Scelta delle superiori. L’esperto: “La fatica di apprendere”

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di Adriana Molin (psicologa) e Cesare Cornoldi (professore di Psicologia Generale presso la facoltà di Padova)

Ci interessa soprattutto la tabella di percezione dei genitori dove si osserva una maggiore difficoltà di apprendimento nelle varie discipline dei ragazzi adottati rispetto a quelli biologici. A noi serve per avere una corretta aspettativa dai nostri figli. Da evidenziare anche l’età d’ingresso del minore e le deprivazioni subite. L’analisi è condotta sui bambini delle elementari, ma crediamo che i riflessi si possano percepire anche a livello di superiori.

(…) Scuola e difficoltà scolastiche

Prima di addentrarci nel vivo della discussione sui possibili interventi didattico-educativi e di riabilitazione volti a modificare l’atteggiamento di Tania verso la scuola e a sviluppare strategie di apprendimento funzionali, rifletteremo su alcuni elementi di fragilità che percorrono molte storie di bambini adottati e stranieri a scuola e che aumentano le probabilità di incorrere in difficoltà di ordine psicologico, scolastico e sociale.

La fragilità evolutiva che può caratterizzare alcuni bambini adottati trova la sua origine nei fattori genetico – biologici ed esperienziali precedenti all’adozione, fragilità talvolta sostenuta anche da condizioni adottive non del tutto funzionali al bambino.

L’età cronologica di adozione è il primo fattore di rischio nel senso che l’età di adozione risulta essere un buon predittore di difficoltà relazionali e scolastiche. E’ intuitivo comprendere – e la ricerca lo dimostra – che l’età di adozione incide notevolmente sugli esiti del processo adottivo nel suo complesso: le adozioni più tardive pongono maggiori problemi di adattamento familiare, sociale e scolastico, problemi superabili ma più costosi in termini di fatica e sofferenza per tutto il nucleo familiare.

Anche le condizioni di vita deprivate e/o l’istituzionalizzazione precoce prima dell’adozione possono essere un ulteriore rischio di difficoltà evolutive poiché sarebbero compromesse le basi dello sviluppo cognitivo-affettivo. La probabilità di incorrere in difficoltà, naturalmente, diventa maggiore quanto più a lungo il bambino ha vissuto in ambienti poco stimolanti e poco accoglienti, anche se, ragionevolmente, si può supporre che questo particolare tipo di svantaggio può attenuarsi nel tempo se le condizioni di vita post adattive del bambino favoriscono lo sviluppo di una buona immagine di sé, fiducia nella propria capacità di imparare e promuovono un atteggiamento  attivo verso la conoscenza e il pensiero.

L’essere stranieri è un ulteriore fattore di rischio. In effetti la ricerca sui bambini stranieri emigrati scolarizzati evidenzia insuccessi e drop-out maggiori dei bambini nativi. Difficoltà e abbandono della scuola sono conseguenze non solo di un apprendimento veicolato da una lingua profondamente diversa da quella nativa, ma anche di un differente atteggiamento verso la scuola, derivato da difficoltà di interpretare il comportamento degli insegnanti e di comprendere i modi con cui si svolgono i rapporti tra insegnanti e allievi nella scuola italiana, e da problemi di tipo emotivo-motivazionali, conseguenti a condizioni di  disagio per un apprendimento difficile e per un’integrazione scolastica e sociale faticosa a realizzarsi.

Avere conosciuto un’altra lingua può essere in generale vantaggioso, ma rischioso per i bambini adottati a causa del loro rapporto conflittuale con la lingua d’origine, a volte “dimenticata” e/o non più parlata. Parlare due lingue con fluenza, in generale, è qualcosa di positivo che si traduce in un aumento delle competenze cognitive a lungo termine  e nella capacità di prendere decisioni in modo più rapido anche se potrebbe essere rallentata la rapidità di accesso lessicale. Questi benefit sembrano non aiutare i bambini adottati, anche se, grazie alla ricerca e alle esperienze maturate,  lingua nativa e cultura di appartenenza sono già entrate a pieno titolo nel nucleo fondante delle adozioni internazionali.

Di seguito una tabella riassuntiva sulle difficoltà scolastiche che i genitori adottivi percepiscono nei confronti dei figli contrapposte a quelle percepite dai genitori di figli biologici (i due campioni appartengono allo stesso bacino di utenza).

Tabella 1: percentuali di bambini che secondo i genitori presentano o non presentano difficoltà nelle diverse attività scolastiche. (campione 60 genitori adottivi e 80 genitori naturali, residenti nel Veneto nelle province di Vicenza a Treviso).

  Figli adottivi % Figli naturali %
PresentaDifficoltà Non presentaDifficoltà PresentaDifficoltà Non presentaDifficoltà
Difficoltà scolastiche già in prima elementare 45,8 54,2 4,8 95,2
Presenta problemi nella scrittura 27,1 72,9 2,4 97,6
Presenta problemi nella lettura 27,1 72,9 3,6 96,4
Presenta problemi nell’area matematica 18,6 81,4 6 94
Ha difficoltà ad esprimersi in modo articolato edefficace 25,4 74,6 7,2 92,8
Incontra problemi nello studiare i testi 30,5 69,5 2,4 97,6
Ha difficoltà nell’eseguire un’attività senza distrarsi 55,9 44,1 19,3 80,7
Appare scarsamente interessato alle attivitàscolastiche 15,3 84,7 1,2 98,8
Va malvolentieri a scuola 6,8 93,2 6 94
Incontra difficoltà a legare coi suoi compagni 8,5 91,5 3,6 96,4
TOTALE 39 61 1,2 98,8

I dati sono i risultati di una nostra ricerca che evidenziano come le difficoltà nei bambini adottati siano rilevate fin dalla prima classe primaria e riguardano – in particolare – la capacità di svolgere attività senza distrarsi. I risultati di maggiori difficoltà diffuse sono confermati anche nella fascia d’età della scuola secondaria superiore di primo grado da una ricerca successiva. E’ anche emerso che i bambini adottati, secondo i genitori, non mostrano differenze nelle variabili “l’andare mal volentieri a scuola” e “legare con i compagni” come a dire che l’ambiente scolastico è percepito positivamente, soprattutto da un punto di vista sociale.

Le nostre indagini hanno verificato quanto era già emerso dalla ricerca internazionale, sebbene in modo non univoco, e cioè che vi è una maggiore incidenza delle difficoltà di apprendimento, e che queste sovente assumono particolari configurazioni, proprio per la particolare storia vissuta da bambini adottati. La tendenza di molti bambini adottati da paesi stranieri a mostrare

–     difficoltà diffuse nell’apprendimento del calcolo e della lettura strumentale, cadendo più nella lettura di parole che necessitano dell’aiuto di conoscenze linguistiche piuttosto che solo di una memoria fonologica efficiente,

–     cadute nello studio di testi di tipo informativo-disciplinare, che sono complessi a tutti i livelli (lessico, sintassi e contenuto) e implicano l’uso di strategie di elaborazione dell’informazione diversificate e flessibili, volte alla comprensione e non alla memorizzazione, evidenzia che alcune componenti cognitive e l’autoregolazione del funzionamento mentale faticano a svilupparsi, a trovare un equilibrio soddisfacente.

Che fare per aiutare i bambini in difficoltà?

Si consiglia di leggere l’articolo completo dove viene fatto l’esempio di un caso studio di una bambina di quinta elementare. Vedi http://www.genitorisidiventa.org/visualizza.php?type=articolo&id=192

(fonte: genitorisidiventa.org – 06/03/2012)

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