Scelta delle superiori. Convegno nazionale “Parole nuove per la scuola secondaria di secondo grado”

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A Roma il 29-30 maggio 2012 si è tenuto il Convegno organizzato dalla FDL CGIL sulla scuola secondaria. Sono intervenute personalità del calibro di Tullio de Mauro, professore di Linguistica generale nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università di Roma “La Sapienza”, e Marco Rossi Doria, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione. Noi abbiamo selezionato l’intervento di Susy Bagni, una docente, perché ci sembra in sintonia con quanto richiesto dalle Associazioni delle Famiglie Adottive. Ci piace evidenziare che esiste un linguaggio comune famiglie-docenti che ci può far avvicinare a soluzioni tempestive e di buon senso. Per chi vuole leggersi altri atti del convegno veda http://www.flcgil.it/web-cronache/2012/05-29-convegno-nazionale-parole-nuove-per-la-scuola-secondaria-di-secondo-grado-prima-giornata/

“Parole Nuove” è il titolo di questo convegno.

Ma inclusione non è una “parola nuova” per la scuola. Diciamo solo che la tendenza di questi ultimi anni è quella di metterla un po’ da parte, sostituendola con parole quali merito e rigore.

Le parole della ex-ministro Gelmini sono chiarificatrici della curvatura culturale che si è cercato di imporre alla scuola: “Non possiamo certo gioire se aumentano i bocciati ma se c’è più rigore a scuola è un bene per il paese, perché è fra i banchi che si forma la nuova classe dirigente.”

Questa è una curvatura culturale che contrappone la competizione alla cooperazione, l’esclusione alla inclusione.

Certamente è più semplice competere che cooperare; è più facile escludere piuttosto che includere, ma occorre valutare i risultati dei nostri comportamenti e vedere se lo sforzo maggiormente profuso, non possa trasformare un “fiasco” in un brillante successo.

Proviamo a fermarci ad ascoltare le parole della Conferenza internazionale sull’educazione dell’UNESCO del 2008 dove si dice che:

  • l’educazione inclusiva è un concetto che può essere utile per orientare le politiche e le strategie che si occupano delle cause e delle conseguenze della discriminazione, della diseguaglianza e dell’esclusione;
  • la rimozione delle barriere che ostacolano la partecipazione all’apprendimento da parte di tutti gli alunni è l’elemento fondamentale dell’educazione inclusiva;
  • l’educazione inclusiva è un processo che permette di focalizzare la nostra attenzione sia su coloro che sono esclusi dall’accesso all’istruzione sia su coloro che, pur frequentando la scuola, non apprendono. Perché la realizzazione di un sistema educativo più inclusivo richiede un forte impegno per una società più giusta, equa e pacifica;
  • tuttavia il concetto di educazione inclusiva è spesso frainteso e soggetto a diverse interpretazioni. In molti paesi l’inclusione è ancora percepita come un approccio che si occupa di inserire i bambini con disabilità nelle classi ordinarie. Mentre sul piano internazionale viene progressivamente vista in un’ottica più ampia, come una riforma che sostiene e valorizza la diversità tra tutti gli alunni.
  • Tante e tanti le ragazze e i ragazzi oggi esclusi dai percorsi di istruzione. Un dato su tutti: il tasso medio di dispersione scolastica nel nostro Paese è del 19,2% con punte molto più elevate in alcuni territori. Parliamo di disabili, straniere e stranieri, ragazze e ragazzi a forte rischio di devianza o già devianti, con forti disagi sociali e familiari, DSA (i cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento), Sinti, Roma e Camminanti.

Una comunità ha il dovere morale di investire per la propria sopravvivenza, per il proprio benessere, per il proprio futuro. La Scuola deve investire su TUTTE e TUTTI le proprie ragazze e ragazzi. Devono diventare una RISORSA.

Chi non si scolarizza diventa, molto spesso, un problema per tutta la comunità.

Se volessimo abbandonare l’aspetto filosofico di questo investimento e guardare solo l’aspetto economico, non è difficile comprendere che il costo che la società si troverebbe a sostenere per raggiungere l’obiettivo così caro a Mariangela Bastico del “Non uno di meno”, compiuto dai 3 ai 18 anni, porterebbe ad avere un profitto dai 18 ai 70. Si tratta di un sistema ad alto rendimento che solo una comunità miope può ignorare.

(…) Quindi altri strumenti devono essere messi in campo o resi oggetto di grande e continua manutenzione.

Ne cito alcuni a titolo esemplificativo:

La formazione iniziale e in servizio di tutte le lavoratrici e lavoratori della scuola (docenti, dirigenti, personale ATA) sui temi della COMUNICAZIONE, DIDATTICA, NORMATIVA,DISCIPLINA. E’ un tema di questi giorni la riconversione del personale in esubero su posti di sostegno. E’ fondamentale che, dato il delicato compito che questi docenti devono svolgere, abbiano una alta professionalità che deve prevedere in prima battuta una forte motivazione coniugata con una adeguata formazione. Lavorare per l’integrazione scolastica degli alunni e delle alunne disabili deve essere una scelta consapevole del docente, non dettata dalla logica ragionieristica della collocazione a tavolino delle lavoratrici e dei lavoratori in esubero: di fronte a loro e a noi ci sono persone che appartengono alle fasce deboli della nostra comunità. Abbiamo il dovere di dare loro il massimo.

La consapevolezza che lavoro e benessere devono coniugarsi. Ad esempio nei professionali, dove è alta la complessità del lavoro docente, che deve fortemente permeare la professione di aspetti comunicativi e relazionali che escono parzialmente dagli schemi della didattica più classica, c’è un forte bisogno di sostegno e di supervisione, così come avviene in tutte le professioni di cura. Prevedere quindi la presenza di psicologi che possano incontrare periodicamente i docenti per sostenerli nei momenti di difficoltà, consigliarli in una difficile scelta, apprezzarne il lavoro svolto.

La capillare diffusione della didattica laboratoriale (che comunque non può prescindere dall’uso concreto di un laboratorio) perché due sono i pilastri della conoscenza: saper fare (anche perché è lo stesso nostro tessuto produttivo che chiede il saper fare) e fare per apprendere (perché l’esperienza sensoriale multimodale – perciò non solo l’udito e l’ascolto – è la base dell’apprendimento).

Nel gioco delle parti l’insegnante ha il dovere di accogliere ogni ragazza o ragazzo rispettandone le scelte ed i percorsi. ricordandosi che il verbo includere fa il paio con integrare, che sta a significare rendere completo aggiungendo ciò che manca e, indirettamente, fa riferimento a un cambiamento, ovvero a una trasformazione. (…)

(fonte: flcgil.it)

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