Scelta delle superiori. Lettera di un padre adottivo 3: “I servizi per gli studenti, il metodo di studio e lo psicologo”

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Un rilievo importante mi sento di doverlo fare sul vostro corso sul metodo di studio della durata di… sei ore. Non critico gli ottimi insegnanti che lo curano e di cui nostro figlio conserva un positivo ricordo. Il problema è un altro, e ben più serio.

Ho frequentato da poco proprio un corso sul metodo di studio. Ecco quanto è durato: 20 ore di lezione e lavoro in aula durante un weekend, esercizi a casa per mezzora al giorno per altri 20 giorni (con consulenza quando si avevano dubbi) e una giornata di follow-up. 

Il costo? 400 euro a testa. Capisco che una scuola non possa permettersi tanto. Sarebbe allora meglio dire ai genitori: questo è quanto offriamo noi, poi a pagamento se volete c’è anche quest’altro. Oppure, la stessa scuola potrebbe rinunciare ad altre iniziative pur interessanti (ma non essenziali) e puntare molto su un corso, quello sul metodo di studio, che è strategico e talvolta decisivo per la riuscita scolastica. Per non dire degli insegnanti, che potrebbero impararlo a dovere (400 euro sono una cifra inarrivabile?) e trasmetterlo agli studenti. 

Avremmo così, al posto di improbabili e noiosi schemi monocromatici, l’impiego delle “mappe mentali” inventate da Buzan e che in una scuola cittadina già insegnano ad alunni… di otto anni. Imparando un vero metodo di studio, e insegnandolo, qualche vostro insegnante potrebbe fare scoperte interessanti:

– che si può insegnare Diritto in modo molto meno noioso

– che le Scienze della Terra sono piacevoli e che con la scienza ci si può divertire e che divertendosi si apprende

– che i vocaboli di lingua straniera non si imparano ripetendo in modo noioso, ma si imparano utilizzando il lato creativo della nostra mente. 

All’Università abbiamo una dottoressa di ricerca che si occupa di “Cooperative Learning”, tecnica utile sia per l’insegnamento che per la gestione dei conflitti e dei gruppi. Anche questa potrebbe essere una tecnica alternativa alla mera trasmissione di nozioni, specie per quegli studenti che hanno voglia di apprendere, ma sono poco motivati dalle lezioni tradizionali. 

Ecco, da un liceo sociopsicopedagogico mi aspettavo questo. E altro. 

Che dire, poi, dello psicologo? Non lo conosco. Mio figlio non lo conosce e non gli è stato consigliato di contattarlo, quando ha dato i primi segnali di crisi nello studio. Ma, allora, chiedo: se non sono gli insegnanti a consigliare a un alunno disorientato di rivolgersi allo psicologo, chi deve farlo?

E se non è lo psicologo che si interessa di motivazione allo studio e delle ragioni per cui uno studente uscito dignitosamente dalle medie va in crisi, chi deve farlo?

(continua…)

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