto specifiche che coglievano nel vivo le difficoltà che vivono molte famiglie adottive e gli stati di devianza di alcuni ragazzi. L’indagine era rivolta ai genitori e ragazzi con questionari separati. La sezione dedicata alle madri indagava sulle cause di stress e stanchezza psico-fisica chiedendone il motivo e il peso in un range da 1 a 6. Ormai all’apice della sopportazione, ho risposto al massimo della valutazione negativa a tutte le domande. Poi, però, alla domanda diretta “Adottereste di nuovo?” mi sono ritrovata a rispondere “si”. In quel momento mi sono resa conto che, nonostante le arrabbiature e forti pressioni del momento, rimaneva chiaro che, io, come persona, consideravo l’adozione un’esperienza di vita importante. Devo, infatti, ammettere che mi ha fatto scoprire alcuni lati di me che non conoscevo, da quelli negativi come la facilità all’ira, alla grande forza interiore e determinazione. Certo l’adozione non la consiglio a chi crede di costruire una famiglia patinata.”

Adozione etica. Col senno di poi…

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– Che bisogna fare? – domandò il piccolo principe.

– Bisogna essere molto pazienti – rispose la volpe. – In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….

(da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint.Exupèry)

Adozione etica. L’esperto: “I genitori devono farsi aiutare a capire i bambini feriti”

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di Luigi Cancrini – psichiatra e psicoterapeuta

Luigi Cancrini da quarant’anni segue il mondo delle adozioni aiutando centinaia e centinaia di coppie. E’ considerato uno dei massimi esperti in Italia. Il problema che va sollevato in questa sede è che molto spesso non ci sono operatori preparati ad aiutare le famiglie nei casi difficili e le famiglie sono costrette ad improvvisare. Per questo è importante non isolarsi e far parte di una rete di famiglie in grado di trasmettere la loro conoscenza sul campo.

(…) Parliamo di bambini che, oltre al trauma famigliare, associano anche dei deficit motori e mentali perchè sono stati trascurati.

E’ così. Spesso hanno difficoltà di linguaggio, magari non hanno mai svolto attività sportiva. Hanno problemi motori, quindi necessità di sostegno terapeutico. Insomma bambini poco curati che quando arrivano nelle case famiglia devono anche subire le ristrettezze economiche, le stesse che non consentono un lavoro adeguato per recuperare i diversi ritardi.

Il pubblico non sopperisce…

Per due bambine che avevano necessità di un logopedista la lista era lunga da sei a dodici mesi.

E come avete fatto?

A volte con i volontari. Ribadisco: sono bambini problematici. Pensate all’impegno che ognuno riversa verso un proprio figlio. In questo caso le responsabilità si moltiplicano, ci vuole una grande elasticità.

Come in particolare?

Le faccio un esempio: se un adolescente ti rivela che si fa di spinelli, l’errore più grande è mettersi in posizione repressiva e chiusa. Si rischia di far vincere la provocazione.

E invece?

La questione è un’altra: la preparazione delle famiglie adottive e affidatarie.

A cosa si riferisce?

Al fatto che non si rendono conto di un aspetto: chi entra in casa è un bambino ferito da curare; bambini segnati duramente. Il terapeuta sa che ad un certo punto il piccolo ha subito delle violenze nel suo passato, può tirargli degli oggetti, o tentare di buttarsi dalla finestra, ma il genitore è pronto a questa manifestazione?

Il percorso per ottenere un bambino aiuta o no?

E’ come una scrematura.

Molti dicono eccessivamente dura.

Dovrebbe essere peggio. Gran parte di chi valuta la coppia, si accontenta di una stabilità economica o di una normalità comportamentale. Mentre bisognerebbe dire, a chi vuole ottenere un figlio, che avrà bisogno di aiuto.

Non è preferibile una famiglia”imperfetta” ad una casa famiglia?

Una casa famiglia organizzata è un buon luogo, dove il bambino non è solo.

Quali sono i disturbi principali che riscontra nei piccoli?

