Archivio mensile:giugno 2012

Gravidanze precoci: “Figli emotivamente e sessualmente immaturi”

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Prendendo spunto da un fatto di cronaca (due adolescenti avrebbero fatto sesso in classe e sarebbero stati denunciati dagli stessi compagni) leggiamo le opinioni, condivisibili o meno, sul mondo degli adulti che dovrebbero educare i ragazzi. La prima sezione riguarda una suora, collaboratrice di numerose riviste su temi di morale sessuale e di etica politica, la seconda un genitore.

Roberta Vinerba da http://www.lavoce.it

(…) Questi ragazzi non sono alieni, sono figli nostri. Nostri perché sono lo specchio di una generazione di adulti emotivamente, sentimentalmente, sessualmente incontinenti, che fa di ogni capriccio un diritto, che grida alla violenza sulle donne, mentre vive – anche commercialmente parlando – sullo sfruttamento del corpo della donna. Una donna consenziente a questo, in ultimo, nella misura in cui declama il corpo come strumento.

Una generazione di adulti sconci e immaturi, che irride al pudore e alla castità: mi si spieghi allora perché questi ragazzi non dovrebbero sperimentare qualunque approccio sessuale negli stessi ambienti dove si insegna loro, invece che il linguaggio degli affetti, quello del “sesso sicuro”, ovvero come infilare “correttamente” un condom. Date certe premesse, bisogna avere il coraggio e l’onestà di accettarne le conseguenze, anche quando sono scomode.

 Commento di Alessandro Bruni – genitore biologico e affidatario

Ritengo quanto scritto di Roberta Vinerba motivo di provocatoria riflessione importante. Non tanto per il suo portare “colpe” al sistema più che ai due ragazzi. Essi rimangono responsabili di una grossa sciocchezza, peraltro non condivisa dai compagni che li hanno denunciati. (…)

In definitiva si tratta di un caso di sesso e trasgressione attuato in adolescenza, un’età per sua natura di formazione in divenire, di prove ed errori. Nella fase confusiva e sperimentale che gli adolescenti vivono hanno difficoltà ad assecondare i processi di crescita naturale della coppia cioè la sublimazione del sesso in atti di amore reciproco, la sessualità genitale diventa l’unica modalità di relazione che riescono a vivere (peraltro è questa una condizione presente in molti adulti che malgrado l’età sono ancora affettivamente immaturi).

La ripetizione compulsiva della sessualità genitale cerca di colmare il vuoto di valore, di significato, di felicità che ancora non si è formata. La fase genitale della sessualità ha anche la funzione di conoscenza del proprio corpo e del suo funzionamento biologico nel provare piacere, e poi nel dare piacere. E’ una fase importante nella costruzione che lentamente avverrà nel passaggio dall’io al noi che si verificherà nella costruzione della coppia. (…)

Possiamo dire che nell’adolescenza il rapporto sessuale tende alla affermazione della propria identità sessuale e al prestigio personale e mima i modelli culturali dominanti. Bisogna però ricordare che l’adolescente fugge dalla realtà, vive la sua sessualità nell’immaginario. Questa fuga è fisiologica, ma rimanda ad una educazione alla relazione reale con l’altro.

Indubbiamente le esperienze sessuali precoci ostacolano l’integrazione della genitalità con l’affettività e la stabilità richiesta dalla naturale relazione interpersonale di coppia. Tale dissociazione può persistere anche nella maturità impedendo una naturale integrazione tra eros e amore. (…)

Si dice genericamente che l’affettività la si apprende in famiglia dato che i genitori (oggi intesi non solo come genitori biologici, ma come riferimento di genitorialità) con il loro comportamento sono la fonte del modello affettivo per gli adolescenti. L’affettività è manifestazione pubblica della coppia, mentre l’eros è manifestazione privata. In famiglia l’adolescente vede e constata l’affettività e immagina l’eros genitoriale, mentre nella relazione con i coetanei e sul suo corpo sperimenta l’eros e immagina l’affettività. La fase confusiva troverà armonia solo successivamente nella costruzione della propria identità che sarà più unitaria e totalizzante nelle femmine e più separata nell’uomo che tarderà a comprendere il “noi” della coppia.

Se non si è educati all’affettività, l’energia sessuale dell’adolescenza tenderà a prolungarsi in una lunga fase via via degradativa di puro bisogno personale che fanno della donna un oggetto di scambio e l’uomo un Peter Pan genitale. Conseguentemente la persona che non ha imparato ad amare l’altro viene spinta a fare sesso come unica modalità di relazione di cui è capace. Una modalità, anche adulta, amplificata dai media, pressante e corrente, basata sul narcisismo, l’opportunità, l’oggetto del piacere, il mercimonio, la violenza sessuale. Ovvero quella strada di declino e devianza che è alla base di adulti emotivamente e sessualmente immaturi. Eterni adolescenti fermi alla fase genitale del sesso.

E facciamo finta di scandalizzarci perché adolescenti fanno sesso nel posto sbagliato? Vinerba si chiede: “Sono figli di genitori emotivamente e sessualmente immaturi?” Una provocazione che fa riflettere.

