Archivio mensile:novembre 2012

Scelta delle superiori. Libro: “ Non so se don Lorenzo”

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Scelta delle superiori. Libro: “ Non so se don Lorenzo”

 

Adele Corradi

“Non so se don Lorenzo”

Feltrinelli 2012

Dopo “Lettera ad una professoressa” scritta da don Milani con i suoi ragazzi, un best seller tradotto in moltissime lingue, persino in russo, cinese e adesso anche arabo, arriva un nuovo libro che viene considerato il proseguo del primo. “Non so se don Lorenzo” è scritto dall’ insegnante Adele Corradi che per quattro anni ha insegnato ai ragazzi di Barbiana. Ad 88 anni, sostenuta dalla sua famiglia, ha deciso di diffondere la sua esperienza in quella scuola all’avanguardia. Ricordiamo che “Lettera ad una professoressa” è un libro anticipatore delle contestazioni del ’68 ed è stato scritto dopo che una professoressa, Vera Spadoni, aveva bocciato due ragazzi di Barbiana agli esami di idoneità magistrale. Nella scuola di Barbiana il tempo è dilatato, non ci sono sabati e domeniche, perché la scuola si adatta ai tempi di apprendimento degli alunni e non viceversa.

Se si vuole sapere di più sulla scuola di Barbiana cliccare sul sito della Fondazione Don Lorenzo Milani http://www.donlorenzomilani.it/barbiana/

Nel sito, oltre alla storia di Don Milani, viene spiegata la didattica, c’è un video che mostra i ragazzi in fase di apprendimento e una sezione con le citazioni di Don Milani. Tra queste:

Io sono qui come un contadino. Un contadino non può avere fretta che una pera maturi” – don Milani ad una giovane insegnante che un giorno si lamentava di un ragazzo disattento.

“Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.” – Da Lettera a una professoressa

“Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.“- Da Lettera ad una professoressa

Un chiaro invito all’impegno civile da cui non possiamo sottrarci se siamo bravi genitori e bravi cittadini.

Nel prossimo post proponiamo la lettera ad un preside di un liceo scritta da un padre adottivo a supporto delle reali necessità degli studenti con qualche gap da colmare. Il testo non è stato tagliato perché ripercorre  le riflessioni proposte dall’Associazione ticinese Spazioadozione (vedi post del 22 nov 2012). Per facilità di lettura verrà diviso in sei parti.

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Comunicazione ilpostadozione: “Questionario adozione e adolescenza”

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AL 30/01/2013 MANCANO  ANCORA 10  RISPOSTE, AIUTIAMOLA!

Ci scrive Alfonsina, una studentessa universitaria che sta completando il suo ciclo di studi per la laurea magistrale. Ci chiede di aiutarla nella raccolta dei dati per  la sua tesi di laurea sull’adolescenza e adozione. Cerchiamo di partecipare numerosi, avremo un quadro più preciso su come viene vissuta l’adolescenza nelle nostre famiglie.

Alleghiamo una breve presentazione della ragazza e il link per compilare il questionario: servono solo 10 minuti del nostro tempo.

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“Mi chiamo Alfonsina Mandiello. Sono un’assistente sociale. Per la mia laurea magistrale in Programmazione Amministrazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali ho deciso di fare un’indagine per comprendere come i ragazzi adottati vivono il loro periodo adolescenziale. L’obiettivo è quello di focalizzare le difficoltà.

Per rendere significativa la ricerca sarebbe utile la compilazione del questionario da parte di almeno 50 famiglie. Avrei bisogno di concludere la raccolta dati entro gennaio-febbraio 2013.

Questo questionario ANONIMO è rivolto alle famiglie con figli adottati, oggi adolescenti (età 12 – 20 anni). Richiederà pochi minuti per la compilazione. E’ importante che siano presenti entrambi i genitori perchè alcune domande sono riservate a madre e padre separatamente.

Ringrazio tutti quelli che daranno il loro contributo alla riuscita di quest’indagine.

Cordialmente

Alfonsina Mandiello

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N.B. Se avete più di un bambino adottato che rientra in questa fascia di età vi chiedo di compilare più questionari. Grazie…

Per compilare il questionario: https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?fromEmail=true&formkey=dDdURWNjZ3VKYURKbnp2NmE0ZDdfQ0E6MQ

Scelta delle superiori: “La doppia faccia della meritocrazia”

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L’hanno chiamata “Pacchetto merito”, la riforma che dovrebbe premiare “gli eccellenti”. Perché è questo che dovrebbero essere le nostre ragazze e ragazzi. Competitivi. Migliori. Primi. Già a partire dai banchi di scuola. Meglio si sappia subito che, in questa società, l’importante è vincere, non partecipare.

Non siamo contro la meritocrazia. Anzi! Che bello sarebbe se fosse l’unico metro di valutazione per tutti, in tutte le categorie sociali, in ogni settore occupazionale e soprattutto a tutti i livelli istituzionali. Ma non ci serve una scuola assoggettata alla logica economica della competizione per il guadagno. Ci serve una scuola in cui si apprende tutti insieme. In cui si insegna che il sapere serve non per primeggiare sugli altri, ma per essere cittadini migliori, per coltivare il piacere della conoscenza.

La scuola non può, soprattutto quella pubblica, rispondere alla logica del riconoscimento del merito in base alla mnemonica acquisizione delle nozioni, una sorta di “un tanto al chilo”… La scuola è quella che garantisce il conseguimento di basi di partenza uguali; che premia (come afferma l’art. 34 della Costituzione) quelli che sono «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi» e garantisce loro il «diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi»; che insegna che se uno rimane indietro quello più avanti si impegna ad aiutarlo, non accelera per “fargli mangiare la polvere”, perché sia chiaro chi tra i due è il primo!

La scuola non può essere votata a elevare il primo, la scuola deve avere come obiettivo il “sortirne tutti insieme”… Perché, come scriveva ieri Nadia Urbinati, su Repubblica: «Una scuola che lascia a terra chi non arriva primo, che decreta “vincitori” e sconfitti”, è quanto di più distante dalla filosofia della scuola pubblica di una società democratica». E, ci viene da aggiungere, è quanto di più deleterio si possa insegnare ai cittadini di domani.”

 (fonte: combonifem.it – 07/06/2012)

Scelta delle superiori. Convegno nazionale “Parole nuove per la scuola secondaria di secondo grado”

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A Roma il 29-30 maggio 2012 si è tenuto il Convegno organizzato dalla FDL CGIL sulla scuola secondaria. Sono intervenute personalità del calibro di Tullio de Mauro, professore di Linguistica generale nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università di Roma “La Sapienza”, e Marco Rossi Doria, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione. Noi abbiamo selezionato l’intervento di Susy Bagni, una docente, perché ci sembra in sintonia con quanto richiesto dalle Associazioni delle Famiglie Adottive. Ci piace evidenziare che esiste un linguaggio comune famiglie-docenti che ci può far avvicinare a soluzioni tempestive e di buon senso. Per chi vuole leggersi altri atti del convegno veda http://www.flcgil.it/web-cronache/2012/05-29-convegno-nazionale-parole-nuove-per-la-scuola-secondaria-di-secondo-grado-prima-giornata/

“Parole Nuove” è il titolo di questo convegno.

Ma inclusione non è una “parola nuova” per la scuola. Diciamo solo che la tendenza di questi ultimi anni è quella di metterla un po’ da parte, sostituendola con parole quali merito e rigore.

Le parole della ex-ministro Gelmini sono chiarificatrici della curvatura culturale che si è cercato di imporre alla scuola: “Non possiamo certo gioire se aumentano i bocciati ma se c’è più rigore a scuola è un bene per il paese, perché è fra i banchi che si forma la nuova classe dirigente.”

Questa è una curvatura culturale che contrappone la competizione alla cooperazione, l’esclusione alla inclusione.

Certamente è più semplice competere che cooperare; è più facile escludere piuttosto che includere, ma occorre valutare i risultati dei nostri comportamenti e vedere se lo sforzo maggiormente profuso, non possa trasformare un “fiasco” in un brillante successo.