Fisici. Poi traumatizzati perché sono stati abbandonati, violentati.

Durante la crescita, è giusto raccontare o rivelare al piccolo da dove arrivano le sue sofferenze?

Il bambino deve essere aiutato a ricordare, a ricostruire quello che gli è accaduto e gli accade. Certo, nei limiti del possibile, nelle adozioni internazionali è più complesso.

In che modo?

Le spiego: al piccolo si possono dare due diverse letture di una medesima vicenda. O che la madre è una stronza che fa figli con chi gli capita, per poi abbandonarli. Oppure gli si può dire: se tu sei nato c’è stata una donna che in condizioni difficili, per nove mesi, ti ha portato con sé. Ed è un grande atto di amore. Questa persona è stata così brava a pensare a te, invece che a lei, e ha cercato una persona più adatta per crescerti.

(…) Quanto è alto il rischio di rifiuto dei genitori adottivi?

C’è. Eccome. Verso i 14-15 anni. Soprattutto se la coppia non capisce che il figlio non è completamente loro, non accetta la sua storia, le differenze. Ancora di più nei casi di bambini adottati all’estero

(fonte: Il Fatto – 14/01/2013)

Adozione etica. Papà Riccardo: “Non sopporto il senso d’impotenza”

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“Ho un rapporto speciale con la mia secondogenita. E’ una ragazzina particolare, chiusa nel suo mondo. Ha evidenti problemi di relazionarsi con le persone e le cose, ma sa anche essere molto dolce. In questi ultimi mesi la sua situazione di disagio è aumentata, forse perchè sta entrando nella pre-adolescenza. Siamo stati costretti a rivolgerci ad uno psichiatra per contenere i suoi scatti d’ira, particolarmente dolorosi per me quando sono rivolti a lei stessa. Mi sento impotente. Non so cosa devo fare.

Quando abbiamo avuto l’abbinamento hanno cercato in tutti i modi di non farci conoscere la verità su di lei. Ci parlavano sempre della sorella maggiore che è una ragazzina solare e intraprendente. Ora mi chiedo se sia giusto nascondere elementi così importanti ad una coppia di genitori. Sia chiaro, delle due, forse, la seconda è la figlia che amo di più. Il problema è che non ho gli strumenti per aiutarla.”

Comunicazione: “Metodo Feuerstein – Valeggio sul Mincio (VR)”

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INTRODUZIONE AL METODO FEUERSTEIN

UN MOMENTO …. STO PENSANDO! 

 

Relatrice: Dott.ssa Maria Luisa Boninelli, Formatrice associata al Feuerstein Institute di Gerusalemme, Ricercatrice e collaboratrice Università Ca’ Foscari di Venezia.

 

martedi 26 marzo 2013

Biblioteca Comunale di Valeggio sul Mincio (VR)

ore 20:30  – ingresso libero

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La dott.ssa Maria Luisa Boninelli introdurrà il Metodo Feuerstein, un percorso nella modificabilità cognitiva per un potenziamento di pensiero e apprendimento.

L’obiettivo?  Innescare un cambiamento nel soggetto, rafforzando le sue prestazioni cognitive e le sue capacità di adattarsi agli ambienti di vita. 

Ciò è realizzabile partendo da un concetto corroborato dalle moderne teorie delle neuroscienze, quello della MODIFICABILITA’ COGNITIVA: l’intelligenza non è una quantità fissa e immutabile, ma è modellabile.

E’ un principio ottimistico: c’è sempre un potenziale di miglioramento in noi! Ogni soggetto ha la possibilità, in qualsiasi momento della sua vita, di modificare la struttura dei suoi processi di pensiero e cambiare il modo con cui si accosta alla conoscenza. L’INTELLIGENZA SI MODELLA , ognuno possiede in sé la forza per auto-modificarsi in modo significativo. I CROMOSOMI NON HANNO L ’ULTIMA PAROLA.