(fonte: crescere.figlialtrui. typepad.com del 28/05/2012)

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Gravidanze precoci. Il personaggio: “Balotelli”

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Ero intenzionata a non guardare gli Europei di calcio. Troppi scandali, troppi soldi, troppo poca etica nel calcio italiano. E’ mia opinione che il consumatore abbia le sue responsabilità: in certi casi manifestare il proprio dissenso significa spegnere la TV.

Poi mio marito mi parla di Balotelli. Mi mostra i goal fatti nelle precedenti partite da questo poco più che ventenne  e il suo atteggiamento indifferente che non fa trasparire alcuna emozione quando chiude qualche azione importante.  Conclude: ” Sai, è stato adottato.”

La cosa mi incuriosisce e ieri sera ho guardato la partita. Due goal in poco tempo e, finalmente, la gioia di questo ragazzo esplode.

Ieri sera ho tifato Italia in una piazza gremita di gente, sentendo i commenti dei tifosi e l’orgoglio nazionale nel battere una Germania intrasigente con i fratelli italiani indisciplinati in sede UE.  Ho tifato soprattutto Balotelli, fiero, con il suo torace scuro illuminato dal sudore. Ho tifato per sua madre, una piccola signora matura che ha creduto in questo figlio più irrequieto degli altri.

Anche lui è il risultato di una gravidanza precoce sfociata in un addio? Non lo so, ognuno ha la sua storia.

So solo che tifando Balotelli, in cuor mio, ho tifato per tutti i nostri figli.

PS. Ottima l’idea dello spot sociale contro il razzismo. Ogni tanto lo sport comunica valori positivi.

Comunicazione ICYC: “Convegno 2012: la storia siamo noi”

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LA STORIA SIAMO NOI

Raccontare e raccontarsi con i figli

Montesilvano (PE) – Abruzzo

7-8-9 settembre 2012

Da 23 anni l’Associazione Famiglie Adottive pro ICYC organizza convegni, un appuntamento annuale per centinaia di persone che amano la cultura cilena e i suoi figli.  Nel tempo si sono aggiunti i fidanzati dei nostri figli, i consuoceri, amici, simpatizzanti che fanno dell’avvenimento un misto di momento di formazione e voglia di incontrarsi.

Quest’anno interverranno il Prof Giuseppe Maiolo, psicologo e psicoanalista, e la dott.ssa Giuliana Franchini, psicologa e psicoterapeuta infantile, per affrontare il tema della narrazione tra genitori e figli.

Si imparerà a condividere l’emozione del racconto delle due storie, dei genitori da un lato e dei figli dall’altra,  prima dell’adozione, per farle diventare la nuova unica storia familiare.

Nel pomeriggio seguiranno testimonianze di famiglie con figli adolescenti con il contributo del dott.Giulio D’Addio, specialista nella gestione dei conflitti.

Per maggiori informazioni sul programma vedi il volantino: http://www.adozionefamiglieicyc.org/images/file/invito.pdf.2012-icyc.pdf

e contatta l’Hotel Serena Majestic-Montesilvano (PE) evidenziando la partecipazione al Convegno che vanta prezzi di favore. Per motivi organizzativi si chiede la prenotazione entro il 31 luglio.

http://www.bluserena.it/it/villaggio-turistico-abruzzo

Gravidanze precoci. Mamma Cinzia: “Bisogna trasmettere ai ragazzi il rispetto della dignità dell’uomo e della donna”

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“Qualche volta mia figlia mi ha raccontato di ragazzine conosciute a scuola che sono rimaste incinte. In alcuni casi i genitori hanno deciso per l’aborto. Non so, ci ho pensato… e se accadesse a noi? A mio avviso, la scelta dell’aborto è un po’ troppo semplicistica e serve solo a tranquillizzare gli adulti ristabilendo la situazione ex ante, come se niente fosse successo.

Se frequentavano la scuola di mia figlia, queste ragazze hanno ricevuto la stessa educazione sessuale. Mia figlia ha partecipato ad incontri per parlare di sessualità sia alle medie, sia alle superiori. Ma è abbastanza? A quanto pare no.

Secondo me è necessario trasmettere ai ragazzi il rispetto della dignità dell’uomo e della donna. Per primi in famiglia abbiamo il dovere di smontare certi modelli propinati in TV. Bisognerebbe anche spiegare che c’è una grande differenza tra “fare sesso” e “fare all’amore”, nel secondo c’è una partecipazione sentimentale, il primo è un puro atto meccanico.”

Gravidanze precoci. L’esperta: “L’abbassamento dell’età delle prime esperienze sessuali”

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Intervista alla dott.ssa Sandra Salmasi, presidente dell’AIED di Mestre e dott.ssa Alessandra Alessi, una delle ginecologhe del centro. L’intervista tocca tutti i punti della sessualità dei nostri giovani e ci si rende conto che i nostri problemi sono i problemi anche degli altri genitori.

Si dice e si legge che l’età dei primi rapporti sessuali nelle ragazze si sia abbassata. Di quale fascia di età stiamo parlando? Sicuramente si è abbassata l’età del primo rapporto, che adesso avviene intorno ai 15 anni, rispondela D.ssa Salmasi.Le ragazze che si sono rivolte a noi in consultorio negli ultimi 2 anni sono state 110, di età compresa tra i 12 ed i 17 anni. I maschi sono stati solo 4.