Proviamo a fermarci ad ascoltare le parole della Conferenza internazionale sull’educazione dell’UNESCO del 2008 dove si dice che:

  • l’educazione inclusiva è un concetto che può essere utile per orientare le politiche e le strategie che si occupano delle cause e delle conseguenze della discriminazione, della diseguaglianza e dell’esclusione;
  • la rimozione delle barriere che ostacolano la partecipazione all’apprendimento da parte di tutti gli alunni è l’elemento fondamentale dell’educazione inclusiva;
  • l’educazione inclusiva è un processo che permette di focalizzare la nostra attenzione sia su coloro che sono esclusi dall’accesso all’istruzione sia su coloro che, pur frequentando la scuola, non apprendono. Perché la realizzazione di un sistema educativo più inclusivo richiede un forte impegno per una società più giusta, equa e pacifica;
  • tuttavia il concetto di educazione inclusiva è spesso frainteso e soggetto a diverse interpretazioni. In molti paesi l’inclusione è ancora percepita come un approccio che si occupa di inserire i bambini con disabilità nelle classi ordinarie. Mentre sul piano internazionale viene progressivamente vista in un’ottica più ampia, come una riforma che sostiene e valorizza la diversità tra tutti gli alunni.
  • Tante e tanti le ragazze e i ragazzi oggi esclusi dai percorsi di istruzione. Un dato su tutti: il tasso medio di dispersione scolastica nel nostro Paese è del 19,2% con punte molto più elevate in alcuni territori. Parliamo di disabili, straniere e stranieri, ragazze e ragazzi a forte rischio di devianza o già devianti, con forti disagi sociali e familiari, DSA (i cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento), Sinti, Roma e Camminanti.

Una comunità ha il dovere morale di investire per la propria sopravvivenza, per il proprio benessere, per il proprio futuro. La Scuola deve investire su TUTTE e TUTTI le proprie ragazze e ragazzi. Devono diventare una RISORSA.

Chi non si scolarizza diventa, molto spesso, un problema per tutta la comunità.

Se volessimo abbandonare l’aspetto filosofico di questo investimento e guardare solo l’aspetto economico, non è difficile comprendere che il costo che la società si troverebbe a sostenere per raggiungere l’obiettivo così caro a Mariangela Bastico del “Non uno di meno”, compiuto dai 3 ai 18 anni, porterebbe ad avere un profitto dai 18 ai 70. Si tratta di un sistema ad alto rendimento che solo una comunità miope può ignorare.

(…) Quindi altri strumenti devono essere messi in campo o resi oggetto di grande e continua manutenzione.

Ne cito alcuni a titolo esemplificativo:

La formazione iniziale e in servizio di tutte le lavoratrici e lavoratori della scuola (docenti, dirigenti, personale ATA) sui temi della COMUNICAZIONE, DIDATTICA, NORMATIVA,DISCIPLINA. E’ un tema di questi giorni la riconversione del personale in esubero su posti di sostegno. E’ fondamentale che, dato il delicato compito che questi docenti devono svolgere, abbiano una alta professionalità che deve prevedere in prima battuta una forte motivazione coniugata con una adeguata formazione. Lavorare per l’integrazione scolastica degli alunni e delle alunne disabili deve essere una scelta consapevole del docente, non dettata dalla logica ragionieristica della collocazione a tavolino delle lavoratrici e dei lavoratori in esubero: di fronte a loro e a noi ci sono persone che appartengono alle fasce deboli della nostra comunità. Abbiamo il dovere di dare loro il massimo.

La consapevolezza che lavoro e benessere devono coniugarsi. Ad esempio nei professionali, dove è alta la complessità del lavoro docente, che deve fortemente permeare la professione di aspetti comunicativi e relazionali che escono parzialmente dagli schemi della didattica più classica, c’è un forte bisogno di sostegno e di supervisione, così come avviene in tutte le professioni di cura. Prevedere quindi la presenza di psicologi che possano incontrare periodicamente i docenti per sostenerli nei momenti di difficoltà, consigliarli in una difficile scelta, apprezzarne il lavoro svolto.

La capillare diffusione della didattica laboratoriale (che comunque non può prescindere dall’uso concreto di un laboratorio) perché due sono i pilastri della conoscenza: saper fare (anche perché è lo stesso nostro tessuto produttivo che chiede il saper fare) e fare per apprendere (perché l’esperienza sensoriale multimodale – perciò non solo l’udito e l’ascolto – è la base dell’apprendimento).

Nel gioco delle parti l’insegnante ha il dovere di accogliere ogni ragazza o ragazzo rispettandone le scelte ed i percorsi. ricordandosi che il verbo includere fa il paio con integrare, che sta a significare rendere completo aggiungendo ciò che manca e, indirettamente, fa riferimento a un cambiamento, ovvero a una trasformazione. (…)

(fonte: flcgil.it)

Comunicazione Ass.ne Raccontiamo l’Adozione: “Il racconto familiare – Lecco”

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Progetto “Tutti insieme per l’adozione”

IL RACCONTO FAMILIARE

Lunedì 3 -10 – 17 dicembre 2012

Centro per le Famiglie di Lecco via Frà Galdino (fraz. Pescarenico)

dalle ore 21:00 alle ore 23:00

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Il progetto è finanziato dalla Regione Lombardia e vuole rispondere al bisogno manifesto di confrontarsi sulla narrazione della storia dell’adozione con i propri figli e al di fuori della realtà familiare.

E’ compito dei genitori adottivi aiutare il proprio figlio ad integrare la storia del suo passato con quella familiare. Talvolta le domande e le curiosità sulla specifica situazione adottiva si generano al di fuori dell’ambito familiare ristretto, per esempio: scuola, gruppo di pari , ecc. anche in questo senso è importante per i genitori prepararsi ad allargare tali orizzonti, per non lasciare soli i bambini di fronte a questo difficile compito. 

Il corso si articola in parti teoriche ed esercitazioni e favorirà la produzione della storia familiare tenendo conto dell’età che oggi hanno i bambini a cui ci rivolgiamo. 

E’ rivolto alle coppie di genitori adottivi e prevede la partecipazione di minimo 7 coppie e massimo 15.

Per info: info@raccontiamoladozione.net oppure 331-3180311

Scelta delle superiori. Film: “Stella” di Sylvie Verheyde (2008)

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I film francesi esprimono qualcosa di speciale. Anche in “Stella”, ambientato nella Francia degli anni settanta troviamo una ragazzina dei quartieri operai che viene ammessa a frequentare il primo anno di una prestigiosa scuola media di città. Qui si sente un pesce fuor d’acqua finché non conosce Gladys, la prima della classe,che diventa sua amica.

E’ prima di tutto un film sull’amicizia di queste due ragazzine, ma anche un film sul gap culturale difficile da colmare per una preadolescente cresciuta con le canzonette del juke-box di un bar di periferia. I gestori sono i suoi genitori attorniati da una moltitudine di disadattati e alcolisti che non le trasmettono certo il vero senso della vita. “Stella” è il racconto di un’opportunità offerta ad una ragazzina che altrimenti non avrebbe alternative.

Comunicazione AdottiAmo: “Due serate per far conoscere alle coppie il mondo degli enti – Torino”

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SERATE A TEMA

Proseguono le iniziative rivolte a far conoscere l’attività degli Enti che si occupano di adozione
Sede di AdottiAmo – via Moncenisio 24/A  – Nichelino (TO) 

ingresso libero

1) Martedì 4 dicembre 2012 dalle ore 21.00: la dottssa Franca Milano e la dottssa Raffaella Pinna, due rappresentanti CIFA che parleranno delle attività dell’ente e degli sviluppi e peculiarita dei vari paesi in cui opera. Il CIFA ha partecipato alla realizzazione del programma ” MAMMA HA PRESO L’AEREO” trasmesso la scorsa stagione dall’emittente televisiva LA 7 e che ha dato un’idea di cosa può succedere quando si parte per un paese straniero e si va a conoscere i propri figli.  Le coppie potranno approfondire con domande dirette alle relatrici.

2) Martedì 15 gennaio 2013 dalle ore 21.00: intervento di Claudia Perello (responsabile formazione e post adozione ) e la dottssa Elisa Azeglio (responsabile adozioni ) rappresentanti del N.A.A.A., uno tra i  maggiori enti accreditata alle adozioni internazionali. Si affronteranno le diverse modalità di adozione nei diversi paesi e si aparlerà di post adozione.  Anche in  questo caso saranno possibili domande del pubblico.

Per maggiori informazioni vedi sito dell’Associazione: http://www.adottiamo.it/content/index.php

Scelta delle superiori. Col senno di poi…

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“Se vogliamo insegnare il rispetto dell’altro e l’accettazione della diversità, impariamo noi per primi che la diversità è ricchezza, e, quando ne saremo convinti e consapevoli, sapremo insegnarla, perché, come diceva Jean Jaurés: “Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è” – un insegnante

Comunicazione GSD: “L’adozione diventa parte di noi… – Terni”

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L’ADOZIONE DIVENTA PARTE DI NOI E DELLA NOSTRA VITA, UN FELICE CONNUBIO, MA COME CAPIRE CHE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI NON PARLARNE PIU’?

