Archivio mensile:febbraio 2013

Adozione etica. Mamma Renata: “Un sorriso vale qualsiasi sacrificio”

Standard

“Quando mi chiedono perchè consiglierei ad una coppia di adottare, la prima cosa che mi viene in mente è il sorriso di mia figlia. Ho visto alcuni bambini arrivare in Italia. All’inizio sono senza punti di riferimento, magari un po’ intimiditi. Dopo qualche mese cavalcano le loro biciclette e sembrano avere la situazione sotto controllo. Sono come quelle piante mezze rinsecchite cha pensi morte, ma decidi comunque di irrorarle per vedere cosa succede, quasi a sfidare mamma natura. Un goccino d’acqua oggi e un goccino domani, cominciano a far uscire le prime foglioline verdi e, con l‘arrivo della primavera, la pianta si ricopre di un’esplosione di fiori. Sì, io consiglio di adottare perché si ha il privilegio di assistere, in prima fila, ad una rinascita.”

Annunci

Adozione etica. Mamma Lucrezia: “Ogni bambino ha le sue necessità”

Standard

“In classe di mio figlio c’è un bambino etiope. Lui non ha tutti i problemi di mio figlio. E’ educato, tranquillo e gentile. Anche a scuola va bene. Ha perduto i suoi genitori per l’AIDS. Lui era già abituato ad avere una famiglia. I genitori adottivi sono diventati una seconda possibilità, due genitori da amare e con i quali relazionarsi. Certo ha dovuto essere sostenuto psicologicamente per l’elaborazione del lutto. Per lui, però, è naturale chiamare mamma e papà. Diversa la storia di mio figlio che è vissuto in un istituto e non ha mai saputo cosa vuol dire avere una famiglia. Per Cris è tutto più complesso perchè non sa come funziona avere una mamma e un papà.”

Adozione etica. Col senno di poi…

Standard

“Un’adozione riuscita è saper accettare le sconfitte, gli errori, la gente che punta il dito, arrivare a letto distrutti per la giornata e aver voglia di sparire. Poi svegliarsi al mattino e dirsi che in fondo è un altro giorno. Un altro giorno con nostro figlio. E questa, secondo me, è già una conquista” – Lori&Vale

Comunicazione AIBI: “Corso per genitori su come gestire abusi e maltrattamenti – Mestre”

Standard

Aibi ripropone il corso per genitori che si stanno avvicinando all’adozione sulla gestione di situazioni in cui emergano dubbi su maltrattamenti e abusi. Ne abbiamo parlato già su questo blog il 1 giugno 2012 (inserire “abuso” in “cerca” qui a lato).

Abusi e maltrattamenti

giovedi 4 aprile 2013

 dalle 17.00 alle 20.00

Mestre (Ve) via Querini 19/A

.

Locandina_abuso e maltrattamento. File pdf 175 KB

Per informazioni:

sede veneta di Ai.Bi. Amici dei Bambini

Tel: 041.5055496

Mail: mestre@aibi.it

.

Saremmo lieti di conoscere l’opinione di coppie che hanno frequentato questo corso per sapere che cosa ne pensano.

Fuori dal coro: “Il dolore, la morte di un figlio, le domande che restano…”

Standard

Oggi la terribile notizia nella morte di Habtamu, il ragazzino quattordicenne di cui avevamo parlato su questo blog il 4/06/2012 nella sezione “fuga da casa”. Le righe che seguono sono state scritte dopo aver letto varie testate giornalistiche e il commento di un blog. Ci sembra un po’ semplicistico affermare che ciò che è successo sia legato al suo desiderio di tornare alla terra madre, che i suoi genitori adottivi avrebbero dovuto capire, essere più umili.

I nostri figli racchiudono dolori e segreti che nessuno potrà decifrare con precisione e certezza. Quello che, invece, ci sentiamo di affermare, perchè nato dall’osservazione di tanti nostri adolescenti in sofferenza, è che, molte volte, una grande fonte di disagio deriva da una falsa accoglienza che la nostra società riserva  loro.

Non è detto che ciò sia stato il caso di Habtamu di cui non conosciamo la storia intima. Noi de ilpostadozione ci limitiamo ad esprimere la nostra vicinanza ai suoi genitori nel timido tentativo di alleviare il loro profondo dolore.

.

Entro nei tuoi occhi neri,

ti vedo sereno e penso di conoscerti.

Quando il vento della tormenta si alza

ti perdo di nuovo.

.

Capisco che noi siamo qui

ma non siamo il tuo mondo.

Il tuo mondo è altro.

Possiamo parlarne

costruire ponti

dare significato a ciò che c’è

e a ciò che è lontano.

Possiamo anche dirti che

quel mondo lo amiamo

che siamo arrivati a te

tramite il rispetto e la stima per la tua gente.

.

Forse capisci,

forse ci compatisci.

Sappi solo che tutto è stato fatto con onestà,

quella onestà che in questo drammatico momento

è la nostra forza.

.

Di fronte alla tua risposta risoluta al dolore

rimane la nostra inconsolabile disperazione

e l’eterna domanda:

perchè a te, nostro figlio,

che abbiamo desiderato e amato tanto?

Adozione etica. L’esperto:”Le motivazioni delle coppie”

Standard

di Anna Oliviero Ferraris – psicologa e psicoterapeuta

Storie di aborti plurimi, tentativi di cure antisterilità, maturazione spontanea verso l’adozione per coppie con difficoltà ad avere figli ma anche per coppie già con figli, un desiderio scaturito da esperienze positive avute in famiglia o da un viaggio all’estero. Ci sono poi i casi di coppie che accolgono bambini con bisogni speciali. In questa parte che proponiamo la dott.ssa Ferraris pone una serie di domande da tenere sul comodino per quelle coppie che intendono intraprendere in maniera consapevole la strada dell’adozione.

