Archivio mensile:gennaio 2013

Adozione etica. Il personaggio: “Will Salas, il Robin Hood del futuro”

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Chi è Will Salas? E’ un Robin Hood del futuro, quello del film di fantascienza “In Time” (2011). Tutto si può comprare ma la nuova moneta è il tempo. Le persone sono programmate per vivere fino a 25 anni poi scatta un timer che, azzerandosi, li uccide. Questo limite può essere esteso con ulteriore tempo, che va però acquistato, e permette di vivere ancora, senza peraltro invecchiare fisicamente. I ricchi possono vivere per sempre, mentre gli altri cercano di negoziare per la loro immortalità. Will e la sua compagna, figlia di un uomo facoltoso, che all’inizio, abituata ad avere tempo in abbondanza, non conosce le sorti della popolazione comune, cercheranno di sradicare il malcostume dilagante di un sistema corrotto da secoli, di combattere le ingiustizie e le disparità sociali.

La frase del film: “Per far vivere pochi immortali, gli altri devono morire”

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Adozione etica. L’esperto: “Ricchezza e povertà spiegata ai ragazzi”

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Riportiamo una parte dell’articolo di Fabrizio Galimberti apparso sul Sole 24Ore nel novembre 2012.

(…) Bene o male, l’economia ha continuato a crescere ma le diseguaglianze, che si erano attenuate negli anni Sessanta e Settanta, sono aumentate. A cosa è dovuto tutto questo? Alla globalizzazione e alla tecnologia, le due grandi forze che hanno plasmato il mondo negli ultimi vent’anni. Sono entrati nell’economia di mercato di miliardi di lavoratori dall’ex impero sovietico, dalla Cina, dall’India… Il loro costo del lavoro era molto basso e i beni che producevano facevano concorrenza a quelli prodotti dai Paesi occidentali. Questi ultimi, per competere, dovevano tenere sotto controllo stretto i propri costi del lavoro. Allo stesso tempo, le imprese occidentali andavano a produrre nei Paesi nuovi arrivati. Meno costo del lavoro vuol dire più profitti, e questa è una ragione dell’aumento delle diseguaglianze (chi riceve i profitti è di solito più ricco di chi riceve i salari). Secondo, la tecnologia. Siamo nell’economia della conoscenza, e coloro che padroneggiano le nuove tecniche guadagnano di più, allargando il divario fra le loro retribuzioni e quelle dei lavori manuali o più tradizionali (tenuti bassi dalla prima ragione sopra menzionata).

Questo aumento delle diseguaglianze ha tuttavia raggiunto il punto in cui fa più male che bene. Guardiamo alla scuola. I figli dei ricchi hanno sempre avuto un vantaggio rispetto ai figli dei poveri, malgrado l’esistenza di scuole pubbliche aperte a tutti. Ma quando questo vantaggio diventa troppo grande, viene minata la cosidetta “eguaglianza dei punti di partenza”, cioè la possibilità per tutti di correre la gara della vita senza ingiusti vantaggi: per esempio, in America la differenza nei test scolastici fra ragazzi di famiglie ricche e di famiglie povere è del 30-40% a vantaggio dei ricchi; una differenza maggiore di quella che si dava 25 anni fa.

Un altro pericolo: se la diseguaglianza continua a crescere, si faranno sempre più acute le proteste, con conseguente instabilità sociale e politica, e potranno andare al potere partiti portatori dei rimedi sbagliati.

Quali sono allora, i rimedi giusti? La politica può attenuare le diseguaglianze, dando servizi pubblici di base – istruzione, sanità, infrastrutture, giustizia… – eguali per tutti ma soprattutto migliori, e intervenendo sui casi estremi di povertà. La rete di sicurezza sociale in molti casi dà vantaggi anche a chi non ne necessita: sussidi e aiuti dovrebbero invece essere riservati alle situazioni di vero bisogno. Il sistema fiscale è già progressivo (cioè a dire, chi ha un reddito più alto paga proporzionalmente di più di chi ha un reddito più basso). Ma oggi, con la crescente complessità dell’economia e della finanza, ci sono vari modi, per i ricchi, di sfuggire alla progressività con vari espedienti legali: pensate al candidato alla presidenza americana Mitt Romney, i cui redditi milionari finivano col pagare meno tasse (in percentuale del reddito) di quelle che pagava la sua segretaria.

Da ultimo, lotta ai monopoli e alla corruzione: in Cina, le imprese statali godono di vari privilegi e fanno profitti in favore di chi è ammanicato col potere politico; in Russia, nel passaggio all’economia di mercato grosse fette di potere e di reddito sono state appropriate dai cosidetti oligarchi; in altri Paesi, dall’India all’Italia, la corruzione ha creato sacche di ricchezza immorale, con devastanti conseguenze per la tenuta del tessuto sociale…

(fonte: Il Sole 24 Ore – 18/11/2012)

Adozione etica. Libro: “I diritti dei bambini. Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

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Marco Scarpati è un avvocato di diritto minorile. Da anni si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini. La presentazione del libro è estratta da un articolo di Silvana Mazzocchi – giornalista.

 

Marco Scarpati

“I diritti dei bambini.