Sabato 1 dicembre 2012 ore 16.00

Sede di Terni di GSD

L’incontro è condotto dalla dottoressa Roberta LOMBARDI, giudice onorario del Tribunale dei Minori di Roma, darà ampio spazio alla discussione. Si sollecita la massima puntualità.

Scelta delle superiori. “Adozione e scuola: le riflessioni di Spazio Adozione Ticino”

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Vi invitiamo a legger l’articolo che segue perché può essere molto utile sia alle coppie adottive giovani sia a quelle con figli alle superiori per non dimenticare la “specificità” dei nostri ragazzi.

“Stilare protocolli di accoglienza e/o tracciare linee-guida per insegnanti è cosa buona e utile, ma non sufficiente. Occorre fornire agli operatori scolastici (direttori, esperti, insegnanti di sostegno, coordinatori e rappresentanti di classe) precise indicazioni su “come funzionano” i bambini/ragazzi adottivi.

La scuola valorizza le diverse abilità e competenze degli allievi, dispone di personale specializzato in grado di affrontare le difficoltà specifiche nell’apprendimento (dislessia, discalculia, ecc.); ma non è attrezzata per accogliere bambini/ragazzi traumatizzati.

L’esperienza delle famiglie e delle associazioni di genitori adottivi, i numerosi studi sull’argomento, l’esperienza degli operatori specializzati in adozione (ora in fase di formazione anche in Ticino, anche se solo a livello personale) sono un valido aiuto alla comprensione della problematica.

Il problema è sottostimato per almeno due ragioni: la convinzione, ancora diffusa, che l’inserimento del bambino nella nuova famiglia sia di per sé risolutivo di ogni difficoltà e l’apparente facilità con cui la gran parte dei bambini dimostra di sapersi adattare alla nuova situazione.

Gli insegnanti devono sapere che gli adottati possono presentare problemi relazionali gravi che compromettono la formazione di nuovi legami, l’accettazione delle regole, la condivisione di un progetto, la costanza nel lavoro e sono facilmente soggetti a improvvisi e gravi cedimenti emotivi, che possono portare all’abbandono scolastico spesso seguito da quello famigliare.

A differenza dei coetanei, che trovano nell’apprendistato e nel lavoro una valida alternativa allo studio, le abilità tecniche (se acquisite) si rivelano insufficienti perché non sostenute da autostima e capacità di tollerare le frustrazioni. 

Da dove partire

• Esiste una “specificità” dell’allievo adottato che rende la sua condizione diversa da quella dei coetanei: non è vero che “i bambini sono tutti bambini, che l’adozione è una fortuna, che il passato è passato”(1);

• specificità non vuole dire patologia, né tanto meno artificio per pretendere indulgenza da parte degli operatori della scuola;

• la scuola deve sapere che i figli adottivi sono diversi dai figli biologici. Il trauma della perdita della mamma di nascita (indipendentemente dall’età dell’abbandono) lascia una profonda ferita che impedisce di pensare, esplorare il mondo e imparare dall’ esperienza;

• occorre tempo per elaborare il lutto della perdita (non solo della mamma ma di tutto un mondo), colmare la frattura di una vita spezzata (tra prima e dopo l’adozione) e sperimentare la serenità trasmessa da un accudimento amorevole;

• il trauma patito nella prima infanzia genera un problema di attaccamento che rende difficoltosa la creazione dei nuovi legami. L’ansia del bambino/a di compiacere i suoi neogenitori (veri e propri “salvatori”) può trarre in inganno ed affrettare i tempi di inserimento a scuola;

• prima di insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto, bisogna insegnare ai bambini ad ascoltare il proprio corpo (fame, sete, caldo, freddo, ecc.), a non avere paura dei sentimenti, a dare un nome alle emozioni, a fare propri i nuovi ritmi (studio-gioco, veglia-riposo), a guardarsi allo specchio e notare i cambiamenti intervenuti (se cambia il corpo, anch’io potrò cambiare, diventerò più sicuro, ecc.);

• i genitori adottivi spesso sopravvalutano la riuscita scolastica dei figli e attendono con ansia i primi risultati. Hanno bisogno di conferme: della “normalità” del bambino/a e delle loro capacità genitoriali;

• le neuroscienze hanno ampiamente dimostrato che lo sviluppo del cervello (del sistema limbico, regolatore delle emozioni, e della corteccia cerebrale, che permette il pensiero astratto) si completa nel corso dei primi anni di vita sulla base dalle esperienze sensoriali e degli stimoli ambientali;

• il trauma dell’abbandono ha conseguenze sulle capacità cognitive, affettive, sociali e naturalmente fisiche e psichiche del bambino e poi dell’adulto. I tempi e le modalità in cui tali interferenze si manifestano variano da soggetto a soggetto: ogni adottato ha una sua storia unica e irripetibile;

• l’esposizione prolungata allo stress (assenza di cura, trascuratezza grave, maltrattamenti, abusi, ecc.) costringe i bambini/ragazzi a vivere in uno stato di costante allerta, di iper-vigilanza, che non dà tregua e che spaventa: ”Perché io sono così?”. Vorrebbero impegnarsi, riuscire a scuola, portare a termine un progetto, ma non ce la fanno e allora ingannano loro stessi: “non riesco, perché ho deciso di non impegnarmi”;

• l’elaborazione di comportamenti adattivi alla realtà trae in inganno gli adulti: gli alunni adottati, in generale, si presentano come allievi simpatici, vivaci, intelligenti, che trasmettono ottimismo e rassicurano sulla buona riuscita nella vita;

• l’esperienza raccolta dalle famiglie conferma che è solo un problema rimandato. Le difficoltà scolastiche possono manifestarsi dopo anni, talvolta quando i ragazzi/e frequentano la scuola secondaria di I o II grado, o un apprendistato, dopo un percorso “apparentemente” buono. Gli insegnanti e i datori di lavoro (e naturalmente i genitori) pur disponibili, non riescono a capire e sottovalutano questo improvviso e inatteso cortocircuito della mente o lo spiegano, sbrigativamente, in termini di fisiologica e momentanea battuta d’arresto dovuta all’età;

• è qualcosa di ben più complesso: l’emergere, a distanza di anni, delle emozioni violente legate all’abbandono (rabbia, sfiducia, aggressività) e dei comportamenti (vagabondaggio) della prima infanzia. Il trauma sopito e non rielaborato si ripresenta in una nuova veste altrettanto devastante: l’abbandono scolastico spesso si accompagna alla negazione del legame filiale: “Non sei mia madre/padre!”. Questa presa di distanza dalla famiglia (vista come limitante e repressiva) spaventa i genitori e, di riflesso, aumenta lo smarrimento e la rabbia dei figli. Le loro reazioni sono fuori controllo e difficilmente arginabili; è come se si trovassero immersi in un gorgo mortale in cui cercano di reagire con gesti fuori controllo (probabilmente una reazione molto simile a quella avuta da bambini (“ferita primaria”) (2);

• se l’esposizione al trauma è il tratto distintivo dell’esperienza di ogni adottato, ognuno di loro reagisce con modalità proprie. Li accomuna la convinzione di essere indegni di amore (3) (si percepiscono come malvagi a causa dell’abbandono subito e da essi stessi procurato) e ciò condiziona il modo in cui si relazionano con i coetanei e con l’autorità (genitori, maestri, direttori, ecc.);

• alcuni si dimostrano compiacenti con tutti, non riuscendo ad essere selettivi negli affetti (devono piacere a tutti per sentirsi accettati); altri sviluppano comportamenti oppositivi e provocatori, che suscitano nell’interlocutore (famigliari, insegnanti, coetanei, ecc.) reazioni di chiusura, rabbia e distacco, le sole che questi ragazzi conoscono e sanno gestire;

• sono dinamiche acquisite che hanno messo radici (le connessioni celebrali createsi rendono impossibile agire in modo diverso). La situazione è cambiata, le persone sono disposte a dare loro fiducia e essi potrebbero “facilmente” cambiare, ma per loro nulla è cambiato: resta immutata la convinzione di non poter sfuggire al destino che li vede perdenti e maledetti. Questa d’altra parte è la sola reazione di cui hanno avuto esperienza;

• il pericolo è scambiare i comportamenti di questi ragazzi/e per la loro vera indole. Occorre, invece, andare oltre la “maschera” e aiutarli a scoprire il loro vero Io;

• ora allievi modello, ora figli ingestibili, o viceversa. Comportamenti contrastanti che disorientano insegnanti e genitori e possono portare a reciproci irrigidimenti e palleggio di responsabilità. Da qui l’importanza di un dialogo costruttivo e continuo, di un patto educativo tra adulti che riconoscono di avere tante cose da imparare, ascoltandosi;

• l’adozione non è un fatto privato, interno alla famiglia. Per curare le ferite degli adottati occorrono delle competenze specifiche. I genitori e gli insegnanti non devono essere lasciati soli, hanno bisogno del sostegno di professionisti competenti, specializzati in adozione, pronti ad elaborare e condividere strategie mirate;

• infine, ma non certo per ultimo, occorre riflettere sul condizionamento esercitato dall’attuale imbarbarimento culturale, promosso da una classe politica in cerca di consenso, che ha sostituito i valori dell’accoglienza con quelli del sospetto e dell’esclusione; che rema contro l’integrazione e parla di pericolo del diverso (soprattutto se di colore). E’ in questo contesto svalorizzante che noi chiediamo/pretendiamo dai nostri figli di sentirsi “uguali” ai loro coetanei e di correre, correre senza fermarsi, per stare al loro passo. Dovremmo, invece, fermarci un attimo a riflettere, così da poterci accorgere che proprio i nostri figli feriti “hanno una marcia in più nella comprensione delle cose della vita, nella lettura dei fatti”.(4) Sono portatori di saperi e di abilità diverse dalle nostre: un vero tesoro che ha solo bisogno di essere portato alla luce.”

