Scelta delle superiori. Lettera di un padre adottivo 6: “Conclusione”

Standard

  

Come ho detto all’inizio ho scritto tutto questo “dalla parte del torto”. E questo mi espone alla sua probabile osservazione che mio figlio non era adatto al suo liceo. So bene che tre ore al giorno di studio a casa, in questa fase della sua vita, non sono la migliore via per consentirgli di fare i conti con la sua storia personale. Ma è certo che avete perduto una risorsa. Avete perduto uno studente indubbiamente impegnativo, difficile, con delle sue lacune e lentezze. E con alcune genialità. Ma che è una sfida per un liceo sociopsicopedagogico che vuole essere tale. 

Non voglio chiedere alla scuola di risolvere i problemi sociali. Mi fa però riflettere un’osservazione di mia moglie: “Cosa sarebbe successo a un altro ragazzo se fosse venuto da una famiglia non preparata a far fronte al suo fallimento scolastico? Dove sarebbe finito questo ragazzo?”. 

Vede, e non se ne abbia a male se qui sarò un filo polemico, ma l’esperienza in questo liceo mi ricorda quell’insegnante della scuola elementare che a Francois Truffaut bambino inflisse una pena severa perché in un tema aveva saccheggiato un intero brano da Balzac. Anziché comprenderne la grandezza interiore, si era fermato alla superficie. Poi Truffaut divenne il grande regista che divenne. Certo, era tutto tranne che uno “scolaro modello”. Ma se non ci pensa un liceo che si definisce delle “scienze umane” ad attrezzarsi per vincere queste sfide, chi ci pensa? 

Ricordo bene la coordinatrice affermare, in un consiglio di classe, che “non siamo più alle medie, siamo al liceo”. Ecco, mi aspetto – come cittadino – che offriate servizi e una didattica all’altezza del liceo delle scienze sociali. Non vorrei che qualche suo insegnante avesse sbagliato scuola. E che qualche altro si fosse dimenticato che la prima e la seconda liceo rientrano nell’ambito dell’obbligo scolastico. E a questo proposito le pongo alcune domande: 

– c’è stata azione di riorientamento per mio figlio? C’è azione di riorientamento per i ragazzi e le ragazze che non sono in grado di finire con successo il biennio? Se mi baso sulla mia esperienza, la risposta è no. Nessuno ci ha detto che c’è un progetto della Provincia per riorientare gli studenti, con test e colloqui psico-attitudinali. L’abbiamo scoperto da soli, grazie alla vicepreside di un istituto tecnico che abbiamo contattato quasi sul filo della disperazione. E trovo che questa lacuna sia gravissima.

– certamente alcuni ragazzi e ragazze (mio figlio incluso) non sono in grado di affrontare tre ore di studio al giorno. Non perché non siano in grado di farlo, a livello cognitivo, ma perché – per vari motivi – non hanno un impegno adatto a un liceo “tradizionale”. Va quindi benissimo se vengono consigliati di frequentare altre scuole o se vengono respinti. Ma credo che dovreste porvi il problema di lasciarli andare facendo loro due doni: un metodo di studio degno di questo nome e la consapevolezza di cosa vogliono e possono fare. 

Chiudo con tre considerazioni, che mi creano molta amarezza.

La prima è che mio figlio ha la fortuna di avere una famiglia culturalmente ed economicamente “equipaggiata”. Mi domando, che sarebbe accaduto se fossimo altri genitori. Mi domando – con mia moglie – che fine fanno i ragazzi e le ragazze in difficoltà che vengono da famiglie meno dotate, a livello economico o culturale. 

La seconda considerazione è che trovo vergognoso che una insegnante di sostegno, peraltro di un altro studente, si permetta di trattare con ostilità e disprezzo un ragazzino.  E’ gravissimo che un ragazzino si senta “nel mirino”. E non ho parole educate per esprimere il mio sgomento e la mia irritazione su questo punto. Se lo stesso comportamento lo avessero tenuto due compagni di classe, adesso staremmo ipotizzando un caso di bullismo. Non è un caso se solo due insegnanti si sono ricordati di mio figlio, alla vigilia del suo ritiro: l’insegnante di sostegno nelle materie umanistiche e l’insegnante di storia. A loro va il nostro ringraziamento e la nostra riconoscenza. Gli altri insegnanti sapevano poco o nulla. Erano impegnati in faccende più importanti che chiedersi perché un ragazzino lascia la scuola. Forse non lo reputano un affare loro. Credo invece che lo sia. 

La terza considerazione è che se vi fosse stata la “volontà pedagogica” di seguire nostro figlio,  sarebbe stato probabilmente respinto o rimandato, per poi andare nell’altro istituto dove proseguirà gli studi. Ma avrebbe mantenuto l’amore per la scuola, per la vostra scuola. Mia moglie ed io abbiamo dovuto tenerlo a casa da scuola per evitare che svanisse quel poco che gli rimaneva d’amore per lo studio. Ora, è paradossale che due genitori siano costretti a ritirare un figlio da scuola per evitare che si faccia del male… a livello scolastico. 

Mi sono voluto esprimere in modo sincero e a tratti anche ruvido, in considerazione del fatto che, se mi permette, come cittadino contribuente verso le imposte anche per pagare gli insegnanti della scuola italiana. Anche di quelli “distratti”.

Cordiali saluti.

Un papà

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...