Come aiutare noi e i nostri figli a diventare adulti migliori”

Infinito Edizioni 2012

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(…) il diritto internazionale è ancora una “scienza giovane” e in molti paesi del mondo i diritti già acquisiti sulla carta non vengono di fatto rispettati, vengono ignorati gli accordi sottoscritti e milioni di bambini vengono privati sia dei loro diritti specifici, sia di quelli che appartengono a ogni essere umano.(…) “Fino a qualche anno fa”, dice Scarpati ” si pensava che il bambino fosse solo un essere in divenire, e quindi i suoi diritti venivano legati al suo sviluppo e alla sua vita futura… E, invece, non c’è niente di più errato” sottolinea ” la vita di ogni persona è anche e soprattutto. il suo presente….” E dunque sul presente dell’esistenza di ogni bambino devono essere concentrati gli sforzi comuni.

 (…) Un decalogo dei diritti imprescindibili…

“Provo ad elencarli: Il primo è vivere in una famiglia: ogni bambino deve poter crescere in una famiglia, che va sempre aiutata. Se la famiglia non c’è o non si riesce a risanare, mille volte meglio l’adozione piuttosto che gli affidi sine die o gli istituti. Ha diritto ad avere genitori che lo guidino nel percorso di crescita e di un mondo che aiuti i genitori a scegliere al meglio per il loro figlio. Poi c’è il diritto ad essere aiutato quando è in difficoltà: e questo riguarda sia lui che la sua famiglia. Fondamentale è il diritto allo sbaglio: un bambino può e deve sbagliare, è così che cresce. Chi gli sta intorno deve aiutarlo a capire non stare con il dito puntato e punirlo. Questo vale per tutti: la famiglia, la scuola, la giustizia.

Importante è anche il diritto all’istruzione: il bambino ha diritto a capire il mondo che lo circonda, a studiare fino a che ne è sazio, e di sperare per sè un futuro diverso. Ha diritto al sogno e alla fantasia, così come ha diritto al gioco e a vivere con altri bambini. Ha diritto alla propria identità e quindi di scegliere di crescere anche con idee diverse da quelle dalle persone che lo circondano. Ha diritto a non essere sfruttato o usato per cose che non lo riguardano, e nel contempo ha diritto a vivere il proprio corpo e le proprie pulsioni, essendo educato al rispetto di quelle degli altri. Ha diritto ad essere ascoltato su tutte le cose e le decisioni che lo riguardano. Questo non vuol dire che gli adulti devono sempre eseguire ciò che egli vuole, ma che essi devono decidere dopo avergli spiegato di cosa si discute e dopo aver stimolato la sua opinione. Ha diritto al rispetto dei suoi tempi: spesso trattiamo un bambino come un piccolo adulto, ma non è così. Ha diritto a scelte celeri per le questioni che lo riguardano…” 

(…) I diritti dell’infanzia sono sicuramente più rispettati nel mondo ricco, mentre in buona parte del mondo povero diritti fondamentali, come quello all’istruzione o alla salute, non sono ancora pienamente salvaguardati. Così come in altre parti del mondo è impensabile il diritto alla libertà religiosa, alla identità sessuale: un paio di anni fa in Etiopia, durante un seminario, alcuni psicologi mi dissero che eravamo noi europei che mettevamo in testa l’omosessualità ai loro ragazzi. Ma la globalizzazione, la crisi economica e il fenomeno della migrazione clandestina stanno modificando di molto il mondo occidentale. In Europa, come in Nord America, ci sono grossissime sacche di povertà, e per un bambino la povertà della sua famiglia fa coppia con la mancanza di diritti. Un bambino clandestino non gode dei medesimi diritti di un bambino che vive nel paese di cui ha la nazionalità. E del resto noi continuiamo a considerare stranieri (negando loro importanti diritti) bambini nati e cresciuti in Italia. Nel nostro paese non tutto è perfetto. Anzi, abbiamo diversi problemi da risolvere in ordine alla protezione dell’infanzia in concreto. Ma ciò che contraddistingue l’Italia (come accade, per una stranezza che in realtà non è tale, in diversi paesi del sud del mondo) è che la famiglia regge, malgrado tutto e crea una rete protettiva che aiuta un bambino a crescere bene e a fare a meno di molti dei sostegni sociali necessari in altri paesi. Così un bambino che ha una famiglia è sempre un bambino che ha tempo per crescere.”

(fonte: repubblica.it – 15/11/2012)

Adozione etica: “Il dovere di sostenere prima di tutto le famiglie biologiche“

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Vi proponiamo alcune riflessioni tratte dal Bollettino 04/2003 – Ottobre / Dicembre 2003 dell’ANFAA. La lettura ci aiuterà a capire che cosa è cambiato e che cosa è rimasto uguale negli ultimi dieci anni. La CAI, in questo, ha avuto un ruolo importante. Nelle linee guida per gli enti ha loro imposto una maggiore cooperazione internazionale nei paesi in cui effettuano adozioni. Ne è risultata una maggiore attenzione verso i minori e il reinserimento in famiglia e i programmi educativi per mamme ed operatori.

(…) Per un’etica dell’adozione

Secondo Melita Cavallo, presidente della Commissione per le adozioni internazionali, per etica dell’adozione si deve intendere “l’insieme dei valori che la collettività (…) ritiene debbano caratterizzare i comportamenti sia dei soggetti che operano nel campo a livello istituzionale, sia dei cittadini i quali aspirano a diventare genitori adottivi”.

Nel dibattito sull’adozione si sono privilegiati in questi anni gli aspetti giuridici e psicologici e si sono trascurate le implicazioni etiche. Le coppie adottanti attribuiscono spesso alle opportunità offerte dalla normativa vigente un valore automaticamente morale. Ma non sempre è così.