(1) Anna Guerrieri e Monica Nobili,”Raccontare l’adozione a scuola”,Associazione Genitorisidiventa Onlus

(2) Nancy Newton Verrier,”La ferita primaria”

(3) Nancy Newton Verrier, “Renouer avec soi”

(4) Anna Guerrieri e Monica Nobili, op. cit.

(fonte: spazioadozioneticino.blogspot.com)

Comunicazione Ass.ne Raccontiamo l’Adozione: “Il racconto familiare – Lecco”

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Progetto “Tutti insieme per l’adozione”

IL RACCONTO FAMILIARE

Lunedì 3 -10 – 17 dicembre 2012

Centro per le Famiglie di Lecco via Frà Galdino (fraz. Pescarenico)

dalle ore 21:00 alle ore 23:00

Il progetto è finanziato dalla Regione Lombardia e vuole rispondere al bisogno manifesto di confrontarsi sulla narrazione della storia dell’adozione con i propri figli e al di fuori della realtà familiare.

E’ compito dei genitori adottivi aiutare il proprio figlio ad integrare la storia del suo passato con quella familiare. Talvolta le domande e le curiosità sulla specifica situazione adottiva si generano al di fuori dell’ambito familiare ristretto, per esempio: scuola, gruppo di pari , ecc. anche in questo senso è importante per i genitori prepararsi ad allargare tali orizzonti, per non lasciare soli i bambini di fronte a questo difficile compito. 

Il corso si articola in parti teoriche ed esercitazioni e favorirà la produzione della storia familiare tenendo conto dell’età che oggi hanno i bambini a cui ci rivolgiamo.

E’ rivolto alle coppie di genitori adottivi e prevede la partecipazione di minimo 7 coppie e massimo 15.

Per informazioni: info@raccontiamoladozione.net oppure 331-3180311

vedi sito: http://www.raccontiamoladozione.net/

Scelta delle superiori. Cosa fanno le Associazioni di famiglie – Coordinamento CARE

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Uno dei compiti che si è prefissato il Coordinamento CARE è quello di portare avanti accordi e dibattiti sull’accoglienza dei nostri figli a scuola. A questo fine è stata redatta una Carta d’Intenti per sensibilizzare le scuole attente alle peculiarità dei bambini e ragazzi adottivi. E’ un documento diviso per scuola d’infanzia e primaria, scuola secondaria di I e I grado. Seguirà un breve presentazione di Livia Botta dell’Associazione Genitori Si Diventa.

Per visionare la Carta nel suo complesso si consiglia il sito http://adozionescuola.blogspot.it/2012/02/una-carta-dintenti-per-la-scuola_07.html

(…) “C’è da dire che l’input per queste riflessioni è partito soprattutto dalle associazioni di genitori e che la scuola, salvo rare e lodevoli eccezioni, risulta ancora impreparata e spesso scarsamente consapevole delle specificità e dei bisogni di cui gli alunni adottati sono portatori. Inoltre, mentre la riflessione sulla scuola dell’infanzia e primaria è ormai ricca, più carente è quella sui cicli scolastici successivi. Eppure il fatto che oggi tanti bambini arrivino in adozione già grandi, e che dunque vengano inseriti a scuola negli ultimi anni delle elementari o direttamente nella scuola media, insieme alla constatazione che alcune comuni problematiche adolescenziali possono presentarsi negli adottati con particolare virulenza, inducono a portare rapidamente al centro dell’attenzione anche la scolarizzazione secondaria. (…)

Un aspetto ritenuto prioritario è l’istituzione della figura di un docente referente che possa fare da cerniera tra scuola, famiglia e servizi e che, grazie alla competenza più approfondita sulle peculiarità dell’adozione, possa essere punto di riferimento per i colleghi che hanno alunni adottati nelle loro classi. Altri punti cardine riguardano i tempi e le modalità del primo inserimento scolastico dei bambini adottati; l’opportunità di far riferimento, nello svolgimento delle normali attività didattiche, ai diversi modelli di famiglia presenti nella realtà odierna, e di prestare particolare attenzione, nel momento della costruzione dei primi concetti temporali, a proporre attività che possano includere le storie personali di tutti gli alunni; la necessità di programmare percorsi didattici personalizzati se necessario.

Ma con quale scopo è stata realizzata questa carta d’intenti? La finalità del gruppo che l’ha prodotta è farne un’occasione di sensibilizzazione del personale scolastico alle problematiche adottive. L’intenzione è di presentarla alle scuole del territorio, per verificare quante e quali la sentano a tal punto in sintonia con la propria cultura educativa da farla propria, quante ne colgano anche solo alcune parti per assumerle nel loro progetto di scuola. Ogni istituzione scolastica elabora un proprio Piano dell’Offerta Formativa nel quale illustra il proprio progetto didattico, di cui i contenuti della carta d’intenti potrebbero entrare a far parte.

Conoscere a priori in che misura una scuola sia consapevole delle specificità e criticità dell’adozione e che attenzione sia pronta a prestare al percorso scolastico di bambini e ragazzi adottati potrebbe rappresentare per i genitori un ancoraggio importante, sia nel primo contatto con la scuola dei loro figli che nel prosieguo del loro percorso scolastico. (…)

(fonte: genitorisidiventa.org – 06/05/2012)

Scelta delle superiori: “Fiduciosa attesa”

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Sezione anfaa di Reggio Emilia

Ogni incontro dei gruppi di auto-mutuo aiuto, così come ogni raduno conviviale, ogni chiacchierata tra noi genitori incrocia il tema della scuola. Scuola vista troppo spesso come un ring, o come mare agitato che provoca frequenti naufragi, dopo i quali ogni volta occorre ricominciare; scuola vista come presenza ineludibile ed inquietante, il monolite del film “2001: Odissea nello spazio”: qualcosa che condiziona il tuo presente e senti che può pregiudicare il tuo futuro.

Scuola che ti chiede il conto, scuola che non ti fa sconti; scuola a cui senti di dover spiegare, ma le spiegazioni assumono un tono implorante. Posizione particolarmente complessa quella dei genitori: noi siamo adulti come le insegnanti (a volte coetanee, a volte amiche o vicine di casa…), ma siamo smarriti come i nostri figli, e spesso la nostra passata esperienza scolastica va ad intrecciarsi e a determinare quella dei nostri ragazzi. A volte sarebbe più comodo scappare dal confronto, dall’implacabilità che certi parametri cosiddetti quantitativi – di cui la scuola degli ultimi tempi si nutre – esercitano nei nostri confronti; ma fuggire non si può… non solo, non si deve.

Perché la scuola è un esercizio di convivenza, una palestra di allenamento, una niente affatto virtuale simulazione di ciò che aspetta i ragazzi “là fuori”, all’uscita della tana familiare. La scuola è la vita. Ai nostri figli non basta il solo nostro amore. Se vogliamo che i cuccioli crescano e non rimangano progetti incompiuti, dobbiamo consegnarli alla scuola con un sorriso di fiduciosa attesa.

Fiduciosa attesa: eccoci arrivati al punto.

Abbiamo bisogno di guadagnare la fiducia, di averla ma al tempo stesso riuscire a darla; il concetto di fiducia richiama quello di conoscenza, quindi di dialogo e ascolto; questi ultimi non sono autentici se non c’è riconoscimento di pari dignità tra chi si mette in relazione; e la dignità fa venire in mente i diritti e i doveri, e la libertà, e la responsabilità, la padronanza di sé.

