Famiglie imperfette. L’esperto:”Ciò di cui ha bisogno tuo figlio”

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dott.ssa Anna Campiotti Marazza – psicologa

Un giorno passando per la città dall’altra parte della strada ho visto nella vetrina di un negozio la scritta: “Ciò di cui ha bisogno tuo figlio”. Io, un po’ orba, ho detto: “Vediamo un po’, è interessante” e ho attraversato. C’era tutta la vetrina, dall’alto al basso, coperta da un elenco di voci, con a fianco i prezzi (un totale da paura!), di articoli per l’infanzia. Ciò di cui ha bisogno tuo figlio. Ciò di cui ha bisogno un figlio sono due adulti; ha assolutamente bisogno di due adulti che mettano la loro vita a disposizione perché dentro il rapporto con loro il figlio possa essere sè. Più c’è in atto un lavoro tra questi due e più c’è la capacità di fare un po’ di spazio ad uno piccolo che della vita chiede tutto il significato, più è possibile educare.(…)

 A noi la vita interessa

In una società, in una comunità, in cui tutti si conoscono, è ancora più facile dare spazio e rendere visibile una comunità di adulti che vive con questa tensione, perché i figli vedano e vedendo sappiano come muoversi. 

Il bisogno più grande dei bambini, quindi, sono degli adulti che non vanno dietro a se stessi ma che vanno insieme alla ricerca del senso della vita, dando dei giudizi, cercando il bene e il buono, ma mettendosi insieme per farlo. La grande ricchezza della vostra iniziativa di questa sera, è proprio questa: degli adulti che si sono messi insieme e hanno detto: “Ma chiediamolo al nostro Comune, alla Provincia lo spazio per dire che a noi i figli interessano, che abbiamo qualcosa da insegnargli”. Adulti capaci di dire: “Ci sono io: guardami! A me la vita interessa. Quindi man mano che accade la affronto e sono disposto a lasciarmi guardare dai piccoli che crescono di fianco a me.” 

Se questo è chiaro, tutto il resto del discorso educativo (cosa permetto a mio figlio, che fare quando dice le bugie o non vuole studiare etc…) è molto più facile, perché so cosa mi sta a cuore di lui. Allora si riesce ad essere più precisi nel chiedergli obbedienza quando è piccolo, più attenti nel chiedergli di rimanere dentro al rapporto con me, genitore, adulto, insegnante, e si ha più forza nel chiedergli “Guardami in faccia, fai i conti con me, confrontiamoci: sono qui apposta per aiutarti a capire di te”. Questo diventa più importante di tutti i premi, i castighi o gli interventi, tutte cose che magari ci vogliono ma che devono essere dentro questo filone. 

Qui in questa città, i vostri figli vedono degli adulti appassionati alla vita? Che guardano alla vita, alla cultura, alle cose da imparare col desiderio vivo di uno che vuole capire cos’è la vita? Anche la scuola entra in questo percorso educativo. 

(estratto da: “Il rischio di educare”- Pietra Ligure 2006)

 

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