Scelta delle superiori. Alberta Cuoghi scrive ad ilpostadozione: “Rafforzare l’autostima per essere efficaci nello studio”

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Quasi due anni fa ho avuto il piacere di essere invitata da un’associazione di famiglie adottive per fare un intervento su uno degli argomenti che più mi appassionano tra quelli che insegno da 20 anni: l’apprendimento! La giornata è stata una sorpresa piacevolissima sotto molti punti di vista: ho scoperto che c’è un mondo (quello dell’adozione) fatto di persone meravigliose e di cuore che riescono (e vogliono) andare oltre le difficoltà che nascono normalmente in una famiglia … a cui però si aggiunge quello di avere dei componenti “adottati”.

Le difficoltà sono facilmente immaginabili: un ragazzo o ragazza che vengono adottati in una famiglia italiana, si ritrovano proiettati in un contesto sociale molto diverso da quello di origine; se adottati “da grandi” hanno memoria della loro famiglia precedente (e dei disagi legati ad esse); se il colore della loro pelle differisce da quella dei compagni di scuola si aggiunge una componente razziale; se non parlano la lingua italiana si devono adeguare in fretta perché sarebbe complicato perdere anni di scuola per questo; ecc.

A questo si aggiungono le normali difficoltà degli adolescenti: sentirsi “grandi” quando dentro ci sentiamo ancora “piccoli”, avere le idee poco chiare sul futuro (università? Scuola? Lavoro?), sbalzi emotivi, e via dicendo. 

La scuola riveste un ruolo importantissimo in questo quadro, perché è lì che i nostri figli passano buona parte del loro tempo, è lì che si confrontano con gli altri, è lì che devono cercare di emergere e definire se stessi.  Quindi andare bene a scuola è una necessità, e lo è per tutti: figli adottati e non. Poiché insegno tecniche di apprendimento da 20 anni, e ho incontrato migliaia di persone (ragazzi, impiegati, casalinghe, liberi professionisti… fino a top manager di Multinazionali), posso affermare con assoluta certezza che le difficoltà di apprendimento sono le stesse a tutti i livelli: il problema di base è che non ci viene insegnato a studiare. 

Questa mia frase non vuole certo essere un attacco alla Istituzione scolastica, che fa quello che può, e ha al suo interno una parte di insegnanti davvero appassionati al loro lavoro, che ci tengono a farlo al meglio e ad essere dei veri mentori per i loro allievi. Quello che mi preme spiegare è che, anche se nessuno ci ha insegnato come fare, di fatto possiamo decidere di agire da subito e decidere di migliorare il nostro metodo di studio. Avere il “come” ci aiuterà ad interiorizzare il “cosa” (le materie) per avere finalmente successo tra i nostri coetanei (discorso che vale certamente anche per gli adulti!). 

Eggià… perché una delle problematiche più serie che i ragazzi hanno è l’AUTOSTIMA. Ed è così seria che da alcuni anni a questa parte una sezione del mio corso è interamente dedicata a questa tematica e a degli esercizi specifici per rafforzarla. Abraham Maslow, uno dei padri della psicologia umanistica, una volta disse: “La performance di una persona dipende dalla sua autostima”. E questo è certamente vero. Ma è vero anche il contrario? Cioè è vero che la nostra autostima dipende dalla nostra performance? Molto spesso si pensa che sia proprio così… ma è errato. 

In realtà la nostra capacità di avere risultati, quindi la nostra performance, ha a che fare con la nostra Auto-Efficacia in un determinato campo. Non con la nostra autostima. Sembra la stessa cosa, ma se ci pensate bene per un attimo, sono due cose completamente diverse. L’auto-efficacia è la nostra (auto) capacità o meno di essere bravi (efficacia) nel fare qualcosa. Non ha nulla a che vedere con la persona che siamo. Cioè posso essere brava nello sport, ma non sapere una parola di giapponese, essere brava in matematica ma non in disegno… ma tutto ciò non è attinente con il valore che mi do come persona.  

Il problema, in questo concetto, viene probabilmente dalla parola “stima”, che significa “valutare”. Mentre per un mobile antico posso chiamare un esperto che definisca secondo certi parametri quanto quel bene vale, di fatto la stessa procedura non possiamo applicarla ad una persona! Non esiste certamente un esperto che possa dirci se valiamo X o Y. E quali sarebbero i parametri da usare? Il denaro? La casa? L’auto? Quante lingue sa? Che lavoro fa? E varrebbe per ogni popolazione e per ogni cultura?