Perché l’età della prima esperienza sessuale nelle ragazze (ma anche nei ragazzi) si sta abbassando? E quali sono le motivazioni che spingono in questa direzione? Bisogno di conferme, imitazione, mutamento dei costumi in generale? L’età delle prime esperienze sessuali si è abbassata per complesse ragioni sociali e culturali dicela D.ssa Mazzilli, psicologa. La sessualità non costituisce più un tabù, l’accesso a informazioni e messaggi a contenuto sessuale è diventato molto agevole e anche all’interno della famiglia (sebbene ci siano ancora delle resistenze) è diventato più “normale” affrontare argomenti a sfondo sessuale. Sperimentare la sessualità aiuta il ragazzo ad essere accettato, a sentirsi già adulto, in un momento delicato della crescita nel quale il riconoscimento del gruppo è importante. I primi rapporti sessuali determinano, nella fantasia del ragazzo, l’approvazione del gruppo, il sentirsi “come gli altri” e in tal modo viene esorcizzata la paura della propria inadeguatezza, la scarsa fiducia in se stessi tipica dell’età.

I rapporti sessuali nelle giovanissime portano con sé – tra gli altri – due rischi principali: gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. Quanto è carente, in base alla sua esperienza, una corretta educazione su questi temi nelle giovani e giovanissime in Italia? Purtroppo non si è ancora consolidata una mentalità che vede l’uso del preservativo come metodo efficace per prevenire le malattie sessualmente trasmesse, ci dicela D.ssa Salmasi”…il mio ragazzo non lo vuole usare perché non gli piace” è una frase che ricorre molto spesso.

Quanto è diffuso, in base alla sua esperienza, l’uso di alcol e altre sostanze tra le giovanissime, e quanto può questo uso essere corresponsabile nell’abbassamento dell’età della prima esperienza sessuale? Non è l’alcol, anche se l’uso è molto diffuso tra i minorenni, la causa la principale dell’abbassamento di età, proseguela D.ssa Salmasi, anche se questo incide su fattori legati alle esperienze sessuali, come ad esempio rapporti con partner diversi, maggiori rapporti il sabato sera, minori freni inibitori ecc. Il campione delle ragazze che vengono all’Aied è forse non completamente rappresentativo, perché già il fatto di frequentare un consultorio dimostra una maggiore responsabilità nell’affrontare i problemi legati alla sessualità.

Quello dell’abbassamento dell’età del primo rapporto non è un fenomeno solo italiano, anzi. Tra le nazioni del cosiddetto ‘primo mondo’ Nord Europa e Stati Uniti sembrano guidare la classifica. Quali i rischi e i pericoli per la psiche delle ragazze (che un domani saranno in gran parte mamme) possono essere emergere come conseguenza di questo mutamento? Il rischio principale, ci spiegala D.ssa Mazzilli, è legato alla rappresentazione distorta e superficiale che televisione e pubblicità rimandano del sesso, in questa società così legata ai concetti di immagine e profitto. Messaggi a contenuto sessuale (e quindi in grado di catturare più facilmente l’attenzione) hanno spesso solo finalità commerciali e svuotano la sessualità dei significati più profondi e delicati, “utilizzandola” a scopo commerciale. Tutto ciò può condurre ad una innaturale scissione tra l’atto sessuale e il mondo psichico ed emotivo. Fare l’amore non è solo “piacere sessuale”, ma, a livello più profondo, condivisione, comunicazione, accettazione del proprio corpo. I primi rapporti sessuali sono tappe delicate nella formazione di un’identità, in quei momenti superficialità e scarsa sensibilità possono creare insicurezze e difficoltà a relazionarsi con gli altri.

Il consiglio che come medico si sente di dare alle giovani ragazze che leggeranno questa intervista, e alle loro famiglie. Il consiglio da dare è sicuramente quello di ragionare con la propria testa senza per forza seguire le opinioni del “branco”, concludela D.ssa Salmasi.Se non si hanno idee precise, è importante chiarirsi e approfondirle in luoghi appropriati, con persone professionalmente preparate, che possano ascoltare e dare informazioni corrette. La scelta comunque spetta sempre alla persona ma sarà a questo punto una scelta informata. Noi in consultorio abbiamo uno spazio per gli adolescenti con consulenti giovani.