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PER INFORMAZIONI:

Biblioteca Comunale di Valeggio – Tel: 045 7951089

Per chi volesse saperne di più. abbiamo parlato del Metodo Feuerstein sul blog: basta inserire “Feuerstein” in “cerca” sulla barra a destra.

Comunicazione Italiaadozioni: “Scrivi una lettera sulla tua esperienza adottiva”

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FESTIVAL DELLE LETTERE E ITALIAADOZIONI:

UNA NUOVA IMPORTANTE COLLABORAZIONE

TUTTA DA VIVERE

 

BANDO DI CONCORSO 2013 CATEGORIA

LETTERA DI UN’ADOZIONE:

FRAMMENTI DI STORIE DIVERSE

Milano, 4 febbraio 2013 –  Il Festival delle lettere annuncia la nona edizione con tante novità e una nuova importante categoria. Dalla collaborazione con Italiaadozioni nasce Lettera di un’adozione, che invita tutti coloro che possono offrire una testimonianza diretta e indiretta di un percorso di vita adottivo a raccontare, sotto forma di lettera, la propria esperienza. 

La richiesta è quella di scrivere una lettera che raccolga testimonianze ed aneddoti vissuti nel quotidiano, frammenti di vita o anche un solo episodio particolarmente significativo dell’esperienza  dell’adozione. L’obiettivo è quello di tracciare uno spaccato del mondo dell’adozione raccontato dal punto di vista di chi è entrato in contatto con questa realtà. La lettera più bella sarà premiata al Teatro Dal Verme in occasione della IX edizione del Festival delle lettere, il 6 ottobre 2013. 

Condivisione di intenti, voglia di trasmettere emozioni vere, valore di chi crede che oggi sia ancora importante investire sui contenuti: sono questi alcuni degli ingredienti di un percorso che si preannuncia ricco di numerosi progetti.

Per partecipare è necessario inviare la propria lettera entro e non oltre il 30 marzo 2013.

Info e regolamento completo: www.festivaldellelettere.it

Adozione etica. Mamma Ilaria: “Vuoi metter la soddisfazione!”

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Calano le adozioni, è colpa della crisi, adottare è lungo e difficile, i bambini adottivi sono complicati, ci vogliono molte risorse … tutto vero, ma non è tutto qui!!!!

Io ho adottato due bambini e posso dire che i momenti di difficoltà ci sono e ci saranno, che è più complicato essere un genitore adottivo rispetto alla genitorialità biologica, ma voglio dire a gran voce che tante volte è anche molto più bello e più profondo.

Quando arriva un bambino che ha già fatto un pezzo di vita non facile senza di te, giorno per giorno capisci che lo aiuterai a lenire le sue ferite, a trovare un punto fermo, a sfogare la sua frustrazione, a incanalare le sue emozioni, a trovare fiducia in se stesso e piano piano a fidarsi di te. E’ vero, non sarà semplice e nessun corso pre-adozione ti avrà mai preparato abbastanza, ma la prima volta in cui tuo figlio ti dirà che ti vuol bene (cosa scontata per gli altri genitori) o che si addormenterà tra le tue braccia (perché prima non si lasciava andare) o che ti dirà che dopo averti tanto aspettato è stato molto fortunato a trovare una mamma come te, proverai emozioni così uniche forti che tutto quello che viene prima avrà avuto un senso.

La “conquista” di tuo figlio e il viaggio insieme a lui sono una sfida bellissima oltre che impegnativa e la bellezza dell’adozione non è l’aver salvato un bambino dal suo destino difficile, ma l’aver messo al centro un’idea di famiglia che ama, accoglie ed è plasmata dall’esperienza di crescere insieme

(fonte la 27aOra-corriere.it – 12/01/2012)

Adozione etica. “Perché adottare? L’opinione di una mamma”

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di Ilaria Lazzarini –  mamma adottiva e mediatrice familiare

“Generalmente si pensa all’adozione quando una coppia si trova nell’impossibilità di avere figli in modo naturale. Ci sono anche famiglie che scelgono di adottare pur avendo figli biologici, ma la stragrande maggioranza delle persone che intraprendono il cammino dell’adozione lo fanno dopo aver constatato la loro difficoltà a procreare.

