Adozione etica. Libro: “I diritti dei bambini. Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

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Marco Scarpati è un avvocato di diritto minorile. Da anni si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. La presentazione del libro è estratta da un articolo di Silvana Mazzocchi – giornalista.

 

Marco Scarpati

“I diritti dei bambini.

Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

Infinito Edizioni 2012

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(…) il diritto internazionale è ancora una “scienza giovane” e in molti paesi del mondo i diritti già acquisiti sulla carta non vengono di fatto rispettati, vengono ignorati gli accordi sottoscritti e milioni di bambini vengono privati sia dei loro diritti specifici, sia di quelli che appartengono a ogni essere umano.(…) “Fino a qualche anno fa”, dice Scarpati ” si pensava che il bambino fosse solo un essere in divenire, e quindi i suoi diritti venivano legati al suo sviluppo e alla sua vita futura… E, invece, non c’è niente di più errato” sottolinea ” la vita di ogni persona è anche e soprattutto. il suo presente….” E dunque sul presente dell’esistenza di ogni bambino devono essere concentrati gli sforzi comuni.

 (…) Un decalogo dei diritti imprescindibili…

“Provo ad elencarli: Il primo è vivere in una famiglia: ogni bambino deve poter crescere in una famiglia, che va sempre aiutata. Se la famiglia non c’è o non si riesce a risanare, mille volte meglio l’adozione piuttosto che gli affidi sine die o gli istituti. Ha diritto ad avere genitori che lo guidino nel percorso di crescita e di un mondo che aiuti i genitori a scegliere al meglio per il loro figlio. Poi c’è il diritto ad essere aiutato quando è in difficoltà: e questo riguarda sia lui che la sua famiglia. Fondamentale è il diritto allo sbaglio: un bambino può e deve sbagliare, è così che cresce. Chi gli sta intorno deve aiutarlo a capire non stare con il dito puntato e punirlo. Questo vale per tutti: la famiglia, la scuola, la giustizia.

Importante è anche il diritto all’istruzione: il bambino ha diritto a capire il mondo che lo circonda, a studiare fino a che ne è sazio, e di sperare per sè un futuro diverso. Ha diritto al sogno e alla fantasia, così come ha diritto al gioco e a vivere con altri bambini. Ha diritto alla propria identità e quindi di scegliere di crescere anche con idee diverse da quelle dalle persone che lo circondano. Ha diritto a non essere sfruttato o usato per cose che non lo riguardano, e nel contempo ha diritto a vivere il proprio corpo e le proprie pulsioni, essendo educato al rispetto di quelle degli altri. Ha diritto ad essere ascoltato su tutte le cose e le decisioni che lo riguardano. Questo non vuol dire che gli adulti devono sempre eseguire ciò che egli vuole, ma che essi devono decidere dopo avergli spiegato di cosa si discute e dopo aver stimolato la sua opinione. Ha diritto al rispetto dei suoi tempi: spesso trattiamo un bambino come un piccolo adulto, ma non è così. Ha diritto a scelte celeri per le questioni che lo riguardano…” 

(…) I diritti dell’infanzia sono sicuramente più rispettati nel mondo ricco, mentre in buona parte del mondo povero diritti fondamentali, come quello all’istruzione o alla salute, non sono ancora pienamente salvaguardati. Così come in altre parti del mondo è impensabile il diritto alla libertà religiosa, alla identità sessuale: un paio di anni fa in Etiopia, durante un seminario, alcuni psicologi mi dissero che eravamo noi europei che mettevamo in testa l’omosessualità ai loro ragazzi. Ma la globalizzazione, la crisi economica e il fenomeno della migrazione clandestina stanno modificando di molto il mondo occidentale. In Europa, come in Nord America, ci sono grossissime sacche di povertà, e per un bambino la povertà della sua famiglia fa coppia con la mancanza di diritti. Un bambino clandestino non gode dei medesimi diritti di un bambino che vive nel paese di cui ha la nazionalità. E del resto noi continuiamo a considerare stranieri (negando loro importanti diritti) bambini nati e cresciuti in Italia. Nel nostro paese non tutto è perfetto. Anzi, abbiamo diversi problemi da risolvere in ordine alla protezione dell’infanzia in concreto. Ma ciò che contraddistingue l’Italia (come accade, per una stranezza che in realtà non è tale, in diversi paesi del sud del mondo) è che la famiglia regge, malgrado tutto e crea una rete protettiva che aiuta un bambino a crescere bene e a fare a meno di molti dei sostegni sociali necessari in altri paesi. Così un bambino che ha una famiglia è sempre un bambino che ha tempo per crescere.”

(fonte: repubblica.it – 15/11/2012)

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