Quale il ruolo dei genitori, della scuola, dei media? Quali responsabilità – in ‘pensieri, opere ed omissioni’ per sfruttare una frase celebre – si possono individuare in chi ha un’influenza determinante nella formazione della personalità dei più giovani? E’ buona norma cercare di favorire sempre un dialogo con i propri figli, nel clima più disteso possibile, concludela D.ssa Mazzilli.L’esperienza insegna che il divieto, il comando di “non fare” qualcosa, quando non accompagnato da spiegazioni e motivazioni (quando cioè è solo espressione di un’autorità che non “ascolta”) serve a poco e, anzi, istiga comportamenti trasgressivi. “Ascoltare” è la chiave, l’adolescente non accolto tra le mura domestiche, cercherà condivisione e sostegno fuori, lasciando quindi i genitori spesso all’oscuro delle sue esperienze. L’autorevolezza del gruppo di coetanei dovrebbe essere sempre controbilanciata dall’autorevolezza delle figure genitoriali che offrono educazione solida fin dalla più tenera età e, quindi, punti di riferimento ai quali rivolgersi nei momenti di difficoltà. E’ importante fornire risposte e spiegazioni, anche tecniche (a proposito di contraccezione, malattie, funzionamento degli organi genitali), senza tuttavia anticipare i tempi: meglio rispondere quando il ragazzo fa domande dirette. Il messaggio importante da trasmettere è il valore dell’intimità, che non si raggiunge attraverso il banale atto sessuale, ma è una conquista basata sulla comprensione e rispetto dell’altro, e che permette di sentirsi a proprio agio nell’esprimere i propri sentimenti e anche nel vivere insieme i propri desideri erotici.

(fonte: margherita.net)

Gravidanze precoci: “Posizione giuridica delle mamme minorenni”

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La madre minore di sedici anni non può riconoscere il figlio naturale.

L’attestazione di nascita non dovrà riportare i dati anagrafici della madre infrasedicenne, bensì la dicitura “donna che non può essere nominata”.

Quando il neonato non è riconosciuto neanche dal padre ultrasedicenne, il Tribunale per i Minorenni adotta gli opportuni provvedimenti a tutela del minore ed apre un fascicolo per la sua adottabilità.

 Nel caso la madre voglia comunque occuparsi del figlio, la procedura di adottabilità è rinviata anche d’ufficio sino al compimento del 16° anno, purché il minore, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre stessa. Non di rado il neonato viene affidato ai nonni e vive quindi in casa anche con la madre. Il tribunale può anche decidere di nominare un tutore provvisorio.

 Al compimento dei sedici anni da parte della madre, se non sono emersi motivi ostativi, la stessa può chiedere un ulteriore periodo di sospensione di due mesi oppure effettuare il riconoscimento. Una volta effettuato il riconoscimento entro i termini suddetti, il tribunale chiuderà la procedura di adottabilità del minore, a meno che non emerga comunque uno stato di abbandono materiale e morale.

 Il riconoscimento tardivo, ossia successivo alla dichiarazione di adottabilità e l’affidamento  preadottivo, è privo di efficacia.

 La madre ultrasedicenne può invece effettuare validamente il riconoscimento di figlio naturale e quindi è titolare di tutti i doveri e tutti i diritti nei confronti del figlio legittimo, tra cui il dovere di mantenerlo, istruirlo ed educarlo tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, l’esercizio della responsabilità genitoriale.

 (fonte: savethechildren 2011)

Gravidanze precoci. Mamma Carla: “Marisel non è pronta per un’esperienza così impegnativa”

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“Sin dall’inizio Marisel era decisa a tenere il bambino. Non nascondo che, invece, mio marito ed io abbiamo preso in seria considerazione l’aborto. Siamo convinti che è un onere troppo grande per nostra figlia fare la mamma adesso. E’ una ragazzina che ha avuto una vita molto difficile, con traumi e ferite ancora aperte. Vive in Italia da troppo poco per essere completamente inserita….non ha, secondo noi, la forza per una responsabilità così immane per lei. Ma l’ultima parola spettava a Marisel perché così vuole la legge per le madri sopra i 16 anni. 

Con la gravidanza si è tranquillizzata. Adesso cerchiamo di essere fiduciosi che questa esperienza possa portare qualcosa di positivo nella sua esistenza.

Dai nostri parenti non abbiamo avuto molto supporto. Anzi, siamo stati criticati perché non l’avremmo sorvegliata abbastanza! Per fortuna i miei suoceri, con la saggezza di chi sa guardare oltre il panico immediato, sono contenti di diventare bisnonni e stanno aspettando con entusiasmo l’evento, senza farcelo pesare.

Noi cercheremo di essere all’altezza del nostro ruolo di genitori e nonni. Stiamo già pensando ad una diversa programmazione familiare per aiutare nostra figlia e garantire una maggiore presenza in casa, anche se non sarà così facile. L’assistente sociale, che ci ha seguiti fino ad oggi, ha detto che ci darà una mano.

Marisel vivrà qui con noi e, in fondo, sono contenta che un ragazzo di quel tipo si sia defilato. Speriamo che non si faccia sentire quando verrà a sapere che è un maschio. In certe culture il sesso del figlio è ancora determinante.”

Gravidanze precoci. Marisel 17 anni: “Il mio bambino sarà migliore di me…”.

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“Sono in Italia da otto anni. Diventerò mamma subito dopo il mio compleanno. Sarò una mamma maggiorenne. 

So bene chi è il padre: uno straniero che alcuni miei amici mi avevano presentato. Quando ho saputo di essere incinta non gliel’ho detto subito perché lui non mi aveva trattato bene le ultime volte. Non ero sicura di volerglielo dire. Poi ho preso il coraggio, ma lui mi ha scaricata dicendomi che le nostre strade si dividevano e che dovevamo fare finta di non esserci mai incontrati. 