Accostandosi all’adozione le coppie si trovano ad avere a che fare con una nuova realtà da conoscere: realtà complessa, con peculiarità e caratteristiche proprie, con un proprio linguaggio….

La scelta adottiva prima di essere vissuta, va compresa e interiorizzata. Genitore adottivi non si nasce, ma lo si diventa. In questo ci aiuteranno tutte le persone che incontreremo nei colloqui presso i servizi sociali, i tribunali, gli enti….ci aiuterà leggere libri sull’argomento, partecipare a corsi, incontri…e ci aiuteranno altri genitori adottivi con cui condividere la scelta.

Tutto il percorso che viene richiesto alla coppia è da intendersi in quest’ottica: noi siamo adulti, siamo in due e ci amiamo, camminiamo insieme per capire chi sarà nostro figlio e che genitori potremo essere per lui. Tutte le persone che incontreremo lavoreranno in questo senso, tutelando i bambini che saranno i nostri figli. Al termine di questo percorso, a volte lungo e faticoso, ma sicuramente arricchente, c’è nostro figlio e con lui inizieremo la strada unica e irripetibile della nostra famiglia.

Semplificando al massimo si potrebbe dire che da una parte c’è la coppia che sceglie di adottare per il desiderio di diventare genitori e dall’altra parte c’è un bambino che non ha scelto la sua storia, ma che ha il diritto di essere amato e di avere una famiglia.

L’adozione è l’incontro tra la coppia e il bambino, un incontro capace di riparare il dolore della sterilità e il dolore dell’abbandono, di appagare i bisogni dell’ essere genitori e soprattutto dell’ essere figli. Un incontro capace di saziare con l’amore della nuova famiglia e capace di fecondità per la vita.

(fonte: italiaadozioni.it)

Adozione etica: “Un figlio adottivo, chi me lo fa fare?”

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di Maria Luisa Villa – giornalista

 

L’incertezza sociale, la precarietà, la paura per il futuro, vanno contro la progettualità di avere un figlio. Adottivo o biologico, non cambia.

Un figlio adottivo, chi me lo fa fare?

La mia amica me l’aveva detto così, sapendo di scioccarmi, mentre guardavamo i nostri figli – dieci anni – che giocavano sulla neve: “Una volta ho pensato: se l’avessi saputo, non avrei adottato un figlio. Figurati, ci vedi senza di lui?”. No, impossibile. Eppure sapevo che era stata dura per la nostra coppia di amici, con il loro bambino, desiderato, adorato, che faceva fatica a trovare il suo posto in famiglia, a scuola, come se il loro amore non bastasse. Lei ora confessava l’inconfessabile, e questo la rendeva forte.

“Per uscire dalla crisi occorre il coraggio di ammettere le difficoltà, riflettere sulle possibilità, confrontare le esperienze, elaborare nuovi modelli. Ma la sfida è troppo complessa per essere risolta nel privato”.

Così scriveva Silvia Vegetti Finzi sabato sul Corriere, a proposito del calo delle richieste di adozioni: 20/30 per cento in meno negli ultimi due anni, una flessione che non si spiega soltanto con la crisi economica.  Secondo Giovanna  Teti, dell’associazione Ciai, che si occupa di adozioni: “L’incertezza sociale, il senso di precarietà diffuso, la paura per il futuro, vanno contro la progettualità di avere un figlio”. Adottivo o biologico, non cambia.

Quella paura è di tutta la società, non solo dei singoli, non solo delle coppie adottive. La precarietà economica rende difficile immaginare il futuro, ma c’è dell’altro. La famiglia si sta trasformando, dice Vegetti Finzi, sono tante le forme di convivenza “monoparentale, separata, ricostituita, multietnica, omosessuale. Il nocciolo duro resta il rapporto con il figlio. Che si rivela turbato da paure, incomprensioni, conflitti”.