Diciamo grazie alla Scuola, che ci obbliga a fare un po’ di chiarezza dentro di noi: ci aiuta a comprendere ciò che veramente desideriamo trasmettere ai nostri figli; tra tanti stimoli futili, tra mille vite possibili, ci sta a cuore che essi arrivino ad essere liberi e padroni di sé, e che i loro occhi siano capaci di guardare l’altro da sé.

(fonte: lascuolariguardatutti.blogspot.it – 06/01/2012)

Scelta delle superiori: Mamma Blog: “Le superiori”

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Ma superiori a cosa poi?

Alla possibilità di farcela?!

E allora chiamatele, che so,

le Impossibili

le Insormontabili

le Infattibili

O no?….

No, no. Tranquilli, tutto bene a scuola il pequeño…

certo, sono passate due settimane dall’inizio ed ha già perso due libri…. ma grossi danni, niente!

🙂

(fonte: postadozione.bloog.it)

Scelta delle superiori. “Scuola e adolescenti accolti: la speranza negata”

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di Alessandro Bruni – genitore biologico e affidatario

“Per gli adolescenti accolti, con un vissuto ante accoglienza significativo, la scuola è spesso un problema. In un qualche modo hanno difficoltà adattative, specie in prossimità e durante l’adolescenza, e la scuola sembra incapace di capirne i problemi, specie se sono “fuori standard” rispetto alla media omologata degli studenti. E’ chiaro che l’insegnamento differenziato in funzione dell’alunno è scarsamente perseguito e realizzato. Non è una critica ai docenti, anche se in taluni casi si potrebbe fare, ma al sistema scolastico sempre più prono alla gestione economica, sempre più prono ad un concetto di “meritocrazia” da stereotipo teorico, sempre più di fatto abbandonato alla buona volontà di docenti e genitori la cui sensibilità formativa si sta modificando.

Diviene sempre più marcato il processo di descolarizzare la società. La scuola da principale struttura educativa sociale sta divenendo sempre più struttura marginale, sostituita nell’informazione dai mass media e nella formazione dalla relazione tra pari. Quest’ultima inserisce nel contesto sociale una forte pressione di adultizzazione come processo imitativo e di mercato verso possibili consumatori, piuttosto che come precoce fase di autonomizzazione concreta.

La scuola anche se socialmente marginale è pur sempre un crogiolo formativo plurisegnale di aggregazione e spesso di omologazione con derive talora distorte. La scuola riflette il clima sociale: il giovane viene educato a studiare solo allo scopo di ottenere un profitto almeno sufficiente. La scuola è poco “idealista” perché il consumismo di massa ha distrutto ogni valore; è poco “meritocratica” perché ogni diploma è svalutato. I licei sono esigenti solo per conservare la tradizione di scuole impegnative, ma lo spettro della disoccupazione post-universitaria ne mina la loro futura sopravvivenza. Gli istituti tecnici e professionali, a causa del loro basso livello tecnico-culturale, permettono ai diplomati di svolgere solo mansioni di limitate responsabilità nel mondo del lavoro (solitamente le imprese hanno al loro interno un percorso formativo per rendere rispondenti al bisogno lavorativo sia diplomati che laureati). In una parola non esistono più scuole che possano servire come trampolino di lancio per il futuro dei giovani, né per l’università, né per il lavoro.

Nell’odierna scuola è solo la minaccia di un voto negativo che fa scattare, temporaneamente, l’impegno dello studio: in tal modo viene soddisfatta la logica utilitaristica del “do ut des” che l’insegnante impone all’allievo e che la società impone ad entrambi.

Quello che manca è l’interesse per il contenuto in sé della disciplina scolastica: lo studente diventa tanto più ignorante quanto più studia, perché la cultura è la riflessione sopra un’esperienza significativa e non il nozionismo funzionale al momento della valutazione.

(…) Oggi lo studente non sa quasi nulla di quanto accade nel mondo: non ha interessi culturali extra-scolastici che partano da motivazioni personali. Gli insegnanti che cercano di attualizzare la loro disciplina sanno quanto è difficile collocare il sapere nel mondo di vita fuori dall’ambito scolastico. (…)Questo fa sì che la scuola, ponendosi di fatto deboli problemi critico-conoscitivi, resta imperturbabile a qualunque forma di attualità, lasciandola rigorosamente fuori dall’aula. L’attualità che l’adolescente meglio conosce è quella più facilmente accessibile nei media e nella relazione tra pari: lo sport, la moda, la televisione, il sesso e la musica leggera (si pensi alla fatica che il docente psicologo fa nel proporre un corso di educazione agli affetti in una scuola media…). La conseguenza più negativa è però nell’atteggiamento, che nelle ragazze, in genere, è rinunciatario e passivo, mentre nei ragazzi è impulsivo e arrogante: in entrambi tendenzialmente privo di quelle necessarie motivazioni di valore per l’agire quotidiano.

La scuola di oggi sembra un immenso “badantato” dei docenti nei confronti degli studenti, ai quali non si chiede che di “star buoni”; a loro si garantisce un “parcheggio” il più possibile prolungato. Ci si accorge sempre tardi che questa gioventù rappresenta un costo altissimo per tutta la collettività futura.

(…) Uno studio promosso dalla rivista VdG Magazine (Fonte: AreaPress) ha preso in considerazione un campione di 500 professori di scuole medie e superiori tra i 35 e i 60 anni, un insegnante su due oggi in Italia sogna di fuggire all’estero o di cambiare lavoro. (…) Non è tanto lo scarso riconoscimento sociale – anche se certamente influisce – quanto l’evoluzione degli studenti a preoccupare gli insegnanti. Oggi, a loro parere, sono infatti più contestatari e polemici (33%) e più distratti (22%), e solo il 19% si mostra interessato rispetto ai ragazzi di ieri. (…)

Sui comportamenti in classe, poi, è una galleria degli orrori. Gli alunni degli anni Duemila sono annoiati e insofferenti (33%) quando non maleducati (13%). E se una volta gli studenti si distraevano giocando con gli album di figurine (36%) o con i fumetti (24%), oggi le distrazioni maggiori vengono per più dell’80% dei casi con il cellulare. (…)

(fonte: crescerefiglialtrui.typepad.com – 03/2012)

La musica del cuore: “Io sono Francesco”

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Questo video è stato proposto in un corso di autostima.

Di fronte a certi insegnanti si esprime Francesco Tricarico…

La verità è che la musica mi ha salvato, / quando ero piccolo la musica mi ha salvato, / e me ne stavo seduto sul mio prato ad ascoltare il mangia-dischi cantare… / La verità è che la musica mi ha salvato, / quando ero piccolo la musica mi ha salvato, / e ascoltavo mia madre parlare, mio fratello a giocare e l’universo girare, / e me ne stavo da solo a sognare in ripostiglio a giocare con i soldatini a giocare .. 

Scelta delle superiori. Mamma Lea: “Le scelte non sono mai definitive”

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“Non posso dire che mio figlio vada male a scuola. Non sarà un genio, ma si arrabatta con i suoi alti e bassi e in tutte le materie raggiunge la sufficienza se non di più. Il suo problema è il comportamento. Si chiude con aria di sfida nei confronti di alcuni insegnanti che non gli vanno a genio e non c’è modo di fargli intendere che le persone non sono come le vuole lui.

Dall’altra parte, però, spesso abbiamo incontrato adulti che non sanno distinguere la cocciutaggine di un ragazzo viziato dalle reazioni dei nostri ragazzi già provati duramente dalla vita.

Quest’anno è in terza media e non siamo neppure sicuri che lo ammetteranno all’esame perché una professoressa si è fissata di presentarlo con il tre nella sua materia per l’atteggiamento indisponente di mio figlio. Speriamo che il consiglio di classe sia un po’ più illuminato.

Per quanto riguarda le superiori abbiamo lasciato scegliere al ragazzo. Ci ha chiesto di andare al liceo scientifico perché gli piace la matematica. Siamo consapevoli che si trascina forti lacune in italiano soprattutto per lo scritto…vedremo. C’è l’estate davanti, ci sarà tempo per parlarne ancora e cambiare treno in corsa. Non vogliamo però demotivarlo e fargli passare il messaggio che non crediamo in lui.”

Scelta delle superiori: “La mente imperfetta degli adolescenti”

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di Akison Gopnik – The Wall Street Journal

Secondo lo psicologo Ronald Dahl, i ragazzi sviluppano un acceleratore molto tempo prima di imparare a girare volante e frenare. Di seguito alcuni passaggi dell’articolo che parla del cervello degli adolescenti e delle nuove scoperte scientifiche.