(…) Sebbene alcuni sostengano di avere già avuto in precedenza una inclinazione nei confronti dell’adozione, la maggioranza delle coppie adottive che abbiamo intervistato riconosce che l’adozione non è stata la prima scelta: sono approdate all’adozione dopo aver constatato di non poter avere figli e spesso dopo avere provato, per anni e senza successo, delle terapie contro l’infertilità. Ci sono però anche coppie che adottano, avendo già dei figli, perché desiderano una famiglia numerosa e perché – per cause diverse a volte legate all’età, altre volte a patologie o interventi chirurgici – non possono averne altri; oppure per riempire il vuoto lasciato da un figlio precocemente scomparso. E non mancano le coppie che decidono di adottare per motivi ideologici o altruistici, ossia per dare una famiglia a bambini che ne sono privi, che hanno sofferto o sono portatori di handicap.

Per facilitare quest’ultimo tipo di adozioni, la riforma della legge italiana sull’adozione  (1° marzo 2001) ha istituito una “corsia preferenziale” per quei coniugi che intendono adottare un bambino con più di cinque anni e con handicap accertato.

La maggior parte delle coppie riflette a lungo prima di decidersi. Secondo le statistiche, dal momento in cui una coppia inizia a parlare di adozione alla prima telefonata di contatto trascorre all’incirca un anno: come un seme, l’idea si annida nella mente di uno o entrambi i membri della coppia, si sviluppa e acquista energia. Bisogna però fare i conti con l’offerta che è decisamente inferiore alla domanda – il rapporto è grosso modo di 1 a 20 – cosicché, man mano che procede, il progetto adottivo può subire delle modifiche sia in base alla disponibilità concreta di bambini sia alla consapevolezza crescente degli aspiranti genitori.

E’ opportuno che in questa fase di “gestazione”, gli aspiranti genitori si impegnino in una verifica delle proprie intenzioni, cerchino di immaginarsi  come cambierà la loro vita, come reagiranno amici, parenti, eventuali figli, se sono pronti a compiere un passo che trasformerà la loro esistenza.

Le domande che seguono, non costituiscono un test vero e proprio ma punti su cui riflettere. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, soltanto domande che aiutano a capire meglio quelle che sono le aspettative proprie e dei familiari.

-Perché voglio adottare?

-In che modo la nostra vita familiare e di coppia sarà modificata dall’arrivo di un figlio, o di una figlia?

-Sarò disposto a dedicargli il tempo e le energie necessarie?

-Pensiamo che l’adozione possa aiutarci a risolvere un nostro problema di coppia, individuale o esistenziale?

-Quali sono le nostre maggiori aspettative: vogliamo dare una famiglia ad un bambino o vogliamo un bambino tutto “nostro”?

-Quando pensiamo ad un bambino, come ce lo immaginiamo? E’ una immagine realistica o idealizzata?

-Lo accetterò con gioia anche se non sarà del sesso che avrei desiderato?

-Mi sentirei deluso o “ingannato” se il bambino dovesse avere dei problemi di salute o psicologici?

-Lo accetterò con gioia anche se non risponde alle mie aspettative? (aspetto fisico, riuscita scolastica, carattere).

-Siamo pronti ad accettare le sue origini familiari?

-Sono disposto ad accettare con serenità problemi che potrebbero sorgere in seguito, connessi all’adozione?

-Pensiamo di adottare per dare un compagno di giochi a nostro figlio (se avete già un figlio)?

-Come potrà reagire nostro figlio (o figli) al nuovo venuto?

-Parenti e altri membri della famiglia sono pronti anche loro a questo passo?

-Potrei sentirmi a disagio nei confronti dei genitori che hanno figli propri?

-Eventuali apprezzamenti negativi sulla mia scelta, mi feriranno profondamente o non più di tanto?

-Lo terrò comunque anche se dovessi avere dei problemi?

-L’adozione è un lavoro di squadra tra genitori, organizzazioni, assistenti sociali e altre persone. Accetterò di lavorare in gruppo?

-Se l’infertilità è una delle cause, che atteggiamento ho a riguardo? Il problema è superato, oppure no?

-Il fatto di non avere figli ha influito sui miei rapporti di amicizia e di parentela?

-Sono abbastanza soddisfatto(a) della mia vita per non essere ossessionato(a) dall’adozione e non pensare soltanto a questo durante il periodo di attesa?

(fonte: “Il cammino dell’adozione” – annaoliverioferraris.it)

Adozione etica. Mamma Antonella: “Quando iniziai il percorso dell’adozione…”

Standard

“… lo psicologo dei servizi affermò “l’adozione è una relazione riuscita quando al bisogno di un figlio riusciamo a sovrapporre il desiderio di un figlio”. 

La necessità di soddisfare un bisogno porta le coppie a mentire prima di tutto a se stesse e poi alle diverse persone con cui vengono in relazione. Devono raggiungere uno scopo e per far questo si chiedono continuamente  “cosa vorrà lo psicologo, piuttosto che il tribunale o l’ente da me?”  In questa posizione mentale non si risponde ciò che è ma ciò che si crede funzionale. Il giochino si rompe, però, quando la coppia passa dal bambino immaginario a quello reale. Dal pensiero della famigliola alle difficoltà da superare. 

Se invece noi genitori abbiamo il desiderio di un figlio e veniamo a patti con la realtà e i bisogni, tutto il cammino risulta più trasparente, psicologicamente più agevole. Quando abbiamo desiderio di qualcosa siamo disposti a mediare, ad abbassare le aspettative in relazione al reale. Quando dobbiamo soddisfare un bisogno no, il bisogno è un assoluto e come tale non accetta mediazione, ma soddisfacimento. 