In questo quadro, le persone che scelgono l’adozione – un percorso ad ostacoli già dallo sfinente iter burocratico – non andrebbero sostenute come una delle parti più vitali nostra società?

Mentre viene spontaneo chiudersi, per preservare il proprio equilibrio in una situazione di instabilità, c’è chi si apre, accoglie figli che non conosce, e li ama ben sapendo che non è una passeggiata. E che un giorno, come alla mia amica, potrebbe capitare di pensare: chi me l’ha fatto fare? E continuare ad amare.

(fonte: la27a Ora-corriere.it – 12/01/2012)

Comunicazione CSI: “Master 2013 on line in Mediazione e Comunicazione Interculturale – Verona”

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Noi de ilpostadozione continuiamo a sottolineare il desiderio di avvicinarci al mondo dei nostri figli e alla necessità di operatori preparati che possano cogliere le peculiarità di ogni cultura ed etnia per aiutare i genitori nel loro compito. Mi sembra interessante proporre agli addetti ai lavori questo Master universitario organizzato a Verona dal Centro Studi Interculturali.
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Master di primo livello in
Intercultural Competence and Management
Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona

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Formula on line: il Master viene proposto con la formula della “formazione a distanza” (e-learning) e seminari in presenza facoltativi ma consigliati. Ogni allievo/a può seguire le lezioni e studiare nel tempo libero, senza vincoli di orario e di presenza. Il Master è diviso in 6 moduli, cinque comuni e un modulo specialistico. Ci si può iscrivere anche solo a singoli moduli.

Scopo: formazione di professionisti della comunicazione e della mediazione interculturale specializzati nella gestione dei conflitti, del coaching e del problem solving e preparati ad intervenire in situazioni sociali, educative e scolastiche, economico-aziendali, giuridiche, culturali, sanitarie e territoriali caratterizzate dalla presenza di persone appartenenti a differenti culture, con diversi modelli linguistici, religiosi e culturali.
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Durata: un anno. Le iscrizioni si chiudono il 2 aprile 2013. Il master inizierà  a  maggio 2013

Crediti universitari: il Master assegna 60 crediti universitari e, dopo la discussione della tesi a fine corso, rilascia il diploma universitario di Master di primo livello.
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Destinatari: laureati (laurea di primo livello, magistrale o vecchio ordinamento). Anche chi non ha la laurea può iscriversi – a tutto il corso o a singoli moduli – come “uditore” e ottenere, a fine corso, un attestato di frequenza. Indirizzato anche a chi desidera acquisire competenze per l´insegnamento dell´italiano L2.
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Per informazioni dettagliate e per conoscere le opinioni di ex-allievi http://www.csiunivr.eu/master/

Comunicazione Unicatt: “Seminario per operatori su adozione e affido – Milano”

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Terra di confine tra affido e adozione: questioni aperte

Venerdì 15 marzo 2013 dalle 9.30 alle 13:30
Sede: Aula Pio XI – Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Gemelli, 1 Milano

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Seminario promosso in partnership con la Provincia di Milano, l’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore e il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia.
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Destinatari:  Assistenti sociali – Coordinatori – Dirigenti – Psicologi

Adozione e affido:  interventi giuridici ben distinti e così profondamente contigui nella costruzione di legami e narrazioni familiari che mettono in luce una complessità di sfaccettature e di criticità in questa terra di confine. Il seminario apre una riflessione sui nodi critici sia dal punto di visto giuridico, sia psicologico e desidera offrire alcune chiavi di lettura utili a quanti sono impegnati in situazioni così complesse.

Per iscriversi:  la partecipazione è gratuita ma l’iscrizione è obbligatoria, attraverso il sito: http://www.provincia.milano.it/affari_sociali/che_area_ti_interessa/Formazione/ricerca_corsi.html?id=2926

Potranno essere accettate un massimo di 100 iscrizioni. Sono stati richiesti i crediti ECM per psicologi e FCOAS per assistenti sociali