L’adolescenza è sempre stata un periodo difficile ma per ragioni misteriose oggi la pubertà comincia molto prima. Una delle teorie più accreditate spiega questo fenomeno con i cambiamenti del bilancio energetico umano: i bambini di oggi mangiano di più e si muovono meno rispetto al passato. Allo stesso tempo (…) i ragazzi hanno cominciato ad assumere ruoli adulti sempre più tardi.

(…) Cosa succede quando i bambini raggiungono la pubertà in anticipo ma diventano adulti in ritardo? La risposta è: un bel po’ di stranezze adolescenziali. (…) Secondo una nuova tesi, esistono due diversi sistemi neurali e psicologici che interagiscono per trasformare i bambini in adulti. Negli ultimi due secoli la sincronia evolutiva dei due sistemi si è modificata. Questo ha profondamente cambiato l’adolescenza, generando nuovi tipi di turbe adolescenziali. (…) Gli studi hanno dimostrato che gli adolescenti sono spericolati non perché sottovalutano i rischi, ma perché sopravalutano le gratificazioni (cioè gli attribuiscono un valore più alto rispetto a quanto facciano gli adulti).

(…) I giovani desiderano anzitutto le gratificazioni sociali, e in particolare il rispetto dei coetanei.

(…) Una delle caratteristiche che distinguono gli esseri umani dagli animali è un’infanzia straordinariamente lunga e protetta. (…) Questo periodo di protezione prolungato ci permette d’imparare di più rispetto agli animali. (…) Diventare grandi significa lasciare il mondo dei nostri genitori e cominciare farsi largo verso il futuro che vivremo con persone della nostra età.  (…) Il secondo sistema cruciale del nostro cervello ha a che fare con il controllo, perché  incanala e imbriglia tutta quest’energia. (…) E’ il sistema che inibisce gli impulsi e guida il processo decisionale che incoraggia la progettazione a lungo termine e rimanda le gratificazioni. Questo sistema di controllo è legato all’apprendimento. Diventa più efficace nel corso dell’infanzia e continua a svilupparsi durante l’adolescenza e l’età adulta, di pari passo con le nostre esperienze. Facendo scelte imperfette e poi correggendoci, impariamo a prendere decisioni migliori. (…) La competenza viene dall’esperienza.

(…) In passato per diventare un buon raccoglitore e cacciatore, per imparare a cucinare o ad accudire i bambini si esercitava a fare queste cose durante l’infanzia e nella prima adolescenza. Quando arrivava la spinta motivazionale della pubertà i giovani erano pronti a cercare le vere gratificazioni ma avevano anche l’abilità e il controllo necessari per agire con efficacia e ragionevole sicurezza.

(…) Nella vita moderna il rapporto tra questi due sistemi è profondamente cambiato. La pubertà arriva prima e anche il sistema motivazionale si mette in moto in anticipo. Allo stesso tempo i bambini di oggi hanno pochissima esperienza con i compiti che dovranno svolgere da grandi. (…) Gli adolescenti e i preadolescenti di oggi non fanno quasi nulla a parte andare a scuola.

(…) Ci sono diversi modi di essere intelligenti. (…) Un’istruzione ampia e flessibile come quella che riceviamo al liceo e all’università può entrare in conflitto con la capacità di sviluppare una competenza approfondita e mirata in un determinato settore. (…) Molti giovani sono straordinariamente intelligenti e istruiti, ma sono anche disorientati. (…) Sono entusiasti ed esuberanti, ma incapaci di impegnarsi nel lavoro o in un rapporto affettivo prima dei trent’anni. (…) L’esperienza modella il cervello. Con l’evolvere della regione prefrontale del cervello, diventiamo più bravi a controllare gli impulsi.

(…) Secondo questa nuova visione del cervello, il problema degli adolescenti non è legato al fatto che i loro lobi prefrontali non sono abbastanza attivi, ma che i ragazzi non sono correttamente addestrati e non fanno pratica. (…) Invece di limitarci ad offrire ai ragazzi nuove esperienze scolastiche dovremmo concentrarci sulle opportunità di apprendistato. Si parla di volontariato (…), portare il figlio al lavoro dovrebbe diventare un’abitudine per un genitore.

(…) Gli studenti universitari dovrebbero passare più tempo a osservare e aiutare scienziati e studiosi nel lavoro di ricerca invece di limitarsi ad ascoltare le lezioni. Le attività estive come i campi scuola e i viaggi studio potrebbero essere alternate a lavori estivi con responsabilità concrete.

La buona notizia è che non dobbiamo rassegnarci ad accettare modelli di sviluppo del cervello degli adolescenti. Possiamo influenzarli e cambiarli.

(fonte : Internazionale 13/19 aprile 2012)

Per approfondire vedi l’articolo apparso sul Sole24Ore del 13/11/2012 sul sistema duale (imparare tra teoria e pratica) in Germania: http://www.orienta-giovani.com/1123/cosi-berlino-ha-ridotto-i-giovani-disoccupati-all8

Scelta delle superiori. Mamma Angy: “E’ giusto far scegliere a loro”

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“Per quanto riguarda la scelta delle superiori, ne stiamo parlando in continuazione. Mio figlio vorrebbe fare la scuola militare, ma io, conoscendolo, me la rido sotto i baffi perchè mi viene alla mente una scena comica di Stanlio e Ollio che si ritrovano, soldati, a sbucciare patate per la cucina della caserma. Ma i sogni son sogni e lo lascio sognare. Dunque, noi genitori ci siamo informati e gli abbiamo prospettato quanto segue: per accedere alla scuola militare, bisogna frequentare con profitto il biennio di un istituto scientifico o di uno classico, quest’ultimo forse da scartare poichè le prodezze in lingua italiana di mio figlio vanno dal 3 e mezzo al 5 meno meno… Nello stesso tempo gli abbiamo stampato l’elenco delle scuole superiori che si trovano nella nostra zona. Sono del parere che la scelta spetta a lui. Noi genitori potremo sicuramente dare dei consigli, ma non troppo accorati in quanto, se un domani non dovesse trovarsi bene, potrebbe sempre dire che la colpa è nostra. E’ una fase decisionale molto delicata…

Possiamo anche fare altro: visitare qualche istituto superiore a cominciare da quelli professionali che, per chi come lui, non eccelle in materie letterarie, forse sono quelli adatti. Per ora però, pensiamo a formarci giorno per giorno perchè l’obiettivo reale che abbiamo di fronte è l’esame di terza media!”

Comunicazione FIABA: “Da gennaio 2013, a Villafranca-VR, cinque incontri sulla genitorialità adottiva”

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“Aiutiamo i Nostri figli a crescere”

 dott.ssa Giovanna Lonardi – psicopedagogista  e dott.ssa Silvia Galvani – psicoterapeuta

Villafranca – VR presso la sala riunioni del Distretto (Ospedale)

sabato pomeriggio dalle 14.45 alle 16-45

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In collaborazione con  l’ULSS 22 Regione Veneto, FIABA propone un percorso formativo che si articolerà in 5 incontri a partire dal mese di gennaio 2013,  un sabato pomeriggio al mese.  Il percorso sarà di tipo interattivo con uno spazio di confronto e verterà sui seguenti temi:

19/01 /2013 –  Essere madre ed essere padre, inteso come si è e come si pensa di essere

23/02/2013 –  Essere madre ed essere padre, nell’aspetto dei ruoli condivisi e della cogenitorialità

16/03/2013 –  Dire o non dire, mostrare o non mostrare: quali spazi decisionali e vissuti sono condivisibili tra genitori e figli e quali è bene restino privati

13/04/2013 –  Comunicazione efficace, con un approccio alla comunicazione nella fase adolescenziale

18/05/2013 –  Incontro di rielaborazione degli argomenti trattati.

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Gli incontri sono rivolti a coppie adottive e a coppie in attesa.

Per garantire una copertura assicurativa ai partecipanti del percorso chiediamo una quota di iscrizione di 20 euro a famiglia (sarebbe auspicabile la partecipazione di coppia, almeno nei primi due incontri).

Per contatti vedi http://www.fiabaonlus.it/upload_file/notizie/file/e64f5cd48cbdaaf733e884ae2a1d720a.pdf

Vedi sito per conoscere le attività dell’associazione: http://www.fiabaonlus.it/

Scelta delle superiori: ”Tagli ai Centri di Formazione Professionale del Veneto ”

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“LETTERA APERTA” alle famiglie

Il personale che opera nella Formazione Professionale del Veneto ritiene necessario informare tutte le famiglie della difficile situazione in cui sta versando questo settore educativo/scolastico.