Talvolta dietro le motivazioni apparenti dei genitori aspiranti adottivi possono nascondersi scelte etiche discutibili. La coppia aspirante adottiva dovrebbe essere mossa dall’impulso di dare una famiglia a un bambino che non ce l’ha, pur potendo coesistere questo impulso fondamentale e prioritario con altri desideri e bisogni perfettamente rispettabili e legittimi.

Essenziale è che la scelta dell’adozione non venga strumentalizzata in senso utilitaristico e che il bambino non venga equiparato ad una cosa.

(…) mentre non è difficile trovare una famiglia ai bambini piccoli e sani, gravi difficoltà si incontrano nell’inserimento familiare dei bambini grandicelli e di quelli handicappati o malati. E’ però importante dire che molti di loro hanno incontrato famiglie che li hanno accolti ed amati, famiglie che devono però essere preparate e sostenute da parte delle istituzioni (Servizi socio-sanitari, scolastici, ecc.).

E questo avviene quando l’adozione è realizzata eticamente nell’interesse preminente del minore.

Non possiamo poi sorvolare su alcune tendenze, contrarie ai principi dell’etica, che stanno prendendo piede oltre Atlantico. Negli Stati Uniti è possibile un abbinamento diretto coppia-bambino, via internet. Bambini ordinati su catalogo. Anche la cosiddetta “adozione prenatale” ha i suoi siti. La gestante che non intende riconoscere il figlio sceglie, via internet, la coppia migliore, in base alla composizione familiare, alla professione esercitata, alla religione praticata, ecc. Procedure aberranti che ricordano le nostre video-promozioni e che di recente Melita Cavallo ha energicamente disapprovato. (..)

“La dichiarazione dello stato di adottabilità di un bambino straniero – ha ribadito Chantal Saclier, Segretario generale del Servizio Sociale Internazionale di Ginevra nel convegno di Firenze – non è un fatto meramente giuridico, e gli eventuali problemi non sono solo burocratici, ma investe aspetti di ordine psicologico, sociale, medico e anche giuridico. Non basta quindi dare un’altra famiglia a un bambino che ne resta privo, ma bisogna dare la priorità a tutti gli interventi che possano prevenire l’abbandono attraverso adeguate politiche di sostegno alla famiglia nel paese di origine, politiche di accompagnamento per madri in difficoltà o di semplice sostegno economico, poiché la povertà non deve più essere la causa dell’adozione. Sono rimasta sconvolta nel vedere un reportage sulla Colombia in cui una mamma di quattro figli era in procinto di abbandonare il quinto perché non avrebbe potuto mantenerlo ed era disperata. Era però stata una buona mamma per gli altri quattro fino a quel momento e un po’ di dollari al mese le sarebbero bastati per evitare una separazione certo traumatica per lei e per il bambino!”.

“In realtà – aggiunge ancora la Saclier – dobbiamo rilevare innanzitutto che di prevenzione dell’abbandono se ne fa molto poca, solo pochi Paesi sono consapevoli di questa necessità; anche se recentemente si è visto qualche progresso. Resta poi ancora molto da fare sul piano della deistituzionalizzazione, sulla consapevolezza che l’istituto non può rappresentare una soluzione.

L’adozione nazionale negli attuali paesi di origine è molto poco diffusa e non viene vista in modo positivo, un po’ come avveniva da noi fino agli anni 30 e 40. A volte avviene segretamente, si fa credere che il bambino adottato sia invece figlio naturale della coppia (…).

Anche a questo riguardo si è però constatato un certo miglioramento negli ultimi 10 anni, in parte anche perché il fenomeno delle adozioni internazionali ha avuto l’effetto positivo di suscitare degli interrogativi nei paesi d’origine, dove all’inizio non si capiva perché qualcuno volesse adottare questi bambini. Si è così iniziato a cambiare mentalità e sempre più adozioni vengono fatte apertamente.

Vi è poi l’aspetto economico legato alle adozioni internazionali, nei paesi d’origine si identifica la felicità con la ricchezza, per cui si ritiene sempre migliore l’adozione all’estero con la quale il bambino potrà vivere in una famiglia “ricca” anche se il concetto di ricchezza è molto relativo. Questa visione ostacola la prevenzione e il reinserimento nella famiglia d’origine, perché sono gli stessi operatori a credere nel mito della ricchezza.

Un altro problema è quello dei veri e propri traffici di minori, che hanno dato luogo, in alcune ONG, a posizioni ostili verso l’adozione internazionale, vista come un’ennesima forma di sfruttamento”.

Un caso a parte è costituito dalla tragedia dei figli dei “desaparecidos” adottati (o falsamente riconosciuti) dai carnefici dei loro genitori.(…)

Un bambino adottato può dover superare, più di altri, una serie di ostacoli per sentirsi inserito prima nella propria famiglia e poi nel contesto più ampio di appartenenza.

Ma quando un bambino raggiunge la sicurezza psicologica di appartenere ad una famiglia in quanto si prende cura di lui, questa sicurezza a volte può vacillare di fronte al non riconoscimento esterno dell'”altro”.

A volte gli viene richiesto dalla scuola stessa, a volte dai compagni, ma quello che conta è in che contesto il bambino si trova quando si deve porre davanti agli altri con la sua “diversità”. Non è la diversità ad essere un problema, ma come la diversità viene recepita dagli altri. (…)

(leggi l’intero bollettino su http://old.anfaa.it/boll_0304a.htm)

Sempre sull’argomento vedi le recenti riflessioni ANFAA su www.anfaa.it nella sezione notizie.

