Adozione etica. L’esperto:”Le motivazioni delle coppie”

Standard

di Anna Oliviero Ferraris – psicologa e psicoterapeuta

Storie di aborti plurimi, tentativi di cure antisterilità, maturazione spontanea verso l’adozione per coppie con difficoltà ad avere figli ma anche per coppie già con figli, un desiderio scaturito da esperienze positive avute in famiglia o da un viaggio all’estero. Ci sono poi i casi di coppie che accolgono bambini con bisogni speciali. In questa parte che proponiamo la dott.ssa Ferraris pone una serie di domande da tenere sul comodino per quelle coppie che intendono intraprendere in maniera consapevole la strada dell’adozione.

(…) Sebbene alcuni sostengano di avere già avuto in precedenza una inclinazione nei confronti dell’adozione, la maggioranza delle coppie adottive che abbiamo intervistato riconosce che l’adozione non è stata la prima scelta: sono approdate all’adozione dopo aver constatato di non poter avere figli e spesso dopo avere provato, per anni e senza successo, delle terapie contro l’infertilità. Ci sono però anche coppie che adottano, avendo già dei figli, perché desiderano una famiglia numerosa e perché – per cause diverse a volte legate all’età, altre volte a patologie o interventi chirurgici – non possono averne altri; oppure per riempire il vuoto lasciato da un figlio precocemente scomparso. E non mancano le coppie che decidono di adottare per motivi ideologici o altruistici, ossia per dare una famiglia a bambini che ne sono privi, che hanno sofferto o sono portatori di handicap.

Per facilitare quest’ultimo tipo di adozioni, la riforma della legge italiana sull’adozione  (1° marzo 2001) ha istituito una “corsia preferenziale” per quei coniugi che intendono adottare un bambino con più di cinque anni e con handicap accertato.

La maggior parte delle coppie riflette a lungo prima di decidersi. Secondo le statistiche, dal momento in cui una coppia inizia a parlare di adozione alla prima telefonata di contatto trascorre all’incirca un anno: come un seme, l’idea si annida nella mente di uno o entrambi i membri della coppia, si sviluppa e acquista energia. Bisogna però fare i conti con l’offerta che è decisamente inferiore alla domanda – il rapporto è grosso modo di 1 a 20 – cosicché, man mano che procede, il progetto adottivo può subire delle modifiche sia in base alla disponibilità concreta di bambini sia alla consapevolezza crescente degli aspiranti genitori.

E’ opportuno che in questa fase di “gestazione”, gli aspiranti genitori si impegnino in una verifica delle proprie intenzioni, cerchino di immaginarsi  come cambierà la loro vita, come reagiranno amici, parenti, eventuali figli, se sono pronti a compiere un passo che trasformerà la loro esistenza.

Le domande che seguono, non costituiscono un test vero e proprio ma punti su cui riflettere. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, soltanto domande che aiutano a capire meglio quelle che sono le aspettative proprie e dei familiari.

-Perché voglio adottare?

-In che modo la nostra vita familiare e di coppia sarà modificata dall’arrivo di un figlio, o di una figlia?

-Sarò disposto a dedicargli il tempo e le energie necessarie?

-Pensiamo che l’adozione possa aiutarci a risolvere un nostro problema di coppia, individuale o esistenziale?

-Quali sono le nostre maggiori aspettative: vogliamo dare una famiglia ad un bambino o vogliamo un bambino tutto “nostro”?

-Quando pensiamo ad un bambino, come ce lo immaginiamo? E’ una immagine realistica o idealizzata?

-Lo accetterò con gioia anche se non sarà del sesso che avrei desiderato?

-Mi sentirei deluso o “ingannato” se il bambino dovesse avere dei problemi di salute o psicologici?

-Lo accetterò con gioia anche se non risponde alle mie aspettative? (aspetto fisico, riuscita scolastica, carattere).

-Siamo pronti ad accettare le sue origini familiari?

-Sono disposto ad accettare con serenità problemi che potrebbero sorgere in seguito, connessi all’adozione?

-Pensiamo di adottare per dare un compagno di giochi a nostro figlio (se avete già un figlio)?

-Come potrà reagire nostro figlio (o figli) al nuovo venuto?

-Parenti e altri membri della famiglia sono pronti anche loro a questo passo?

-Potrei sentirmi a disagio nei confronti dei genitori che hanno figli propri?

-Eventuali apprezzamenti negativi sulla mia scelta, mi feriranno profondamente o non più di tanto?

-Lo terrò comunque anche se dovessi avere dei problemi?

-L’adozione è un lavoro di squadra tra genitori, organizzazioni, assistenti sociali e altre persone. Accetterò di lavorare in gruppo?

-Se l’infertilità è una delle cause, che atteggiamento ho a riguardo? Il problema è superato, oppure no?

-Il fatto di non avere figli ha influito sui miei rapporti di amicizia e di parentela?

-Sono abbastanza soddisfatto(a) della mia vita per non essere ossessionato(a) dall’adozione e non pensare soltanto a questo durante il periodo di attesa?

(fonte: “Il cammino dell’adozione” – annaoliverioferraris.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...