Adozione etica. Papà Michele: “Adozione e geopolitica”

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L’intervento è del 2006 ma la riflessione è ancora attuale. Lo dimostra il recente blocco delle adozioni verso gli USA voluto da Putin che, da quel che si apprende dai giornali, sarebbe una ritorsione per motivi che non hanno niente a che fare con l’adozione in sé.

“Provo ad esporre una riflessione sull’adozione internazionale in modo crudo, cercando di non essere sgradevole, e spero che a qualcuno interessi discutere anche di questioni generali e “politiche” sull’adozione.

Punto di partenza: i paesi che si bloccano e si sbloccano a singhiozzo. Non è che cambiano idea, non è che si prendono pause di riflessione. E’ che molti paesi hanno imparato a usare l’AI come una carta da giocare nelle relazioni internazionali. Preziosa come una risorsa. Gli arabi hanno il petrolio, i paesi post-comunisti hanno i bambini: l’occidente richiede entrambi in gran quantità e loro usano le loro materie prime come armi di ricatto, per modulare le contrattazioni su altre cose. Dovremmo tenerlo presente quando facciamo pressione sui nostri ministri perché vadano in giro per il mondo a firmare nuovi accordi bilaterali per l’adozione, cioè, crudamente come ho promesso, ad aprire nuove fonti di approvvigionamento per le coppie in attesa. Cosa chiedono in cambio i paesi che ce la forniscono? Cose virtuose come scuole, ospedali, contributi allo sviluppo? O cose meno virtuose che non conosciamo? Ci interessa sapere che i nostri figli possono essere una moneta di scambio della geopolitica, o ce ne disinteressiamo perché comunque la bontà del gesto di aver dato una famiglia a un bambino supera qualsiasi altra considerazione? Non ci turba l’idea che, di fronte a una merce preziosa e fortemente richiesta, il produttore sarà invogliato ad aumentarne la produzione, cioè a produrre (o almeno a non contrastare) nuovi abbandoni?

Ancora. L’AI, nei paesi “produttori” di bambini adottabili, ha anche un ruolo di politica interna che spesso non vogliamo vedere. Il ministro Bindi, firmando l’accordo che porterà nelle case italiane centinaia di figli cinesi, può ignorare che in Cina vige una politica demografica malthusiana spietata ed autoritaria, che costringe le donne a limitare le gravidanze? Può ignorare che i bambini messi in adozione non sono solo orfani e sfortunati, ma spesso semplicemente “esuberi”, eccedenze rispetto al piano demografico? Possiamo adottare felici bambini magari tolti alle loro madri per una decisione dittatoriale di programmazione economica?

Ancora. Molti paesi (Cina inclusa) hanno politiche atroci nei confronti delle minoranze etniche, che includono spesso anche la pulizia etnica per via di limitazione delle nascite. Adotteremo felici dei bambini tibetani o curdi, o tutsi ecc. che sono stati probabilmente tolti alle famiglie per fare estinguere la loro razza, o semplicemente per far prevalere l’etnia dominante?

Ancora. Alcuni paesi dell’est europeo contrastano l’AI sostenendo che sottrae alle loro nazioni un’intera generazione: che gli si “ruba il futuro”. Effettivamente, ci sono paesi che vedono uscire dalle loro frontiere migliaia di bambini ogni anno. Per reazione, alcuni paesi hanno a singhiozzo dei sussulti nazionalisti e chiudono le frontiere, fregandosene del fatto che i bambini abbandonati restino negli istituti. Noi giustamente ci indigniamo e diciamo: la colpa è loro, non sono capaci di trovare famiglie adottive in patria. Ma ammettiamolo: lo diciamo con un po’ di ipocrisia, in realtà siamo contenti che non ne siano capaci, così li possiamo adottare noi. Siamo davvero, nel cuore, tutti convinti che l’adozione sia una necessità residuale, che possa e debba sparire dalla faccia della terra il più e il prima possibile?

Ancora. Molti paesi che cominciano ad avere una forte disponibilità interna di coppie per l’adozione mandano in AI ormai solo i bambini che non vengono richiesti in patria: cioè grandicelli, malati, handicappati, o di etnie non gradite. Personalmente sono fiero ed orgoglioso di avere due splendidi figli che sono stati rifiutati due volte, dalle loro madri e da tutte le altre della loro terra, e li amo ancora più per questo. Ma in questo modo i governi dei paesi emergenti si trovano a poter usare uno strumento fenomenale di selezione sociale: possono decidere di tenersi i figli belli e robusti, che produrranno ricchezza e pagheranno le pensioni ai vecchi; e disfarsi degli improduttivi, dei deboli, degli sgraditi, di quelli in pura perdita. Possiamo ignorarlo? Possiamo accontentarci di fare solo adozioni in quei paesi, sostenendo magari che anche questo è un modo di aiutarli, vantando magari la nostra generosità nell’accoglienza dei bambini difficili, quando invece per me l’effetto finale somiglia, benché in modo meno cruento, alle politiche di selezione eugenetica di terribili tempi passati?

Qualcuno forse risponderà che comunque i bambini abbandonati esistono, e l’unica cosa giusta per loro è avere una famiglia, subito, dovunque sia, e che tutte le altre considerazioni vengono dopo. È quello che credo anch’io: l’adozione è una soluzione di emergenza, perché nessun bambino può invecchiare in un istituto aspettando che vengano risolti i problemi geopolitici del pianeta. Con questi miei dubbi molto crudi voglio solo dire che quando adottiamo un bambino ci assumiamo delle responsabilità non solo nei suoi confronti, ma interveniamo in scelte politiche, morali, sociali di enorme portata. Il fatto di aver affrontato e risolto, come si diceva altrove, il “caldo vissuto” di un singolo bambino, ora nostro figlio, almeno a me non dà pienezza di giustificazione morale autosufficiente. Ecco perché quando sento dire che in materia di adozione conta solo il singolo vissuto individuale (dei bambini e delle coppie) e tutto il resto, politica e regole, sono un imbarazzo da evitare, mi sento parecchio irritato.”

(fonte: it.sociale.adozione – 16/09/2006)

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