La musica del cuore: “Il mondo che vorrei”

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Questa canzone di Laura Pausini è stata proposta “fortemente” da Valentina, 17 anni.

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Quante volte ci ho pensato su,
Il mio mondo sta cadendo giù
Dentro un mare pieno di follie,
Ipocrisie. (…)
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Per chi crede nello stesso sole
Non c’è razza non c’è mai colore
Perché il cuore di chi ha un altro Dio
È uguale al mio.
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Per chi spera ancora in un sorriso,
Perché il suo domani l’ha deciso
Ed è convinto che il suo domani
E’ insieme a te.

Adozione etica. Papà Michele: “Adozione e geopolitica”

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L’intervento è del 2006 ma la riflessione è ancora attuale. Lo dimostra il recente blocco delle adozioni verso gli USA voluto da Putin che, da quel che si apprende dai giornali, sarebbe una ritorsione per motivi che non hanno niente a che fare con l’adozione in sé.

“Provo ad esporre una riflessione sull’adozione internazionale in modo crudo, cercando di non essere sgradevole, e spero che a qualcuno interessi discutere anche di questioni generali e “politiche” sull’adozione.

Punto di partenza: i paesi che si bloccano e si sbloccano a singhiozzo. Non è che cambiano idea, non è che si prendono pause di riflessione. E’ che molti paesi hanno imparato a usare l’AI come una carta da giocare nelle relazioni internazionali. Preziosa come una risorsa. Gli arabi hanno il petrolio, i paesi post-comunisti hanno i bambini: l’occidente richiede entrambi in gran quantità e loro usano le loro materie prime come armi di ricatto, per modulare le contrattazioni su altre cose. Dovremmo tenerlo presente quando facciamo pressione sui nostri ministri perché vadano in giro per il mondo a firmare nuovi accordi bilaterali per l’adozione, cioè, crudamente come ho promesso, ad aprire nuove fonti di approvvigionamento per le coppie in attesa. Cosa chiedono in cambio i paesi che ce la forniscono? Cose virtuose come scuole, ospedali, contributi allo sviluppo? O cose meno virtuose che non conosciamo? Ci interessa sapere che i nostri figli possono essere una moneta di scambio della geopolitica, o ce ne disinteressiamo perché comunque la bontà del gesto di aver dato una famiglia a un bambino supera qualsiasi altra considerazione? Non ci turba l’idea che, di fronte a una merce preziosa e fortemente richiesta, il produttore sarà invogliato ad aumentarne la produzione, cioè a produrre (o almeno a non contrastare) nuovi abbandoni?

Ancora. L’AI, nei paesi “produttori” di bambini adottabili, ha anche un ruolo di politica interna che spesso non vogliamo vedere. Il ministro Bindi, firmando l’accordo che porterà nelle case italiane centinaia di figli cinesi, può ignorare che in Cina vige una politica demografica malthusiana spietata ed autoritaria, che costringe le donne a limitare le gravidanze? Può ignorare che i bambini messi in adozione non sono solo orfani e sfortunati, ma spesso semplicemente “esuberi”, eccedenze rispetto al piano demografico? Possiamo adottare felici bambini magari tolti alle loro madri per una decisione dittatoriale di programmazione economica?

Ancora. Molti paesi (Cina inclusa) hanno politiche atroci nei confronti delle minoranze etniche, che includono spesso anche la pulizia etnica per via di limitazione delle nascite. Adotteremo felici dei bambini tibetani o curdi, o tutsi ecc. che sono stati probabilmente tolti alle famiglie per fare estinguere la loro razza, o semplicemente per far prevalere l’etnia dominante?

Ancora. Alcuni paesi dell’est europeo contrastano l’AI sostenendo che sottrae alle loro nazioni un’intera generazione: che gli si “ruba il futuro”. Effettivamente, ci sono paesi che vedono uscire dalle loro frontiere migliaia di bambini ogni anno. Per reazione, alcuni paesi hanno a singhiozzo dei sussulti nazionalisti e chiudono le frontiere, fregandosene del fatto che i bambini abbandonati restino negli istituti. Noi giustamente ci indigniamo e diciamo: la colpa è loro, non sono capaci di trovare famiglie adottive in patria. Ma ammettiamolo: lo diciamo con un po’ di ipocrisia, in realtà siamo contenti che non ne siano capaci, così li possiamo adottare noi. Siamo davvero, nel cuore, tutti convinti che l’adozione sia una necessità residuale, che possa e debba sparire dalla faccia della terra il più e il prima possibile?

Ancora. Molti paesi che cominciano ad avere una forte disponibilità interna di coppie per l’adozione mandano in AI ormai solo i bambini che non vengono richiesti in patria: cioè grandicelli, malati, handicappati, o di etnie non gradite. Personalmente sono fiero ed orgoglioso di avere due splendidi figli che sono stati rifiutati due volte, dalle loro madri e da tutte le altre della loro terra, e li amo ancora più per questo. Ma in questo modo i governi dei paesi emergenti si trovano a poter usare uno strumento fenomenale di selezione sociale: possono decidere di tenersi i figli belli e robusti, che produrranno ricchezza e pagheranno le pensioni ai vecchi; e disfarsi degli improduttivi, dei deboli, degli sgraditi, di quelli in pura perdita. Possiamo ignorarlo? Possiamo accontentarci di fare solo adozioni in quei paesi, sostenendo magari che anche questo è un modo di aiutarli, vantando magari la nostra generosità nell’accoglienza dei bambini difficili, quando invece per me l’effetto finale somiglia, benché in modo meno cruento, alle politiche di selezione eugenetica di terribili tempi passati?