Anche da quello che ho letto qui, le persone più serene mi paiono quelle che hanno saputo capire e accettare la realtà dell’adozione della sofferenza dei bambini, quelli che sono riusciti a togliere se stessi dal centro del percorso adottivo per farci entrare anche un bambino. Che non è necessariamente quello immaginato, ma un bambino che esiste già con una propria storia e personalità e dei bisogni. 

Provo amarezza quando vedo coppie che hanno mentito e continuano a farlo. Non cercando un figlio che esiste, ma quel figlio che vogliono o non possono avere. Spero di essermi spiegata.” 

(fonte: it.sociale.adozione – 24/12/2005)

 

Adozione etica. Roberto Piumini: “Un figlio”

Standard

Roberto Piumini – poeta e narratore

Un figlio

Un figlio, signore e signori,

non è come un’ombra cicciona,

non è un mazzolino di fiori

e neanche un’opera buona.

 

Un figlio, signori e signore,

non è un campionato sportivo,

non è un più veloce motore

e neanche un rametto d’olivo.

 

Un figlio, mia cara famiglia,

è un corpo, una mente, una voce,

è un seme della meraviglia,

un mondo in un guscio di noce.

 

Un figlio, miei cari parenti,

vi fonda uno stato nel cuore.

Un figlio fa stringere i denti,

ma ha un delizioso sapore.

Comunicazione CIAI: “Sintesi dei corsi 2013 per operatori e genitori adottivi in varie città d’Italia”

Standard

Vi segnaliamo i seguenti corsi di formazione per il lavoro di sostegno nel post-adozione
che verranno realizzati a Roma, presso la Sede CIAI Lazio.

Per informazioni CIAI – sede Lazio, Via Botero 16/a – 00179 Roma – Tel e fax: 06.7856225 -lazio@ciai.it – www.ciai.it

.

PARLARE AL BAMBINO ADOTTIVO DELLA SUA STORIA DI ABBANDONO22 febbraio 2013, docente Dr.ssa A. Santona.
Il corso attribuisce 9 crediti ECM per psicologi e si prevede l’accreditamento formativo per assistenti sociali.

L’INSERIMENTO DEL BAMBINO ADOTTIVO NEL CONTESTO SOCIALE, 1 marzo 2013, docente Dr.ssa Giuseppina Valvo.
Il corso ha ottenuto 9 crediti ECM per psicologi e si prevede l’accreditamento formativo per assistenti sociali.

SCUOLA E ADOZIONE: l’inserimento scolastico del bambino adottivo
Corso di formazione per insegnanti, genitori e operatori psico-sociali.
Attribuisce 10 crediti ECM per psicologi. Si prevede l’attribuzione di crediti formativi per assistenti sociali

I edizione: PADOVA, 10 aprile 2013
II edizione: ROMA, 24 ottobre 2013
III edizione: MILANO,  7 novembre 2013

Inoltre cogliamo l’occasione anche per segnalarvi le altre iniziative di formazione per operatori psico-sociali e famiglie che verranno realizzati a Pistoia, Milano e Padova:

La valutazione delle coppie candidate all’adozione – 11/12 marzo 2013 Milano.
Corso di formazione per operatori psico-sociali.
Attribuisce 17 crediti ECM per psicologi. Si prevede l’attribuzione di crediti formativi per assistenti sociali

Scarica il Programma cliccando qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Programma-corso-sulla-Valutazione-2013-Milano.pdf 
Scarica la Scheda di adesione cliccando qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Scheda-iscrizione-Valutazione-2013.doc


Come gestire i problemi di relazione e comportamento del figlio adottivo
Corso per genitori adottivi
I edizione: Milano, 9 marzo 2013
II edizione: Pistoia, 16 novembre 2013

Scarica il Programma cliccando qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Programma-corso-problemi-comportamento-2013.pdf
Scarica la Scheda clicca qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Scheda-iscrizione-Comportamento-20131.doc

Ti racconto la tua storia
Corso per genitori adottivi

I edizione: Pistoia, 18 maggio 2013
II edizione: Milano, 5 ottobre 2013

Scarica il Programma cliccando qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Programma-corso-sulla-STORIA-20131.pdf
Scarica la Scheda di adesione clicca qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Scheda-iscrizione-Storia-20131.doc

Le parole del corpo
Corso di psicomotricità per
coppie in attesa di adozione (che abbiano già il decreto di idoneità)

ROMA: 25-26-27 ottobre 2013
MILANO : II edizione: 20 – 21- 22 settembre 2013; III edizione 29 – 30 novembre e 1° dicembre 2013

Scarica il Programma cliccando qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Le-parole-del-corpo-2013.pdf
Scarica la Scheda di adesione cliccandi qui: http://www.ciai.it/wp-content/uploads/Scheda-di-adesione_Le-parole-del-corpo_-Milano-febb.20131.doc

Adozione etica. Papà Enrico 4: “La coppia va preparata e supportata ad accogliere un minore abusato”

Standard

Altro ruolo dell’Ente è quello di preparare le coppie a vivere l’accoglienza del figlio come percorso di supporto, a lenire e metabolizzare il vissuto di privazioni e violenze. In questo vissuto può esserci anche l’abuso sessuale. Le coppie devono capire che non è colpa sua, non è un marchio d’infamia! E’ una ragione in più per essergli vicino. Non si può dire “non me la sento di affrontare questo problema”, è una cattiveria che il bambino non merita. 