Vabbè…Adesso sono felice. Il mio bambino – sì è un maschio – nascerà presto. Lo sento scalciare e non mi fa dormire la notte. 

In questo periodo sto in casa tutto il giorno. Trascorro le giornate un po’ davanti alla TV, un po’ mi tengo in contatto con facebook, a volte esco con alcune ragazzine più giovani di me che abitano nel mio quartiere. Basta compagnie strane. Voglio che il mio bambino cresca con me e sia migliore di me. Io ho abbandonato la scuola, ma quando nascerà voglio riprendere le serali per concludere il ciclo che avevo iniziato. Voglio avere un lavoro per il mio bambino. Lui avrà bisogno di molte cure.”

Gravidanze precoci: “Gli adulti si interrogano”

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Alcune compagne di scuola di mia figlia e alcune ragazzine provenienti dal suo paese hanno dovuto affrontare in questi anni una gravidanza. Alcune famiglie hanno scelto la via dell’aborto, altre si sono fatte carico di una nuova vita. 

La nostra indagine non vuole esprimere giudizi, ma indagare su un fenomeno mai abbastanza esplorato. Molto spesso sentiamo adulti esprimersi in questo modo: “I giovani d’oggi sono più svegli di noi!”. In che cosa consiste, ci chiediamo, questo essere “più svegli” se mostrano difficoltà a gestire l’affettività e la sessualità? 

Un discorso a parte meritano i nostri figli adottivi. Forse è troppo semplicistico concludere che i nostri ragazzi risentono dell’influsso culturale dei modelli familiari del loro paesi e che ciò può condizionare i loro comportamenti riguardo alla sessualità e al rapporto con l’altro sesso. Certo è che, considerato l’innalzamento dell’età dei bambini che entrano in Italia, tra i 7-10 anni, non possiamo escludere che una certa idea di ruolo uomo-donna si sia impressa nelle loro mente. 

Ci è sembrato utile utilizzare le indagini di tre importati istituzioni come Save the Children, Unicef e ONU per cercare di capire se questa relazione può esistere. 

Nella sezione verranno riportate, inoltre, esperienze di ragazzine adottate e non per esplorare il loro modo di ragionare e di sentire.

La fuga da casa. Il punto

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Mamma Lorella ci dà la speranza che tutto abbia un senso e ci possa essere il lieto fine.

Poi c’è mamma Lea che c’informa, senza diretto intervento sul blog, che suo figlio va e viene dalla famiglia a seconda del suo tornaconto creando trambusto e sconquassamenti. Ci ha confortato, allora, la risposta della psicologa alla mamma con la figlia uscita di casa e l’interpretazione laica della parabola del figliol prodigo.

Gli articoli più cliccati sono: “La fuga di Caty: la partenza” e la testimonianza di Darkie dove ci sono anche dei commenti interessanti.

Nei prossimi giorni si aprirà un nuovo capitolo sulle “gravidanze precoci” che dovrebbe concludersi per la fine di luglio.

La fuga di Caty: “Un nuovo modo di stare assieme”

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Sono passati sei mesi. Siamo riusciti a trovare un minimo di regole di convivenza accettabile: se si impegna a scuola è certo che noi non le stiamo addosso. Ci siamo anche scambiati un po’ di idee sul futuro. Tra un paio d’anni potrebbe avere la sua autonomia economica e, se si sentirà pronta, potrà dividere un appartamento con altre ragazze, stile universitario.

Da parte nostra, abbiamo fatto dei passi avanti. Cerchiamo di non assillarla troppo e cerchiamo di guardare oltre al suo provocatorio disimpegno. Adesso, sapendo che quando sbatte la porta va dalla sua amica, è molto più facile.

Non so se continuerà a funzionare nel medio termine. Inciampando, rialzandoci e cadendo di nuovo abbiamo trovato un nuovo modo di stare assieme.

Mi rendo conto di essere cambiata anch’io. Ora guardo ai ruoli familiari come ad una commedia dove ognuno interpreta la sua parte. Noi adulti, in particolare, non possiamo permetterci di uscire di scena nelle difficoltà. Altrimenti, che adulti saremmo?

Sei mesi fa, nel mezzo della bufera, non avrei ragionato così. Mi accorgo che le tensioni e il conflitto appannano il cervello.

La fuga da casa. Mamma Lorella: “Il ritorno di Connie”.

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“Mia figlia è arrivata in Italia a 15 anni. Relazionarsi con una ragazza di questa età non è semplice. E’ nella piena adolescenza con forte spinta all’autonomia prima ancora di aver messo radici.

Per farla breve, dopo litigi furiosi, aggressioni verbali e profonde incomprensioni, a 17 anni era già fuori casa, ospitata dalla mamma del suo ragazzo. E’ inutile dire che noi non eravamo d’accordo. Da allora i contatti sono stati interrotti eccetto per qualche SMS formale nelle festività. Ci siamo dovuti tutelare perché lasciare andare una minorenne implica delle responsabilità: abbiamo avvisato il Tribunale dei Minori che Connie non viveva più con noi per sua libera scelta. Ormai pensavamo di averla persa.