Qualcuno forse risponderà che comunque i bambini abbandonati esistono, e l’unica cosa giusta per loro è avere una famiglia, subito, dovunque sia, e che tutte le altre considerazioni vengono dopo. È quello che credo anch’io: l’adozione è una soluzione di emergenza, perché nessun bambino può invecchiare in un istituto aspettando che vengano risolti i problemi geopolitici del pianeta. Con questi miei dubbi molto crudi voglio solo dire che quando adottiamo un bambino ci assumiamo delle responsabilità non solo nei suoi confronti, ma interveniamo in scelte politiche, morali, sociali di enorme portata. Il fatto di aver affrontato e risolto, come si diceva altrove, il “caldo vissuto” di un singolo bambino, ora nostro figlio, almeno a me non dà pienezza di giustificazione morale autosufficiente. Ecco perché quando sento dire che in materia di adozione conta solo il singolo vissuto individuale (dei bambini e delle coppie) e tutto il resto, politica e regole, sono un imbarazzo da evitare, mi sento parecchio irritato.”

(fonte: it.sociale.adozione – 16/09/2006)

Adozione etica: “Condizione dell’infanzia. Dai media sembrerebbe che…”

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 I bambini continuano a morire per dolo, per motivi e malattie del tutto evitabili, come diarrea, infezioni, malnutrizione. Decessi praticamente vicini allo zero nei paesi ricchi ma che nei paesi poveri provocano ogni anno una strage. Secondo il rapporto 2012 dell’Unicef il numero dei bambini morti, sono ancora troppi, 7,6 milioni, i piccoli con meno di cinque anni morti per povertà e deprivazione. Quasi tutti questi decessi (dato 2010), 7.5 milioni avvengono nei paesi in via di sviluppo. In media, nel mondo muoiono 57 bambini ogni mille nati vivi; vent’anni fa erano 88 e quaranta anni fa 139. (…) I rapporto 2012 concentra sulle aree urbane (“Figli delle città”), dove vive il 50% della popolazione mondiale e dove entro la metà del secolo arriverà ad oltre due terzi (+60 milioni ogni anno) del totale. (…) qui che si concentrano povertà, emarginazione e discriminazione; qui è forte il rischio di abusi e maltrattamenti oltre che di mancanza o carenza di accesso ai servizi socio-sanitari e di istruzione. Nelle grandi città è anche più facile che i bambini e i ragazzi entrino in contatto con droghe ed alcol. (…) Sul traffico di bambini, il rapporto evidenzia che nel mondo 2,5 milioni di persone sono coinvolte nel lavoro forzato, una conseguenza del traffico di essere umani: dal 22 al 50% sono bambini. – di Agnese Malatesta (Fonte: Ansa – 28/02/2012)

Ricerca «Generazione 2025» dell’Unicef. Entro il 2025 un bambino su tre sarà africano. E i minori di 18 anni saranno un miliardo in più. (…) per quanto India e Cina continueranno ad avere una quota significativa della popolazione mondiale, sarà la Nigeria il paese ad avere il maggiore incremento in assoluto della propria popolazione inferiore ai 18 anni, con ben 31 milioni di bambini in più e un incremento del 41% tra il 2010 e il 2025. Ma sempre in Nigeria avverrà un decesso su otto tra quelli che a livello mondiale si registreranno tra i minori di 18 anni. (…) saranno le nazioni del Sud del mondo, quelle con le maggiori difficoltà economiche e sociali, a registrare gli incrementi maggiori (solo gli Stati Uniti, tra quelli che faranno segnare una crescita della percentuale di bambini tra la propria popolazione, rappresenteranno i Paesi più ricchi), sia perché si porrà il problema di come organizzare le risorse in società che tendono ad un sempre maggiore invecchiamento. (…)Dobbiamo fare tutto il possibile perché questi bambini abbiano ogni possibilità di sopravvivere, svilupparsi e raggiungere il loro pieno potenziale». «Ma i bambini non votano, le risorse saranno usate per gli anziani. – di Al.S. @ alex_sala (fonte: corriere.it – 20/11/2012).

Cresce la disuguaglianza tra bambini ricchi e bambini poveri. E’ ciò che dice il rapporto “Nati Uguali” di Save the Children diffuso in occasione della Giornata Mondiale per l’Infanzia. Una condizione che influisce drammaticamente sulla loro salute, la loro educazione e le possibilità di sopravvivenza, esponendoli maggiormente alle malattie, al ritardo fisico o mentale, e all’abbandono scolastico. (…) Il Rapporto raccoglie i dati relativi a 32 paesi. Il gap tra i bambini poveri e quelli ricchi a livello globale è cresciuto del 35% rispetto al 1990 – un aumento doppio rispetto a quello riscontrato per gli adulti – con la conseguenza che in alcuni paesi la mortalità infantile sotto i 5 anni per i bambini poveri è doppia rispetto a quella dei più ricchi. In linea generale, il rapporto dimostra che i bambini che nascono con maggiori possibilità economiche hanno 35 volte le possibilità di accedere alle risorse rispetto a quelli più poveri e questo riguarda ad esempio l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, ma anche una minore possibilità di dover lavorare in tenera età. (…) La disuguaglianza va combattuta senza tregua se vogliamo dare a tutti i bambini la stessa possibilità di vita e di sviluppo, perché possano beneficiare degli enormi passi fatti dal progresso a livello globale,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. In alcuni paesi la distanza tra bambini ricchi e poveri negli ultimi vent’anni è quasi triplicata, come nel caso del Perù dove è aumentata del 179%. Gli altri paesi meno virtuosi sono Bolivia (+170%), Colombia (+87%), Camerun (+84%) e Ghana (+78%). (fonte: savethechildren.it – 04/12/2012).