E’ evidente che la coppia deve essere pienamente supportata prima, durante e, soprattutto, dopo l’ingresso in Italia. L’Ente deve promuovere corsi specifici per i propri operatori e per le coppie atti a capire cosa significhi abuso e violenza su un minore e come affrontarli aiutati possibilmente da un mediatore interculturale che vive o ha vissuto nel paese d’origine del minore e ne possa capire e interpretare le varie dinamiche. 

Troppo spesso ci si illude che una volta che il minore è in Italia, con noi ”tanto buoni” in un paese “ricco”, ambiente famigliare sereno, possa dimenticare il passato e vivere sereno. Niente di più sbagliato. Permettetemi di dire che questo modo di pensare mi suggerisce la continuazione di un colonialismo che oltre a depredare il paese delle varie materie prime ora vorrebbe, “ovviamente a fin di bene ????”, accogliere i loro figli. I nostri figli sono portatori di una cultura diversa, con usi e costumi diversi, con un vissuto “triste” che dobbiamo imparare ad accettare e fare nostro. E’ un invito a vedere questa diversità come crescita individuale nostra e di chi ci è vicino, con assoluto rispetto per chi ha accolto nostro figlio prima. 

La coppia deve essere preparata ad accogliere un vissuto “problematico” che metterà in discussione la loro quotidianità e sicurezze acquisite negli anni, devono essere pronte a rimettere tutto in gioco per aiutare loro figlio a mettere insieme la vita precedente l’adozione e quella attuale per avere una dimensione corretta del sé, di chi è. Solamente cosi nel periodo della pre-adolescenza potrà essere aiutato a formarsi un’immagine del “se” che sarà una somma del passato e del presente. Il passato non può e non deve essere cancellato, ma capito ed accettato. 

Si va verso un cambiamento importante dell’istituto dell’adozione, i paesi d’origine tradizionalmente aperti all’adozione internazionale stanno iniziando a praticare l’adozione nazionale anche se ancora limitata ai più piccoli (sotto i 4 anni). Sotto la spinta delle coppie ad avere bambini piccoli si aprono nuovi “canali” tipo Cina, Vietnam, altri paesi Asiatici e Africani.

Oggi dai paesi che storicamente avevano accettato e condiviso l’adozione internazionale  vengono proposti quasi esclusivamente bambini grandicelli e i paesi che iniziano ora l’apertura all’adozione internazionale non sempre sono pronti a gestirla nel solo interesse del minore con le tutele dell’effettivo stato di abbandono e la trasparenza necessaria per la tutela anche della  famiglia d’origine. 

Penso sia utile ricordare che l’adozione deve essere proposta solamente dopo aver verificato l’impossibilita di dare una famiglia o un’adeguata soluzione nel proprio paese. Forse sarebbe opportuno fermarsi un po’ ed approfondire le varie tematiche legate all’adozione altrimenti si corre il pericolo di mettere in discussione “ l’etica” dell’adozione stessa. 

Enrico

Adozione etica. Papà Enrico 3: “Le responsabilità di enti e CAI per la protezione dei bambini”

Standard

Cosa si potrebbe e dovrebbe fare: 

– Ruolo importante rivestono gli Enti autorizzati, molte volte per la stima e fiducia che si instaura con gli operatori, le coppie sono più disponibili ad aprirsi e raccontarsi, gli operatori dovrebbero essere in grato di capire se il minore presenta disturbi tali da far sospettare un abuso. In questo caso l’Ente deve allertare la CAI che può monitorare i casi segnalati e verificare se sono spalmati nel territorio o provenienti da uno stesso istituto in percentuale rilevante. Se ciò è, dovrà essere la CAI stessa ad allertare i servizi sociali del paese interessato e chiedere una relazione. 

– Quando l’Ente si attiva con contributi e progetti a sostegno di un certo istituto deve essere in grado di verificare che tali aiuti siano finalizzati esclusivamente al benessere del minore, una parte dei contributi (penso alla quasi totalità) deve servire per finanziare una presenza “qualificata” all’interno dell’istituto di personale di estrema fiducia (tipo referenti dell’ente) che lavori perchè il minore abbia un riferimento “certo” che, in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, lo possa ascoltare, capire e difendere dall’eventuale “orco”. Le coppie devono avere la possibilità di accedere nell’istituto insieme a questi “tutor” e viverci un pò con i propri figli . 

– Una volta che un minore (che ancora vive nell’istituto) ha il coraggio di denunciare l’abuso, deve essere allontanato e protetto. L’Ente deve destinare una parte del denaro raccolto per assicurargli un’adeguata protezione. 

– La CAI da sempre fa una distinzione tra progetti SAD e progetti di sussidiarietà, già nel 2003 ha deliberato per chiarire questa differenza, ha firmato accordi con alcuni Enti che si muovevano in questa direzione ed i vari progetti finanziati hanno tutti la caratteristica di intervenire per il benessere psico-fisico del minore.

Probabilmente per eliminare esperienze quali quelle riportate la CAI interpreta molti progetti SAD come una semplice raccolta di fondi che non incidono nella cultura di violenza ed abuso spesso rivolte verso bambini non protetti, né nella crescita socio-economica dei Paesi di origine dei bambini stessi per cui l’Ente autorizzato viene posto fuori dalla possibilità di continuare ad operare per le adozioni internazionali e cancellato dall’albo.

Le linee guida della CAI per la richiesta  da parte di un soggetto che vuole operare come Ente autorizzato prevedono che “ L’ente non può avere alcuna forma di collegamento o collaborazione con organizzazioni impegnate in programmi solidaristici di accoglienza di minori stranieri in Italia.”  Questo, a mio avviso, a rimarcare il pericolo reale che anche in attività dichiaratamente umanitarie si possano nascondere iniziative che non sono “nell’esclusivo interesse del minore”.