1.La Regione Veneto è fortemente in ritardo nel finanziamento dei Corsi Triennali di Istruzione/ Formazione Professionale.

2.Inoltre, a fronte di un progressivo aumento di iscrizioni, ha già annunciato il taglio del finanziamento di 5 milioni di Euro per il futuro Anno Formativo.

 Nella Regione Veneto si sta distruggendo una eccellenza. Da oltre 60 anni i Centri di Formazione Professionale

  • hanno creato professionalità adeguate alle necessità delle imprese, fornendo reali possibilità di lavoro per i giovani
  • hanno saputo rimotivare ed educare migliaia di ragazzi, fornendo loro le basi per diventare cittadini e lavoratori competenti

Le scelte sviluppate dalla Regione Veneto hanno delle pesanti conseguenze sia sul Personale (alcuni Enti da mesi non erogano regolarmente gli stipendi a causa dei ritardi regionali) sia sulla qualità del servizio che viene erogato agli Allievi e alle loro Famiglie, privando la Formazione di figure indispensabili a gestire situazioni personali e sociali particolarmente delicate.

Nel prossimo futuro, se il numero dei Corsi dovesse essere ridotto, molti ragazzi dopo la Scuola Media non potranno più essere accolti presso i Centri di Formazione Professionale, oggi particolarmente apprezzati dalle famiglie per l’impostazione culturale, didattica e professionale e per il clima razionale/educativo che vi si respira.

Ci associamo allo sciopero generale regionale proclamato dalle Organizzazioni Sindacali per il giorno 12 Novembre 2012, per focalizzare l’attenzione di tutti sul valore educativo, sociale ed occupazionale del nostro servizio scolastico e quindi per difendere il futuro della Formazione Professionale.

Scusandoci per il disagio che siamo costretti a creare a ragazzi e famiglia, auspichiamo la comprensione e la solidarietà di tutti.

Scelta delle superiori. L’esperto: “Orientamento e riorientamento scolastico, istituti professionali e centri formativi”

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di Romina Confente – pedagogista e mamma adottiva

Lavoro come pedagogista da quasi 15 anni e sono mamma adottiva da 8. La mia professione è molto particolare perché gestisco uno ”sportello d’ascolto” all’interno di un centro di formazione professionale e mi occupo di orientamento e riorientamento su tutto il territorio di Verona e Provincia.

L’operatore dell’orientamento (orientatore) è quella figura professionale che fornisce agli individui (come ad esempio i giovani alle prime armi o gli adulti che desiderino cambiare lavoro) un supporto nella costruzione dei rispettivi percorsi formativi o professionali. L’orientatore, infatti, interviene con lo scopo di far conoscere le diverse alternative disponibili sia nei settori dell’istruzione che della formazione. Si occupa in particolar modo di erogare e diffondere informazioni (riguardo alle opportunità formative o di lavoro), organizzare percorsi formativi di orientamento di gruppo e condurre dei colloqui individuali e dei tirocini lavorativi. Intraprende, inoltre, una relazione con gli utenti per scegliere un progetto individuale di studio o di inserimento professionale, attraverso l’uso di specifiche tecniche di consulenza orientativa (come il counselling o il bilancio di competenze).

Durante i colloqui con gli adolescenti vengono affrontate le problematiche più diversificate, dalle difficoltà scolastiche ai disagi personali, dall’uso di sostanze alle prime esperienze sessuali, dalle difficoltà relazionali tra pari e in famiglia alle paure rispetto alle scelte scolastiche e professionali. A livello trasversale emerge quasi sempre un senso di “disorientamento” legato sicuramente alla particolare fascia di età ma anche ad un senso di incertezza e precarietà insito nella società adulta che attualmente non è in grado di proporre modelli certi e “garantiti” sul lungo termine.

In tal senso ho spesso la sensazione di fungere da “specchio” per questi ragazzi che vengono a chiedere risposte che in realtà spesso non ci sono…  ecco quindi che la calma e il silenzio la fanno da padrone: mi pongo in ascolto, cerco l’empatia, riordino le mie e le loro idee e gliele ritorno in forma ordinata. Questo lavoro ci permette di dare un nome ai problemi, di trovare delle soluzioni, di attribuirci delle emozioni e di imparare a gestirle. La mia preparazione sui servizi e sulle opportunità del territorio mi permette di  fornire loro quelle informazioni che fungono da start up per la ricerca della soluzione.

Lo stesso avviene quando parliamo di orientamento in senso stretto: la prima domanda che mi viene posta da genitori e figli è spesso sul come si fa a scegliere la scuola superiore adatta che garantirà esperienze di successo formativo.

Innanzitutto è indispensabile ricercare informazioni sui percorsi formativi offerti dal territorio vivendo attivamente la propria ricerca, facendo in modo che tale progetto diventi momento di condivisione in famiglia di dubbi, perplessità, aspettative esigenze. Ecco quindi che la visita agli Istituti, i colloqui con i dirigenti, le giornate prova possono diventare fondamentali per capire quale direzione prendere integrando informazione esterna, conoscenza del proprio figlio ed esigenze del giovane stesso.

In tal senso è necessario lavorare per tempo al fine di accompagnare il ragazzo ad un’analisi di sé che lo porti a capire che tipo di studente effettivamente è: quanto interesse ripone nello studio in generale ed in alcune materie in particolare, quanto riesce a mantenere la concentrazione e a gestire un tempo prolungato di studio individuale, quanto è autonomo nella gestione del suo materiale e dei suoi impegni, ma anche quanto è in grado di far fronte allo stress e agli insuccessi. Tale percorso di consapevolezza è fondamentale per non cadere nell’errore di sovrastimare/sottostimare le potenzialità del giovane concentrandosi solamente sul profitto scolastico.

Per i ragazzi adottati, inoltre, molto spesso è necessario considerare che in tale fascia di età non sempre si è arrivati ad una buona gestione delle proprie emozioni e del proprio vissuto, e questo li rende talvolta più incerti, più nervosi, ansiosi e preoccupati di fronte a scelte che riguardano la loro vita. Una volta fornita un’informazione completa, il mio compito è anche quello di guidare il ragazzo nella selezione-scrematura delle tipologie di scuola “non adatte”, approfondendo invece il ventaglio delle opzioni “interessanti”. Sarebbe scorretto ed ingiusto delineare un percorso adatto ai nostri figli, ma nella mia esperienza ho visto che molti di loro tendono ad avere buoni risultati in scuole non troppo impegnative a livello di studio e con una forte valenza pratica come gli Istituti Professionali e i Centri di Formazione Professionale.

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Le caratteristiche di tali scuole possono essere così sintetizzate:

Gli Istituti Professionali hanno una durata di 5 anni (2+2+1) e sono orientati ad una professione specifica. Richiedono una presenza scolastica di circa 32 ore con alcuni pomeriggi di rientro. L’impianto orario è suddiviso in materie teoriche  ed attività laboratoriali (circa 8 ore la settimana). L’impegno di studio è notevole, ma comunque ridotto rispetto ad un liceo o ad un Istituto Tecnico e l’attività laboratoriale consente spesso di valorizzare le loro capacità tecnico-operative legate alla manualità.

I Centri di Formazione Professionale hanno una durata di 3 anni e una valenza fortemente pratica. L’orario è di circa 30 ore (50% materie teoriche e 50% attività laboratoriali). Gli studenti imparano facendo cioè sperimentano un modo di apprendere che privilegia la parte esperienziale rispetto a quella teorica, guidati da insegnanti che sono professionisti del settore. Nel secondo e nel terzo anno gli allievi svolgono uno stage presso aziende rappresentative del territorio in cui sperimentano in forma protetta la loro futura professione. Al termine del triennio è previsto un Esame di Qualifica Regionale che permette loro l’inserimento nel mondo del lavoro o la passerella ad un Istituto professionale dello stesso settore al fine di ottenere il Diploma di Maturità. Tali Centri sono Gestiti e finanziati dalla Regione Veneto, sono gratuiti e si occupano a 360° della formazione della persona.

Per quanto riguarda le dinamiche di scelta, la prima fase di orientamento viene spesso seguita da insegnanti preposti che però si occupano dei loro studenti in quanto tali, non considerando la persona in tutte le sue dimensioni. Il ricorso all’Operatore di Orientamento avviene quindi inevitabilmente nel passaggio tra scuola del 1° e del 2° ciclo e nelle situazioni in cui si rende necessario un”riorientamento”. Può capitare infatti che, pur avendo elaborato una scelta abbastanza consapevole, lo studente non si ritenga soddisfatto della scuola scelta, non trovi un ambiente “abbastanza accogliente”, non ottenga risultati positivi dal punto di vista profittuale vivendo esperienze di sconforto, disistima e disinteresse fino all’abbandono del percorso scolastico. In tali casi è fondamentale intervenire tempestivamente con un percorso di  “rimotivazione” e “riorientamento” mirato che, partendo proprio dalla situazione di “fallimento” guidi lo studente nella propria rivalutazione e nell’analisi di un nuovo percorso formativo (a volte non necessariamente scolastico, ma caratterizzato da diverse esperienze quali lo stage formativo, l’alternanza scuola-lavoro etc….).