Un quarto della popolazione europea è a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato è stato diffuso da Eurostat, ed è peggiore rispetto a quello del 2010 (23,4%). L’Italia nel 2010 (il dato 2011 ancora non c’è) era leggermente al di sopra della media, 24,5%. L’indicatore raggruppa le persone che si trovano a rischio di povertà, in uno stato di grave deprivazione o che sono al limite della disoccupazione (lavorano meno del 20% della loro potenziale capacità lavorativa). Si tratta di 119,6 milioni di persone, con un’alta concentrazione in Bulgaria (49%), Romania e Lettonia (40%). – di Rosaria Amato (fonte repubblica.it-04/12/2012).

Adozione etica. Film: “All the invisible children” – sette registi guardano l’infanzia (2006)

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Proposto da Enrico – papà adottivo

Sette storie di bambini: soldati in Africa, ladri in un paese dell’est, ammalati di HIV in America, raccoglitori di lattine in Brasile, i ricordi della guerra in Serbia-Montenegro, di nuovo ladri in Italia, poveri in un paese dell’Asia. Sette registi che si sono messi a disposizione di un progetto i cui proventi sono stati devoluti al World Found Program dell’Unicef.

Sempre fotografie di bambini in sofferenza lasciati a sé stessi, dove la figura dell’adulto è molto spesso misera di spessore. Ci è piaciuto quella della ragazzina ammalata di HIV, dei due fratellini brasiliani seguiti dalla cinepresa in una giornata ordinaria e quella della bimba asiatica lasciata dalla mamma perché storpia e cresciuta da un senza fissa dimora che lei chiama nonno. Ci ha colpito che in almeno due episodi si parli di scuola come posto sicuro e alla portata di bambini, lontano dai giochi perversi e crudeli dei grandi.

Adozione etica: “Che cos’è l’etica?”

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di Michela Marzano – filosofa

“Etica”. È una di quelle parole di cui tutti, oggi, si riempiono la bocca. Spesso a torto e a traverso. Perché se c’è una cosa difficile da definire è proprio l’etica. Chi ne disegna i contorni? Chi detta le regole? Cosa si deve o meno fare?

In realtà, a differenza del passato, le nostre società sono pluralistiche. Il principio cardine dell’etica contemporanea è quello di autonomia, in base al quale ognuno di noi deve poter essere libero di vivere seguendo i propri valori e le proprie credenze. Non esiste più un’Autorità unica, riconosciuta da tutti e capace di dirci quello che dovremmo o meno fare in qualunque circostanza. Ciascuno deve poter decidere e scegliere come agire e come comportarsi, senza che nessun altro interferisca o salga in cattedra per dire ciò che Bene e ciò che Male. Basta col paternalismo. Basta con le interdizioni. Basta con l’idea ormai desueta secondo la quale esisterebbe un solo modello di famiglia e di sessualità (la “famiglia naturale” e l’”eterosessualità”) o secondo cui il valore della vita sarebbe sempre sacro, indipendentemente dalla sofferenza o dal dolore che si provano.

Detto questo, però, i problemi restano e sono sempre più complessi. Che cosa si deve veramente fare quando ci trova di fronte alla malattia e alla morte? Che pensare della famosa “guerra giusta”, ossia degli intervanti armati in alcuni paesi del mondo in cui non vengono rispettati i diritti umani? Che fare se si hanno problemi di sterilità o se si vive con una persona dello stesso sesso quando si desidera avere un figlio? È giusto abusare del proprio potere e giustificare tutto nel nome del profitto economico?

Le domande che oggi ci poniamo in tanti sono veramente difficili. E spesso si vorrebbero trovare le risposte adeguate, senza troppo complicarsi la vita. Solo che il compito dell’etica non è mai quello di fornire ricette prefabbricate. Al contrario. Se l’etica ha un senso, è proprio perché, invece di rispondere al posto dei diretti interessati, offre loro alcuni strumenti critici e un certo numero di chiavi di lettura. Se l’etica ha un valore, è perché parte dal presupposto che ognuno di noi è caratterizzato dalla propria vulnerabilità e dalla propria finitezza e che il solo ruolo della filosofia morale è quello di far di tutto per “contrastare l’estrema fragilità della condizione umana” (…)

All’era dell’autonomia e della libertà, l’etica ci ricorda che le “persone”, a differenza delle “cose”, non hanno semplicemente un “prezzo”, ma hanno sempre una “dignità”. Che la dignità comporta il rispetto di ogni essere umano, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dalle sue competenze. E che per costruire una società giusta, si deve essere capaci di parlare non solo di libertà e di autonomia, ma anche di uguaglianza e di solidarietà. Il compito dell’etica oggi è in fondo semplice: insegnare a tutti come fare per proteggere i più fragili dalla violenza e dalle prepotenze dei più potenti.

(fonte: michelamarzano.wordpress.com – 4/10/2011)

Adozione etica. Non solo adozione: “Bambini ed etica degli adulti”

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Siamo consapevoli della faticosa strada delle giovani coppie che decidono di adottare. Questa sezione non intende in alcun modo rallentare il loro cammino, ma cercherà di mostrare un lato dell’adozione di cui non tutti parlano.  