Dopo circa quattro anni ci chiede di incontrarla. Ne esce una storia al ribasso: ha lasciato la scuola, si occupa solo delle faccende domestiche e, per di più, la trattano male. Era una chiara richiesta di tornare a casa. Devo ammettere che lì per lì non abbiamo reagito con entusiasmo. Raccontandola così possiamo apparire due persone algide, ma, per chi non ci è passato, è difficile capire le forti ripercussioni in famiglia di piatti e scarpe che volano per qualsiasi obiezione sollevata!

L’adozione ci ha sconvolto la vita prima, dopo e adesso…. finalmente abbiamo una figlia! Magari in questi anni di allontanamento abbiamo avuto il tempo di elaborare i nostri sbagli e abbiamo imparato a rapportarci meglio con lei, forse anche lei ha capito che scappare da una relazione non paga.

Ora Connie ha ripreso gli studi e, quando parla con noi dei suoi progetti, cerchiamo di assecondare le sue aspirazioni positive. In fondo dei genitori adottivi che accolgono un figlio grande desiderano in primis un rapporto tra persone civili. Il resto maturerà con il tempo.”

La fuga da casa: “Una possibile interpretazione della parabola del figliol prodigo”

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Quando ci si trova in difficoltà ci si appiglia a qualsiasi cosa ed io ho pensato alla “parabola del figliol prodigo” che conosciamo più o meno tutti.

Prima di tutto il padre non ostacola la partenza del figlio. Lo guarda con preoccupazione, ma capisce che non può vivere al posto suo, non può tenerlo sotto una campana di vetro. La vita fuori casa è più pericolosa senza la dovuta preparazione e maturazione, anche più vera e crudele, maestra in tutti i sensi.

Secondo, la porta rimane aperta. Se torni ti accetterò di nuovo perché, se torni,  hai capito che in questa casa ci sono delle regole e hai deciso di accondiscendere, almeno in parte.

Terzo, torni e cominci a fare il gradasso di nuovo? Sai cosa c’è fuori, l’hai già sperimentato. La decisione dipende solo da te.

Queste valutazioni sono riferite al caso di figli maggiorenni.

Ho visto due film di cui non ricordo il titolo. Nel primo c’era un padre preoccupato per il figlio adolescente e un suo amico gli dice: “Guarda che il prossimo anno va al college e là non lo potrai controllare”. Nel secondo una madre vede partire la figlia ventenne con un ragazzo conosciuto da poco. Si sente fallita nel suo ruolo protettivo e una sua amica le dice: “Tu non hai il compito di trattenerla. Hai il compito di preparare la strada per il ritorno”.

Da mamma adottiva posso dire che forse noi genitori adottivi siamo un po’ apprensivi. Ci facciamo carico di proteggere, tra mille equilibrismi, un “bene prezioso”, forte e fragile nello stesso tempo. Forte perché i nostri figli conoscono cose della vita che noi non possiamo neanche immaginare. Fragile perché sono sempre alla ricerca di quell’amore che non hanno avuto nelle prime fasi della loro esistenza e rischiano di farsi plagiare. Il nostro compito è quello di seguirli con occhio vigile, pretendere il rispetto delle regole con la dovuta flessibilità e prepararli all’autonomia.

Ho la speranza che il rapporto tra genitori e figlio si possa ritrovare alla fine di questo percorso quando, uscito di casa il figlio, verranno meno le conflittualità e ci sarà il vero piacere di ritrovarsi e stare insieme.

La musica del cuore: “Il mondo di Piera”

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Non è propriamente il genere musicale che mi rappresenta, ma proprio per questo l’ho scelto, per aprirmi a qualcosa d’altro che mi facesse capire. Il brano bisogna ascoltarlo un paio di volte per apprezzarlo.

I Prozac+ sono un gruppo musicale pop punk italiano, formatosi nel 1995 a Pordenone. I testi sono spesso basati su storie reali di disagio. I temi (piuttosto pessimisti) ricorrenti sono la droga, la solitudine, l’inconsapevolezza e il malessere. Il CD che li ha fatti conoscere è “Acidoacida” del 1998.

Al di là di tutto, ho scelto questo brano perché il video mi ha catapultato nel mondo giovanile.

 

La fuga da casa: “Nella mente dei ragazzi”

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Da un piccolo sondaggio, senza rilevanza statistica, sono risultate queste motivazioni ricorrenti. L’indagine l’ha fatta Andrea tra le sue amiche, conoscenti e compagne di scuola, adottive e non.

Bene! Allora ragazze, vorrei 10 motivazioni per cui un adolescente vorrebbe scappare o andare via di casa!

S 16 anni: “‎1) i genitori, ‎2) la voglia di libertà, 3) un grande fallimento, 4) la paura di non essere accettato per ciò che si è, 5) la stupidità, 6) una sfida, 7) la voglia di mettersi in gioco, ‎8) dimostrare k ce la si può fare da soli.”

L 18 anni: “Perchè alcuni genitori trattano male i figli o i figli sono pazzi!!”

L 20 anni: “Perchè uno vuole vivere.”

K 17 anni: “Genitori troppo assillanti o che non ti accettano per quello che sei; magari semplicemente perché si vuole provare nuove emozioni.”

L 20 anni: “Nessuna, scappare di casa non serve a nulla.”

