Storia familiare. L’esperto:” La difficoltà di ricostruire la memoria autobiografica”

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di Sara Ficoncelli – giornalista

Per ricostruire la propria storia e poi quella familiare, occorre ricordare. I nostri figli non sempre sono in grado di farlo. Parlo anche dei figli arrivati grandi: certi ricordi vengono rimossi e la memoria a lungo esiste solo per qualche piccolo episodio particolarmente significativo. Mia figlia, ad esempio, ha difficoltà a ricordare i luoghi che abbiamo visitato quando siamo andati a prenderla.

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, dietro certi tipi di amnesia potrebbe nascondersi una ridotta attività cerebrale seguita a esperienze sconvolgenti. Una scoperta che suggerisce la possibilità di curare intervenendo su specifiche aree cerebrali. Gli esperti: “Ma la cura dipende dalla causa”

(…) Influenzare il funzionamento della corteccia infero-laterale frontale destra tanto da “bloccare” il recupero dei ricordi personali. “Quest’area – spiega Elisa Ciaramelli del Centro studi e ricerche in Neuroscienze Cognitive di Cesena, specializzata in memoria episodica – è particolarmente importante per innescare ricordi autobiografici, ed in stretto contatto con altre regioni frontali coinvolte nell’attività di self-proiection, che permettono di “viaggiare nel tempo” e sentirsi gli attori dei propri ricordi. Quando funzionano male, il recupero dei ricordi autobiografici si blocca”.

Non è la prima volta che lo studioso tedesco fa luce sui misteri dell’amnesia. Poco tempo fa si era occupato del rapporto tra memoria autobiografica, stress psicologico e disturbo post-traumatico, spiegando che, in particolari condizioni emozionali e ambientali (nel suo studio fa l’esempio estremo dei reduci della Seconda Guerra Mondiale), il cervello subisce un trauma talmente forte da “ristrutturare” i ricordi creando false memorie. Chi è stato in guerra o ha subìto un incidente stradale, dunque, non deve fidarsi di tutto ciò che ricorda delle proprie esperienze di vita: la memoria autobiografica, nei soggetti che hanno vissuto uno shock, è spesso soggetta a distorsioni e produce informazioni falsate.

“Questi fenomeni però non sono tutti uguali – spiega Piergiorgio Strata, docente di Neurofisiologia all’Università di Torino e presidente dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze – e dipendono in parte dalla disposizione genetica del soggetto e in parte dalla durata del periodo traumatico, dall’età, dal sesso e dalle esperienze di vita precedenti. Tutto viene mediato dagli ormoni dello stress, liberati dal corpo per migliorare la capacità di affrontare situazioni altrimenti insopportabili”. Quello dell’amnesia da stress post-traumatico è dunque un meccanismo complesso rispetto al quale c’è ancora molto da scoprire. “E di questo bisogna tenere conto, ad esempio – conclude l’esperto, che si è occupato della memoria pro-veritate difensiva per il caso dei coniugi di Erba, Olindo e Rosa – quando i testimoni oculari nei processi hanno subìto un trauma”. (…)

(…) la cura dipende sempre dalle cause, e quindi ogni caso ne avrà una specifica. “Ci sono poi situazioni – spiega Sacchetti – come nel caso di un danno cerebrale, in cui il ricordo si perde completamente, è irrecuperabile. Altre forme invece possono essere affrontate con la psicoterapia e altre ancora possono essere avvantaggiate dall’impiego di tecniche di allenamento della memoria”. (…)

(fonte: repubblica.it – 19/04/2012)

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