(continua…)

Adozione etica. Papà Enrico 2: “Gli abusi all’interno degli istituti vanno combattuti con tutte le forze”

Standard

Quello che va evidenziato in senso positivo è il coraggio e la maturità dei bambini che denunciano quanto hanno subito, questo è avvenuto sicuramente perchè la famiglia di accoglienza ha fatto sentire loro la piena accettazione senza se e senza ma, si sono sentiti protetti e rassicurati. Ancora una volta sono i singoli genitori adottivi a dare lezioni a istituzioni o a enti autorizzati che continuano a dissuadere l’accoglienza di bambini “grandicelli”. 

L’articolo conferma purtroppo che molte volte abusi e violenze sono perpetrati all’interno dell’istituto che dovrebbe proteggerli, ma che purtroppo protegge “l’orco che è nel recinto“. Questo a mio giudizio è da considerarsi una vera e propria “barbarie”, conosciuta, ma il più delle volte “ignorata”, taciuta o sottovalutata. Non è “umanamente” tollerabile lasciare un minore alla mercè dell’orco. Se è in famiglia o solo, può difendersi scappando chiedendo aiuto ai servizi, all’amico al vicino ecc., ma se è nel recinto che l’orco gestisce, non ha scampo. 

Non capisco il perché non si voglia vedere e affrontare il problema, anche quando emerge con evidenza. Molte volte alle coppie viene chiesto di fare una “donazione” direttamente all’istituto che accoglie il proprio figlio o di raccogliere denaro con progetti di sostegno a distanza o altre forme di aiuto diretto, in cambio magari di un abbinamento a loro gradito. Se questo comportamento passa, scavalcando le varie autorità centrali, previste dalla convenzione dell’Aja, va considerato come un campanello d’allarme che deve far pensare. 

Non si può andare ad adottare ed avere delle strane proposte, come scegliere da un catalogo o in base alla simpatia o alle regalie che si pensa, “in buona fede“, di fare al personale dell’istituto o personaggi che gli gravitano intorno. A prescindere dal giudizio morale che ognuno di noi può avere, il vero pericolo è che si aiuti inconsapevolmente a nutrire “l’orco” che utilizzerà questi aiuti per comprare “il silenzio” delle vittime e dei complici, ed apparire come il buono che riesce ad avere contributi a pioggia. 

La violenza all’interno degli istituti deve essere combattuta come priorità assoluta per la difesa del minore. Esiste una letteratura consolidata e condivisa su quanto sia “destabilizzante in modo permanente” la violenza attuata sui minori da figure di riferimento per il minore stesso (genitore convivente, famigliare, educatore, religioso, ecc…). Il pedofilo, il violentatore, il più delle volte ha subito egli stesso la violenza che infligge al minore. E’ una catena perversa che deve essere spezzata, che non si deve più permettere. 

L’istituto dell’adozione cosi come voluto dagli Stati membri nella convenzione dell’Aja potrebbe dare un contributo per smascherare e far uscire l’orco dal recinto, il caso citato ne è una prova.

(continua…)

Adozione etica. Papà Enrico 1: “Quando l’orco è nel recinto”

Standard

Papà Enrico ha già scritto sulla tematica degli abusi su questo blog (vedi commento del 1° giugno 2012, basta inserire “abuso” in “cerca” qui  sulla barra a dex). Ora ci manda una sua riflessione legata alla lettura di un articolo piuttosto crudo sugli abusi di minori istituzionalizzati. E’ un testo che si inserisce bene in questa parte della sezione “Adozione Etica” perché certi fallimenti adottivi nascono dalla negazione di certe realtà sia da parte di alcuni enti che di alcune coppie. Questo blog si è impegnato ad affrontare anche tematiche scomode e siamo ben lieti di pubblicare questo testo che verrà diviso in quattro post per evidenziarne il contenuto.

“Violentati nell’orfanotrofio. Fotografati e filmati. Il racconto choc di tre bambini bulgari adottati in Italia apre una finestra su un orrore nascosto che può contare su molti complici. E i genitori accusano: ”Le nostre denunce sono state ignorate”. Inizia così l’inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sull’espresso del 14/01/2013  (vedi http://espresso.repubblica.it/dettaglio/bulgaria-nella-tana-dei-pedofili/2198027 ) dal titolo “ Bulgaria, nella tana dei pedofili “. Continua descrivendo le violenze attuate dai più grandi sui più piccoli, poi intervengono gli adulti che partecipano, gli stessi minori vengono portati fuori dell’istituto, fatti oggetto di violenze anche da persone esterne.

Descrizione “cruda” di una storia già vista e verosimile per molte altre realtà all’interno degli istituti dei paesi dell’est Europa e non solo. A rompere il muro del silenzio e delle complicità sono stati tre bambini adottati in Italia che con coraggio hanno raccontato tali atrocità e con altrettanto coraggio i genitori hanno denunciato in sette pagine alla “Commissione Adozioni Internazionali “ e al ministro Andrea Riccardi lamentando il mancato intervento da parte dell’ente che li aveva seguiti nel percorso adottivo. Dallo stesso istituto sono stati adottati una quindicina di ragazzi ed è preoccupante che i genitori non sapessero nulla perchè esperienze cosi drammatiche hanno bisogno di un supporto attento e qualificato.

Preoccupa che tutto questo accada “in un Paese come la Bulgaria che fa parte dell’UE ed ha ratificato la convenzione dell’Aia sulla protezione dei minori” per cui “ si può facilmente immaginare cosa accada altrove”. L’Equipe di psicoterapeuti che ha seguito i minori che hanno denunciato i fatti, dichiara “C’è motivo di ritenere che le precoci e ripetute esperienze fatte quando i bambini erano nell’istituto in Bulgaria, siano divenute in qualche modo comportamenti vissuti oggi come normali o comunque consentiti.”