Per etica dell’adozione intendiamo un’adozione consapevole. Prima vengono i diritti dei bambini, compreso quello di rimanere nel loro paese di origine supportando in loco le famiglie biologiche; sullo stesso piano vi è pure il diritto delle famiglie accoglienti italiane ad essere informate in maniera corretta dai vari enti autorizzati sulle caratteristiche dei bambini e dei loro paesi e sulle possibili complicazioni da gestire nel post adozione.  

Vi saranno testimonianze di coppie collaudate che parleranno della loro esperienza sul campo, tutte da rispettare perché tutte scaturiscono dalla vita vera, tutte sono vissute in prima persona, non da osservatori. Leggeremo di esperienze felici o meno. Dobbiamo essere consapevoli che potrebbe succedere anche a noi di sentirci inadeguati e trovarci in difficoltà. Capito questo all’inizio, siamo già a buon punto nel percorso di un’adozione riuscita. 

Si parlerà del mondo e delle sue contraddizioni, di rispetto per le origini dei nostri figli che non si esaurisce, secondo noi, nel preparare un pasto con i sapori del loro paese o guardare dei filmati sulla loro terra. La parte più importante e faticosa è la testimonianza giornaliera che portiamo con le nostre famiglie “particolari” a chi non ha visto e toccato con mano certe solitudini e deprivazioni, l’invito ad una vita più sobria, dove ci sia più spazio per tutti, e al rispetto della diversità. 

A nostro avviso ne deriva un’importate riflessione sull’adozione. Le domande delle coppie giovani (come sarà il mio bambino, si fiderà di me, riuscirà a chiamarmi mamma?…), lasciano il posto a considerazioni più meditate (sono riuscito ad esser un buon genitore, ho placato le sue ansie e paure, ho fatto abbastanza i conti con i miei limiti, sono riuscito a cambiare, ho rispettato la sua storia familiare e culturale? …). 

Tutto ciò l’abbiamo inglobato in un titolo che è “Adozione etica” per lanciare questo messaggio: l’adozione non è solo un figlio a casa nostra. E’ il mondo che ci bussa alla porta e ci richiama al nostro dovere di combattere le ingiustizie e la povertà.

Comunicazione CIAI: “Corsi 2013 per famiglie”

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I° edizione: Padova, 10 aprile 2013; II° edizione: Roma, 24 ottobre 2013; III° edizione: Milano, 7 novembre 2013
 

Il presente corso, rivolto a insegnanti, genitori e operatori psico-sociali, intende fornire strumenti teorico-operativi per interpretare le più frequenti problematiche di apprendimento che possono avere i figli adottivi e i percorsi di presa in carico più efficaci per gestirle correttamente. Il corso ha ottenuto 10 crediti ECM per psicologi. È in attesa di accreditamento formativo per gli Assistenti sociali.

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Come gestire i problemi di relazione e comportamento del figlio adottivo

I edizione: Milano, 9 marzo 2013. II edizione: Pistoia, 16 novembre 2013.

Accade, a volte, che i figli adottivi abbiano difficoltà di relazione e di comportamento: scarsa tolleranza delle frustrazioni, mancato rispetto delle regole, provocazioni e aggressività sono infatti alcuni dei problemi che sovente caratterizzano la loro condotta e che mettono a dura prova la pazienza dei loro genitori.
Il corso rivolto alle famiglie adottive si propone di fornire un’occasione di riflessione sul tema con l’obiettivo di accrescere la comprensione dei genitori relativamente alle difficoltà dei loro figli e l’acquisizione di strategie relazionali ed educative adeguate per fronteggiarle.

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Ti racconto la tua storia

I edizione: Pistoia, 18 maggio 2013. II edizione: Milano, 5 ottobre 2013

È ben noto a quanti si occupano di adozione che il tema dell’informazione al bambino sulla sua storia – la cosiddetta “rivelazione” – costituisce un aspetto delicatissimo e decisivo nel processo di crescita ed inserimento del figlio adottato nella sua nuova famiglia. Il timore di sbagliare, di far soffrire il bambino, di creargli ulteriori traumi è fortissimo. Spesso poi le informazioni sul suo passato sono poche e confuse oppure dettagliate e molto dolorose.

Il presente Corso vuol costituire un occasione di riflessione in merito all’individuazione di criteri chiari e scientificamente attendibili su come affrontare questa complessa tematica

Comunicazione GSD: “Corsi 2013 – L’Aquila e Torino”

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 ADOZIONE E CONTESTO SOCIALE: Io, Noi e il mondo che ci contiene

venerdì 11 gennaio dalle ore 17.45

Piazza D’Arti in via Ficara – sede L’Aquila

 

relatore dottor Franco Carola

 

 incontro gratuito aperto a tutti

Franco Carola è psicologo, psicoterapeuta  e gruppoanalista, esperto in psicologia scolastica  e in tecniche di rilassamento. Lavora da anni sui temi legati al parenting e, in particolare, sulla genitorialità adottiva. E’ docente in training presso la SGAI (Società gruppoanalitica italiana), è Student member IAGP (International Association  for Group Psychotherapy and Group Process).

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“I BAMBINI VITTIME DI MALTRATTAMENTI E ABUSI: la genitorialità come riparazione e cura”

venerdì 8 febbraio e venerdì 29 marzo

ore 21,00 presso VSSP, via Giolitti n. 21 – Torino

 

  relatore dott. Daniele Pallone, Psicologo e Psicoterapeuta, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Torino

 

partecipazione libera e gratuita

Per informazioni: Antonella Gai, 339-7435356 – e-mail: diventareto@genitorisidiventa.org 

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SCUOLA E ADOZIONE: la voce delle famiglie

Esperienze, storie, riflessioni sull’accoglienza scolastica delle bambine e dei bambini adottati

sabato 19 gennaio 2013 dalle ore 16.00

Piazza D’Arti in via Ficara – sede L’Aquila

 

 Relatrice Anna Guerrieri,

Presidente dell’Associazione e membro del gruppo di lavoro sul tema al MIUR.