Credo che il valore di una persona sia INESTIMABILE e INVALUTABILE. Siamo. E basta. Come un bambino appena nato: non produce, non porta a casa del denaro, piange, dorme, gioca. Fine. E quando lo guardiamo, percepiamo e sentiamo che il valore di quell’esserino è infinito.

Le cose si complicano quando andiamo a scuola o quando iniziamo ad avere i primi confronti con gli altri: se hai primi voti (belli o brutti che siano) iniziamo ad associare il nostro valore e la nostra identità, la nostra autostima avrai degli sbalzi pazzeschi: quando vado bene e prendo dei bei voti sono ok, quando vado male non sono ok. Qui ritengo sia fondamentale l’intervento del genitore, che educhi il proprio figlio a separare le due cose: sei comunque sempre ok. E contemporaneamente devi lavorare con determinazione sul migliorare la tua EFFICACIA. Quindi sei davvero speciale, e voglio che porti a casa dei bei voti. 

Sembra una piccola differenza di approccio, è vero, ma la verità è che “dentro”, a livello di identità, fa una differenza incredibile. Comportandoci così, riusciamo a partire da una forte base di accettazione di noi stessi, anche se sbagliamo… e così riusciamo con più facilità ad attingere a tutte le nostre risorse per cambiare, migliorare e raggiungere i nostri obiettivi. Partire dal contrario, cioè dal “ho sbagliato quindi non sono ok” ci butta in un prostramento personale da cui a fatica ci risolleviamo, e contemporaneamente abbiamo rafforzato convinzioni negative su di noi e sulle nostre capacità: il risultato a lungo termine sarà l’arrendersi (quindi per esempio lasciare la scuola, o non andare avanti con gli studi, scegliere la strada più semplice solo perché pensiamo che quella più bella ma più impegnativa “non faccia per noi”, ecc.) 

Sbagliare è parte del processo di apprendimento. Non si può evitare. E se capita, dobbiamo prenderlo dal punto giusto: io sono ok, ho sbagliato, miglioro la mia efficacia, riesco. Solo se ti permetti di sbagliare e imparare dagli errori, puoi evolvere e migliorare! Questo dovrebbe essere la sequenza mentale che abbiamo dentro di noi: e se siamo genitori dobbiamo insegnarlo con amore ai nostri figli. 

Dobbiamo imparare a essere soddisfatti del presente: ogni giorno, prima di andare a letto, mi ritaglio 5 minuti di tempo e mi chiedo: “Oggi ho fatto il massimo che potevo, con il tempo e le energie a mia disposizione?”. Se la risposta è sì, andrò a letto molto soddisfatta di me; se la risposta sarà no, cercherò di individuare come essere più EFFICACE su quelle aree in cui in quel giorno non ho dato il mio meglio. Senza toccare il mio valore.

Poi individuo almeno 5 successi che ho raggiunto quel giorno. Possono essere piccoli o grandi, non importa… possono andare dall’aver preparato un buon pranzo con amore, ad aver distribuito sorrisi quando potevo arrabbiarmi… fino naturalmente a grandi successi. Quello che importa è che giorno per giorno io noti i miei miglioramenti. 

Come dicevo prima, il rafforzamento dell’autostima è importantissima: da quando l’ho introdotta nei miei corsi ci sono stati degli innalzamenti dei risultati e della soddisfazione dei partecipanti che mi hanno permesso di assistere a veri e propri miracoli: ragazzini dislessici che passano dal 4 all’8 nel giro di 2 settimane, signore di 50 anni che pur avendo famiglia e lavoro e mille incombenze sono riuscite a dare in un anno 9 esami all’università con una media del 27 (studiando solo un’ora e mezza alla sera), ragazzi timidi e in disparte che pian piano sono emersi e “sbocciati”…. 

Certamente il merito è tutto loro, che si sono impegnati con il cuore e lo hanno fatto con un rinnovato amore verso se stessi (autostima) e verso le loro capacità, consapevoli che basta solo migliorare la propria efficacia e credere in se stessi: io ho solo ricordato loro di che potenza e meraviglia siamo fatti, e che ci basta davvero poco per rendere la nostra vita un capolavoro. 

Alberta Cuoghi

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