L’inchiesta si addentra nei racconti dei minori con particolari quanto mai “raccapriccianti” anche se “maledettamente” reali. “Quei tre piccoli eroi hanno avuto davvero coraggio. Perché prima di lasciarli partire per l’Italia, li hanno minacciati. Qualcuno ha detto loro che li avrebbero riportati qui: «Se parlate, i vostri genitori italiani vi rifiuteranno e tornerete in Bulgaria». Per loro la Bulgaria è l’orfanotrofio. Non hanno visto altro.”

Contributo all’inchiesta è l’intervista al presidente del Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, per spiegare come i genitori adottivi possono affrontare il disagio dei minori e riconoscere i segnali di un abuso subito nell’istituto di provenienza. «Come negli altri contesti di vita (la famiglia e la scuola), anche in queste istituzioni i bambini possono andare incontro a diverse tipologie di abuso psicologico, fisico e sessuale da parte di adulti. E’ bene ricordare che, come evidenziano ormai concordemente studi internazionali, il permanere all’interno di un’istituzione costituisce, di per sé, un fattore di rischio per lo sviluppo del bambino». «Il segreto rispetto agli abusi subiti è purtroppo una richiesta molto frequente che viene fatta dagli abusanti alle vittime. (…) Tra i campanelli di allarme un genitore può notare l’improvviso emergere di disturbi del sonno, enuresi, disturbi alimentari, alterazione del tono dell’umore, ansia, disturbi della condotta, calo del rendimento scolastico. A questi segnali si possono accompagnare comportamenti sessualizzati che non sono appropriati per l’età del bambino». «I genitori adottivi il più delle volte formulano una richiesta di aiuto rispetto a come devono comportarsi con il bambino. E’ però altrettanto importante che trovino un giusto supporto per affrontare il dolore, le ansie e l’incertezza. Il benessere dei genitori è di fondamentale importanza nel percorso di aiuto al bambino».

Segue tutta una disamina sui numeri dell’adozione ed emerge una tendenza al calo preoccupante delle adozioni internazionali. In effetti dall’ultimo report della CAI si evidenzia un calo del 22,8 % delle adozioni nel 2012 (3.106 ingressi autorizzati) in rapporto al 2011 (4.022 ingressi autorizzati), insieme al calo dei decreti di idoneità emessi in tutti i tribunali (dal 2006 ad oggi di circa il 50 %).

Le motivazioni sono di diversa natura, ma non viene evidenziato che anche la lettura di articoli di denuncia dei maltrattamenti dei minori contribuisce purtroppo ad allontanare la coppia dal percorso adottivo. Per mia esperienza ho potuto verificare che fra i vari limiti e paletti che la coppia mette per l’accoglienza del minore (età, malattie invalidanti, etnia, ecc…) uno dei più “diffusi” è che il minore non abbia subito abusi sessuali. Proprio per questo motivo ho pensato di dare ” una mia lettura” a tale inchiesta.

(continua…)

Adozione etica. Uno mattina: “L’importanza della formazione e del sostegno delle coppie nel post-adozione per prevenire il fallimento adottivo”

Standard

Proponiamo, per chi non l’avesse visto, questo servizio del 21 gennaio 2013 che, secondo noi, è onesto.  Basta guardare con quale garbo è trattato il caso del bambino di Treviso che ha guidato per 900 km per ritrovare la sorella in Polonia. La puntata pone l’accento sulla necessità di preparare con maggiore attenzione  le coppie ad accogliere bambini grandi e con bisogni speciali (in aumento negli ultimi anni) e di supportare la nuova famiglia con impegno da parte di tutti (scuola, vicinato, famiglia allargata…). Non è, secondo noi, un manifesto contro l’adozione di bambini grandicelli, ma una responsabilizzazione per genitori, enti e operatori a fare sempre meglio per evitare duplici sofferenze. Chi non è disposto a guardare la realtà e a sentire la versione di tanti per rendersi conto in quale avventura si sta addentrando, forse non è del tutto  pronto a questa importante missione che richiede persone stabili e convinte della loro scelta. Dall’altra parte c’è la necessità di operatori sempre più preparati per aiutare le coppie nel post adozione. Non crediamo che sia un azzardo affermare che spesso si arriva al fallimento adottivo anche perchè la coppia è lasciata sola.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-40cbe6e6-1a44-4acd-86a8-4ab6d9050b75.html#p=

In sintesi alcune riflessioni espresse da  Luigi Cancrini – psichiatra:

– Non ci sono studi precisi sulla frequenza di fallimenti. Noi del settore vediamo solo le cose cha vanno male. Certo stiamo osservando un aumento e c’è uno stato di sofferenza altissimo delle famiglie, in particolare quelle che non sono in grado di sostenere i conflitti.

– Se la coppia capisce che l’adozione è un processo di cura di un bambino che ha avuto esperienze traumatiche, che è un compito diverso da quello del genitore biologico, la coppia è già a buon punto.

–  Negli studi per l’idoneità bisognerebbe essere in grado di capire quanto la coppia sa mantenere l’equilibrio di fronte al contrasto e se ha la modestia e disponibilità a farsi aiutare.

– La fase critica inizia nell’adolescenza e diventa acuta quando il ragazzo ha difficoltà a relazionarsi con l’ambiente circostante e i genitori si mostrano delusi del figlio (e mollano..).

Comunicazione CIAI: ” Milano, cinque incontri il sabato mattina dal 23 feb 2013″

Standard

Dialogo con il Trauma

Reazioni aggressive dei vostri figli, verbali ma non solo. Comportamenti strani. Atteggiamenti troppo rinunciatari o addirittura apatici. Vi è mai capitato?