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Per raccogliere informazioni sulle diverse opportunità scolastiche del territorio veneto-veronese è possibile consultare in internet i seguenti siti:

www.venetolavoro.it/sopralamediaweb

www.istruzioneverona.it/ nella sezione interventi educativi =>orientamento

Ogni anno viene stampata e distribuita gratuitamente nelle scuole medie la guida cartacea:

Le strade per il Futuro”- Orientarsi alla scelta

Per avere inoltre informazioni legate all’Orientamento a Verona esiste il COSP – Comitato Provinciale Orientamento Scolastico e Professionale con sede in Vicolo Vetri, 15 (Verona) Tel. 045 597108

Ogni anno vengono inoltre organizzate manifestazioni mirate come:

– “Job Orienta” – quest’anno dal 22 al 24 novembre 2012 (Fiera di Verona)

– “Il Salone dell’Orientamento” – dal 15 al 17 novembre 2012 (Gran Guardia di Verona)

Infine, per effettuare un percorso di orientamento personalizzato è possibile contattare un Operatore dell’Orientamento del territorio.

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A livello nazionale vedi:

http://www.istruzione.it/web/istruzione/home

Il sito del MIUR Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca da vedere nella sezione Istruzione => Famiglie => orientamento long life dove viene data la lista dei referenti regionali per l’orientamento scolastico.

http://www.orienta-giovani.com/      per Firenze

Le associazioni industriali, in collaborazione con scuole, centri formativi, università, offrono a studenti e insegnanti un’occasione per conoscere da vicino il mondo dell’impresa e avere indicazioni che possano favorire il successivo inserimento nel mondo del lavoro.Il 16 novembre 2012 in 100 città italiane si organizza Orienta Giovani giunto alla sua XIX edizione. Cerca informazioni nella tua città, sul sito del comune, su Google o alla sede Confindustria di zona.

Scelta delle superiori: “La ritrovata rispettabilità degli istituti tecnici – ITS”

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Il post che segue è un estratto dell’articolo del Sole24Ore del 9 luglio 2012 intitolato “Parte la fase due degli ITS”. Si parla della riforma della scuola, in particolare degli istituti tecnici e dei corsi di specializzazione dopo il diploma, da valutare come alternativa alla scelta universitaria.

E’ importante saperlo nella fase della scelta delle superiori per preparare un piano di studio efficace. Il comparto degli istituti tecnici va monitorato, come del resto tutta la scuola, a seguito delle riforme che l’attuale governo sta varando (vedi dal Sole 24Ore del 31/10/2012 – Spending Review http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-10-31/formazione-tecnica-quel-taglio-064009.shtml?uuid=AbPKEbyG).

“Its, atto secondo. Per le scuole di tecnologia post-diploma è tempo di bilanci dopo i primi 12 mesi di didattica: nell’anno scolastico 2010/11 sono nate 59 Fondazioni in 16 regioni, che hanno avviato l’attività formativa nell’ottobre 2011 per un totale di 77 corsi e 1.956 studenti coinvolti. A settembre, poi, partirà un nuovo ciclo biennale, per proporre una carta alternativa all’università ai neodiplomati o a chi ha abbandonato i percorsi accademici e formare profili iperqualificati capaci di muoversi nei settori chiave dell’economia, come efficienza energetica, Made in Italy, agroalimentare e Ict.

Secondo il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, «il 30-35% degli Its è già di altissima qualità, in altri ci sono le condizioni per un’oliatura e possono andare avanti».

(…) l’obiettivo dichiarato è quello di potenziare la filiera dell’istruzione tecnica, professionale, della formazione professionale e dell’istruzione tecnica superiore in relazione alle filiere produttive (…) puntando su un forte raccordo tra scuola e imprese. L’obiettivo di fondo è offrire al sistema economico competenze tecnologiche e professionali, promuovendo l’inserimento qualificato dei giovani nel mercato del lavoro».

Dietro a ogni Its c’è una Fondazione “partecipata” da scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, insieme agli enti locali.

(…) Quasi la metà di queste “super scuole tecniche” ha in catalogo corsi che riguardano l’area delle nuove tecnologie per il made in Italy. Infatti delle sei aree tecnologiche – efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, tecnologie innovative per i beni culturali e turismo, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nuove tecnologie per il Made in Italy – la più gettonata risulta quest’ultima con 28 corsi.

I percorsi biennali prevedono una selezione in ingresso, mettono in cattedra la metà degli insegnanti provenienti dal mondo del lavoro e prevedono il 50% delle ore direttamente in azienda.

(…)«Gli Its funzionano se inseriti all’interno di distretti ben strutturati, capaci di assorbire giovani che hanno concluso un percorso di studi altamente professionalizzante – precisa Ugolini -. Per contrastare una disoccupazione giovanile mai così alta negli ultimi decenni, arrivata al 36,2%, dobbiamo interagire con il mondo del lavoro e formare tecnici specializzati, per dare ai nostri giovani la possibilità di mettere a frutto i propri talenti e costruirsi un futuro.

VADEMECUM
01|I REQUISITI
I corsi organizzati dagli Its sono a numero chiuso con un massimo di 25 partecipanti. Per candidarsi è necessario il diploma di maturità e dimostrare un buon livello di inglese e di conoscenze informatiche

02|LA DIDATTICA
I corsi durano 4 semestri (1.800/2.000 ore). Gli Its possono però istituire percorsi di sei semestri in convenzione con università. Nei programmi devono essere inclusi tirocini per almeno il 30% dell’orario, che possono essere svolti anche all’estero. Metà dei docenti dei corsi proviene dal mondo delle imprese

03|VALORE DEL TITOLO
Alla fine del biennio è previsto un esame in tre prove a cui potrà partecipare chi ha frequentato l’80% delle lezioni. La prima di tipo teorico-pratico su un problema tecnico-scientifico relativo al settore di appartenenza; la seconda, scritta; la terza, orale, riguarda lo svolgimento di un progetto di lavoro realizzato durante il tirocinio. Per considerare la verifica superata bisogna totalizzare un voto minimo di 70/100. Gli Its rilasciano un diploma di tecnico superiore con l’indicazione dell’area tecnologica e della figura nazionale di riferimento (V livello del Quadro europeo delle qualifiche – Eqf) e consentono di proseguire gli studi all’università con appositi crediti formativi

Gli Its sul territorio sono 59. Vedi mappa:

http://www.indire.it/its/content/index.php?action=letturaSemplice&id_cnt=11767

(fonte: sole24ore – 09/07/2012)

Scelta delle superiori. Mamma Fra: “Anassagora e l’arte della mano. La dignità del lavoro manuale e i nostri ragazzi”

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“Ho frequentato il liceo e ricordo con chiarezza il titolo di una sezione del mio libro di filosofia: “Anassagora e l’arte della mano”. Anassagora è uno dei filosofi greci che solo il mio professore poteva spiegare con tanta intensità. Dai miei lontani ricordi Anassagora recuperava la manualità come arte del fare, riscopriva un’intelligenza alternativa che fino ad allora era stata un poco snobbata (per Anassagora l’uomo è quel che è, non una gallina, in quanto ha le mani, e facendo esperienza di questi strumenti, utilizzandoli, egli evolve). Provengo da una famiglia artigiana, nonno materno e nonno paterno, e la spiegazione del mio professore mi ha aperto la mente ad una nuova interpretazione della realtà che fino a quel momento non avevo considerato e che mi rendeva orgogliosa delle mie origini. Col tempo ho apprezzato sempre più quella lezione, incontrando altri artigiani e riscontrando l’intelligenza del problem solving e della fantasia in persone che avevano fatto gli istituti tecnici o i professionali. Direi, quasi degli artisti, per chi sa fare bene il suo mestiere. Non so perché oggi si preferisca avere un figlio avvocato o architetto. A me sarebbe piaciuto avere un figlio maschio elettricista o giardiniere o una figlia femmina sarta o orafa. Oppure una figlia astrofisica, come la Hack, perché di fronte ad una mente matematica non ci devono essere barriere sessiste. Ma una mente matematica è una caratteristica personale molto speciale, che non tutti hanno. Come non tutti hanno la dote della manualità.”