Scelta delle superiori. “Scuola e adolescenti accolti: la speranza negata”

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di Alessandro Bruni – genitore biologico e affidatario

“Per gli adolescenti accolti, con un vissuto ante accoglienza significativo, la scuola è spesso un problema. In un qualche modo hanno difficoltà adattative, specie in prossimità e durante l’adolescenza, e la scuola sembra incapace di capirne i problemi, specie se sono “fuori standard” rispetto alla media omologata degli studenti. E’ chiaro che l’insegnamento differenziato in funzione dell’alunno è scarsamente perseguito e realizzato. Non è una critica ai docenti, anche se in taluni casi si potrebbe fare, ma al sistema scolastico sempre più prono alla gestione economica, sempre più prono ad un concetto di “meritocrazia” da stereotipo teorico, sempre più di fatto abbandonato alla buona volontà di docenti e genitori la cui sensibilità formativa si sta modificando.

Diviene sempre più marcato il processo di descolarizzare la società. La scuola da principale struttura educativa sociale sta divenendo sempre più struttura marginale, sostituita nell’informazione dai mass media e nella formazione dalla relazione tra pari. Quest’ultima inserisce nel contesto sociale una forte pressione di adultizzazione come processo imitativo e di mercato verso possibili consumatori, piuttosto che come precoce fase di autonomizzazione concreta.

La scuola anche se socialmente marginale è pur sempre un crogiolo formativo plurisegnale di aggregazione e spesso di omologazione con derive talora distorte. La scuola riflette il clima sociale: il giovane viene educato a studiare solo allo scopo di ottenere un profitto almeno sufficiente. La scuola è poco “idealista” perché il consumismo di massa ha distrutto ogni valore; è poco “meritocratica” perché ogni diploma è svalutato. I licei sono esigenti solo per conservare la tradizione di scuole impegnative, ma lo spettro della disoccupazione post-universitaria ne mina la loro futura sopravvivenza. Gli istituti tecnici e professionali, a causa del loro basso livello tecnico-culturale, permettono ai diplomati di svolgere solo mansioni di limitate responsabilità nel mondo del lavoro (solitamente le imprese hanno al loro interno un percorso formativo per rendere rispondenti al bisogno lavorativo sia diplomati che laureati). In una parola non esistono più scuole che possano servire come trampolino di lancio per il futuro dei giovani, né per l’università, né per il lavoro.

Nell’odierna scuola è solo la minaccia di un voto negativo che fa scattare, temporaneamente, l’impegno dello studio: in tal modo viene soddisfatta la logica utilitaristica del “do ut des” che l’insegnante impone all’allievo e che la società impone ad entrambi.

Quello che manca è l’interesse per il contenuto in sé della disciplina scolastica: lo studente diventa tanto più ignorante quanto più studia, perché la cultura è la riflessione sopra un’esperienza significativa e non il nozionismo funzionale al momento della valutazione.

(…) Oggi lo studente non sa quasi nulla di quanto accade nel mondo: non ha interessi culturali extra-scolastici che partano da motivazioni personali. Gli insegnanti che cercano di attualizzare la loro disciplina sanno quanto è difficile collocare il sapere nel mondo di vita fuori dall’ambito scolastico. (…)Questo fa sì che la scuola, ponendosi di fatto deboli problemi critico-conoscitivi, resta imperturbabile a qualunque forma di attualità, lasciandola rigorosamente fuori dall’aula. L’attualità che l’adolescente meglio conosce è quella più facilmente accessibile nei media e nella relazione tra pari: lo sport, la moda, la televisione, il sesso e la musica leggera (si pensi alla fatica che il docente psicologo fa nel proporre un corso di educazione agli affetti in una scuola media…). La conseguenza più negativa è però nell’atteggiamento, che nelle ragazze, in genere, è rinunciatario e passivo, mentre nei ragazzi è impulsivo e arrogante: in entrambi tendenzialmente privo di quelle necessarie motivazioni di valore per l’agire quotidiano.

La scuola di oggi sembra un immenso “badantato” dei docenti nei confronti degli studenti, ai quali non si chiede che di “star buoni”; a loro si garantisce un “parcheggio” il più possibile prolungato. Ci si accorge sempre tardi che questa gioventù rappresenta un costo altissimo per tutta la collettività futura.

(…) Uno studio promosso dalla rivista VdG Magazine (Fonte: AreaPress) ha preso in considerazione un campione di 500 professori di scuole medie e superiori tra i 35 e i 60 anni, un insegnante su due oggi in Italia sogna di fuggire all’estero o di cambiare lavoro. (…) Non è tanto lo scarso riconoscimento sociale – anche se certamente influisce – quanto l’evoluzione degli studenti a preoccupare gli insegnanti. Oggi, a loro parere, sono infatti più contestatari e polemici (33%) e più distratti (22%), e solo il 19% si mostra interessato rispetto ai ragazzi di ieri. (…)

Sui comportamenti in classe, poi, è una galleria degli orrori. Gli alunni degli anni Duemila sono annoiati e insofferenti (33%) quando non maleducati (13%). E se una volta gli studenti si distraevano giocando con gli album di figurine (36%) o con i fumetti (24%), oggi le distrazioni maggiori vengono per più dell’80% dei casi con il cellulare. (…)

(fonte: crescerefiglialtrui.typepad.com – 03/2012)

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