I genitori adottivi a volte si trovano a dover gestire questo e molto altro con i propri figli, che, anni dopo l’adozione, reagiscono come se fossero in grave pericolo, pur vivendo in una famiglia che finalmente li ama ed è in grado di proteggerli.

Mamma e papà hanno le spalle al muro. I ragazzi soffrono. Occorre quindi correre ai ripari.

CIAI  propone un breve percorso di 5 incontri per genitori di figli adottivi in difficoltà a causa di esperienze infantili sfavorevoli. Il primo appuntamento è per sabato 23 febbraio: “I genitori si raccontano”.

Per saperne di più>>

Adozione etica: “Le nostre vite in vendita”

Standard

di Michel J.Sandel – estratto dal saggio “Quello che i soldi non possono comprare”

(…) Oggi la logica del comprare e del vendere non è più applicata solo ai beni materiali, ma governa in misura sempre più ampia la vita nella sua interezza. (…) Il più grave cambiamento degli ultimi trent’anni non è stato l’aumento dell’avidità, ma l’estensione dei mercati e dei valori di mercato a sfere della vita tradizionalmente governate da norme diverse. Per affrontare questa situazione, bisogna fare qualcosa di più che inveire contro l’avidità: serve un dibattito pubblico per capire qual è il posto dei mercati. (…)

(…) il fatto che stiamo andando verso una società in cui tutto è in vendita ci deve preoccupare. Per due ragioni: una riguarda la disuguaglianza e l’altra la corruzione. Consideriamo innanzitutto la disuguaglianza. In una società in cui tutto è in vendita, la vita è più difficile per chi dispone di mezzi modesti. (…)Man mano però che il denaro arriva a comprare sempre più cose, la distribuzione del reddito e della ricchezza assume un ruolo molto più rilevante.

La seconda ragione per cui dovremmo esitare a mettere tutto in vendita è più complessa. Non riguarda la disuguaglianza e l’equità, ma gli effetti corrosivi dei mercati. Assegnare un prezzo alle cose che contano nella vita può corromperle, perché i mercati non si limitano a distribuire beni, ma esprimono e promuovono determinati atteggiamenti nei confronti dei beni che vengono scambiati.

Pagare i bambini affinché leggano i libri può spingerli a leggere di più, ma può anche insegnargli a considerare la lettura come un lavoro e non come una fonte di soddisfazione interiore. (…) I mercati lasciano il segno. Talvolta i valori di mercato escludono altri valori di cui varrebbe la pena tener conto. (…) L’esempio più ovvio è l’essere umano. La schiavitù è orribile perché tratta gli esseri umani come una merce da comprare e vendere all’asta. Questo trattamento non considera gli esseri umani come persone che meritano dignità e rispetto, ma come mezzi di guadagno e oggetti da usare. Questo vale anche in altri casi.

Non permettiamo che i bambini siano comprati o venduti, indipendentemente da quanto possa essere difficile il processo di adozione o da quanto siano disposti a fare gli aspiranti genitori. Anche ammesso che i potenziali acquirenti dovessero trattare responsabilmente il figlio, la nostra preoccupazione è che un mercato dei bambini esprimerebbe e promuoverebbe il modo sbagliato di valutarli. Giustamente i bambini non sono considerati beni di consumo, ma vite che meritano amore e cure. (…) alcune delle cose che contano nella vita sono degradate se vengono trasformate in merce.

(…) un’economia di mercato è uno strumento – prezioso ed efficace – per organizzare l’attività produttiva, una società di mercato è un modo di vivere in cui i valori di mercato penetrano in ogni aspetto dell’attività umana. Un luogo dove le relazioni sociali sono trasformate a immagine del mercato. (…) In un’epoca in cui il dibattito politico consiste soprattutto in confronti televisivi dai toni accesi, in un livore fazioso negli interventi alla radio e in battaglie al congresso alimentate dalle ideologie, è difficile immaginare un dibattito pubblico caratterizzato da un ragionamento su questioni morali difficili come il modo giusto di valutare la procreazione, l’infanzia, l’istruzione, la salute, l’ambiente, la cittadinanza e altri beni.

I mercati non rimproverano, non discriminano tra preferenze lodevoli e preferenze spregevoli. Ognuna delle parti di un affare decide autonomamente quale valore attribuire ai beni al centro dello scambio. Questo atteggiamento nei confronti dei valori sta al cuore della logica di mercato e spiega gran parte del suo fascino. Ma la nostra riluttanza a impegnarci nell’argomentazione morale e spirituale, insieme con la nostra adesione ai mercati, ha avuto un prezzo elevato: ha svuotato di energia morale e civile il dibattito pubblico e ha dato un contributo alle politiche manageriali e tecnocratiche che affliggono oggi molte società. Un dibattito sui limiti morali dei mercati potrebbe consentirci, come società, di decidere dove i mercati sono utili al bene comune e dove non devono stare.

(fonte: Internazionale 21/27 dic 2012)

Adozione etica: “Chi rapisce i bambini”

Standard

di Alessandro Gilioli – giornalista

Una ricerca della Fondazione Migrantes ha stabilito che non solo i nomadi non rapiscono i bambini – diceria medievale, roba da Rodolfo il Glabro – ma che il problema è semmai nelle adozioni troppo facili dei bimbi rom, sottratti alle loro famiglie e spediti prima in un istituto poi da genitori adottivi italiani.