M 20 anni: “Perchè sono adolescenti! E’ il classico pensiero, vista l’età, poi passa.”

V 22 anni: “Io ho cominciato a scappare di casa già a 10 anni, ma i motivi sono molti, però penso sempre a “casa dolce casa”.”

E 17 anni: “Perchè non mi accettano”.

G 17 anni: “Brutti rapporti con il/la compagno/a del proprio genitore, in poche parole stanno sul c*** ai figli.”

G 19 anni: “Dò la colpa agli scontri con miei genitori, un po’ alla mentalità conservatrice di paese e un po’ anche a ciò che oggi il mondo non ci offre più. Forse anche per una voglia di indipendenza molto forte.”

D 17 anni: “Scapperei di casa per poter dire: sto vivendo i miei 17 anni al 100% e come cavolo voglio io!”

R 17 anni. “Voglia di evadere, di essere ribelle, curiosità di conoscere il mondo, voglia di mettersi in gioco, abbandonare le difficoltà dell’adolescenza, sentirsi autonomi, sentirsi protagonisti di una nuova avventura.”

C 17 anni: “Paura di affrontare la realtà e deludere i genitori.”

E 18 anni: “Perche è un adolescente! E si sa…l’adolescenza è un periodo difficile! Voglia di libertà, ci si sente già uomini o donne…nessuno ci capisce a quell’età!”

F 20 anni: “1) Essere adottati e capire di non amare al 100% i tuoi genitori; 2) capire che la maggior parte delle persone sono xenofobe; 3) scoprire di essere omosessuale e che esiste anche l’omofobia…. forse sono pochi i motivi per scappare di casa, ma credo che non si debba guardare la quantità, ma la gravità e il peso che hanno questi motivi per ciascuna/o di noi.”

S 18 anni: “Non sono d’accordo sulla prima motivazione. Poi dipende, se un ragazzo viene adottato e non ama i suoi genitori vuol dire che ci sono altri motivi più profondi.”

A 15 anni: “Perché casa non è più casa, non è più il posto in cui sei protetta, amata e accettata per la persona che sei veramente e il posto in cui vivi diventa un posto dove devi imparare a sopravvivere.”

S 17 anni: “Perchè non vengono ascoltati dai genitori…si sentono soffocati…vogliono evadere dalla solita monotonia…e poi perchè possono avere anche dei problemi di relazione e tendono a scappare da tutto e da tutti. Ciao!”

B 18 anni: “Perché in giro, dove sono stata, ho trovato lavoro subito e poi perche mi trovo meglio con mio padre, qui non ho lavoro e mi tocca subire mia mamma: è già tanto che le dico ciao di giorno, buonanotte di notte o la saluti di mattina presto.”

L :‎1. indipendenza
2. autonomia
3. libertà
4. casa, lavoro, fidanzato/a senza rotture
5. silenzio
6. tranquillità
7. senza coprifuoco
8. responsabilità
9. più spazio più tempo
10. il tuo mondo come lo vuoi te, giusto o mi sbaglio?

M: “Sentirsi grandi quando in realtà sono bambinette?”

L: “Anche se hai 14 anni devi imparare ad essere grande psicologicamente.”

M: Si ma dipende dalle situazioni di ognuno…”

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E’ interessante notare come tra i sedicenni ci siano motivi di ribellione e conflittualità , mentre per i ventenni si risolva con

– È una gran cavolata

– Si può fare, ma poi è meglio tornare a casa

– Fuggire non serve a niente.

La fuga da casa: “Nella mente dei genitori”

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QUANDO IL FIGLIO E’ MINORENNE:

-Lo dobbiamo trovare a tutti i costi

-Siamo molto preoccupati, è piccola e indifesa

-E’ una questione di vita o di morte

-Povero piccolo chissà come si sentirà solo

-Speriamo che non faccia brutti incontri

-Non ce la facciamo ad aspettare le 24 ore canoniche prima di chiamare la Polizia

-Telefoniamo ad amici e parenti

-Ho bisogno di un tranquillante

……………………….

                                                                            

 

 

 Donna che piange, Picasso

 

 

 

 

SE IL FIGLIO E’ MAGGIORENNE:

-Si trovava male con noi

-Non siamo stati capaci di fargli capire il significato di famiglia

-Che fallimento!

-Sarà in grado di cavarsela?

-Forse dovevamo stringere i denti e dargli ancora tempo per maturare

-Non l’ho mai sentito completamente mio

-Ci ha sempre trattato come degli estranei

-Vuole solo metterci alla prova, in realtà ha ancora bisogno di noi

-Non abbiamo trovato la chiave per entrare nel suo mondo

-Forse siamo stati troppo rigidi….ma ce ne ha fatte passare di tutti i colori!

-Lasciamolo riflettere

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……

Comunicazione CIAI: “Campi estivi per adolescenti”

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Dal 2008 il CIAI organizza campi estivi per adolescenti della durata di una settimana. Una vacanza da condividere, principalmente ma non solo, tra ragazzi adottivi, che alterna a momenti ludici attività di educazione alla mondialità, nel rispetto ed in accordo con i valori dell’associazione.

