Adozione etica. Papà Enrico 3: “Le responsabilità di enti e CAI per la protezione dei bambini”

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Cosa si potrebbe e dovrebbe fare: 

– Ruolo importante rivestono gli Enti autorizzati, molte volte per la stima e fiducia che si instaura con gli operatori, le coppie sono più disponibili ad aprirsi e raccontarsi, gli operatori dovrebbero essere in grato di capire se il minore presenta disturbi tali da far sospettare un abuso. In questo caso l’Ente deve allertare la CAI che può monitorare i casi segnalati e verificare se sono spalmati nel territorio o provenienti da uno stesso istituto in percentuale rilevante. Se ciò è, dovrà essere la CAI stessa ad allertare i servizi sociali del paese interessato e chiedere una relazione. 

– Quando l’Ente si attiva con contributi e progetti a sostegno di un certo istituto deve essere in grado di verificare che tali aiuti siano finalizzati esclusivamente al benessere del minore, una parte dei contributi (penso alla quasi totalità) deve servire per finanziare una presenza “qualificata” all’interno dell’istituto di personale di estrema fiducia (tipo referenti dell’ente) che lavori perchè il minore abbia un riferimento “certo” che, in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, lo possa ascoltare, capire e difendere dall’eventuale “orco”. Le coppie devono avere la possibilità di accedere nell’istituto insieme a questi “tutor” e viverci un pò con i propri figli . 

– Una volta che un minore (che ancora vive nell’istituto) ha il coraggio di denunciare l’abuso, deve essere allontanato e protetto. L’Ente deve destinare una parte del denaro raccolto per assicurargli un’adeguata protezione. 

– La CAI da sempre fa una distinzione tra progetti SAD e progetti di sussidiarietà, già nel 2003 ha deliberato per chiarire questa differenza, ha firmato accordi con alcuni Enti che si muovevano in questa direzione ed i vari progetti finanziati hanno tutti la caratteristica di intervenire per il benessere psico-fisico del minore.

Probabilmente per eliminare esperienze quali quelle riportate la CAI interpreta molti progetti SAD come una semplice raccolta di fondi che non incidono nella cultura di violenza ed abuso spesso rivolte verso bambini non protetti, né nella crescita socio-economica dei Paesi di origine dei bambini stessi per cui l’Ente autorizzato viene posto fuori dalla possibilità di continuare ad operare per le adozioni internazionali e cancellato dall’albo.

Le linee guida della CAI per la richiesta  da parte di un soggetto che vuole operare come Ente autorizzato prevedono che “ L’ente non può avere alcuna forma di collegamento o collaborazione con organizzazioni impegnate in programmi solidaristici di accoglienza di minori stranieri in Italia.”  Questo, a mio avviso, a rimarcare il pericolo reale che anche in attività dichiaratamente umanitarie si possano nascondere iniziative che non sono “nell’esclusivo interesse del minore”.

(continua…)

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