(…) La questione di un Occidente ricco e sterile che importa bimbi acquistandoli da un Terzo Mondo povero e fertile è uno dei grandi scandali della contemporaneità, di cui è effetto collaterale. Eppure interessa poco e poco è trattato dai media, fondamentalmente per l’ipocrita sottofondo culturale secondo cui «comunque quei bambini vivono meglio da noi» – questa sì che è una frase razzista, assai più che Obama abbronzato.

Qualche tempo fa mi sono imbattuto per caso nel traffico dei bambini dal Nepal all’Europa, scrivendone anche su questo blog e su L’espresso cartaceo. Ma nessuna istituzione qui in Italia – secondo paese importatore di bambini nepalesi – ha mosso un dito per verificare e controllare, nemmeno il ministero della famiglia che ne avrebbe il compito per legge.

Quello del Nepal, del resto, è solo uno dei tanti traffici di bambini a scopo di adozione: dalla Moldavia alla Romania, dal Brasile al Guatemala, il mercato cresce geometricamente.

Altro che zingari, cacchio.

(fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/11/11/chi-rapisce-i-bambini/)

 

Vedi anche: Il fatto del 14/01/2013: “Nel 2012 un milione di bambini venduti”  http://piemontenews.wordpress.com/tag/nel-2012-un-milione-i-bambini-venduti/

 

Adozione etica. “Il cibo che sprechiamo. Dai media sembrerebbe che….”

Standard

Metà dei prodotti alimentari viene sprecata. Colpa delle brutte abitudini e di una cattiva gestione. Se pensiamo che quasi un miliardo di persone è denutrito, lo spreco di cibo rientra nell’area dell’”etica”. Da un rapporto della FAO sembrerebbe che le nostre cattive abitudini siano collegate anche alle offerte “prendi due e paghi uno”, che ci portano ad acquistare più del necessario, e da una gestione delle scadenze dei supermercati che andrebbe modificata. I produttori, infatti, metterebbero una data di scadenza con enormi margini di sicurezza per minimizzare il rischio che qualcuno si ammali per cibo avariato e li trascini in tribunale. Al di là della conservazione e gestione dei prodotti in frigorifero, andrebbero valutati anche i quantitativi di acqua ed energia per produrli. Sempre secondo il rapporto della FAO circa il 70% dell’acqua dolce viene usato per la produzione alimentare, di cui il più importante catalizzatore sarebbe la produzione di carne rossa. “Ogni chilo di manzo richiede 15.415 litri d’acqua rispetto ai 237 necessari per produrre un chilo di cavoli”. Il cioccolato ne consuma anche di più: 17.196 litri al chilo! Nei paesi ricchi, inoltre, gran parte dell’energia finisce nei fertilizzanti e pesticidi. Per sfornare riso e patate per 19-22 persone è necessario un ettaro di terra, lo stesso appezzamento servirebbe per sfamare solo due persone che si nutrono di carne – (sintesi dell’articolo “Gli sprechi a tavola” – Internazionale 18/01/2013).

Le responsabilità delle autorità centrali. (…) Tim Fox, responsabile energia ambiente per l’Ime, conclude: “Il quantitativo di cibo sprecato e perso in tutto il mondo è vertiginoso. Questo cibo potrebbe essere usato in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale, in costante aumento come per far fronte ai bisogni di chi soffre la fame oggi. E tutto ciò implica anche uno spreco non necessario di terra, acqua e energia….I governi e le agenzie internazionale, e l’Onu in particolare, dovrebbero lavorare di concerto per fare in modo di cambiare la mentalità della gente e scoraggiare le pratiche di spreco di contadini, produttori di cibo, supermercati e consumatori” – (fonte: repubblica.it – 10/01/2013).

Nel laboratorio dei sogni il cibo cresce sul muro di casa. La cucina di casa come un pianeta in miniatura, nel quale far crescere ciò di cui  si ha bisogno, da cui ricavare energia e materiali riciclati, e grazie al quale avere uno stile di vita più sano.  Sta tutta nell’eco-cucina la visione del mondo urbano come realtà sostenibile presentata dal gruppo di ricercatori, ingegneri e designer della Dalian Nationalities University cinese, vincitore del Dream Lab 2012 della Kingston University di Londra. (…) Secondo i vincitori, le pareti della cucina (così come i tetti dei grattacieli) potrebbero essere sfruttate per far crescere legno e vegetali grazie alla tecnologie di coltivazione verticale; ciò che viene prodotto come scarto o rifiuto potrebbe essere riciclato in una specie di stomaco meccanico in grado di produrre energia, e le cattive abitudini alimentari (dalla cottura a ciò che si mette in tavola) potrebbero essere corrette grazie ai consigli di un robot che potrebbe funzionare come coach per il cibo. Per quanto riguarda le ricette, poi, alghe e insetti potrebbero diventare protagonisti di gustose pietanze e avere un ruolo molto più importamte  di quello attuale nell’alimentazione quotidiana – ( fonte: Sole24Ore – 27/01/2013).

In attesa della eco cucina, piccolo comportamento etico. Difficilmente, per la parte del mondo affamata, cambierà qualcosa se buttiamo via meno cibo, ma, personalmente, penso: “Sono una persona fortunata, non mi manca nulla. Quello che ho, però, cerco di utilizzarlo al meglio e fino in fondo. E’ una forma di rispetto per chi non ha niente. Tra l’altro ciò mi avvantaggia anche sotto un profilo salutistico. Utilizzerò per il mio organismo solo quello che serve. Eviterò così malattie come il diabete e l’obesità causate dall’eccesso di cibo”.

Per parlare di come superare la fame del mondo in maniera seria vedi il recente rapporto di Save the Children:  “Metter fine alla povertà in questa generazione” – 2012 http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=547&year=2013&utm_source=stc&utm_medium=email&utm_content=adv&utm_campaign=e-news