 

incontro gratuito e aperto a tutti

 

 

Comunicazione FIABA: “Cinque incontri sulla genitorialità adottiva a Villafranca – VR”

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Non sono ancora state chiuse le iscrizioni  agli incontri organizzati da FIABA. L’Associazione informa che le coppie potranno avere una consulenza gratuita con le due relatrici parlando in sede privata dei problemi specifici della loro famiglia.

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“Aiutiamo i Nostri figli a crescere”.

 dott.ssa Giovanna Lonardi – psicopedagogista  e dott.ssa Silvia Galvani – psicoterapeuta

Villafranca – VR presso la sala riunioni del Distretto (Ospedale)

sabato pomeriggio dalle 14.45 alle 16.45

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In collaborazione con  l’ULSS 22 Regione Veneto, FIABA propone un percorso formativo che si articolerà in 5 incontri a partire dal mese di gennaio 2013,  un sabato pomeriggio al mese.  Il percorso sarà di tipo interattivo con uno spazio di confronto e verterà sui seguenti temi:

19/01 /2013 –  Essere madre ed essere padre, inteso come si è e come si pensa di essere

23/02/2013 –  Essere madre ed essere padre, nell’aspetto dei ruoli condivisi e della cogenitorialità

16/03/2013 –  Dire o non dire, mostrare o non mostrare: quali spazi decisionali e vissuti sono condivisibili tra genitori e figli e quali è bene restino privati

13/04/2013 –  Comunicazione efficace, con un approccio alla comunicazione nella fase adolescenziale

18/05/2013 –  Incontro di rielaborazione degli argomenti trattati.

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Gli incontri sono rivolti a coppie adottive e a coppie in attesa.

Per garantire una copertura assicurativa ai partecipanti del percorso chiediamo una quota di iscrizione di 20 euro a famiglia (sarebbe auspicabile la partecipazione di coppia, almeno nei primi due incontri).

Per contatti vedi http://www.fiabaonlus.it/upload_file/notizie/file/e64f5cd48cbdaaf733e884ae2a1d720a.pdf

Vedi sito per conoscere le attività dell’associazione: http://www.fiabaonlus.it/

AltroNatale. Mamma Giusy: “Riflessione sul Natale che sta per finire”

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di Giusy Rombi – insegnante e mamma adottiva

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Jehoshua

Appoggia i tuoi pensieri su di me.

Regalami i tuoi silenzi,

le tue lacrime,

i tuoi fallimenti.

Sono Colui che non delude

e che ascolta i tuoi deliri

senza giudizio.

L’Eternità era il mio tempo,

ma ho lasciato i Cieli

per vederti rinascere da ogni tuo fallimento.

 

Sono l’Atteso,

ma ora attendo te.

Vieni,

il Solstizio dice che le tenebre son vinte.

Vieni

e vedremo ancora il sole sorgere!

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Mamma Giusy ci spiega il suo componimento: “Il titolo è il nome ebraico di Gesù, che appunto è Colui che è atteso dai cristiani durante l’avvento. Ho immaginato però che lui parlasse direttamente a ciascuno e a ciascuna perchè il Natale fosse veramente un “incontro”…

Anche per chi è credente, non è facile talvolta “abbandonarsi con fiducia”, lasciare che qualcuno si occupi di noi, così come siamo, con le nostre debolezze e preoccupazioni…

Il Natale è la festa della Luce, quella luce che dal 21 dicembre in poi (giorno del solstizio d’inverno), comincia pian piano ad allungare le nostre giornate. Io chiamo questo fenomeno “il paradosso dell’inverno”, perchè la stagione più fredda in realtà è anche quella in cui si prolunga la luce, ogni giorno impercettibilmente il sole comincia a tramontare più tardi.

Ecco, molto semplicemente, cosa ho cercato di esprimere con quelle parole.”

La musica del cuore: ”Caminando”

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Ruben Blades è un cantate panamense, interprete di musica latina, soprattutto salsa e Tex-Mex. Si è aggiudicato per  sette  volte il Grammy Award. Oltre ad essere un attore affermato, è anche conosciuto per essere un intellettuale e un attivista politico. E’ stato candidato alla presidenza del suo paese, ed è stato ministro del turismo di Panama (2004-2009).

Un testo importante e una musica carica di vita per il nuovo anno!

 

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TRADUZIONE

Camminando, si impara la vita

camminando, si sa quello che è

camminando, si cura la ferita

camminando, che lascia il passato

a Porto Roy, Panama’

in Colombia o a New York

colui che non vive non prova

il sapore che dà l’amore

camminando, ho inciampato mille volte

camminando, e mai mi sono fermato

camminando, tra risa e dolori

camminando, sempre avanti e con fede

con il tempo ho capito

che la vita dà a tutti

che niente cancella il ricordo

di quello che ognuno ha camminato

camminando, guardando una stella

camminando, ascoltando una voce

camminando, seguendo le tracce

camminando, che altri hanno percorso

camminando, cercando la vita

camminando, cercando l’amore

camminando, curando la ferita

camminando, che lascia il dolore