Per ragazzi e ragazze dai 14 ai 17 anni, dal 7 al 14 luglio 2012

Campo Tures (BZ), nella Casa Vacanze”Kristiler

Quanto costa: 445 € (comprensivo di viaggio in pullman da e per Milano, vitto, alloggio e attività educative) + tessera amico CIAI 25 €

Volantino_Campo_estivo-2.pdf

Per informazioni:

Centro studi, formazione, educazione CIAI – Chiara Biffi
Tel. 02.84.84.44.26-27 
centrostudi@ciai.it – chiara.biffi@ciai.it

La fuga da casa. Papà Mario: “La poca delicatezza dei mass media”

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“La notizia del ritrovamento (di Habtamu) fa ovviamente molto piacere e, devo dire, me l’aspettavo. Vorrei però evidenziare una cosa. Un conto è scrivere sul giornale: “Marco si è allontanato da casa, ha 13 anni, è alto170 cm, porta gli occhiali e una felpa verde: chi lo avesse visto può contattare i carabinieri.” Un altro conto è scrivere: “Marco, tredicenne problematico in quanto adottato nel 2007 e con difficoltà di integrazione in quanto di colore, si è allontanato da casa e voleva tornare in Etiopia, che lui diceva essere la sua vera casa. I poveri genitori sono disperati. Ha una felpa verde e chi lo ha visto può contattare i carabinieri”.

Come ho scritto, ogni anno si allontanano volontariamente da casa centinaia di minori (perlopiù adolescenti come il ragazzo in questione): ognuno di loro ha qualche serio problema in casa, a scuola, con se stesso, con la ragazza/o altrimenti sarebbe rimasto a casa sua. E’ peraltro poco interessante sapere cosa frulli per la testa dei ragazzini: questo voleva tornare in Etiopia, quell’altro voleva ritornare dalla ragazzina conosciuta a Tropea, quell’altra voleva scappare dall’insegnante di lettere e dai compagni che la sfottevano perchè sovrappeso.

Quello che conta è ritrovarli in fretta (quasi tutti vengono ritrovati in fretta) senza far loro danni aggiuntivi come pubblicare sul giornale i loro dati sensibili che nella migliore delle ipotesi restano in circolazione su internet per anni.”

(fonte: Forum Milano – corriere.it)

Cronaca: “La fuga di Habtamu”.

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Alcune parti dell’articolo di Ferdinando Baron

«Mamma, perché io? Non potevo rimanere in Etiopia? Perché avete scelto me?». Domande angoscianti per un ragazzo e per i genitori adottivi.

Eppure cominciava a porsi questi dilemmi Habtamu Scacchi, 13 anni, residente a Paderno Dugnano, scomparso da Pettenasco, in provincia di Novara, la sera di mercoledì 4 gennaio. Si rivolgeva a mamma Giulia e papà Marco, ma soprattutto a un amico sacerdote con cui si confidava. Cercare di capire qualcosa di più sulle proprie origini. Potrebbe essere questo il motivo, o uno dei motivi, che hanno spinto l’adolescente ad allontanarsi, proprio durante il periodo delle feste, dai genitori e dalla casa di vacanze sul lago d’Orta. (…).

Di certo si sa che il ragazzino ha comprato un biglietto ferroviario chilometrico all’edicola del paese. (…) Habtamu ha sempre dimostrato di essere più maturo della sua età. Ai militari i genitori hanno confidato che ultimamente il loro figlio si poneva molte domande sulle proprie origini ed erano sorte delle difficoltà di integrazione. Habtamu però non disdegna la solitudine e ama fare lunghe passeggiate col suo zainetto, da solo. Anche il giorno della scomparsa era uscito per un’escursione. O almeno così credevano mamma e papà. Poi alla sera non è rientrato. E il suo cellulare risulta spento da ore.

(fonte: corriere.it)

La fuga da casa. Mamma Giulia: “E’ scappata di già?”

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Mia figlia, 12 anni, è scappata di casa, bigiando la scuola un normale lunedì mattina. Siamo andati a recuperarla a Bologna, noi che viviamo a Milano! L’amica voleva scappare di casa perchè verrà bocciata e così hanno deciso di vivere in libertà senza gli adulti e le loro regole. Molti di quelli con cui ne ho parlato (psicologi, genitori e insegnanti) mi hanno detto: “Ah, l’ha fatto di già? Un po’ presto, ma niente di nuovo!”

 (fonte: it.sociale.adozione)

Comunicazione AIBI: “Maltrattamenti e abusi”

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Ci tengo molto a segnalare questo corso organizzato da AIBI rivolto alle coppie che stanno adottando. Si tratta di un momento di formazione che sarà molto utile ai genitori della fase del post-adozione quando potranno uscire alcune di queste problematiche.

L’obiettivo è quello di entrare nella mentalità che i nostri figli non provengono da situazioni “normali”, ma hanno visto e vissuto momenti che noi non possiamo neanche immaginare.

La sede del Corso è a Mestre (VE), in via Querini 19/A e si terrà dalle 10.00 alle 17.00,  sabato 16 giugno 2012.

Per maggiori informazioni vedi volantino

 http://www.venetoadozioni.it/files/0000/0891/abuso_e_maltrattamento.pdf