Scelta delle superiori: “I messaggi importanti che la scuola deve lasciare ai nostri ragazzi”

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di don Roberto Vinco e don Marco Campedelli – educatori

Care Ragazze e cari Ragazzi,

siete ormai arrivati alla fine del vostro viaggio poi prenderete il largo per la vita. Vorremmo consegnarvi questo breve messaggio, come se fosse contenuto in una bottiglia e affidato alle acque. Nella Bibbia si parla di Decalogo, delle Dieci Parole consegnate a Mosè per il suo popolo. Vorremmo offrirvi un piccolo decalogo, dieci parole (tredici per la verità) che possano accompagnarvi: in un momento di crisi economica come questa, imparate a fare nuovi investimenti.

Investite sulla gentilezza mentre si allarga il margine della prepotenza. Non domandatevi sempre cosa costa una cosa per capirne il valore.

Pensate con la vostra testa. Esercitate il pensiero critico per capire le cose, diffidando di tutti gli stereotipi con cui di solito si valuta la vita e il mondo.

Leggete molto, fonti diverse, per non diventare mono-toni, chiusi dentro piccole o grandi ideologie.

Imparate a immaginare le cose, il mondo. Perché immaginando potrete anche cominciare a cambiarlo. Immaginate gli alberi di domani, i figli e le figlie che avrete, le città nelle quali potrete vivere. Disegnate nuove architetture, nuovi spazi per le idee, gli incontri, la festa.

Prendetevi cura della terra, come se fosse la vostra casa. Indignatevi quando vengono tagliati gli alberi per fare spazio a un centro commerciale. Custodite la memoria che c’è in ogni foglia. Pensate agli occhi che hanno visto prima dei vostri quello che voi ora vedete.

Imparate a guardare dalla parte dei piccoli: non sentitevi ridicoli quando giocate con i bambini, non pensate sia tempo perso rallentare il passo per parlare con i vecchi. Ricordate dei bambini che siete stati e dei vecchi che serenamente diventerete se saprete custodire questo segreto.

Leggete la vita per simboli e non per slogan. Il simbolo crea legami, custodisce il mistero che siete, mantiene aperte le domande della vita. Leggere in modo simbolico la vita significa sottrarla alla banalità. Imparate a dire la vita secondo un ordine diverso. Declinatela secondo l’ ordo amoris.

Occupatevi della vita degli altri. Non abbiate paura ad assumere responsabilità pubbliche, non crediate che la politica sia una “cosa sporca”. L’amore per la polis è amore maturo che sa pensare al futuro del mondo. Ma non c’è una vera politica senza un’autentica poetica che è visione, respiro, orizzonte.

Non cadete in nessuna trappola del potere, dell’economia, della politica, dei media, della religione: tenetevi i piedi liberi come il vento. Non esigete da nessuno genuflessioni. Nessuno deve inchinarsi per avere ciò che gli spetta: i propri diritti.

Siate forti nelle prove della vita, ma anche teneri. Non siate avari di abbracci; datene molti e ricevetene quanto vi è possibile. Non vergognatevi di piangere per le cose vere.

Imparate a raccontare e ascoltare racconti, custodite le storie, fate collezione di sguardi, aprite gallerie in cui esporre gli occhi che avrete incontrato nella vita, il loro colore, le lacrime e il riso che contengono.

Non pensate sia importante credere in Dio, ma piuttosto in quale Dio credere. Non rinchiudete Dio in un concetto astratto, in una regola morale, morirebbe di asfissia. Pensate che Dio è nel vento che vi pettina ogni mattina, nella Parola che risuona e ridisegna il mondo, negli incontri imprevisti che allargano la cerchia delle relazioni, nei sogni che si possono condividere, nei cammini di giustizia e di pace che si aprono davanti a voi.

Se potete siate felici e abbiate a cuore la felicità degli altri. Qualche volta provate a cantare. Il canto allarga il respiro e arriva come una carezza agli orecchi del mondo. Gli stonati sono davvero pochi, di certo non sarete voi. 

(fonte: combonifem.it 09/2012)

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