Scelta delle superiori. Mamma Giusy: “La mancata empatia della prof e l’insegnamento di mio figlio”

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“Ieri sono stata convocata dalla prof di francese di mio figlio che frequenta quest’anno la terza media. Sabato scorso è tornato a casa parecchio turbato per una comunicazione negativa della professoressa appunto. L’ho trovato in lacrime e molto risentito perché, secondo lui, “non era giusto”… Insomma, è stato ripreso per aver dato un calcio alla sedia. La nota nel registro di classe e la conseguente comunicazione sul diario per la convocazione dei genitori, ha provocato in lui una reazione spropositata, dando vita ad una specie di “teatrino” patetico di fronte a tutta la classe. Lui dice che proprio perchè non era giusto ha iniziato a pestarsi addosso, al che la prof gli ha detto che era ineducato e che doveva farsi controllare da qualcuno.

Questa sua versione mi ha mandato in bestia. Certo, anche con noi a volte ha queste reazioni, ma nel contesto della sua evoluzione educativa, per noi genitori hanno un senso. Dunque sono andata con l’intenzione più che legittima di difendere mio figlio, non di giustificarlo o assolverlo, ma comunque di sottoporre alla prof almeno le attenuanti del caso. Evidentemente troppo coinvolta ed emotivamente troppo nervosa, ho esternato ciò che avevo da dire con un nodo alla gola e la voce tremante. Hector è stato chiamato davanti a me e continuava a dire che non aveva dato un calcio alla sedia, ma era solo inciampato, inoltre la prof sosteneva di averlo chiaramente sentito dire a lei: “Ma vaffà”…

In mezzo a tutta la discussione precedente e successiva, un fatto mi ha lasciato una densa amarezza: la prof, rivolgendosi a mio figlio, quasi intimandolo, ha detto: “Lo capisci che è la tua parola contro la mia?”…. A quel punto ho pensato che mio figlio poteva avere anche ragione, ma che era inutile continuare la discussione. Sono andata via in lacrime… Mi sono ritrovata inghiottita nell’abisso del dubbio della mia incapacità. Lei ha sicuramente aggiunto cemento alle fondamenta della sua autostima, io e mio figlio invece, dinnanzi a lei, l’abbiamo persa. Di questo lei si farà forte con i suoi colleghi, di questo io mi farò debole davanti a me stessa.

Ma qualcosa è successo dopo. Hector, tornato a casa, mi ha detto: “Mamma, lo so che sei andata via triste, mi dispiace non poter provare la mia innocenza…”. C’è un sentiero che i figli adottivi percorrono scoprendo l’empatia verso i genitori che a 14 anni non tutti hanno…”

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