Adozione etica. Papà Enrico 1: “Quando l’orco è nel recinto”

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Papà Enrico ha già scritto sulla tematica degli abusi su questo blog (vedi commento del 1° giugno 2012, basta inserire “abuso” in “cerca” qui  sulla barra a dex). Ora ci manda una sua riflessione legata alla lettura di un articolo piuttosto crudo sugli abusi di minori istituzionalizzati. E’ un testo che si inserisce bene in questa parte della sezione “Adozione Etica” perché certi fallimenti adottivi nascono dalla negazione di certe realtà sia da parte di alcuni enti che di alcune coppie. Questo blog si è impegnato ad affrontare anche tematiche scomode e siamo ben lieti di pubblicare questo testo che verrà diviso in quattro post per evidenziarne il contenuto.

“Violentati nell’orfanotrofio. Fotografati e filmati. Il racconto choc di tre bambini bulgari adottati in Italia apre una finestra su un orrore nascosto che può contare su molti complici. E i genitori accusano: ”Le nostre denunce sono state ignorate”. Inizia così l’inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull’espresso del 14/01/2013  (vedi http://espresso.repubblica.it/dettaglio/bulgaria-nella-tana-dei-pedofili/2198027 ) dal titolo “ Bulgaria, nella tana dei pedofili “. Continua descrivendo le violenze attuate dai più grandi sui più piccoli, poi intervengono gli adulti che partecipano, gli stessi minori vengono portati fuori dell’istituto, fatti oggetto di violenze anche da persone esterne.

Descrizione “cruda” di una storia già vista e verosimile per molte altre realtà all’interno degli istituti dei paesi dell’est Europa e non solo. A rompere il muro del silenzio e delle complicità sono stati tre bambini adottati in Italia che con coraggio hanno raccontato tali atrocità e con altrettanto coraggio i genitori hanno denunciato in sette pagine alla “Commissione Adozioni Internazionali “ e al ministro Andrea Riccardi lamentando il mancato intervento da parte dell’ente che li aveva seguiti nel percorso adottivo. Dallo stesso istituto sono stati adottati una quindicina di ragazzi ed è preoccupante che i genitori non sapessero nulla perchè esperienze cosi drammatiche hanno bisogno di un supporto attento e qualificato.

Preoccupa che tutto questo accada “in un Paese come la Bulgaria che fa parte dell’UE ed ha ratificato la convenzione dell’Aia sulla protezione dei minori” per cui “ si può facilmente immaginare cosa accada altrove”. L’Equipe di psicoterapeuti che ha seguito i minori che hanno denunciato i fatti, dichiara “C’è motivo di ritenere che le precoci e ripetute esperienze fatte quando i bambini erano nell’istituto in Bulgaria, siano divenute in qualche modo comportamenti vissuti oggi come normali o comunque consentiti.”

L’inchiesta si addentra nei racconti dei minori con particolari quanto mai “raccapriccianti” anche se “maledettamente” reali. “Quei tre piccoli eroi hanno avuto davvero coraggio. Perché prima di lasciarli partire per l’Italia, li hanno minacciati. Qualcuno ha detto loro che li avrebbero riportati qui: «Se parlate, i vostri genitori italiani vi rifiuteranno e tornerete in Bulgaria». Per loro la Bulgaria è l’orfanotrofio. Non hanno visto altro.”

Contributo all’inchiesta è l’intervista al presidente del Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, per spiegare come i genitori adottivi possono affrontare il disagio dei minori e riconoscere i segnali di un abuso subito nell’istituto di provenienza. «Come negli altri contesti di vita (la famiglia e la scuola), anche in queste istituzioni i bambini possono andare incontro a diverse tipologie di abuso psicologico, fisico e sessuale da parte di adulti. E’ bene ricordare che, come evidenziano ormai concordemente studi internazionali, il permanere all’interno di un’istituzione costituisce, di per sé, un fattore di rischio per lo sviluppo del bambino». «Il segreto rispetto agli abusi subiti è purtroppo una richiesta molto frequente che viene fatta dagli abusanti alle vittime. (…) Tra i campanelli di allarme un genitore può notare l’improvviso emergere di disturbi del sonno, enuresi, disturbi alimentari, alterazione del tono dell’umore, ansia, disturbi della condotta, calo del rendimento scolastico. A questi segnali si possono accompagnare comportamenti sessualizzati che non sono appropriati per l’età del bambino». «I genitori adottivi il più delle volte formulano una richiesta di aiuto rispetto a come devono comportarsi con il bambino. E’ però altrettanto importante che trovino un giusto supporto per affrontare il dolore, le ansie e l’incertezza. Il benessere dei genitori è di fondamentale importanza nel percorso di aiuto al bambino».

Segue tutta una disamina sui numeri dell’adozione ed emerge una tendenza al calo preoccupante delle adozioni internazionali. In effetti dall’ultimo report della CAI si evidenzia un calo del 22,8 % delle adozioni nel 2012 (3.106 ingressi autorizzati) in rapporto al 2011 (4.022 ingressi autorizzati), insieme al calo dei decreti di idoneità emessi in tutti i tribunali (dal 2006 ad oggi di circa il 50 %).

Le motivazioni sono di diversa natura, ma non viene evidenziato che anche la lettura di articoli di denuncia dei maltrattamenti dei minori contribuisce purtroppo ad allontanare la coppia dal percorso adottivo. Per mia esperienza ho potuto verificare che fra i vari limiti e paletti che la coppia mette per l’accoglienza del minore (età, malattie invalidanti, etnia, ecc…) uno dei più “diffusi” è che il minore non abbia subito abusi sessuali. Proprio per questo motivo ho pensato di dare ” una mia lettura” a tale inchiesta.

(continua…)

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